If It Bleeds
by Stephen King
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A collection of four uniquely wonderful long stories, including a stand-alone sequel to the No. 1 bestseller THE OUTSIDER. News people have a saying: 'If it bleeds, it leads'. And a bomb at Albert Macready Middle School is guaranteed to lead any bulletin. Holly Gibney of the Finders Keepers detective agency is working on the case of a missing dog - and on her own need to be more assertive - when she sees the footage on TV. But when she tunes in again, to the late-night report, she realises there is something not quite right about the correspondent who was first on the scene. So begins 'If It Bleeds', a stand-alone sequel to the No. 1 bestselling THE OUTSIDER featuring the incomparable Holly on her first solo case - and also the riveting title story in Stephen King's brilliant new collection. Dancing alongside are three more wonderful long stories from this 'formidably versatile author' (The Sunday Times) - 'Mr Harrigan's Phone', 'The Life of Chuck' and 'Rat'. All four display the richness of King's storytelling with grace, humour, horror and breathtaking suspense. A fascinating Author's Note gives us a wonderful insight into the origin of each story and the writer's unparalleled imagination

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mft89mft89 wrote a review
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Il Mago di OzIl Mago di Oz wrote a review
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Spoiler Alert
Buona raccolta, con un piccolo gioiello (inaspettato)
Stephen King torna al racconto, al racconto lungo, per l’esattezza, e lo fa da par suo. Il risultato, complessivamente, non è all’altezza delle sue migliori raccolte (su tutte, “A volte ritornano”, “Scheletri”, “Tutto è fatidico”), i racconti che la compongono non sono tutti di alto livello, ma il Re ha sfornato ancora una volta un libro godibilissimo. Quattro racconto lunghi, proprio come in “Notte buia, niente stelle”, ma se i racconti di quest’ultima erano - come richiamava il titolo stesso - duri, tenebrosi e dolorosi, questa raccolta è più “carnale”, vitale. L’esito delle storie positivo, anche se in modo paradossale.
Il peggior racconto in assoluto - ma si parla sempre e comunque del Re, quindi di una storia non disprezzabile - è il racconto che dà il titolo alla raccolta, “Se scorre il sangue”. Vi ritroviamo come protagonista quella Holly Gibney, già protagonista del ciclo di Mr. Mercedes e del romanzo The Outsider. Un personaggio per il quale King più volte ha manifestato un amore incondizionato. Purtroppo la storia, malgrado le premesse interessantissime, ha uno sviluppo di una banalità assoluta. Del personaggio di Holly poco viene aggiunto rispetto a quanto già sapevamo (qualche elemento sul rapporto con la madre, ma molto stereotipato e superficiale), assolutamente niente degli altri personaggi che accompagnano le vicende di Holly alla Finders Keepers, mentre la vicenda stessa e il cattivo di turno, che pure, se meglio sviluppati, sarebbero stati interessantissimi, sono un brutto calco di The Outsider. Un vero peccato, perché il nuovo outsider meritava un approfondimento maggiore e lo sviluppo di riflessioni più approfondite.
Molto carini e interessanti il primo e l’ultimo racconto, due “baci veloci, dati al buio”, per citare le parole usate da King nella prefazione di “Scheletri”.
“Il telefono del signor Harrigan” è una tipica storia horror del soprannaturale... forse... o forse delle coincidenze. Scrittura veloce e accattivante, King ci accompagna in una vicenda che è una riflessione sulla crescita, sulla maturazione, sul “coming of age”, sul rapporto tra generazioni diversissime (un bambino poi ragazzo, un anziano solitario e misantropo ritiratosi dal mondo, che viene avviato all’uso del cellulare proprio dal bambino narratore e protagonista). Niente di eccezionale, ma una storia fresca, in cui King riesce a descrivere benissimo, con tratto leggere, il brivido dell’imprevisto, lo strutturarsi di un rapporto di amicizia tra persone di generazioni diverse, la gestione di sentimenti forti (rabbia, odio, vendetta) da parte di chi è nella fase della crescita e si affaccia all’età adulta. Con la tecnologia (il cellulare) e il defunto anziano a fare da cartina di tornasole delle pulsioni profonde del ragazzo, a rappresentare, freudianamente, per una sorta di trasfert sui generis, l’Es del giovane. Non dico una storia da non perdere, ma certamente da leggere. L’eco, per quanto sbiadita, è quella di moltissime storie di formazione, a narrare le quali King è da sempre un maestro.
