I diamanti in cantina
by Antonio Faeti
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Andrea A.Andrea A. wrote a review
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Rutilante, interessante ma sgangherato
Lo premetto, penso di non aver mai letto un saggio accademico (perchè Faeti è docente della materia a Bologna) così "sgangherato". E sì che l'autore inizia dicendo di apprestarsi a un lavoro ben meditato e strutturato...figuriamoci se così non fosse stato!

Altra premessa, che non emerge dalla quarta di copertina (genere letterario a sé, come direbbe il faeti) e che può essere utile a chi sia incuriosito da questo volume: lo scopo principale di questo testo del Faeti sarebbe quello di occuparsi di quei "nuovi, nuovissimi" libri per ragazzi (l'attenzione è concentrata sulla fascia d'età delle medie e delle superiori) proposti dalle collane delle case editrici che dal 1987 hanno rivoluzionato il panorama italiano di questo settore (fondamentalmente la E.ELLE (partecipata di Einaudi, gruppo Mondadori, e a sua volta a capo della collana "Einaudi Ragazzi" e di EMME Edizioni; la Salani, con i suoi Istrici e le sue meno fortunate Linci; la Mondadori, all'epoca in piena fioritura di quel variegatissimo mondo che erano le collane Junior: Gaja, Super, Giallo, -10, +10 e così via).

Personalmente posso dire "io c'ero", perchè ero alle medie proprio in "quegli anni là" e ricordo perfettamente queste collane, alcuni titoli citati dal Faeti li possiedo tutt'ora, altri pur non possedendoli li ho letti (ero un gran fan degli junior Mondadori, gli Istrici Salani ogni tanto mi capitavano per mano e il ricordo della E.Elle è legato per lo più ai librogames e a un paio di titoli di Beatrice Solinas Donghi, per altro citati nel saggio del Faeti in questione). Il fatto è che dalla sua prima edizione Bompiani del '94, nonostante tre nuove edizioni per i tipi de "Il ponte vecchio", il saggio del Faeti non ha subito alcun aggiornamento, quindi questi libri tanto "nuovi, nuovissimi" non lo sono più. Molti anzi sono inesorabilmente fuori catalogo, alcuni, pochi, ancora reperibili come remainders. Hanno resistito sugli scaffali per lo più quelli pubblicati negli Istrici Salani (perchè, nonostante il passaggio di Salani sotto il grande ombrello del Gruppo GEMS, è resistita la collana nella sua fisionomia originaria), alcuni di quelli degli autori italiani, e quelli dei "mostri sacri" (Pitzorno, Dahl...).

I capitoli del saggio del Faeti si articolano così:
1- Introduzione generale (e molto divagante)
2- dedicato a Bianca Pitzorno
3- dedicato a Roald Dahl
4 - dedicato ai libri che ritraggono i bambini e la guerra (con lettura ermeneutica di "La grande avventura" di Westall
5- libri in cui si affrontano temi sessuali
6- l'Inghilterra culla e serbatoio della letteratura per l'infanzia e l'adolescenza
7- libri sui problemi adolescenziali
8 - il fiabesco, il Fantasy, l'Horror
9 - proposte di autori italiani
10- l'avventura

Questo in soldoni. Ogni capitolo, a parte quelli più fortemente monografici, propone una manciata di titoli nuovi di quel filone a cui si accompagnano riflessioni e disquisizioni molto "a ruota libera" in cui rientrano non solo i libri per i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, ma anche libri per adulti, film, talora fumetti.

La prosa del Faeti mi piace, è lessicalmente ricca e fantasiosa, stracolma di citazioni e metacitazioni, cosa che personalmente adoro perchè, fautore delle liste libresche, con carta e penna alla mano leggendo il suo libro mi sono fatto una lista di libri da leggere (per ragazzi e per adulti) chilometrica. Però, come diceva un'opinione precedente, questo è il suo fascino ma anche il suo limite, un grosso limite.
Perchè il saggio del Faeti è dispersivo, troppe volte non si capisce davvero dove voglia andare a parare, troppe volte sembra che l'autore stia riflettendo a voce alta sul foglio e questo è sicuramente voluto ma a tratti anche confusionario.

C'è poi quel sottotitolo: "COME leggere la letteratura per ragazzi" in cui si palesa la seconda anima del saggio. Ora, il Faeti lungo lo scorrere delle pagine si spolmona appunto in favore di una ermeneutica della letteratura per ragazzi, relegata alla serie B non per la scarsa levatura dei suoi libri o dei suoi autori ma per la pochezza ermeneutica, appunto, dei suoi critici. Leggendo "I diamanti in cantina" sicuramente incappiamo in decine di spunti e idee che potrebbero essere applicate al riguardo, anche se quel COME è solo programmatico e non didatticamente insegnato.

Insomma, a chi consiglierei questo libro?
Forse ai professionisti (insegnanti, bibliotecari del settore ragazzi) ma con qualche riserva perchè al riguardo è molto datato (20 anni nell'ambito della letteratura per ragazzi, mi sono reso conto constatando quanti titoli citati e appartenenti al mio vissuto di lettore, non siano più in commercio, non sono una generazione, ahimè, ma molto di più.
Lo consiglierei piuttosto a chi come me ha un interesse, studentesco,professionale o personale, per la storia dell'editoria in genere e una passione per la letteratura per ragazzi, per prendere spunti, titoli, idee di lettura.
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