I tre giorni di Pompei
by Alberto Angela
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Il 24 ottobre del 79 d.C. sembra un venerdì qualsiasi a Pompei, una città abitata da circa dodicimila persone che, come innumerevoli altre nell'Impero, lavorano, vanno alle terme, fanno l'amore. Ma alle 13 dal vicino Vesuvius si sprigiona una quantità di energia pari a cinquantamila bombe atomiche e, in meno di venti ore, sotto un diluvio ustionante di ceneri e gas, Pompei è soffocata da sei metri di pomici, mentre la vicina Ercolano viene sepolta sotto venti metri di fanghi compatti. Migliaia di uomini e donne cercano di scappare, invocano gli dèi, ma trovano una morte orribile. E solo in epoca moderna saranno scoperti alcuni dei loro corpi, contorti nella disperazione della fuga. Dopo molti anni passati a studiare la zona vesuviana, con il supporto di archeologi e vulcanologi Alberto Angela ricostruisce come in presa diretta i giorni che ne segnarono il tragico destino. Per farci respirare le atmosfere di quei momenti, individua alcuni personaggi storicamente esistiti la ricca matrona Rectina, un cinico banchiere, un politico ambizioso... - e li segue passo dopo passo, in un percorso che si può fare ancora oggi, per strade, campagne, case o locali pubblici. In questo modo, non solo ci fa scorrere davanti agli occhi la vita quotidiana (prima) e la morte (poi) come in un film mozzafiato.

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Andrea EndriuAndrea Endriu wrote a review
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Probabilmente il mio libro favorito di Alberto Angela.
Alberto Angela è una garanzia, ma questo lo sapevo già. Quello che non sapevo, e nemmeno lontanamente potevo immaginare, è che sarebbe riuscito a farmi appassionare alla storia dell'Impero Romano.
Chiariamo una cosa: ho studiato le vicende di Roma antica, ma non era mai riuscita ad affascinarmi e a prendermi quanto altre civiltà (Egizi), periodi storici (Seconda guerra mondiale, Medioevo), altre società (Repubblica Serenissima di Venezia) per citarne alcune.
Alberto Angela non solo è riuscito in questo intento, ma mi ha illuminato su moltissimi modi di dire, di fare, di vivere, curiosità, retaggi e su quanto fossero in realtà all'avanguardia gli antichi Romani.
Bando alle ciance, parto dal libro che ho senz'altro preferito: I tre giorni di Pompei.
Fantastico ed introduttivo. Introduttivo perché è stato il primo libro che io abbia letto di Alberto Angela ed è stato quello che mi ha spalancato le porte dell'Impero considerato che successivamente sono poi giunti gli altri tre.
Non avete idea di quante false informazioni circolino sulla tragedia occorsa a Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabia, e non occorre nemmeno andare troppo lontano per cominciare ad insinuare in voi qualche piccola curiosità. È stato davvero il Vesuvio a distruggere con la sua eruzione queste città? Ed è stata davvero la lava a ricoprire tutto come molti credono? O c'è dell'altro? Come sono morti i cittadini? Chi e come è riuscito a salvarsi?
Eh no! Non ve lo dico! Se volete sapere, leggete il libro poiché ne vale assolutamente la pena. L'ho letto tutto d'un fiato, scorrevole, lineare. Le descrizioni sono talmente accurate da farvi avere la sensazione di trovarvi lì ad assistere alla scena (compreso assistere alla morte di tante persone, descritta anch'essa).
Nekkina93/72Nekkina93/72 wrote a review
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“I tre giorni di Pompei” non è un romanzo, ma un saggio storico.
Visto che Alberto Angela ci racconta tramite le poche testimonianze e tramite varie ricostruzioni, cosa è avvenuto in quei tre giorni infernali che ha distrutto Pompei.
Rendendola una delle tragedie più orribili e enormi del mondo, almeno di quelle di cui abbiamo traccia.
Quindi non è una storia romanzata come nei libri o nei film, ma una vera ricostruzione basata sia su tutto quello che fin’ora gli archeologi hanno trovato, tra quello che i vulcanologi, scienziati, storici e biologi hanno scoperto e tramite quelle poche testimonianze di chi è sopravvissuto.
Perché si.
Qualcuno è sopravvissuto a quella terribile tragedia.
Di accertati ce ne sono 7, è possibile che altri siano sopravvissuti, ma purtroppo non vi è traccia nei documenti.
