Vajont2003's Review

Vajont2003Vajont2003 wrote a review
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(*)(*)(*)(*)(*)
Corleone?? come Longarone!!...
Qualche 'pagina assaggio' del libro:
vajont.info/mormino.html

Da cui in ottica longarone$e traggo questo passaggio:
°°°°°°°°°°°°°°°
**Più volte, nel corso degli anni, la situazione sembra sul punto di esplodere. Accade il 24 settembre 1996 quando, dal penitenziario palermitano di Pagliarelli, viene spedita una lettera aperta, questa volta firmata da oltre cento detenuti, che chiede una difesa più agguerrita, forse anche più politicizzata, per sostenere quello che viene definite «l'attacco giustizialista» della Procura di Palermo. Citando Ezra Pound, i carcerati - primo fra tutti Emanuele Reda, fedelissimo di Bagarella - ricordano ai loro difensori che «se un uomo non sa rischiare per le proprie opinioni, o le sue opinioni non valgono niente o non vale niente lui». E, visto che in Sicilia le cose inutili finiscono spesso sottoterra, è facile intuire lo stato d'animo dei destinatari.

L'allora presidente della camera penale, Nino Mormino, il difensore di boss come Riina, Madonia, Giuffré e Bagarella, allarga le braccia e ai giornalisti dice: «Si parla da anni di riequilibrare i poteri tra accusa e difesa, ma finora non s'è fatto nulla...».

Non che gli affari ne risentano. A Palermo, in quel periodo, solo un avvocato, Carlo Fabbri, ex civilista, ha accettato di assistere i pentiti. Altri, come Francesco Crescimanno, Vincenzo Gervasi, Piero Milio e Nuccio Di Napoli, hanno scelto di patrocinare, nei processi di mafia, le parti civili. Gli altri, quasi tutti, si dedicano alla clientela di Cosa Nostra. Perché l'imputato che fa decollare il borsino di un avvocato resta quello mafioso, il boss che paga fior di milioni di lire e, se rimane soddisfatto, si trasforma in una rendita sicura per anni. Molti penalisti sostengono, a ragion veduta, che non c'è nulla di male ad assistere imputati di mafia. L'importante è improntare i rapporti alla correttezza.

Certo, la correttezza: questo è il problema. Il primo, perché troppe volte, in passato, avvocati di mafiosi sono finiti in manette per essersi trasformati da "tecnici" in "consigliori". O, peggio, per aver condiviso con i loro clienti affari e interessi illegali.***
****************************

Come sta succedendo con un deputato/avvocato bellunese e *legislatore* che "rappresenta" il Comune mafioso di Longarone dal 2004, contro di me.
Cosa voglio dire?? Queste "assonanze comportamentali" sugli sfratti incredibili se non in un Sistema mafioso che contraddice con fatti ed atti quello che viene proclamato *ufficialmente* a giornali e media nelle IPOCRITE "Commemorazioni" di stragi locali: vajont.info/buioimg/Longarone=Corleone.jpg

E tutto deve andare come da copione, in Longar-Corleone. Dal dicembre 1964 qui è così:

«E' quasi come in Sicilia, mi creda; a Longarone si configurano gli elementi tipici della mafia.
Non è questione di partito A o B; c'è un determinato giro fatto di poche persone all'interno del quale non entra nessuno. Il potere è in mano a costoro, cinque o sei persone a Longarone, e poi qualche diramazione fuori, cioè altre persone nei posti giusti, perché un sistema del genere non può sopravvivere se non c'è corruzione».

Fonte: Giampaolo Pansa, Corriere della Sera, 9 ottobre 1973; sta sul libro della Vastano qui accanto. A pagina 69, per la precisione.

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Corleone?? come Longarone!!...
Qualche 'pagina assaggio' del libro:
vajont.info/mormino.html

Da cui in ottica longarone$e traggo questo passaggio:
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**Più volte, nel corso degli anni, la situazione sembra sul punto di esplodere. Accade il 24 settembre 1996 quando, dal penitenziario palermitano di Pagliarelli, viene spedita una lettera aperta, questa volta firmata da oltre cento detenuti, che chiede una difesa più agguerrita, forse anche più politicizzata, per sostenere quello che viene definite «l'attacco giustizialista» della Procura di Palermo. Citando Ezra Pound, i carcerati - primo fra tutti Emanuele Reda, fedelissimo di Bagarella - ricordano ai loro difensori che «se un uomo non sa rischiare per le proprie opinioni, o le sue opinioni non valgono niente o non vale niente lui». E, visto che in Sicilia le cose inutili finiscono spesso sottoterra, è facile intuire lo stato d'animo dei destinatari.

L'allora presidente della camera penale, Nino Mormino, il difensore di boss come Riina, Madonia, Giuffré e Bagarella, allarga le braccia e ai giornalisti dice: «Si parla da anni di riequilibrare i poteri tra accusa e difesa, ma finora non s'è fatto nulla...».

Non che gli affari ne risentano. A Palermo, in quel periodo, solo un avvocato, Carlo Fabbri, ex civilista, ha accettato di assistere i pentiti. Altri, come Francesco Crescimanno, Vincenzo Gervasi, Piero Milio e Nuccio Di Napoli, hanno scelto di patrocinare, nei processi di mafia, le parti civili. Gli altri, quasi tutti, si dedicano alla clientela di Cosa Nostra. Perché l'imputato che fa decollare il borsino di un avvocato resta quello mafioso, il boss che paga fior di milioni di lire e, se rimane soddisfatto, si trasforma in una rendita sicura per anni. Molti penalisti sostengono, a ragion veduta, che non c'è nulla di male ad assistere imputati di mafia. L'importante è improntare i rapporti alla correttezza.

Certo, la correttezza: questo è il problema. Il primo, perché troppe volte, in passato, avvocati di mafiosi sono finiti in manette per essersi trasformati da "tecnici" in "consigliori". O, peggio, per aver condiviso con i loro clienti affari e interessi illegali.***
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Come sta succedendo con un deputato/avvocato bellunese e *legislatore* che "rappresenta" il Comune mafioso di Longarone dal 2004, contro di me.
Cosa voglio dire?? Queste "assonanze comportamentali" sugli sfratti incredibili se non in un Sistema mafioso che contraddice con fatti ed atti quello che viene proclamato *ufficialmente* a giornali e media nelle IPOCRITE "Commemorazioni" di stragi locali: vajont.info/buioimg/Longarone=Corleone.jpg

E tutto deve andare come da copione, in Longar-Corleone. Dal dicembre 1964 qui è così:

«E' quasi come in Sicilia, mi creda; a Longarone si configurano gli elementi tipici della mafia.
Non è questione di partito A o B; c'è un determinato giro fatto di poche persone all'interno del quale non entra nessuno. Il potere è in mano a costoro, cinque o sei persone a Longarone, e poi qualche diramazione fuori, cioè altre persone nei posti giusti, perché un sistema del genere non può sopravvivere se non c'è corruzione».

Fonte: Giampaolo Pansa, Corriere della Sera, 9 ottobre 1973; sta sul libro della Vastano qui accanto. A pagina 69, per la precisione.