Se qualcuno può storcere il naso di fronte a questo termine insolito, pensando si tratti dell'ennesimo neologismo, è bene che si tranquillizzi. La sua origine è più che centenaria, essendo stato utilizzato dal filosofo francese Charles Renouvier nel 1876 come titolo per il suo ponderoso saggio. Le s... More

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Carlo MenzingerCarlo Menzinger wrote a review
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FINALMENTE UN’ANTOLOGIA DI SAGGI UCRONICI
Ho a lungo atteso di leggere il terzo numero di IF - Insolito & Fantastico dedicato all’Ucronia e questo non tanto perché contiene un mio articoletto e un breve racconto sul tema da me scritti (questi già li conoscevo!), quanto perché ero estremamente curioso di poter leggere finalmente, in un unico volume vari articoli e racconti dedicati alle allostorie, cosa estremamente rara.
La scarsità di testi antologici sull’ucronia già mi aveva portato a curare la raccolta “Ucronie per il terzo millennio” (Edizioni Liberodiscrivere), in cui diciotto autori, in quarantasei racconti, lasciano una versione alternativa di diversi momenti storici, come si deduce dall’ironico sottotitolo dell’opera “Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”. Troppo spesso, infatti, l’ucronia si concentra su specifici periodi quali la Seconda Guerra Mondiale o il periodo napoleonico o l’impero romano. Il desiderio era di mostrare le ampie possibilità narrative offerte da qualsiasi momento storico e di offrire un approccio leggero e accessibile a tutti a questo genere ancora così poco conosciuto ma che meriterebbe di avere molti più sostenitori.
Sentivo dunque fortemente il bisogno di un volume come questo numero di IF. La rivista è un vero e proprio libro (per dimensioni e impaginazione) di 128 pagine, le cui prime 83 mi sono parse davvero da collezione. Peccato che il volume prosegua, con qualche eccezione, con racconti, articoli e recensioni che trattano altri generi, dalla fantascienza, all’utopia alla distopia. Pur non negando l’interesse di questi, mi sarebbe piaciuto di più se il volume fosse stato concentrato solo sul tema dell’ucronia.
Magistrale mi è parso l’articolo di apertura di Gianfranco De Turris “Ucronia o del revisionismo assoluto” e particolarmente interessanti le riflessioni sulla visione della Storia come Fatto Compiuto, che viene necessariamente superata dall’Ucronia. Credo che questo sia uno dei massimi contributi alla storiografia offerto da questo genere letterario: scardinare la concezione di una Storia immutabile e studiarne i percorsi alternativi per comprenderne meglio le dinamiche.
È forse vero lo slogan “la Storia non si fa con i sé” ma è errata l’idea che si possa fare seriamente storiografia senza prendere in considerazione le alternative alla Storia reale. È solo immaginando percorsi ucronici generati da un evento che possiamo davvero capire quanto questo sia stato rilevante. Un simile approccio potrebbe persino portare a rivedere l’importanza di eventi storici ritenuti più o meno importanti, perché se è vero che da ogni gesto nascono infiniti universi divergenti (come scrissi ne “Il Colombo divergente” – Edizioni Liberodiscivere - 2001) e che quindi anche il gesto più insignificante può avere conseguenze che crescono a valanga, fino a sconvolgere la Storia, è però anche vero che certi eventi hanno, nell’immediato, effetti tali da disegnare il futuro in modi alternativi tra loro diversissimi. Sono questi eventi, che potremmo chiamare “punti di divergenza”, quelli che lo storico dovrebbe studiare con più attenzione e che il romanziere ucronico può meglio utilizzare per le sue costruzioni di universi divergenti.
Tornando all’articolo di De Turris, ho anche apprezzato che sia stato individuato il pensatore italiano Adriano Tilgher (1187-1941) quale uno dei padri “morali” dell’Ucronia, avendo, come scrive De Turris dedicato “vent’anni della sua vita a combattere storicismo e idealismo e a sostenere le ragioni della Possibilità contro il Fatto Compiuto, a partire dal suo volume dedicato ai Relativisti contemporanei (Libreria di Scienze e Lettere, Roma 1921), sino all’ultimo che pubblicò poco prima della morte: Il casualismo critico (Bardi, Roma, 1942 - ma1941-)”.