Non erano così meticolosi nel tenere traccia di tutti gli avvenimenti, non come oggi.
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Partiamo dall’eruzione, tutte le fasi sono state ricostruite sia grazie a quelle poche testimonianze che sono arrivate a noi dopo quasi duemila anni, sia grazie alla consulenza e agli studi di vulcanologi, archeologi ecc…
Sono tante le scoperte fatte in questa città in un certo senso perduta, ma ancora tante sono li sepolte e ancora da scoprire.
Quindi questo saggio è un mix sia dei fatti che ci vengono mostrati attraverso i racconti di Rectina, una delle poche sopravvissute, sia dalla varie ricostruzioni.
E’ un racconto scorrevole e fluido, ma allo stesso tempo intenso e pieno di dettagli incredibili.
Una delle cose che apprezzo tantissimo di Alberto, è il modo particolare con cui spiega e ci racconta la storia.
Ce le narra come se lui fosse stato li in quel preciso momento, come uno spettatore in prima persona e non in terza nascosto nell’ombra.
In qualche modo questo stile da molto di più la sensazione di essere li con loro, in quelle terribili ore a camminare per le vie di Pompei, mentre l’odore del pane appena sfornato ci solletica le narici.
Alberto ha la capacità di far appassionare il lettore o lo spettatore alla storia.
Ti fa sentire completamente coinvolto e non riesci a smettere di leggero o ascoltarlo.
Se siete persone curiose, con la voglia di imparare e scoprire sempre di più sia cose antiche che nuove, non può far altro che piacervi il suo modo di divulgare.
Sono sincera quando dico che se avessi avuto un professore come lui, la storia a scuola sarebbe stata molto più interessante, invece di studiarla solo per avere bei voti e per conoscere le vicende.
Perché la conoscenza è potere e libertà, ricordatevelo.
In pochi sanno far appassionare alla storia e lui è uno di questi.
Sa alimentare la mia curiosità, la mia voglia di imparare e scoprire sempre cose nuove.
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(Possibili spoiler!!!). 
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Il libro si apre qualche anno dopo la tragedia, con Rectina una nobildonna sopravvissuta che cerca in tutti i modi di tenere dentro di se quello che ha vissuto.
Ha cercato di rilegare la tragedia in una parte della mente, senza pensarci per non soffrire e rivivere quei momenti terribili, che mai andranno via.
E’ “curioso” in parte rendersi conto come possono passare duemila anni, ma anche il doppio, e scoprire che le emozioni che viviamo noi oggi, sono le stesso che hanno vissuto loro.
Come i meccanismi di difesa che il cervello crea, sono gli stessi.
Ovviamente per motivi diversi, è impossibile non immedesimarsi nel suo racconto e percepire quello che lei vuole dirci e dopo duemila anni, posso ancora percepire il suo stato d’animo.
Perché in molti, anche se per motivi diversi, possiamo comprendere cosa vuol dire provare a rilegare in un angolo della mente il dolore per non sentirlo.
Ma Rectina sarà obbligata a farci i conti un giorno per caso, quando una singola risata la riporta indietro nel tempo e allora decide di raccontare tutto.
Decide di affrontare il dolore, anche per tentare di andare avanti.
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Tra il suo racconto e le varie ricostruzioni, veniamo a scoprire che in realtà NON è stato il Vesuvio a distruggere Pompei, ma il monte Sommo.
Perché il Vesuvio all’epoca non esisteva, ma si è formato proprio con la tragedia di Pompei.
In pochi all’epoca avevano compreso che quello non era solo un monte, ma un vulcano, ma come succede anche ai giorni nostri, molte volte chi vede le cose per come sono, non viene ascoltato.
Eppure se avessero ascoltato, forse avrebbero in parte intuito i vari segnali che la natura e gli animali che li circondavano, stavano provando a dire loro.
Oggi tutti quei segnali che la natura da sappiamo riconoscerli, soprattutto gli esperti.
All’epoca nessuno poteva comprendere che tante scosse così frequenti non erano normali.
Così come non erano normali i vari strani comportamenti che gli animali avevano iniziato a manifestare.
Oppure il cambio improvviso del vento e tanti altri piccoli segnali.
Non era colpa loro, non c’erano studiosi di vulcani e terremoti all’epoca, però se avessero ascoltato un po’.
