I racconti di Pietroburgo
by Nikolaj Vasilevič Gogol
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Nei racconti del ciclo pietroburghese la capitale (che all'ucraino Gogol appare come una città non russa, splendida facciata di un edificio ormai in rovina dove si conduce una vita vuota, esteriore, alienata) si fa al tempo stesso scenario grottesco e sinistro burattinaio di quella "vita vegetativa" versola quale lo scrittore si sentì sempre attirato, in un duplice atteggiamento dicompiacimento partecipe e di beffarda ironia.

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Ajeje BrazovAjeje Brazov wrote a review
07
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Iniziai a leggere Gogol con "Taras Bul'ba", ma non lo finii neppure, ero partito col piede sbagliato, ma il problema era che quell'esperienza negativa mi aveva fatto proprio storcere il naso e non ne volevo più saperne della sua narrativa. Errore madornale!

Nella raccolta dove era presente "Taras Bul'ba" però vi erano, in appendice, altri racconti, così ci riprovai con "Il diario di un pazzo", risultato: non male, ma c'era ancora qualcosa che non mi entusiasmava a dovere. Così passai al più enigmatico "Il mantello" e mi si è aperto un mondo, forse uno dei racconti più coinvolgenti e crepuscolari che abbia mai letto!

Era fatta! avevo trovato il Gogol che mi aspettavo, era stata una lunga e travagliata ricerca, ma il tesoro che avevo scoperto era inimitabile. Così mi consigliarono proprio "Racconti di Pietroburgo", l'essenza del Gogol grottesco/fantastico. Ora che ho concluso la lettura di questo libro, non posso che affermare l'autenticità del capolavoro, quale è quest'opera. Precursore ed inventore di storie straordinario, ma il tutto non fine a se stesso, invece scandagliando bene le disavventure o avventure che siano, queste storie ci fanno riflettere sulla società del tempo, con i suoi pregi e di più, purtroppo, sui difetti e crudeltà umane...

Il Bene ed il Male ce li portiamo appresso tutti i giorni, come l'angioletto ed il diavoletto seduti ognuno su una nostra spalla, poi siamo noi a decidere chi ascoltare e quindi di conseguenza dove andare; questi racconti vogliono farci capire che l'essere umano può sbagliare, anzi deve sbagliare, ma soprattutto deve imparare da essi!

Super-consigliato!


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15
«Curioso mondo è il nostro!»

La raccolta de "I racconti di Pietroburgo", fu realizzata dopo la morte di Gogol', unendo tre racconti precedentemente pubblicati nella raccolta Arabeschi (1835) e due immediatamente successivi.


Precisamente da Arabeschi:


• La Prospettiva Nevskij ⭐⭐⭐⭐

• Le memorie di un pazzo

(o Il giornale di un pazzo) ⭐⭐⭐⭐

• Il ritratto ⭐⭐⭐


mentre i successivi sono:


• Il naso (1836) ⭐⭐⭐⭐⭐

• Il cappotto (1842) (o Il mantello) ⭐⭐⭐⭐⭐



Ho letto da qualche parte (chissà dove!) che Paolo Villaggio fosse un avido lettore di Gogol' da cui trasse ispirazione per interpretare quei disastri umani chiamati Fantozzi e Fracchia.

Se satira e trama grottesca sono palesi, a questo punto mi chiedo quali metafore Villaggio infilasse in quegli episodi dove si celebrava la catastrofica vita dell’italiano medio.


Avevo iniziato la lettura dell’edizione tradotta da Landolfi ma sarà stato il caldo (sì sempre lui il colpevole!!), fatto sta che la sua traduzione mi stancava oltremodo per locuzioni vetuste e pesanti. 


Oltretutto credo che Garzanti abbia ordinato i racconti con più senso cominciando da “La Prospettiva Nevskij” che con il suo "odore di passeggio" è il luogo nevralgico di Pietroburgo, dove si dà sfoggio di uniformi e cappellini; dove si fanno commerci, insomma, ”è il punto universale di confluenza di Pietroburgo" che ritorna anche negli altri racconti. 



Dramma, ironia, satira legano i racconti dove non i confini di ciò che è reale e ciò che è verosimile si confondo. 

Ciò che è concreto è il contesto di una città fortemente succube di forme apparenti: il titolo, l’uniforme, la reputazione... 


Personaggi che soccombono di fronte ad una società rigida e spietata:

con il suo sguardo limitato da paraocchi borghesi, con le sue fruste sempre pronte a sferzare colpi sul più debole e solo penna di uno scrittore può rendere verosimile la sua vendetta.


