I non conformisti
by Richard Yates
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MariaLuisaMariaLuisa wrote a review
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Terribilmente realistico

La coppia: lui intellettuale con mille dubbi esistenziali, che cita Sartre e si adatta, al momento, a fare lo scaricatore di porto; lei aspirante attrice.

Si sposano giovanissimi, hanno due bambini e vanno a vivere in un quartiere residenziale alla periferia di New York, nella strada del titolo, che vorrebbe essere simbolica del loro modo di essere, del loro rifiuto delle convenzioni, della banalità e della mediocrità, delle loro aspirazioni a vivere qualcosa in più di una piatta quotidianità fatta di tendine pulite e pranzetti della domenica. 

In realtà i due di rivoluzionario hanno ben poco. Lei si ritrova casalinga, attrice a tempo perso in una compagnia di dilettanti con scarso successo, lui impiegato nella grande ditta dove lavorava il padre. In trecento pagine di libro si assiste alla lenta ed ignara trasformazione dei due in tutto ciò che hanno sempre vituperato, e nella caduta in pieno in tutti i luoghi comuni che tentavano di rifuggire. Così le discussioni intellettualistiche con l’unica coppia amica a loro affine si trasformano in serate passate a spettegolare sui vicini; lui si abbandona al tradimento con una segretaria, e lei con l’amico di famiglia, come nei più triti dei cliché; finché il progetto che da tempo desiderano attuare, quello di trasferirsi a vivere a Parigi, darà il via ad una serie di incomprensioni che scateneranno la tragedia finale. 

Le incomprensioni, in una coppia dove sembra che il dialogo non manchi, ove si parla in continuazione (“ma perché dobbiamo sempre parlare di tutto?”) dice lei ad un certo punto), nascono lente e striscianti da modalità sbagliate, in cui ognuno dei due fa le cose tentando di interpretare quella che pensa sia la volontà dell’altro, e nello stesso tempo non esplicita la propria, e il dialogo ad oltranza maschera in realtà la mancanza di chiarezza di un dialogo vero. A poco a poco affiorano l’egoismo di lui, l’inconcludenza di lei, la mediocrità di entrambi, una sotterranea tensione fino a che la corda si spezza. 

La storia è terribile, come tutte le storie narrate da Yates: qui viene sancito l’inevitabile fallimento di tutti coloro che cercano qualcosa di più di una vita qualunque, di tutti coloro che almeno una volta nella vita si sono detti “noi non diventeremo mai così”, di chi si sente apocalittico e non integrato, di chi crede che la propria personalità volitiva e debordante non verrà mai scalfita dall’ambiente esterno, qualunque esso sia.

Dex, Books & Rock'n'RollDex, Books & Rock'n'Roll wrote a review
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IL DISAGIO.

No no, non sto per dire che il libro non mi è piaciuto, anzi.
Di sicuro però questo libro è più o meno la definizione di DISAGIO.
Leggi e stai male per i suoi protagonisti, ti senti a disagio per loro. Un po' vorresti prenderli a schiaffi tutti quanti, un po' senti l'angoscia di situazioni che si creano spesso, senza neanche andarsele troppo a cercare.
Se così non fosse, perchè sentiamo così spesso i nostri amici sfogarsi e lamentarsi della propria moglie, le nostre amiche sfogarsi e lamentarsi dei loro mariti; amiche e amici che sparlano di altre amiche e amici? Sono proprio tutte così autentiche e sane le nostre relazioni?

Revolutionary Road è la storia di Frank e April, dei loro amici, dei vicini di casa. Tutti accomunati da una vita con poche gioie e tante bugie, cose non dette, altre non ascoltate, tradimenti e incomprensioni irrisolte. Una vita apparentemente felice che solo "il pazzo" di turno, John, che poi tanto pazzo non è, riesce a smascherare e sbattere in faccia le cose per quello che realmente sono. Non c'è via d'uscita, dopo storie d'amore nate troppo per caso, famiglie costruite per dovere morale e così via, e a niente serve neppure l'idea rivoluzionaria di April, di trasferirsi in europa e mantenere Frank lavorando come segretaria mentre lui cerca la sua vera strada.

I protagonisti di questa storia si sentono superiori agli altri ma vorrebbero sempre avere altro, avere di più, ma senza sapere di preciso che cosa. Quel nome della via in cui vivono, "Revolutionary Road", ormai sembra una presa in giro. Mentono agli altri e soprattutto a sè stessi e per tutta la durata del romanzo, anche quando le cose vanno bene, ti fanno sentire sull'orlo di un baratro.