I vulcanologi hanno scoperto che quel vulcano dormiente già in precedenza aveva distrutto Pompei, quindi non era nuova alle tragedie.
Di accertato con resti ritrovati, c’è una tragedia che pare essere avvenuta quattromila anni fa, quindi duemila anni prima di Pompei.
E dall’eruzione del 79 d.C., grazie alle colate laviche che si è formato il Vesuvio che è cresciuto nel corso dei secoli.
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Ma in questo libro potrete trovare anche tante risposte a molte domande che uno si è posto nel corso del tempo.
Per esempio perché si chiama Pompei, come si è formata la città.
Poi veniamo a sapere che come città è sempre stata multietnica, una rarità all’epoca.
Tra invasioni con alcuni che sono rimasti e tra loro che accoglievano rifugiati, Pompei è diventata nel tempo molto etnica e ne abbiamo le prove tra le vie rimaste intatte oggi.
Dove troviamo diverse culture nelle costruzioni di abitazioni, negozi e monumenti nelle vie.
Scopriremo di lavori atroci, difficili e pesanti.
Scopriremo la regola romana che voleva che i carri con le provviste, con tutti i prodotti commerciali viaggiassero di notte, così da non intasare la città durante il giorno.
Scopriremo la medicina di quei tempi e gli strumenti che utilizzavano.
Scopriremo che una volta, non erano le persone, -o meglio dire i nobili in questo caso-, ad andare a comprare.
Ma erano i venditori ad andare a casa dei nobili per presentare la loro merce.
Scopriremo come già dal programma in tv, sia su Pompei che su Cleopatra, come a quel tempo le donne in molti posti del mondo erano libere e indipendenti.
Leggeremo di donne forti, libere, indipendenti come Rectina appunto.
Che era una nobile che si muoveva in tutta libertà, e ci si ferma a domandarsi come sia possibile che poi per secoli dopo, siano venuti i secoli bui.
Poi purtroppo lo si sa, però mi fermo qua, che è meglio.
Ovviamente troveremo differenze sociali, scopriremo il loro modo differente di costruire le statue. Diverse dalle statue Greche.
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Una cosa delle cose che mi ha sconvolto scoprire, -tra le tante-, è che prima del terribile evento dell’eruzione del 79 d.C., per ben 43 anni, -quindi dal 36 d.C.-, si sono susseguiti diversi terremoti abbastanza forti tra i 3 e i 5 gradi della scala Richter.
Oltre alle varie scosse di assestamento, erano delle avvisaglie, anche se loro non potevano saperlo all’epoca.
Vi immaginate a dover vivere in quel modo?
Con la terra sotto di voi che trema di continuo e le case sempre distrutte e in continua ristrutturazione?
Senza contare tutti gli altri problemi che queste scosse portavano, ma non voglio dire altro per farvi leggere senza sapere troppo.
Questi terremoti comunque hanno cambiato drasticamente la società dell’epoca, il loro modo di vivere.
E questo dimostra che la verità è ben altra, rispetto a quello che mostrano nei film o nelle serie tv oggi.
Perché quella Pompei che mostrano nei film, non è reale, non in quel periodo.
Mostrano una qualsiasi città Romana dell’epoca, ma non la Pompei di quei decenni che combattevano continuamente contro la natura che remava loro contro.
Un paradosso è che questi terremoti che erano delle avvisaglie dell’imminente eruzione e quindi hanno portato poi al disastro.
Hanno anche portato tantissime persone ad abbandonare nel corso di quei decenni Pompei, stabilendosi altrove.
Stufi di vivere continuamente in emergenza per via dei continui terremoti.
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Comunque, è talmente tanto ricco di eventi e descritto bene, che non c’è rischio di farvi spoiler.
Anche perché la storia è tanta e questa storia sicuramente non vi è stata insegnata a scuola.
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In conclusione.
Ad ogni inizio capitolo Alberto ci mostrerà uno dei tanti graffiti che si possono trovare a Pompei e nelle altre città colpite dalla tragedia.
Graffiti dell’epoca, ovviamente.
E’ curioso e mi sta colpendo molto scoprire come l’animo umano fondamentalmente è sempre lo stesso, -senza pensare a quegli esseri indegni di essere chiamati umani, come assassini, violentatori, razzisti, omofobi ecc…-.
