I margini e il dettato
by Elena Ferrante
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Questo libro accoglie quattro testi inediti di Elena Ferrante sulla altrui e sulla propria "avventura dello scrivere": tre lezioni magistrali destinate alla cittadinanza di Bologna (in occasione delle Umberto Eco Lectures) e un saggio composto per la chiusura del convegno degli italianisti su Dante e altri classici. Da queste sedi alte della cultura, la scrittrice ci chiama a raccolta contro "la lingua cattiva", storicamente estranea alle verità delle donne, e propone una fusione corale dei talenti femminili. "Non un rigo va perso nel vento".

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GresiGresi wrote a review
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Non dobbiamo lasciarci lusingare da chi dice: ecco una che ha una propria tonalità. Tutto, nello scrivere ha piuttosto una lunga storia scritta alle spalle. Perfino il mio insorgere, il mio smarginare, il mio smaniare è parte di una irruenza che è prima di me e che va oltre me.
 “A me è parsa un condensato di esperienze vissute”, penso, mentre ripongo queste poche righe. Forse perché l’identità della Ferrante è avvolta in una bolla di sorprese, aspettative, che una volta infrante potrebbero rivelare qualcosa di spiacevole. Ha ragione a dubitare di essere scoperta. Io non credo sarei contenta a rivelare la mia identità, mi sentirei un po' in colpa a prendere troppo sul serio le vicende di vita di una donna qualunque – sempre se di una donna si tratti – e comporre numerose testate giornalistiche sul mio conto. Del resto se la Ferrante sarà rimasta nell’ombra per tutto questo tempo i suoi motivi li avrà avuti. Me lo domando spesso io, quando mi imbatto nella lettura delle sue opere. Me lo sono chiesta quando conobbi Lila e Elena, quando compresi che non mi sarebbe bastato guardare semplicemente ma scandagliare ogni anfratto invisibile per osservare diversamente la vita. Dopotutto quello che avevo sentito dire su di lei confermava la veridicità delle mie supposizioni, questa donna mi incuriosiva moltissimo e negli anni mi sono sempre chiesta se ci sarebbe stato un nuovo incontro.
È avvenuto questo nuovo anno, i primi giorni di questo 2022, mediante un libricino che è una pagina bianca di esitazioni, atti di sforzo e creazione che in un certo senso hanno indotto la sua autrice a nascondersi dietro un paravento di rispettabilità. Forse sono io che vedo troppo, nel bel mezzo di fiumi di parole che potrebbero non avere un vero e proprio senso, ma, fra parentesi, precisano che è un indirizzo spirituale cui sono stata invitata a partecipare.
Questa struttura remota nell’ospitare una voce infantile, delicata, quasi timida di una piccola grande donna mi parve riassumesse tutto quel che c’era da dire sulla genesi di vita di un’autrice come Elena Ferrante, dove ogni cosa sembrava estremamente moderno, logico, studiato e previso dal Caos, ma dove si affannava a scovare consigli su come promulgare l’unione fra scrittura e vita. Non che me ne siano stati impartiti chissà quanto, ma questo breve testo getta una certa luce su quei testi che hanno affiancato l’autrice in questo splendido percorso di conoscenza. Quasi i resti di vecchie fondamenta da cui mi sarebbe dispiaciuto non poter interpretare perché in fondo il bello stava nel poter vivere con il pensiero in quel momento di scoperta o conoscenza.
La mia anima, quando se lo può permettere se ne va a far frotte in luoghi o posti che erano del tutto sconosciuti, lasciando semivuoto un corpo minuto, in cui ispezionare certi tipi di paesaggi diventa un'occasione molto piacevole. Una sfilata di figure pubbliche, a cui non avevo prestato particolare attenzione, proiettano la loro ombra fumosa sulla soglia di una porta che si sarebbe aperta su un mondo, sui cui contorni oscuri avrei potuto tracciare un segno. Su un foglio invisibile intrappolato in una finestra virtuale dall'aria luminosa e vaporosa avrei catturato il pensiero astratto di una donna, e, mediante scrittura, composto acute e profonde riflessioni sul talento, sulla creatività.
Una riflessione sul talento, sulla creatività, l'autoritratto di una bambina che dovette crescere in fretta, colmo di una straordinaria determinazione, che sottopone maniacalmente il proprio fisico al duro esercizio della creatività; che per quanto possa essere banale a volte, se ripetuta spesso ingenera una sorta d'intuizione estetica.
Una sorta di diario in cui sono riportate alcune riflessioni personali, un romanzo da leggere che potrebbe apparire interessante, ma che non consiglierei spassionatamente. La fine della lettura è una rapida assimilazione del processo creativo dell'autrice e, disgraziatamente per me, una mera constatazione che non tutti riescono a scrivere con facilità. A far venire fuori, dalla loro penna, parole e frasi spontaneamente senza sforzarsi minimamente. Pensieri che si avvicendano nella mente come derivati del nulla. Si formano ruotando intorno al nulla. Somigliano alle nuvole che vagano nel cielo; nuvole di grandezza e forma diversa che arrivano, e se ne vanno, come semplici ospiti di passaggio.


