I quattro libri delle Piccole donne
by Louisa May Alcott
(*)(*)(*)(*)(*)(493)
La storia di una famiglia sullo sfondo dell'America scossa dalla guerra di Secessione. Le quattro sorelle March - la giudiziosa Meg, l'impertinente Jo, la dolce Beth, la vanitosa Amy - si preparano alla vita vivendo sogni e speranze dell'adolescenza. Le piccole donne crescono e gli svaghi infantili vengono

All Reviews

102 + 3 in other languages
fairylizziefairylizzie wrote a review
01
GresiGresi wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
La semplice vera bontà è il migliore capitale su cui basare gli affari della nostra esistenza. Essa infatti dura anche quando la fama e la ricchezza si dissolvono ed è l’unico patrimonio che passiamo portarci dietro quando lasciamo questo mondo.
Entro le quattro mura di una umile ma fatiscente casa domestica di una città che da sempre desta il mio fascino, come tutti quei romanzi ambientati in tale luogo, esistono, o per meglio dire, sono esistite, rigide distinzioni di classi e razze, sacrificate dalla guerra e legittimate dalla vita. Eppure, nella modesta casupola di una strada alberata e luminosa mi imbattei in una ragazza, che avevo già incontrato e che adesso conosco abbastanza bene, e che si sentì talmente responsabile verso la sua famiglia, verso se stessa che la vocazione di mantenere intatta la sua integrità, la sua forza, così piena di impurità, e così vicina a me, nel complesso, mi indirizzò nuovamente dove ero appena stata qualche giorno fa con giovani ed affabili donnine – affabili, certo, ma molto molto ingenue a tal punto da sentire come mie le loro vicende per aiutarle a comprenderle cosa non andava in questo. Poi, man mano che accumularono un certo tipo di esperienze, occupando un fondo di verità ma incertezza su un futuro prospero e tranquillo, sparì qualunque idea o parvenza di purezza nella sua più totale complicità. Ma ben presto le cose si aggiusteranno, e anche se padrona di questo enorme palazzo è una donna comune che fece tuttavia della scrittura una certezza in un mare di acque impure ed impetuose, le vicende che intercorreranno fra me e le sorelle March si mossero finchè divennimo un tutt’uno.
Le ambizioni. L’ impetuoso abbraccio di una passione, che in poco tempo diverrà un modo per sopravvivere. Desideravo conoscere i Piccoli uomini, che dalla trama drastica buttata giù nel volume precedente, c’erano loro. Ragazzini, adolescenti, bambini, che hanno risposto e non risposto alle mie aspettative.Da amante della storia di Jo, Beth, Amy e Meg non sapevo assolutamente nulla di loro, ne avevo mai sentito parlare ampiamente, non osai perdere altro tempo, per paura che la magia intrappolata in queste pagine svanisse del tutto. Fuori dalle mura March – dove finalmente le storie di questi piccoli uomini si intersecarono a una delle sorelle March – mi sono lasciata completamente andare lasciando che queste figure si occupassero di me, della mia vita e di ciò che esso avrebbe comportato. Nessuno mi aveva chiesto qualcosa, ed io non voglio nulla in cambio se non sapere cosa ci avrebbe riservato il Fato.
La terza lettura di questo bellissimo librone non possiede nulla di speciale a dispetto dei volumi precedenti, pilastri effettivi e fondamentali della mia vita. Eppure, è una storia così linda, immacolata, irreprensibile sotto per certi aspetti, ma non sotto altri, progenie di una generazione di piccoli o grandi lettori che da questi personaggi potrebbero imparare o apprendere tante cose. Generalizzando, facendio delle vicende di ognuno di loro uno squarcio dell’animo in cui ognuno di noi può rispecchiarsi, presentarsi a seconda di ciò che ci riserva il giorno da cui ci si sente bene, speranzosi e fedeli, colmi di responsabilità a qualunque costo.