Mi riferisco alle persone fondamentalmente buone, rendersi conto che persone vissute quasi duemila anni fa, avevano gli stessi modi di pensare, scherzare, ridere, disperarsi, gioire, sperare, vivere fondamentalmente.
Per le vie di Pompei, si possono trovare diversi graffiti se si sa dove cercare, scritti alcuni nel latino classico di quell’epoca, alcuni nel latino volgare che stava già dilagando tra le persone e che presto avrebbe preso il sopravvento.
Graffiti che testimoniano la nascita di una bambina, altri che sembravano una telecronaca sportiva.
Altri di uomini che “lottano” per la conquista di una donna, con uno dei due che deride pubblicamente l’avversario.
Altri molto più espliciti sia di uomini che di donne che si vantavano delle loro conquiste o prodezze sessuali, segno che all’epoca il sesso veniva vissuto in modo più libero e senza i tabù che poi sarebbero venuti secoli più avanti.
Graffiti che riguardavano elezioni elettorali.
Oppure graffiti con parolacce, una dimostrazione in più che le parolacce come altre cose sono sempre esistite, a differenza di chi pensa che siano un invenzione dell’ultimo secolo.
Quindi guardando questi graffiti, passeggiando per le vie di Pompei, possiamo davvero toccare con mano i loro pensieri, la loro vita, avendo così la sensazione di averli accanto mentre si passeggia per quella città perduta.
Sicuramente ha aumentato la mia voglia di visitare questo luogo.
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E’ un libro che consiglio a chi vuole scoprire in modo più approfondito la storia della tragedia che ha colpito Pompei, Ercolano e le altre città vicine.
Dovete tener conto che è comunque un saggio storico, quindi è da una parte scorrevole per il suo modo di narrare, ma dall’altra è in qualche modo “lento” (in senso buono), essendo comunque storia e non un romanzo.
Perché online è classificato come “romanzo rosa storico”, ma NON è un romanzo.
Ma un saggio che racconta i fatti reali, senza romanzare nulla.
Quindi non tenete conto della classificazione ufficiale che trovate su wikipedia o da alcuni siti.
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Voglio solo avvertirvi che l’ultima parte del saggio è veramente forte, intensa, triste, shoccante e toccante.
E’ “pesante” non nel senso brutto del termine, ma nel senso che ci sono capitoli non facili da leggere e foto che ha scattato per questo saggio, non facili da visionare.
Perché spiega letteralmente cos’è successo durante l’eruzione, capitoli molto forti.
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Questo libro mi ha fatto davvero scoprire tantissime cose e i vari usi e costumi dell’epoca.
In più mi ha portato man mano a fare ricerche online su parecchi eventi o cose che Alberto narra nel libro, alimentando così sempre di più la mia sete di conoscenza.
Infine vorrei dire a chi leggerà questa recensione, che non è la tecnologia moderna che ci rende più avanzati.
Ma tutte le invenzioni che nei secoli hanno fatto si che noi potessimo avere poi la tecnologia odierna.
Erano molto avanti già indietro nel tempo, in molti campi e per certi versi non riusciremo mai a eguagliare molte cose.
Come per esempio certe costruzioni che durano ancora oggi o certi tabù odierni che all’epoca non c’erano.
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Infine, alla fine del libro spiega i vari punti di vista che vanno ad avvalorare sia la tesi che sia avvenuta in autunno la tragedia, sia quelli che invece pensano che sia avvenuta in estate.
Oltre i vari tomi di ricerca che ha consultato per la stesura del saggio, oltre ai suoi innumerevoli viaggi, studi, scoperte ecc…
Comunque, in base a quanto ho letto, anche io penso che sia avvenuta in autunno.
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Voto: 5/5.

Tra i graffiti che mi hanno colpito:

-OFFICIOSUS FUGIT – Lo schiavo scappa.
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Cosa molto pericolosa, perché se veniva beccato poteva essere ucciso sul momento.
Ma a me piace pensare che invece ce l’abbia fatta e che abbia vissuto una vita degna di essere vissuta, da uomo libero.
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-TALIA TE FALLANT UTINAM MEDACIA COPO TU VEDES ACUAM ET BIBES IPSE MERUM – Simili balle, oste, possono costarti caro. Vendi l’acqua e ti bevi il vino puro…
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A quanto pare era un vizio già all’epoca annacquare le bevande, mi viene in mente oggi certi locali che annacquano i cocktail.