Interessanti anche gli approfondimenti sull’opera dell’ideatore del termine “Ucronia”, Charles Renouvier (1815-1903), il cui “Uchronie” (il titolo è molto più lungo ma comincia così) pubblicato prima anonimo nel 1857, fu ripubblicato integralmente nel 1876. Il francese immaginando un punto di divergenza nel 180 d.c., alla morte dell’imperatore Marco Aurelio, ci offre un impero romano in cui il cristianesimo non trova spazi e prevale invece lo stoicismo, nella forma praticata da questo imperatore.
Il secondo articolo “La storia alternativa – Dibattito sull’ucronia” riporta un colloquio del 10/09/1982 tra Marc Angenot, Darko Suvin e Jean-Marc Gouanvic, in cui si discute ancora sull’opera di Renouvier ma si parla anche del Napoleone Apocrifo di Geoffroy (1836), che sarebbe però più un’opera satirica che ucronica, e delle caratteristiche ucroniche di Verne. Di questo autore Suvin fa notare come non scrivesse, solitamente, del futuro ma che i suoi romanzi si collocassero sempre in un periodo di uno o due anni antecedente alla pubblicazione. Dunque avrebbe descritto dei mondi alternativi collocati in un passato prossimo, con implicazioni ucroniche sul presente e sul futuro.
Recentemente ho notato come “Viaggio al centro della terra” (così come “Il mondo perduto” di Conan Doyle”), immaginando che esseri preistorici siano sopravvissuti al centro della terra, può essere considerato un esempio di ucronia “preistorica”, un’allostoria che immagina cioè un punto di divergenza, collocato in un passato preistorico, a partire dal quale i dinosauri non si sarebbero estinti. Lo stesso tema viene trattato assai più approfonditamente da Harrison nel suo “Il libro degli Ylané”, in cui immagina una civiltà dei dinosauri ai tempi degli uomini preistorici.
Nel terzo articolo “Notizie dalla terra di Ucronia” Giuseppe Panella torna sul tema della storia controfattuale napoleonica, trattando il mito dell’imperatore inesistente e ci parla ancora di Renouvier e de “La svastica sul sole” di Dick.
Nel quarto articolo “Ucronie post 11 settembre” Riccardo Gramantieri ci parla de “Il complotto contro l’America” scritto da Roth nel 2004 e di altri romanzi del passato decennio come “Harm” di Brian Aldiss (2007) e “Pied Piper of Hammet” di Abbas Alì.
In “Kim Newman e il mondo ucronico di Anno Dracula” Antonio Daniel ci parla delle contaminazioni tra fantastoria e romanzo gotico. Newan riscrive il finale di Dracula di Stoker, immaginando che il vampiro sconfigga Van Helsing, sopravviva e sposi la Regina Vittoria, mutando le sorti del mondo. Un esempio di come si possa contaminare Letteratura e Storia.
In “Discronia cattolica” Claudio Asciuti ci parla delle profezie di Malachia sulla successione dei Papi, dei romanzi che ne sono derivati, de “Il dilemma di Benedetto XVI” di Herbie Brennan e dei misteri legati al brevissimo pontificato di Papa Luciani.
In “Ma cos’è l’ucronia? Un tentativo di definizione” dopo tanti illustri interventi, mi permetto - quasi a trarre delle semplicistiche conclusioni - di dare una definizione del genere e di segnalare un breve e parziale elenco di romanzi ucronici, stranieri e italiani.

Dopo il mio articolo, comincia la parte del volume dedicata ai racconti. Solo due mi sono però parsi veramente ucronici “Complimenti Dottor Goebbels” di Piero Prosperi (tratto da W.H. Harrison) e “Il pittore di Branau” da me scritto, entrambi sul nazismo.
Seguono l’utopia fantascientifica “Valzer” di Donato Altomare, il racconto con ambientazione ucronica “Al-Hazit” di Giampietro Stocco, “Autocidio colposo” di Renato Pestriniero, un doppio racconto sulle doppie identità, “I draghi della quinta era” una rivisitazione alternativa de “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, realizzata da Errico Passaro, immaginando la vittoria di Saruman.

Segue poi la terza parte del volume dedicata a recensioni, interviste e altri interventi, tra cui va segnalato l’intervista di Giampietro Stocco a Harry Norman Turtledove, uno dei maggiori autori ucronici nostrani a confronto con un mostro sacro internazionale del genere.
Insomma, nel complesso un volume da non perdere e da conservare con grande cura.