Qualche giorno prima che giungessi alla fine di questo splendido viaggio, se non prima, preparai me stessa con lo stesso stato d’animo con cui accolsi ancora una volta le Piccole donne, e quest’oggi, quando finì di leggere I ragazzi di Jo, mormorai addirittura fra me frasi che ho salmodiato sempre, in un modo quasi mistico, negli istanti in cui sopraggiunse gennaio; il “dovere” mi impone a dare precedenza ad altre letture.Solo allora, al suono di un campanello d’allarme che ne preannunciò la brusca partenza, aggiunsi a queste pagine l’esortazione di una giovane lettrice che fa delle parole il suo pane quotidiano. >
Le March abitavano ancora nella fatiscente villa dei genitori, quando mi imbattei ne I ragazzi di Jo, ma nemmeno per un istante concepì il pensiero di allontanarmici, nelle case di altre famiglie con altri eventi. Ma, se avessi continuato così, la mia vita non avrebbe avuto più senso. Come faccio a saperlo? Semplice, perché di romanzi o opere da leggere e vivere ne ho una dozzina, di tempo a disposizione ben poco, e come un monito tonante rievocano l’inconfondibile vacuicità del tempo e i i suoi effetti. Se avessi continuato così, se avessi soddisfatto il mio istinto a voler restare fra le mura domestiche di casa March, sarei finita in un fosso dove non sarebbe stato facile uscirne vivi. Già dove sono adesso non sono tranquilla. Mi trovo nella condizione di scegliere. In un bivio, fra due imprescindibili concetti: il restare o l’andare. La grande, eroica lotta fra ragione e sentimento è qualcosa di insito in me, che talvolta si affaccia da un angolo minuscolo della mia anima…. E guarda dove finisco quasi sempre! E’ qui che volevo essere, e ora che ogni cosa si è conclusa, cosa fare se non cercare il significato più prondo che celano l’esistenza legittima di queste pagine? Un mondo puro, angelico, semplice, diretto, introspettivo, drammatico, crudele ed ingiusto, ecco quello che ho visto in due settimane in questo meraviglioso volume, e che non avrei abbandonare affatto!
La purezza dello spirito, una visione quasi fastidiosa di una realtà perennemente soggetta a cambiamenti mediante la fede, la rendenzione, l’emissione dei peccati, descritti con parole semplici, è un disegno tutt’altro che difficile ma virtuoso e vistoso, situato impunemente sotto l’attacco brusco del mio abbraccio, un quadro prettamente veritiero abbastanza difficile da nascondere. E ogniqualvolta lo osservo, rimembro il momento in cui me ne accaparrai una copia, quel paesaggio bucolico, luminoso, di vita quotidiana evocava per me non soltanto la turbolenza di certe situazioni che macchiarono di impurità certe sue parti ma che possiede un chè di affascinante. Tutta la catena di affascinante, tutti i pericoli che smaschereremo assieme alle donne March e tutti i rischi inizieranno e si concluderanno nella mitezza di uno squarcio di vita comune, che si allacciano agli eventi narrati nei volumi precedenti.
E quale, dunque, se non quello da cui avrà inizio ogni cosa? Il preludio ad approcciarsi a qualcosa a cui bisogna portare pazienza, osservare con bontà d’animo o cortesia necessaria. La nostra anima intavolerà un’acerrima discussione in cui prevaleranno i sentimenti, la forza delle emozioni, unico appiglio per non apparire soltanto superiori pur di comprendere l’umiltà, la bontà d’animo che vi è nascosta in ognuno di noi.
Anto_s1977Anto_s1977 wrote a review
04
(*)(*)(*)(*)(*)
Nell’ultimo mese dell’orrendo 2016, in prossimità di festività che per me sono ormai un peso di cui disfarmi presto, per farmi ancora più del male ( 😀 ) mi sono immersa nel mondo delle piccole donne della Alcott, dove tutto è perfetto (o quasi) e dove l’armonia regna sovrana. Ho letto, quindi, tutta la quadrilogia.

