I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura
by Mark Haddon
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Un gruppo di giovani esploratori nella foresta amazzonica scopre che l'oscurità più spaventosa non è quella che li circonda, ma quella dentro di loro. Due ragazzini trovano una pistola semiautomatica, e il colpo che sparano segna il primo confine della loro vita. Un estraneo minaccioso si presenta alla porta di una famiglia borghese riunita per Natale: la sua visita sarà l'inizio della fine delle loro tante ipocrisie. Il vecchio pontile di una città di mare crolla sotto lo sguardo, pieno di compassione ma impotente, di un Dio che dall'alto osserva il dolore e la grazia nascosti in ogni dramma. La prima raccolta delle storie brevi dell'autore dello "Strano caso del cane ucciso a mezzanotte" è stata accolta in Inghilterra e negli Stati Uniti come un capolavoro di talento narrativo, di inventiva e equilibrio. Sono nove racconti lirici e intensi, nove storie che spaziano dall'essenzialità di un fantastico surreale e allusivo, all'avventuroso più scatenato. In ognuno di questi racconti Mark Haddon infonde lo stesso calore. Una scrittura capace di una profonda empatia, in grado di rivelare tutta la dolcezza e la malinconia che abita il cuore degli uomini.

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Cento_bookCento_book wrote a review
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«Spunta l’alba e per un breve momento il pontile in rovina è bellissimo, ma l’epicentro di una cittadina si sta già spostando a est, lungo la passeggiata in direzione del delfinario e della piscina d’acqua salata. Il pontile sta già diventando qualcosa da lasciarsi alle spalle.
La gente va a ritirare le foto delle vacanze. Qualcuna contiene le ultime immagini di familiari che adesso sono morti. Sorridono, si riparano gli occhi, mangiano patatine e tengono in braccio enormi orsacchiotti di pezza. Hanno solo pochi minuti di vita ancora. In una, veramente pazzesca, un adolescente sta già cadendo, la bocca spalancata come se stesse cantando.
Si celebrano i funerali e comincia la battaglia legale. La vernice si scrosta, il metallo arrugginisce. I gabbiani si radunano sulle giostre e sui belvedere. Le lampadine si spaccano, i colori sbiadiscono. I cormorani nidificano sull’impalco marcio. Quando il vento si alza le cabine della ruota panoramica oscillano e cigolano. La galleria degli orrori diventa un covo di pipistrelli grandi e piccoli; il groviglio di travi sott’acqua una dimora per le anguille di mare e i polpi.
Tre anni dopo un uomo che cammina lungo la spiaggia col cane troverà un teschio sbiancato dal mare gettato a riva di una tempesta invernale. Verrà seppellito con regolare rito funebre in un angolo del cimitero della St Bartholomew’s Church sotto una lapide su cui ci sono incise queste parole: ‘anche il regno dei cieli è simile a una rete gettata dal mare, che raccoglie ogni sorta di cose’.

Già da questo stralcio evocativo si può capire la dimensione onirica, ma anche lirica e intensa che Haddon ci regala. Il libro è composto da 9 racconti molto diversi tra di loro: ci si imbatte in un ospite inaspettato nel giorno di Natale, un vecchio pontile che crolla sotto gli occhi sorpresi dei villeggianti, di una storia sul peso della propria corporeità e di come questa diventa un macigno, una zavorra (forse il più bel racconto, quanto doloroso, della raccolta), di una foresta tropicale che nasconde e oscura il passaggio di uomini non ancora coscienti del proprio mondo interiore, due ragazzini alle prese con una semiautomatica e per gioco e quasi per caso vedono segnare per sempre il loro destino. I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura è una raccolta che merita la lettura, in quanto l’autore dà prova di versatilità, e dopo l’indimenticabile Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte in maniera diversa e opposta ci racconta di altre paure, di animi umani in conflitto, di sentimenti voluti e a volte non rispettati, di un mondo interiore, e di una terra che a volte ci è amica ma tante altre è lì pronta per farci pagare il conto per azioni sconsiderate commesse.

