Il bambino indaco
by Marco Franzoso
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Forse non è cosí vero che l'istinto materno non sbaglia mai. A volte scegliamo di non dare peso a una piccola crepa, un'incrinatura impercettibile, che a poco a poco scalfisce, fino a squarciare. Cosí succede a Carlo, che all'improvviso si ritrova inerme «come chi è rimasto dalla parte sbagliata di ... More

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StivStiv wrote a review
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Quando il parto snida l’ombra nel cuore di una donna: la riscoperta del valore della paternità
Se cominciassimo a parlare di Isabel e Carlo dall’inizio, diremmo che lei è una giovane donna svizzera in cerca di una nuova vita, motivo per cui si trasferisce a Treviso, dove apre un’erboristeria. Lui, invece, socio in una piccola azienda di comunicazione a Padova, non cerca nulla di nuovo. Di sé, Carlo racconta: «Non riponevo grandi aspettative nella vita e sentivo che era giusto così, perché nemmeno la vita sembrava riporre grandi aspettative su di me». Eppure, in fondo, Carlo ambisce a qualcosa di più, e quando incontra Isabel (su appuntamento al buio organizzato da un’amica comune) fra i due scatta qualcosa. Quella sera, al termine di una cena piacevole, passando davanti all’erboristeria di Isabel Carlo nota il quadro de La tuffatrice, appeso sopra al banco. Dipinta dalla stessa Isabel, la tela ritrae una donna nell’atto di librarsi nell’aria: leggera, eterea, quasi confusa con il cielo in cui, spiega Isabel, tende a dissolversi per purificarsi. Una “lettura” che a Carlo appare affascinante, pur non mancando di turbarlo un poco. Poiché, come scoprirà in seguito, contiene la tensione verso l’alto di Isabel. Connota cioè la sua repulsione verso il mondo terreno, fatto di cose volgari, di cibo avvelenato, di sofferenza e contaminazione.

Quella sera i due si innamorano. Dopo una breve frequentazione, lei si trasferisce da lui, a Padova. Si sposano. Trascorrono mesi felici in una sorta di mondo protetto, finché subentra il lieto evento della gravidanza. «Sarà un bambino indaco!». È l’annuncio che Lella, la dona che legge l’aura delle persone, fa ai neosposi, a conferma dell’intuizione di Isabel che il loro figlio sia speciale, e vada dunque cresciuto secondo un programma rigoroso, che contempla un’alimentazione “radicale” e pura. «Perché Il feto è disciplina» dice Isabel, durante una delle prime discussioni con Carlo su come debba essere cresciuto un figlio. Va detto che, secondo la cultura New Age, i bambini indaco sono quei bambini che portano in dono la capacità di far compiere un balzo evolutivo alla specie umana, attraverso doti superiori di empatia, intelligenza e creatività.

Ecco, se dovessimo raccontare la storia dall’inizio, diremmo quanto sopra. Ma in realtà Il bambino indaco (Giulio Einaudi Editore, pp. 132, € 11,00 ), inizia dalla fine, quando il bimbo ha già quasi un anno. Contattato dai Carabinieri, Carlo giunge a casa e scopre che Isabel è stata assassinata. «È successa una tragedia» gli comunica il maresciallo Marino. Il corpo di Isabel giace sul pavimento del salotto, coperto da un lenzuolo. All’improvviso, Carlo sente tutto il peso di scelte che se da un lato sono di salvezza, dall’altro sono di condanna. «Il bambino sta bene, è al sicuro» il maresciallo cerca di confortarlo. Ma a lui tutto appare assurdo, distante, il mondo stesso svuotato di senso. Da qui l’esigenza di ricordare, nel tentativo di capire le ragioni di un percorso che, iniziato come un bel sogno, a un tratto è divenuto un incubo.

La storia è quindi raccontata in flash back dallo steso Carlo, con momenti di ritorno a un presente in cui gli occhi del narratore non si danno pace, scrutando il mistero racchiuso nel cadavere di Isabel accasciato nel salotto, mentre il quadro de La tuffatrice ammicca dalla parete come una verità dissepolta. La radice profonda e nascosta del male di Isabel.