Il primo capitolo è quello delle “Piccole donne”, secondo me il più bello.

Le sorelle March sono ancora delle ragazzine umili che si divertono insieme e affrontano il momento della crescita sotto la guida della splendida mamma: comprensiva, arguta, onesta e generosa.

La tranquillità familiare è messa in discussione dal ferimento in guerra del capo famiglia. Le donne si stringono le une alle altre per farsi forza e superare la dura prova, ma non perdono la gioia di vivere, la bontà e l’allegria, grazie anche al burbero vicino, Signor Lawrence e al nipote Laurie. E quando tutto sembra andare per il meglio, ecco la malattia di Beth, la più fragile delle sorelle March, ma anche la più generosa.

Ma siamo a ridosso del Natale, un anno è trascorso, la burrasca ha attraversato l’umile casa dei March ed è stata soffiata via dalla generosità di Dio. Per cui il sole comincia a risplendere e i problemi a risolversi.

Si passa poi al secondo capitolo: “Piccole donne crescono”.

Qui ritroviamo tutti i protagonisti più maturi, a partire da Meg, che sposa l’umile contabile Mr. Brooke e si trova alle prese con i primi problemi di gestione familiare.

La splendida Jo, che già aveva mostrato velleità artistiche, si cimenta con le sue prime opere letterarie e il suo primo vero lavoro lontana da casa che segnerà l’incontro con Fritz, suo futuro marito.

Beth mostra ancor di più la sua fragilità e pian piano la sua luce si spegne.

Amy, infine, si dimostra la più raffinata di casa March e finisce con lo sposare Laurie, vedendo avverare così tutti i suoi sogni di ricchezza e felicità.

Il terzo capitolo è dedicato ai “Piccoli uomini”.

Jo ha ricevuto dalla burbera zia in eredità una splendida villa che, con l’aiuto del marito Fritz trasforma in un collegio per ragazzi di tutte le età ed estrazioni sociali. Ciò permetterà a noi lettori di assistere ad una serie di piccole e grandi avventure e piccole e grandi marachelle.

Tra tutti i ragazzi spicca Danny, il ragazzaccio che sarà per Jo e per Fritz una sfida impegnativa.

Il sipario cala con l’ultimo capitolo: “I ragazzi di Jo”, in cui leggeremo i destini dei giovani accolti al collegio e faticosamente allevati da valori morali e impegno eccellenti.

Si tratta di grandi classici per ragazzi, che prima o poi, anche da adulti, bisogna leggere.

Si viene catapultati in un mondo che a volte sembra un po’ irreale, ma che fondamentalmente non lo è per niente. Queste storie non fanno altro che raccontarci la vita. E la vita è fatta proprio da tutto ciò che è contenuto in questo unico volume: allegria, serenità, turbolenze, impegno, sacrifici, complicità e pazienza.
2221
(*)(*)(*)( )( )
Solo le prime 270 pagine: e meno male
Ho chiuso l’anno con questo che è un classico nella misura in cui per un secolo passò nelle mani delle preadolescenti rassicurandole che, da che mondo è mondo, alle ragazzine si era sempre messo il morso e allentate le redini quel tanto che bastava ad ammaestrarle.
Non so se dopo la boa degli anni ’60 alle suddette veniva ancora regalato l’edificante libretto ( e dico libretto perché erano riduzioni di 150 pagine con copertine disegnate alla Walter Molino: il mio, un Salani 1959, letto nel ‘62) ma dall’entusiasmo delle quaranta non ancora cinquantenni sembra proprio di sì.
Quando mi capitò in mano il celeberrimo libro per signorine per bene, avevo fatto fuori tutta la letteratura allora consentita dai sei ai dieci anni alle bambine con boccoli o senza.
Avevo già dato alle stampe tre quadernetti a quadretti di poesie ( di cui una sul cane di peluche della mia sorella piccola).
Avevo messo in scena una intervista impossibile al sole e alla luna, in cui questa cercava di difendere le sue pallide qualità mentre il sole calava e lei si alzava sul mare ( il mare era un lenzuolo di seta azzurro di mia madre) ma inutilmente: l’attrice che io, autore/regista, avevo scelto era una vera scimunita abbagliata dal sole.
Avevo scritto una raccolta di racconti su cinque quinterni di fogli protocollo cuciti a mano.
E modestamente ero stata la redattrice unica ( si rifiutavano di collaborarmi!) del giornalino ciclostilato di classe.
Intrapresi pertanto con Jo un rapporto a dir poco conflittuale. Mi era ben chiaro che lei (identificandola con l’autrice) aveva realizzato le sue aspirazioni di letterata, mentre delle mie avevo più che un dubbio . Semplicemente la invidiavo per il suo aspetto androgino a cui avrebbe dovuto la propria fortuna. Mentre per me si delineava un futuro alla Meg, la ragazza dalle linee morbide: un marito da servire, una casa da pulire, dei bambini da accudire, tutta roba da fuggire come la peste visti gli esempi che mi circondavano.
E ora l’ho ripreso infrangendo la mia regola: non guardare mai le foto delle vite precedenti, perché ben che vada ci si ritrova a rimpiangere un passato che come presente non aveva nessun perché.
P.S. Seriamente. È un libro esemplare, scritto per questo e si vede. 270 pag. di buoni sentimenti a gogò: insopportabile ora come allora ( però lo leggevo e rileggevo, non lasciatevi ingannare.)
Lady RougeLady Rouge wrote a review
52
Spoiler Alert
Piccole donne crescono
18-21 ottobre 2016, *****

