I monologhi della vagina
by Eve Ensler
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I "Monologhi" si sviluppano intorno agli argomenti naturalmente associati alla vagina (sesso, mestruazioni, parto) come a quelli, dolorosi e scottanti, dell'attualità (violenze, pulizia etnica). Ma cercano anche di dare una risposta a domande più fantasiose: "Se la tua vagina parlasse, cosa direbbe?"; oppure: "Se la tua vagina si vestisse, cosa indosserebbe?".

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SUN50SUN50 wrote a review
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Powerful reading to be aware (con TRADUZIONE)
This is one of those books that can stick in your mind long after you've finished it, especially if you are one who is an advocate for women's rights and for the safety of women against violence. Ensler's frankness is both refreshing and startling to varying degrees, depending on your comfort level. I found it hard to put down, and read it in one evening.
I haven't seen the dvd yet, nor have I attended a live performance, but I have heard about V-Day for many years. This is a quick read, and I am so glad I read it because it has caused me to respect and admire Eve Ensler that much more: her work has led to V-Day being recognized all around the world in the aim raise to awareness to STOP VIOLENCE AGAINST WOMEN once and for all.
Initially, I was taken aback by the title, but I think it's appropriate. The level of violence mentioned in the collection of her monologues is shocking, to say the least. Her monologues are based on her many interviews she had with women from all walks of life, from around the world. I only wish the monologues were longer, or that she had included more of them! Some pieces are hysterically funny, others made me stop midway and reflect on the violence others have suffered.
This book is also a celebration of women's sexuality and their most intimate parts. We aren't dirty. Why do we continue to listen to ads and society that tell us in myriad ways that we are??

TRADUZIONE

Questo è uno di quei libri che rimangono nella tua mente molto tempo dopo averlo finito, soprattutto se sei un sostenitore dei diritti delle donne e della loro sicurezza contro la violenza. La franchezza di Ensler è sia rinfrescante che sorprendente a vari livelli, a seconda del vostro livello di comfort. Ho trovato difficile interromperne la lettura, e l’ho letto in una sera. Non ho ancora visto il dvd, né ho partecipato a una performance dal vivo, ma ho sentito parlare del V-Day per molti anni. Questa è una lettura veloce, e sono felice di averla letta perché mi ha fatto rispettare e ammirare Eve Ensler ancora di più: il suo lavoro ha portato al riconoscimento di V-Day in tutto il mondo, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica per STOP ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE una volta per tutte.
Inizialmente, sono rimasta sorpresa dal titolo, ma penso che sia più che appropriato. Il livello di violenza menzionato nella raccolta dei suoi monologhi è a dir poco scioccante. I suoi monologhi si basano sulle numerose interviste che ha avuto con donne di ogni estrazione sociale, provenienti da tutto il mondo. Avrei voluto solo che i monologhi fossero stati più lunghi, o che lei ne avesse inclusi di più! Alcuni pezzi sono divertenti, altri mi hanno fatto fermare a metà strada e riflettere sulla violenza che altri hanno subito. Questo libro è anche una celebrazione della sessualità delle donne e delle loro parti più intime. Non siamo sporche. Perché continuiamo ad ascoltare gli annunci e la società che ci dicono in una miriade di modi che lo siamo?
franciccianfranciccian wrote a review
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io non sono solo una vagina
Il messaggio che questo libro vuole lanciare è importantissimo e deve ancora essere maturato dalla collettività. Ancora oggi pronunciare il termine 'vagina' desta scalpore, imbarazzo e qualche volta anche ripudio, così l'autrice cerca di parlare dell'argomento e di scardinarlo da una narrazione oggigiorno errata e maschilista. Fin dall'incipit le motivazioni sono chiare e i temi trattati sono scritti con maestria e coinvolgimento. Nelle prime pagine ho pensato "hey, è proprio ciò che penso anche io" e mi sono sentita compresa. Andando avanti la lettura è diventata più pesante e alienante. La narrazione diventa più ligia al femminismo odierno, ma non penso che esaltare la figura femminile e ridicolizzare e sbeffeggiare la figura maschile sia consono e appropriato. Non penso nemmeno che pronunciare mille volte il termine "vagina" sia sinonimo di maggiore emancipazione, anzi, rende il testo ridicolo e vano. Riduci il messaggio principale e sposti l'attenzione su argomentazioni banali. Più avanti vi saranno numerose frasi con tale incipit: "la mia vagina è un fiore - la mia vagina è un ruscello - la mia vagina è una macchina - la mia vagina è un cuore - la mia vagina sono io" che hanno portato me stessa a ridurre ancora di più il voto finale di questo libro. Sono assolutamente d'accordo sul fatto che il maschilismo sia una bestia da debellare per avere un dibattito egualitario e privo di stereotipi di genere. Però in qualche modo, questo libro è una bomba ad orologeria nelle mani di chi non sa contestualizzare alcune frasi del libro. E alcuni temi sono trattati con becero femminismo radicale. Il pezzo forte del testo? È un testo scritto in forma teatrale e poi convertito sotto forma di libro. A teatro suppongo mi sarebbe piaciuto di più visto il mood più disinvolto e con le testimonianze di più persone. Anche i monologhi di alcune 'vagine' (come le chiama il libro) sono coinvolgenti, però sono così tanti e alcuni così simili tra loro che dopo poco hanno perso valore. È un peccato. Non lo consiglierei probabilmente
MrsShadowMrsShadow wrote a review
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Credo che ciò che non si dice non venga visto, riconosciuto e ricordato. Ciò che non diciamo diventa un segreto, e i segreti spesso creano vergogna, paura e miti.
Una raccolta di monologhi pensati per essere recitati in teatro, stilati dopo aver parlato con e raccolto le esperienze di numerosissime donne in molti contesti diversi.
Si parla di stupri, delle esperienze col menarca, di traumi, ma anche di esperienze positive come la scoperta del sesso o la sua bellezza.
Una serie di monologhi che ha dato vita a un intero movimento, che oggi porta avanti con impegno una battaglia fondamentale e continua ad arricchirsi anno dopo anno grazie al contributo di migliaia di attivist*.