Ma la cosa più strana, più incomprensibile di tutte è che degli scrittori possano dedicarsi a simili argomenti. Lo riconosco, questo è davvero inconcepibile, è davvero... no, no, non posso proprio capire. In primo luogo, non ne viene decisamente alcun vantaggio per la patria; in secondo luogo... ma anche in secondo luogo non ne viene alcun vantaggio. Semplicemente non so che mai significhi tutto questo...

E tuttavia, malgrado ciò, si può anche ammettere e l'una e l'altra cosa, e anche una terza... già, perchè dov'è che non si verificano delle cose inverosimili? E a rifletterci bene, in tutto questo, davvero qualcosa c'è. Si può dir quello che si vuole, ma simili avvenimenti al mondo accadono, di rado ma accadono."



Il racconto "La Prospettiva Nevskij" è stato fonte di ispirazione anche per la musica:


1980 -->Battiato

youtube.com/watch?v=zWViOtrFcrs

1985--> Alice

youtube.com/watch?v=qiDZKzFfV5U

2004 -->Bluvertigo

youtube.com/watch?v=BSB426An_Io

Georgiana1792Georgiana1792 wrote a review
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Prospettiva Nevskij Che dire? Questa raccolta si apre con la descrizione di questo magnifico corso, questa strada del passeggio pietroburghese in cui si susseguono storie su storie, commedie e tragedie, e in cui nulla è così come sembra. Prospettiva sembra proprio un nome azzeccatissimo, in effetti, e guai a farsi idee su qualcuno che vediamo passare o su qualcosa che vediamo accadere: sicuramente verremo smentiti.


Sia il pittore Piskarev e che il tenente Pirogov diventano vittime delle impressioni che si sono fatti su due belle donne che vedono camminare sulla Prospettiva, e se in un caso la questione va a finire in tragedia, nell'altra va a finire a tarallucci e vino, probabilmente a causa delle diversa sensibilità dei due amici.

Ma più strani di tutto sono gli avvenimenti che si svolgono sulla Prospettiva Nevskij. Oh, non credete alla Prospettiva Nevskij!

Quando l'attraverso, sempre io m'avvolgo quanto più posso nel mio mantello e cerco di non guardare affatto gli oggetti che mi cadon sotto gli occhi.

Tutto è inganno, tutto è sogno, nulla è ciò che sembra!


Il naso Un racconto assurdo e divertente questo del naso che se ne va a passeggio travestito da funzionario di alto grado. Potrebbe sembrare una favola per bambini, ma in realtà è una critica feroce alla società russa e alla sua burocrazia. E i tentativi dell’assessore di collegio Kovalev di poterlo riottenere senza perdere la faccia (oltre al naso, ihihih) con le sue conoscenze sono davvero esilaranti.


Il ritratto Un racconto in due parti, invertite cronologicamente, in cui un ritratto dagli occhi particolarmente espressivi e diabolici sembra prendere vita e costringere chi lo possiede a malvagità. Non è il primo racconto che leggo su ritratti e quadri misteriosi, ma probabilmente è stato proprio lui l'ispirazione per gli altri inquietanti racconti.


Il cappotto Uno dei più belli dei cinque racconti di questa raccolta, alla pari con Il naso, questo racconto è altamente umoristico ma con un finale molto triste. Ancora una volta Gogol si burla delle stratificazioni della società russa dell'Ottocento. Akakij Akakievič Bašmačkin (e già la digressione sulla scelta del nome è davvero comica) è un impiegato senza alcuna ambizione a migliorarsi. Preso in giro aspramente dai colleghi, Akakij Akakievič si accontenta di ricopiare documenti durante le ore lavorative, anzi, si può dire che quella è tutta la sua vita, visto che va a letto ogni sera pregustandosi quello che sarà il lavoro che lo aspetta l'indomani: un lavoro monotono, ma che gli piace e che sa di far bene. Chissà perché, nel leggere questo racconto ho pensato a Stoner di John Williams proprio per la mancanza di competitività di entrambi i protagonisti in un mondo in cui ambizioni e competizione sono alla base di tutto.