Il lettore, o più probabilmente la lettrice, che si affaccia sulle prime pagine di Piccole donne crescono rientra in casa March dopo circa tre anni dall'ultima volta; le quattro ragazze son quindi nel fiore dell'adolescenza le più giovani e agli albori dell'età adulta le più grandi.
La primogenita Meg, ventenne, è tutta presa assieme all'intera famiglia dai preparativi del suo matrimonio con John, che avviene nei primi due capitoli. Una cerimonia semplice e modesta ma ricca di affetto e calore umano in classico stile March, che scalda l'animo di Meg tanto da non farle rimpiangere nessuna raffinatezza in più, come quelle che può permettersi Sallie Moffat, l'amica da sempre un po' invidiata per il lussuoso stile di vita.
Lasciando la casa paterna, per forza di cose Meg comparirà meno nella narrazione, tuttavia diversi capitoli sono interamente dedicati a lei, alle prese con il difficile compito di imparare ad essere una brava moglie, donna di casa e poi anche madre; le iniziali difficoltà di Meg nel gestire da sola tante situazioni nuove costituiscono il pretesto per impartire qualche lezioncina alla giovane lettrice che, al tempo della pubblicazione del libro, poteva trovarsi più o meno nei panni di Meg.
Un'altra delle ragazze March di cui si parla davvero molto poco è l'angelo della casa, la cara dolce buona Beth che, dopo la brutta malattia che l'aveva colpita, non sembra essersi ripresa del tutto. Nonostante sia sempre la stessa e continui ad impegnarsi nelle sue faccende ed a tenere alto il buonumore di tutti quanti la circondano, è evidente la sua debolezza, che si rispecchia nella magrezza, nel perpetuo pallore della pelle, nell'assenza di un qualunque progetto per il suo futuro. Stringe un po' il cuore il momento in cui Beth confida di non averne fatti proprio perché sentiva che il suo tempo era limitato, e non aveva quindi altro desiderio che stare accanto ai suoi cari il più a lungo possibile. Il lento ed inesorabile spegnersi di Beth è accompagnato dall'unica speranza data dalla fede; mirabile è il modo in cui questa ragazza nel fiore dell'età, appena diciottenne, si ostina a farsi forza per non dare il proprio dolore a chi già soffrirà per sempre per la sua morte, e che piange solo quando di notte nessuno può vederla.
A dominare la scena sono invece la piccola di casa, una Amy ormai sedicenne, e la secondogenita, l'intrepida e battagliera Jo.
Amy, da sempre la più vanitosa, crescendo è diventata sempre più graziosa ed i modi affettati che ostentava sin dall'infanzia son stati raffinati con impegno sino a diventare le maniere che si addicono ad una signorina per bene, in grado di conquistare gli interlocutori e di vincere i colpi bassi degli invidiosi col massimo dell'eleganza (un esempio è l'episodio in cui, dopo essersi impegnata molto ad allestire un banco artistico per una fiera di beneficenza, questo le viene sottratto per un capriccio di un'altra signorina, ed Amy viene relegata al banco dei fiori, uno dei meno interessanti che lei invece, grazie all'aiuto delle sorelle e degli amici, renderà quello di maggior successo). Amy conserva anche la passione per l'arte e continua ad impegnarsi molto per realizzare il suo sogno di diventare una grande artista.
Proprio grazie ai suoi modi aggraziati ed affabulatori, Amy sarà la prescelta da una vecchia zia per accompagnarla in un lungo viaggio in Europa dal quale Amy tornerà non solo ancora più bella, elegante e matura, ma persino sposata.
E poi veniamo a lei, la cara vecchia Jo che, come per la maggior parte delle lettrici, è sempre stata la mia preferita. Nella prima parte di questo secondo romanzo Jo è scatenatissima, tutta presa dalla sua penna che le permette di racimolare dei bei gruzzoletti, tramite i racconti che spesso i giornali accettano di pubblicarle, rendendo quell'ambizione di diventare una grande scrittrice un po' più reale; anche lei si allontana dal nido famigliare quando, preoccupata che i sentimenti di Laurie - amico d'infanzia delle ragazze March - potessero sconfinare in qualcosa di più nei suoi confronti, cerca una soluzione per non farsi vedere per un po' nella speranza che il ragazzo si trattenga da imbarazzanti dichiarazioni o proposte, e così finisce in una pensione a New York dove fa da istitutrice a due ragazzine. Qui non soltanto trova nuovi amici - in particolar modo il professor Bhaer, un tedesco dal cuore puro, un'innata simpatia e dai modi gentili - ma vive anche esperienze che le faranno capire in che direzione vuole davvero andare.
Tuttavia una volta tornata a casa le condizioni di Beth fanno sì che Jo metta tutto da parte per dedicarsi completamente alla sorella malata, la quale le fa anche promettere di prendersi cura dei genitori quando lei non ci sarà più; a questo punto stavo quasi rimanendo delusa, perché Jo inizia a fare discorsi sul dovere, sulla necessità di mettere da parte ogni ambizione, sul lungo percorso per imparare a sacrificarsi a chi si ama. Non avrei proprio potuto accettare che una come Jo riponesse la penna e si calasse nel ruolo di zia zitella (a tal proposito, la Alcott si lancia in una memorabile invettiva in difesa delle zitelle, sulla quale poi fa anche dell'autoironia, ammettendo la possibilità di aver fatto addormentare il lettore), rinunciando a tutti i suoi sogni e desideri. Per fortuna che la signora March è la signora March e non appena scorse l'insoddisfazione di Jo è la prima a suggerirle di provare a scrivere un nuovo racconto, e dopo le intense esperienze vissute in prima persona quel che versa sulle pagine è qualcosa di un livello superiore, tanto più onesto ed emozionante, che infatti non soltanto viene pubblicato ma fa piovere in casa March lettere di complimenti da parte dei lettori, lasciando Jo del tutto incredula.
Sempre a proposito di lei, non mi sarei mai aspettata che Jo iniziasse a sospirare tanto pensando all'amore; le sue dichiarazioni sul valore della propria indipendenza sembravano non lasciare adito a dubbi, invece una volta che resta l'unica ancora nubile inizia a sentire un vuoto che, come non esita a comprendere, soltanto l'amore di un uomo potrebbe colmare. E - non troppo sorprendente - sarà quel caro professore tedesco a tenderle la mano.
Gli ultimi capitoli scorrono veloci attraversando diversi anni, che vedono le piccole donne diventare madri e realizzare sogni ben diversi da quelli che coltivavano da fanciulle, ma forse ancora più grandi e luminosi.