Yates insomma, non sembra essere un autore famoso per donare gioia e serenità... però c'è un qualcosa di così autentico nella sua scrittura, che non si può non amarlo.
AK-47AK-47 wrote a review
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Il romanzo definitivo sulle tensioni della coppia che diventa famiglia
Due sono, secondo me, le possibili letture di questo romanzo del 1961, giustamente assurto allo status di libro di culto. La prima lettura è prettamente satirico-simbolica, una critica a un modello di società, quella americana degli anni cinquanta, apparentemente spumeggiante e spensierata, in realtà paurosamente vuota e conformista. La seconda lettura, meno sociologica e più universale, vede i due protagonisti come rappresentanti di un momento di passaggio che tutti vivono, dalla giovinezza all'età adulta, delle responsabilità, da single a genitori e dei traumi e delle rinunce, comunque dei cambiamenti enormi che ciò porta con sé. I due coniugi Wheeler, giovane coppia con due figli che si trasferisce in una casa suburbana di New York e si dibatte tra le ambizioni di una vita diversa, piena, autentica e la realtà di una vita matrimoniale e familiare borghese che finisce con l'appiattirsi sulla quotidianità, sull'essere esattamente ciò che non si vorrebbe essere (casa-lavoro-figli, e nient'altro, divertimento stereotipato e prevedibile, alcool e infedeltà coniugale come uniche valvole di sfogo contro l'alienazione), con il fardello delle responsabilità e delle scelte obbligate ma non volute che la vita porta con sé. Ci sono due modi di reagire a un conflitto del genere: adeguarsi al sentiero già tracciato, rinunciando alle proprie aspirazioni (è ciò che i Wheeler provano a fare quando programmano di trasferirsi a Parigi, senza uno straccio di idea ma solo per cambiare aria sperando poi di trovare la propria strada) oppure ribellarsi a ciò,scegliendo una via diversa: ma per quest'ultima via non tutti sono tagliati e, se si tenta, bisogna provarci con convinzione, o le conseguenze possono essere terribili, come capita ai Wheeler. Ho apprezzato molto questo romanzo, soprattutto perché parla in modo davvero realistico, convincente, dei conflitti interiori e interconiugali che ogni coppia di persone adulte che si accinga a cessare di essere semplicemente"due fidanzati" per diventare una famiglia, con tutto quello che comporta, sperimenta sulla propria pelle. Certo, la soluzione estrema e tragica dei due protagonisti rappresenta l'esito ultimo, radicale, di un mancato adattamento: sta alla capacità dei singoli preservare il più possibile la propria unicità in un mondo e in una società che tendono a livellarle il più possibile.
JejelillaJejelilla wrote a review
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Spoiler Alert
OGNUNO ALLA FINE PENSA A SE'
OGNUNO ALLA FINE PENSA A SE’ *** e ½
E’ quello che ho subito pensato chiudendo l’ultima pagina di questo romanzo
April e Frank, una giovane coppia americana degli anni ‘50, una bella casa, un buon lavoro, due bei figli un rapporto in crisi dovuto ad una moglie insoddisfatta e un po’ immatura, e ad un marito egocentrico, i soliti amici, vicini di casa che spesso si rivelano tutt’altro che amici, un parlare molto ma senza comunicare veramente, un epilogo annunciato.
….spesso ci ritroviamo ad un certo punto della vita che ognuno pensa a se stesso, a ciò che lo rende felice e sereno a ciò che lo aiuta a vivere. Da giovani da innamorati o convinti di esserlo, siamo generosi disposti all’ascolto, con il tempo, tutto questo sbiadisce….
Si vorrebbe cambiare quello che si ha, ma poi, nel preciso momento che questo ci viene a mancare, ci troviamo sconfitti e soli.


Come lessi una volta: ... Non lasciatevi ingannare dalla nostalgia di “quel che poteva essere”, non poteva essere nient’altro, altrimenti lo sarebbe stato....