“Ratto” presenta aspetti positivi e aspetti negativi in eguale misura - per quanto su temi diversi - de “Il telefono del signor Harrigan”. Interessantissima l’intuizione: il processo creativo di uno scrittore, le ambizioni, i sensi di colpa, i fallimenti e i successi che lo animano, lo alimentano, lo condizionano. Chi non ha mai promesso a se stesso che se fosse riuscito in un obiettivo a cui tiene avrebbe volentieri rinunciato a qualcos’altro? Chi non ha mai detto “Darei questa cosa pur di...”? Ecco, questa volta a farlo è un docente di scrittura creativa che ha l’ambizione di essere scrittore e di scrivere un romanzo, dopo alcuni tentativi in passato falliti tragicamente (anche per la sua psiche). E che succede quando all’improvviso gli arriva una ispirazione piena e completa, praticamente il romanzo già scritto in testa, inizia a scriverlo mirabilmente e velocemente, ma poi si arresta, tra una terribile influenza che gli disturba la concentrazione, una tempesta che isola la baita in cui si è ritirato dal resto del mondo, la preoccupazione per la famiglia lontana, e le pressioni che la moglie gli crea costantemente? Cosa succede quando la febbre lo porta al delirio? Ci sta che magari l’ispirazione, malata, ma pronta a ripartire, gli si presenti sotto forma di un ratto, e lo ricatti... Con esiti imprevisti, ovviamente, e allo stesso tempo dolorosi e soddisfacenti. Una descrizione quindi del processo creativo e dei fantasmi che lo animano. Insomma, un racconto da leggere, anche se certi aspetti (il ratto avrebbe potuto avere maggiore spazio, così come altri personaggi, ridotti a meri comprimari: ti incuriosiscono, capisci che sarebbero promettenti, ma poi spariscono) avrebbero potuto essere sviluppati meglio. Pazienza. Prendiamolo come un divertissement, ma di livello e ben strutturato.
Infine, il gioiello. Il racconto che vale la raccolta: “La vita di Chuck”. Belllissimo, incantevole. E se l’ispirazione viene indubbiamente da Ray Bradbury, amatissimo da King, per il gusto del paradosso, del grottesco, della soluzione imprevista, la mano è tutta di King. La storia di una vita (o di una morte?) narrata “al contrario”. Le tre parti sono quasi tre racconti diversi, con stili, visioni e sviluppi diversissime. Una prima parte che vira sul fantastico, sull’inquietudine, sull’incomprensibile, sul perturbante. Una seconda parte che non ti aspetteresti: un quadretto di una giornata qualunque di Chuck, colto da un improvviso vitalismo (pochi minuti, ma indelebili e significanti), che lo riporta a quello che era un tempo, alle sue passioni di un tempo, alla sua giovinezza. Una terza parte, infine, che ricuce le prime due, e ne spiega il legame. E spiega ciò che siamo: la storia di noi stessi, ma anche tante storie, vissute e non vissute, che racchiudiamo dentro di noi, quasi fossimo ospiti di altri. Un finale doloroso, che tuttavia viviamo ed apprezziamo con un sorriso sulle labbra. In omaggio ad un vita, breve, ma vissuta intensamente. Anche grazie ad un attimo che ha rievocato, sintetizzato, celebrato e nobilitato mille episodi di vita. Della gioventù in particolare. Un racconto dolcissimo, in cui il vitalismo, lo stoicismo e la soddisfazione per una “vita piena”, quella vissuta da Chuck, che non può lasciarci indifferenti. E soprattutto non può non lasciare traccia e un ricordo indelebile in noi. Proprio come ha fatto Chuck durante la sua vita prematuramente interrotta. E allora si capisce anche il turbamento del “mondo interiore” di Chuck (la prima parte): la morte è sempre un evento imprevisto e terribile, incomprensibile e inspiegabile. Però Chuck la vita, una vita tutto sommato ordinaria e semplice, l’ha vissuta pienamente, godendosi tutti gli attimi, anche quelli banali. E - giustamente - per questo inconsciamente ha tutte le ragioni per celebrarsi. Dentro di sé, senza farsene avvedere dagli altri, ma compiacendosi di sé. Umilmente è discretamente orgoglioso per quello che è stato in vita, quella stessa vita alla quale è stato strappato da una terribile malattia, che in poco tempo lo ha portato alla morte. Un King grandioso, insuperato e insuperabile, che ci regala un vero e proprio capolavoro. E la struttura del racconto, con una decostruzione del tempo e lo smembramento della cronologia degli eventi, i registri diversi per ciascuna parte, sono la ciliegina che solo un grande, grandissimo e abilissimo scrittore, può permettersi di mettere sulla torta che ha cucinato per i suoi “fedeli lettori”. Leggetelo e rileggetelo, perché è un capolavoro. Il racconto che vale tutta la raccolta.
VilyaVilya wrote a review
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