Però, come dice Gogol, c'è a Pietroburgo un forte nemico di tutti coloro che ricevono quattrocento rubli all'anno di stipendio o giù di lì. Questo nemico non è altri che il gelo pietroburghese, sebbene qualcuno dica che sotto diversi aspetti sia assai salutare, e Akakij Akakievič ha un cappotto ormai logoro, che i suoi colleghi definiscono sprezzantemente la vestaglia. La vita di Akakij Akakievič, da quel momento, è tutta concentrata sul nuovo cappotto: dove trovare i soldi, come farselo fare. Ormai il cappotto è diventato la cosa più importante della sua vita e i suoi colleghi sembrano capirlo visto che, quando lo sfoggia per la prima volta, lo vogliono festeggiare come se, anziché farsi cucire un nuovo cappotto, si fosse sposato (e per Akakij Akakievič la spesa è praticamente equivalente a una festa di nozze!) Purtroppo, accade una disgrazia imprevista e il racconto umoristico diventa una tragedia con tanto di svolta paranormale in cui Gogol approfitta per scagliare frecciatine contro le alte cariche burocratiche della società, tutte avvolte dalla loro aria di importanza, che fa perdere loro di vista l'umanità.


Le memorie di un pazzo Un altro racconto grottesco che confesso di aver apprezzato meno degli altri. Mi hanno molto divertito le entrate del diario. Anno 2000, 43 aprile. [...] 86 marzobre. Fra il giorno e la notte [...] Madrid, 30 febbraio.

Dino BalleriniDino Ballerini wrote a review
02
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Con la lettura di questo libro sono andato a toccare uno dei quattro mostri sacri della letteratura classica russa, secondo soltanto a Dostoevskij (per me) e superiore sia a Tolstoj che a Cechov (sempre secondo me): sto evidentemente parlando di Nicolaj Gogol' e della raccolta di racconti che riunisce le sue opere brevi più famose ed iconiche, ovvero "Racconti di Pietroburgo".
Si parte da "La prospettiva Nevskij" strada principale di Pietroburgo e simbolo dello sfarzo della capitale dell'impero zarista, meraviglioso palcoscenico sul quale avviene la futile danza quotidiana delle vanità, l'idolo che ottant'anni dopo la rivoluzione bolscevica avrebbe violentemente abbattuto. Ma la bellezza è solo apparente, il fulgore non è altro che un belletto atto a mascherare il disfacimento sottostante. E anche il sentimento più dolce e puro, l'amore, nasconde qualcosa di torbido.
Si passa poi dalle commedie dell'assurdo quali potremmo definire i racconti "il naso" e "memorie di un pazzo", al cupo realismo de "il ritratto" in cui tutto ciò che c'è di bello e puro nella natura umana viene insozzato dalle altrettanto umane pulsioni della cupidigia e dell'agiatezza.
Si arriva infine a "il cappotto" nel quale viene descritto il prototipo del burocrate russo dell'epoca zarista, senza talento e senza ambizione, per il quale anche l'acquisto di un nuovo cappotto diventa un evento memorabile. Grottesca ed efficacissima caricatura della Russia del diciannovesimo secolo.
Queste opere eterne di Gogol' sono uno spaccato impietoso della società russa prerivoluzionaria e mettono alla luce tutte le motivazioni per le quali ciò che sarebbe successo 80 anni dopo era inevitabile.
FratesoleFratesole wrote a review
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jneejnee wrote a review
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Un classico con la C maiuscola
Ho riletto questo libro per il gruppo di lettura su Facebook “Ima and the books” coordinato da Martina, booktuber molto competente, e dedicato ai grandi classici della letteratura. La prima lettura di questo libro l’ho affrontata quando avevo circa vent’anni (bei tempi!) e frequentavo l’università. Mi era piaciuto allora così come mi è piaciuto adesso. In realtà non ricordavo le trame dei singoli racconti se non a grandi linee, sono passati troppi anni, ma avevo ben presente l’impressione generale molto positiva. In essi, dietro una sferzante ironia e una comicità a volte irresistibile, Gogol’ nasconde il suo amore per gli umili. Sono anche presenti numerosi elementi fantastici che sorprendono il lettore. I protagonisti di questi racconti sono un esempio di quegli umili che vengono vessati dalla labirintica e complessa burocrazia russa e diventano vittime predestinate dei colleghi o dei loro superiori. I racconti sono tutti molto belli, ma i miei preferiti sono stati “Il cappotto” e “Le memorie di un pazzo”. Il povero Akakij Akakievic mi resterà sempre nel cuore, è di una tenerezza irresistibile e non merita assolutamente quello che gli accade. Il secondo racconto, invece, mi ha fatto ripensare ad un libro letto un paio di mesi fa, che ho molto apprezzato, “La stanza” di Jonas Karlsson in cui un impiegato della pubblica amministrazione svedese porta scompiglio nel suo ufficio a causa delle sue “stranezze”. Adesso ho la certezza che Karlsson abbia preso spunto o sia stato influenzato da questo racconto di Gogol’. Sicuramente consigliato, un classico con la C maiuscola.