Il libro sembra più che un romanzo una buon soggetto per un film: bicchieri tintinnanti di ghiaccio e whisky , i posacenere zeppi di mozziconi, i battibecchi tra una coppia inconsapevole dei propri sentimenti, un marito che tradisce per egocentrismo, una moglie che lo fa perché è capitata l’occasione, il tutto condito da interessanti dialoghi scenografici. Ho trovato la seconda metà del romanzo molto più "viva" della pirma. Scrittura scorrevole e fluida
Forse , in futuro, leggerò altro di questo autore !
Manuela OldaniManuela Oldani wrote a review
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Spoiler Alert
Che dire? Questo romanzo è sicuramente un ritratto crudele e una critica spietata dell'America degli anni '50. Non lascia molto spazio alla speranza, non c'è ottimismo: anche nei momenti in cui i personaggi si illudono, ahimé. di poter scampare alla mediocrità tra le righe si legge benissimo il fallimento che li attende. E' un romanzo che segna in modo molto netto una generazione di giovani uomini e donne (i protagonisti sono appena trentenni) appena usciti dalla Seconda Guerra Mondiale (le vicende sono ambientate nel 1955, ma si fa riferimento agli anni precedenti), descrivendone il desiderio di mostrarsi moderni e diversi dalla generazione che li ha preceduti ma impantanati nel conformismo e nell'inconscio tendere, in verità, ad una vita noiosa, prevedibile ed estremamente normale.
Frank e April Wheeler sono due personaggi dalla caratterizzazione molto riuscita, molto netta e realistica. Sono anche due persone insopportabili, a mio gusto, una coppia di persone mediocri che si credono superiori agli altri, una coppia con molti problemi sia personali sia di relazione, due persone ancora giovani che si sentono però già vecchie, che già vedono il loro futuro segnato e cercano di ribellarsi e di rendere la loro vita emozionante e atipica come l'avevano desiderata da bambini senza, d'altronde, esserne in grado. Soprattutto sono due ipocriti: ipocriti verso gli altri ma anche verso se stessi, perché si negano la verità fino all'ultimo e quando anche devono affrontarla per forza non sono capaci di sopportarne le conseguenze. Io personalmente ho un problema con chi fa tanto l'alternativo sapendo che ci sarà sempre una rete di sicurezza, che si mostra controcorrente ma scende a compromessi. Le persone oneste sanno che a volte per sopravvivere bisogna accettare la mediazione oppure, se si vuole restare fedeli a se stessi, bisogna rinunciare alla sicurezza sociale e alla "rispettabilità". E' proprio questo che i Wheeler non sanno fare: è troppo bello creare la famigliola perfetta con la casina perfetta in una cittadina adorabilmente perfetta, tranquilla e priva di criminalità, in cui i bambini potranno crescere sereni. La famiglia del Mulino Bianco e il punk non possono coesistere, non così, non con questa insoddisfazione latente, in realtà un enorme irrisolto che queste due persone si portano dietro da infanzie vissute male e mai elaborate.
Si amano Frank e April? Ma si conoscono davvero, poi, Frank e April? Si sono mai parlati davvero con franchezza, con onestà? Sanno cosa vogliono dalla vita, per poter costruire con l'altro un progetto?
Sono assolutamente d'accordo con Vonnegut che definiva questo romanzo il Grande Gatsby degli anni '50. E' anche riuscito, da questo punto di vista. Solo che a me non è piaciuto nemmeno il Grande Gatsby, non amo il genere introspettivo che insiste sull'analisi delle relazioni di coppia e, soprattutto, non sono capace di prendermi a cuore le vicende di personaggi che disprezzo (ebbene sì, parole dure ma sincere). Quindi l'inevitabile finale amaro mi ha dato gioia e finire il romanzo mi ha trasmesso un senso di liberazione. Non è il mio genere, non mi piacerà mai. Però se si ama invece quel tipo di personaggio nevrotico e l'analisi delle sue storie amorose... questo libro ha un sacco di dire.
LauraLaura wrote a review
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LuciLuci wrote a review
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Una scrittura da brivido che illumina l’esistenza quotidiana di una famiglia della middle-class americana scomponendola nei suoi piccoli riti, nella ordinata e ritmica sequenza di giornate sempre troppo uguali. E’ il racconto di una vita mediocre e di una continua e pressante tensione a sfuggirvi. Ritmi, abitudini, comportamenti, schemi che ricorrono sempre uguali a se’ stessi e che si svolgono all’interno di scenografie consuete, già immaginate e precostituite che lontano dal tranquillizzare i protagonisti, li rendono infelici in una sensazione di perenne costrizione che solo l’alcool riesce ad alleviare. Risultato di tale tensione è il ricorso immaginario a nuove possibilità inventate per azzerare tutto “tutta la lenta, arida agonia del Quindicesimo piano sarebbe stata amputata dalla sua esistenza, come un tumore tolto al suo cervello; e che sollievo sarebbe stato!“ e dar vita finalmente ad un nuovo inizio. Sembra emergere dalle pagine un fremente desiderio di purificazione, di pulirsi di dosso l’appiccicume di una mediocrità comunque quotidianamente scelta e non imposta. Ogni strategia individuata per uscire fuori dalla rete di un tempo e di uno spazio già deciso, programmato e organizzato, guida i protagonisti in un senso di grande ma effimera euforia: sembra quasi vederli sollevarsi e volteggiare guardando dall’alto la propria vita, felici di non sentirsi più così incastrati, così piccoli ed insignificanti.. purtroppo per poco. Concentrarsi sulla direzione dello sguardo sembra essere fondamentale nel romanzo: uno sguardo lungo che sorpassa e inghiotte la realtà, anche le cose potenzialmente belle, sacrificandola ad una immaginata, creduta finalmente vera, oasi ritemprante e creatrice in cui le passioni e le capacità possono trovare realizzazioni, in cui è possibile finalmente trovare la propria strada ed avere pace. La finestra panoramica restituisce la cruda verità di una tensione vana: osservandola attraverso si vede spesso solo buio e il riflesso di un io non troppo piacevole.
È un libro che non concede nulla al lettore.. nel corso della lettura la tensione diventa sempre più forte e l’effetto si amplifica attraverso le immagini di una normalità agghiacciante che tutto inghiotte.. sentimenti, emozioni, follia.
Scrittura magistrale.