Ho dato il massimo delle stelline a Piccole donne crescono perché l'ho divorato, segno inconfondibile che un romanzo mi sta piacendo tanto. Lo stile scorrevole della Alcott non si fa noioso neanche durante i suoi famosi paternalismi, per fortuna molto meno numerosi che in Piccole donne. Il fatto che le protagoniste siano cresciute, poi, rendono il racconto ben più interessante: le loro difficoltà quotidiane sono ora di ben altro spessore e nuovi personaggi come il professor Bhaer aggiungono qualche margine di spessore all'opera. In particolar modo mi sono piaciuti i capitoli delle ragazze lontane da casa, ovvero le lettere di Amy dall'Europa e il racconto del soggiorno newyorchese di Jo.
Molto bello anche il capitolo conclusivo, che vede riunita la famiglia al completo e tante altre persone; un capitolo festoso, pieno di calore, con qualche velo di malinconia in ricordo di qualche grande sofferenza o qualche preoccupazione spaventosa, ma tuttavia caldo, colorato, movimentato, allegro. E una nota importante (almeno per me) è che Jo chiarisce di non aver rinunciato a scrivere un giorno il suo romanzo, anche se per ora è così impegnata in altre faccende.

Secondo me Louisa May Alcott è una scrittrice di grande talento, che sa raccontare la quotidianità senza annoiare e sa creare magistralmente le atmosfere del calore domestico. Con le sorelle March ha creato quattro personaggi eterogenei, definite e caratterizzate in modi personalissimi, dando la possibilità ad ogni giovane lettrice di riconoscersi in almeno una di loro.