I monologhi sono un bel pugno nello stomaco. Su di me, almeno, hanno avuto questo effetto. Sono esperienze comuni a molte donne, ma non solo: ci sono anche esperienze che per molte di noi sono quasi impensabili, ma che quando leggiamo ci prendono comunque allo stomaco, risuonano dentro di noi con una dolorosa familiarità.
Trovo che alcuni di essi siano monologhi con una potenza straordinaria, messi su carta con parole evocative e precise, ottimamente riusciti. Devono essere ancora più potenti, ascoltati da un palco.

Un po' meno appassionanti i saggi che parlano del V-Day, una realtà sicuramente interessante, ma raccontata in questa edizione in maniera un po' prolissa, ripetitiva e auto-referenziale. In ogni caso non è il fulcro dell'opera, quindi va bene così.

In conclusione, io penso che sia un libro fondamentale, molto forte, che fa un importante lavoro nella distruzione di un grosso tabù della nostra società. Dovrebbero leggerlo tutti, portatori di vagine e non.
Cento_bookCento_book wrote a review
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La mia vagina è una conchiglia, un tulipano e un destino. Arrivo mentre incomincio già a partire. La mia vagina, la mia vagina, io
Appartengo alla generazione delle “parti basse”. Quelle erano le parole — pronunciate raramente e sottovoce — che usavano le donne della mia famiglia per indicare tutti i genitali femminili, interni o esterni. Non è che ignorassero termini come vagina, grandi labbra, vulva o clitoride. Al contrario, avevano studiato per diventare insegnanti e probabilmente potevano accedere a fonti di informazione più facilmente di molte altre donne. […] Io amo le vagine. Amo le donne. Non le vedo come cose separate. Le donne mi pagano per dominarle, eccitarle, farle venire. Non ho cominciato così. Anzi. Ero avvocato. Ma, avvicinandomi alla quarantina, mi è venuta l’ossessione di far felici le donne. C’erano tantissime donne non realizzate. Tantissime donne che non avevano accesso alla felicità sessuale. Era cominciata come una specie di missione, ma poi mi sono fatta coinvolgere. Sono diventata molto brava, direi geniale. Era la mia arte. Ho incominciato a essere pagata per questo. Era come se avessi scoperto la mia vocazione. A quel punto il diritto tributario mi sembrava spaventosamente noioso e insignificante.

I monologhi della vagina è un'opera teatrale di Eve Ensler, forse la sua opera più rappresentatrice, che deve essere letta soprattutto come opera simbolo delle donne e del potere della sessualità. L’opera è costituta da diversi monologhi di diverse donne sulla vagina, che si ricollegano a differenti temi: l’orgasmo, le mestruazioni, la masturbazione, le mutilazioni, il sesso, gli stupri, l’amore.

Dico “vagina” perché quando ho cominciato a pronunciare quella parola ho scoperto quanto fossi frammentata, e come risultasse scollegato il mio corpo dalla mia mente. La mia vagina era una cosa che stava laggiù, lontana. Di rado la vivevo, o la prendevo in considerazione. Ero occupatissima a lavorare, a scrivere; a fare la mamma, l’amica. Non vedevo la mia vagina come una risorsa primaria, un luogo di nutrimento, umorismo e creatività. La collegavo con una gran tensione, una gran paura. Da ragazzina sono stata stuprata, e pur essendo cresciuta e avendo sperimentato tutto quello che le donne adulte fanno con la propria vagina, non ero mai rientrata veramente in quella parte del corpo dopo la violenza subìta. In pratica, avevo vissuto la maggior parte della mia vita senza il mio motore, il mio centro, il mio secondo cuore. Dico “vagina” perché voglio che la gente reagisca, e così è stato. Hanno cercato di censurare quella parola ovunque siano arrivati I monologhi della vagina: negli annunci sui principali quotidiani, sui biglietti venduti ai grandi magazzini, sugli striscioni appesi davanti ai teatri, nella segreteria telefonica dei botteghini dove la voce registrata diceva soltanto “Monologhi” o “Monologhi della V.”. «E perché poi?» chiedo. «Vagina non è una parola pornografica; anzi, è un termine medico, una parola che serve a indicare una parte del corpo, come “gomito~~, “mano~~ o “costola”.)> «Non sarà pornografica» rispondono «ma è sporca. E se la sentono le nostre bambine, che cosa diciamo loro?» «Potreste dire che hanno una vagina» ribatto. «Se non lo sanno già. Forse potreste festeggiare la scoperta.» «Ma noi non chiamiamo “vagina” la loro vagina» protestano. «E come la chiamate?» domando. E loro mi dicono: “patatina”, “cosina”, “topina”... e l’elenco non finisce più.

Un’opera che merita sicuramente di essere letta in cui il messaggio che si vuole lanciare al lettore – di qualsiasi sesso sia – è che la vagina per le donne non sia solo e soltanto un organo sessuale, ma anche una forte rappresentazione della propria individualità.