"Non riesce a credere che qualcuno sia in grado di sopportare questo genere di dolore. Pensa ai pastori insonni nella neve azzurra, stretti nelle loro pelli, in attesa dei lupi, armati solo di una fionda. Pensa ai soldati che tornano da ogni campagna estiva senza gambe e senza braccia, i monconi come cera fusa. Pensa alle donne che partoriscono in tuguri di pietra con tetti che perdono e pavimenti di fango. Pensa a quel che occorre sopportare per vivere vite del genere, e comincia a capire che la ricchezza l'ha privata dell'unica dote che le serve adesso".
Blue TangoBlue Tango wrote a review
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HORROR VACUI. - 3 STELLE E 1/2
Grande prova di letteratura in questa raccolta di nove racconti di Mark Haddon.
Stile narrativo davvero notevole, così come, evidentemente, la traduzione di Monica Pareschi.
Raramente mi è capitato, di recente, di essere gratificato da una prosa così incisiva.
Racconti belli e terribili, in una spirale di orrore del vivere in tutte le sue possibili sofferenze, fisiche e mentali.
Stile impeccabile ed anche molto originale che si dipana nel tempo (dalle atmosfere omeriche de "L'isola" al mood da fantascienza de "La lupa e il picchio"), nei generi, nelle fasi di età della vita.
Il lettore viene letteralmente bloccato dalla capacità narrativa dell'autore che lo rende spettatore partecipe di fatti (per lo più) drammatici nella cadenza della quotidianità.
Capita così di "vedere" ciò che accade mentre "crolla il pontile" - racconto che dà il titolo originale alla raccolta e che apre il libro.
Credo che questa sia la chiave di decodifica più importante: la capacità di attivare il senso della vista, della proiezione nel racconto, di acuire la percezione sensoriale.
Capacità davvero rara che giustificherebbe le 4 stelle. Tuttavia non tutti i racconti, in termini di trama, sono alla stessa altezza ed ho provato la sensazione che l'autore si mettesse alla prova nello spingersi ad un esercizio estetico e stilistico raffinato, persino coinvolgente, ma algido nella sostanza.
Vi sono due racconti che mi hanno convinto a pieno. In primis "L'isola" che ha tutta la potenza delle tragedie greche trattate in chiave attualissima con particolari da "horror". Poi, per tutta la seconda parte, "Selvatico" che, al limite del delirio e dell'assurdo, rimanda, in qualche modo, alla violenza sublimata di Q. Tarantino.
Una raccolta da non perdere, soprattutto per apprezzare le capacità narrative dell'autore, al di là dei contenuti stessi dei racconti. Può sembrare una affermazione paradossale, ma corrisponde a ciò che ho provato e che mi fa pensare che questa raccolta possa essere apprezzata da chi ama la letteratura in sé, quasi il virtuosismo creativo dell'autore, indipendentemente da ciò che viene narrato.
Comunque decisamente molto interessante!!!

Blue Tango
LudwigLudwig wrote a review
25
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Nessuna pietà...per il lettore
Riconosco di essere afflitto da uno strano pregiudizio: quando un libro assurge velocemente agli onori della critica e, soprattutto, del pubblico, quella è l’occasione per non leggerlo. E più il volume permane nei settori alti delle classifiche, più mi sento confortato nella mia decisione di ignorarlo. Capitò così anche quando uscì Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, un libro che, all’epoca, comprai sull’onda del successo, per poi lasciarlo indefinitamente nello scaffale delle opere in lista d’attesa. E lì è rimasto. Quindi, posso ben affermare di non aver mai letto nulla di Mark Haddon prima di affrontare questa raccolta di racconti, nove per la precisione, riuniti sotto il titolo I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura.
Ora che l’ho terminato, posso ben dire che si tratta di racconti memorabili, dei generi più disparati, ma tutti caratterizzati da elementi che potrebbero definirsi horror, assurdi e fantastici, mentre la follia, la morte, il disastro, costituiscono il tratto comune di ciascuno di essi.
C’è la descrizione, agghiacciante, di un pontile che crolla a causa di un cedimento strutturale: la cronaca è minuziosa, gli accadimenti narrati freddamente, il conto dei morti aggiornato in tempo reale. C’è la storia di Bunny, ragazzo grasso, grassissimo, bloccato dalla mole nel suo appartamento dove, malgrado tutto, verrà raggiunto da una forma di amore che lo condurrà alla morte. E che dire dello sconosciuto che, la sera della vigilia di Natale, bussa alla porta di una normale famiglia inglese e lì porterà la follia e la morte, spazzando in un colpo solo anni di piccole ipocrisie borghesi. E Carol, che torna a casa dopo anni di assenza e trova la madre ai limiti della demenza e dell’inedia. Ma non manca il racconto di impianto mitologico o quello fantascientifico o, semplicemente, la cronaca di una squallida periferia britannica, dove ragazzini sottoproletari vanno in giro con una pistola per segnare il passaggio da una fase adolescenziale ad una più adulta.
Il realismo di questi racconti è spesso agghiacciante, la speranza bandita, la sensazione che tutto si muova secondo disegni ineluttabili è opprimente. Fatti, si potrebbe dire, semplicemente fatti; ma guardati da una posizione alta, distante, che li registra con puntualità, ma spesso non ne comprende le motivazioni. Oppure, giustificati dalla follia o da quell’indefinibile desiderio di autodistruzione che caratterizza le vite di tanti di noi, rinchiusi nei nostri condomini, quei luoghi da “incubo ad aria condizionata” che mi hanno fatto venire in mente certi racconti di J.G. Ballard.
Insomma, una lettura notevole, che consiglio vivamente: non vi lascerà indifferenti. Naturalmente, a questo punto, devo andare a cercare, nel mucchio, Lo strano caso…