Mettendo un casino di ghiaccio e la dose inferiore degli ingredienti, non seguendo la ricetta.
Alcuni purtroppo lo fanno, mi sono anche arrabbiata in due locali anni fa.
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Sono tanti i graffiti ritrovati, anche se citati solo alcuni all’interno del libro.
Sono vari, vanno dalla nascita di una bambina, ai reclami dei clienti, ai giochi, alle prese in giro, per arrivare a quelli piccanti.
Si, avete letto bene, graffiti piccanti.
Oltre di parolacce e minacce anche.
Alla fine, l’essere umano è sempre in un certo modo nei secoli.
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Curiosità trovate all’interno della storia.
Un fatto molto curioso che potrebbe farvi ridere in parte, ma era un usanza comune e senza doppi sensi, -a parte in rari casi-.
Era che usavano dipingere principalmente sulle pareti dei negozi ma anche in alcune dimore un fallo, (cioè un pene), come simbolo di fertilità e speranza quindi di concepire e per scacciare il male, per quanto riguarda le dimore.
E anche come simbolo non solo per scacciare il male, ma anche contro chi gufava, augurava il male e come augurio per l’andamento degli affari nelle botteghe o negozi.
Su internet se cercate, potete vedere alcune immagini che testimoniano ciò.
In parte fa ridere immaginare di passeggiare e vedere l’organo maschile sui muri, però dall’altra parte fa comprendere ancora una volta di più, come il sesso fosse vissuto in maniera differente.
In più, li vendevano anche come porta fortuna tascabili diciamo, e i cornetti rossi di oggi, discendono proprio da questo."
Trenette65Trenette65 wrote a review
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StreppyStreppy wrote a review
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"Nulla può durare in eterno"
"Nulla può durare in eterno. Il sole dopo aver brillato si rituffa nell'oceano, decresce la luna che poco fa era piena. La furia dei venti sovente si tramuta in brezza leggera”

Questi struggenti versi furono incisi da un anonimo poeta e ritrovati a distanza di secoli sulle pareti di una bottega nei vicoli dell’antica città di Pompei. Essi regalano la cornice perfetta entro la quale raccontare la precarietà di una comunità che, in soli tre giorni e avvolta in un corale e ansante gemito, venne inghiottita e sommersa da metri e metri di materiale piroclastico.
Con il senno di poi, le parole del poeta sembrano predire il destino di migliaia di persone, legato a stretto giro ai capricci di una natura insondabile; Come una madre degenere che rifiuta la sua prole, questa terra - dai fertili pendii e dalle acque gravide di pesci e commerci - si rivoltò verso i suoi figli che si trovarono infine costretti in un ultimo, violento abbraccio mortale.

Per quasi 500 pagine, in quella che a tutti gli effetti appare come una lunga camminata tra le vie dell’antica Pompei, Alberto Angela si rivela essere un cicerone da dieci e lode; in sua compagnia - e che compagnia 😉- , il lettore viene introdotto nella Pompei bene del 79 d.C; è questa la città dove Rectina - la ricca amica di Plinio il Vecchio - imbandiva banchetti per il sollazzo di poeti, banchieri e loschi politicanti. Tuttavia, accanto alle ville dei nobili e dei tanti liberti, si ergevano anche botteghe, panetterie e lupanare, edifici che con le loro attività testimoniano usi e costumi popolani.
Mettendo a nudo abitudini alimentari, passioni, vizi e virtù degli antichi romani, il geniale paleontologo e divulgatore televisivo ci fa rivivere così le ore immediatamente a ridosso dell’eruzione. È un quotidiano conto alla rovescia che termina con la scomparsa ineluttabile di un intero territorio.

Pochissimi furono i sopravvissuti. Tra questi, ricordiamo Plinio il Giovane (nipote del famoso ammiraglio), il quale, in una lettera a Tacito, testimoniò le vicende di quelle ore sofferte. Partendo da questo documento e dalla pluriennale esperienza su campo di esperti e studiosi, nasce questo libro che, a mio avviso, è completo, accurato e ricco di tante curiosità e sorprese.
Infine, è una lettura sicuramente in grado di illuminare una nostra prossima visita agli scavi di Pompei, sito archeologico e patrimonio culturale tra i più incredibili che esistano al mondo.
carlo albertocarlo alberto wrote a review
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CiaCia wrote a review
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