MorganaMorgana wrote a review
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"Scrivere è entrare ogni volta in uno sterminato cimitero dove ogni tomba attende di essere profanata. Scrivere è accomodarsi in tutto ciò che è stato già scritto e farsi, nei limiti della propria vorticosa, affollata individualità, a propria volta scrittura. Scrivere è impadronirsi di tutto quanto è già stato scritto e imparare pian piano a spendere quella enorme fortuna."
I margini e il dettato è composto da quattro testi inediti, tre lezioni che la Ferrante ha scritto in occasione delle Umberto Eco Lectures e un quarto saggio composto invece per la chiusura del convegno degli italianisti su Dante. I primi tre parlano nel dettaglio di scrittura, di cosa significhi avviare un processo creativo, di cosa si intenda per scrittura e di quanto quello che leggiamo influenzi poi quello che scriviamo.

Leggere questo breve saggio è stato esattamente come fare una passeggiata all'interno della mente di Elena Ferrante. I primi tre testi in particolare parlano di lettura e scrittura, della "vita vera" a cui tutti gli scrittori vogliono attingere quando scrivono, di scrittura maschile e scrittura femminile, di quanto quest'ultima deve ancora lottare per emergere in un mondo i cui connotati restano maschili. Attingendo a esperienze personali e a racconti d'infanzia e adolescenza, la Ferrante ripercorre quello che per lei significa scrivere, il processo creativo che ha portato alla nascita di alcuni tra i romanzi più belli degli ultimi anni. Una delle cose che ho amato di più leggere è stata lo sviluppo dell'idea alla base de l'Amica geniale, l'ispirazione nel creare Lila e Lenù, lo sforzo nel tentare di raccontare un rapporto tra donne con parole che siano di donne. Partendo da una poesia di Emily Dickinson, la Ferrante affronta il discorso della scrittura al femminile, il testo dei tre che più mi ha colpita per la sua onestà.

"La stregoneria fu impiccata, nella Storia,
ma la Storia e io
troviamo tutta la stregoneria che serve
intorno a noi, ogni giorno."

Per anni l'universo letterario è stato scritto, fatto e interpretato da uomini. Oggi le cose sono cambiate, ma la Ferrante riesce a spiegare molto bene quanto il "male gaze", lo sguardo maschile, ancora influenzi la scrittura delle donne e le impedisca di essere vera al 100%. Vi lascio un breve estratto che racchiude parte del suo pensiero:

"Una donna che vuole scrivere deve vedersela inevitabilmente non solo con l'interno patrimonio letterario di cui si è nutrita e in virtù del quale vuole e può esprimersi, ma col fatto che quel patrimonio è essenzialmente maschile e per sua natura non prevede frasi vere femminili. Questo io femminile nutrito di scrittura maschile ha dovuto anche introiettare che le spettava - le era consona - una scrittura di donne fatta per donne, di per sè minore proprio in quanto scarsamente frequentata dai maschi, anzi da loro ritenuta cosa di femmine, cioè inessenziale...La scommessa è imparare a usare con libertà la gabbia dentro cui siamo chiuse."

Non si parla solo di scrittura femminile ovviamente, in queste poche pagine la Ferrante riesce a sviscerare il mondo della lettura e della scrittura mettendo nero su bianco quella che è la sua esperienza personale. Svela i retroscena che si nascondono dietro alcuni dei suoi personaggi più riusciti, semplicemente si racconta, con estrema onestà, permettendoci di dare uno sguardo alla sua mente di scrittrice. Davvero bellissimi.