La memoria di Carlo ripercorre la storia d’amore con Isabel dall’inizio, a partire dal primo appunta-mento, per arrivare allo scontro fra una donna alla deriva di sé stessa e un uomo che, mentre cerca di comprendere e riscuotere sua moglie, deve proteggere un figlio che non cresce perché non viene né nutrito né amato. Perché per Isabel la purezza, l’essere sani, coincide con l’astinenza e il distacco da quella materia vitale che, sia esso cibo o emozione, costituisce la fonte di crescita di un infante. Per questo, smesso prematuramente di allattare il figlio al seno, lo alimenta solo con un mix di avocado, pomodori e cetrioli; inoltre vuole purificarlo, quindi lo purga. Perché non le sfuggono i sotterfugi con cui Carlo, aiutato dalla madre di lui, fa mangiare il bambino di nascosto. Memorabile la scena in cui la nonna, con la scusa di portare a fare un giro il nipote, lo nutre sul banco di una chiesa, preoccupandosi poi di ripulire il bambino con cura e di eliminare ogni traccia che possa far insospettire Isabel al loro ritorno.

Ormai, quella fra Isabel e Carlo è una “guerra fredda” e impari. A nulla servono i colloqui di coppia dall’assistente sociale voluti da Carlo, le visite da pediatri allarmati che decretano lo stato di sofferenza del bambino, se non a esacerbare la convinzione di Isabel di vivere in un mondo di gente insensibile e rozza. Gente da cui deve difendere sé stessa e il proprio figlio. Eppure, ormai smagrita al limite dell’anoressia, prostrata dall’impegno di crescere un figlio contro tutto e tutti, Isabel accetta la proposta di Carlo di separarsi per un breve periodo. Carlo porterà il bambino a casa della nonna, permettendo a Isabel di riprendersi, e al bambino di avere le cure necessarie.

Per un po’ sembra funzionare. Ma anche nei panni dell’assidua visitatrice, Isabel continua, in una sorta di apatia sonnambolica, a ordire il suo piano nutrizionale nei confronti di un bambino che, ritemprato al principio dalla nuova vita, torna presto a essere inerme, deperito, depresso. E quando Carlo scopre che Isabel ha ripreso a purgarlo di nascosto, è inevitabile che la sua reazione sia violenta. Una spinta, qualche strattone, una minaccia. Quanto basta perché, in una società che tutela in primis la donna, Isabel torni il giorno seguente con un avvocato e un documento del tribunale dei minori, per riprendersi suo figlio.

Non sveliamo ciò che segue. Come, e per mano di chi, Isabel muore; come Carlo, senza mai giudicarla, arriva a scoprire l’oscura verità seppellita nel cuore di lei.

Da Il bambino indaco, il regista Saverio Costanzo ha tratto il film Hungry Hearts (2014), con Alba Rohrwacher e Adam Driver. La pellicola, ambientata a New York, rinuncia al montaggio alternato regalando un’opera lineare, quasi documentaria. Una pellicola molto violenta in senso psicologico, con due grandi interpreti. Da vedere come prezioso complemento alla lettura del libro che lo ha ispirato.

Per concludere, Il bambino indaco è un libro che, scritto con stile asciutto, ma con passi di grande profondità introspettiva, riesce a parlare in modo schietto della sofferenza, della determinazione di un uomo che diventa davvero tale affrontando la più terribile delle avventure: combattere contro la donna che ama per salvare il proprio figlio. Da leggere per coloro che, senza temere le profondità abissali dell’animo umano, sono interessati alla realtà in tutte le sue sfaccettature, accrescendo la propria capacità di comprenderla.
AK-47AK-47 wrote a review
210
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Quando le teorie irrazionali sono anche criminali
Il libro si sviluppa come un lungo flashback, con il quale Carlo, un quarantenne appartenente al ceto medio, sposato e da poco diventato padre, racconta la storia dell'ultimo anno e mezzo della sua vita, da quando la moglie scopre di essere incinta, fino al tragico epilogo, la morte della moglie, scena con cui il romanzo si apre. La donna, fino a quel momento persona del tutto normale, incomincia a cambiare dopo l'inizio della gravidanza, riversando sul nascituro una serie di ansie e di ossessioni, legate soprattutto alla sua adesione a teorie spirituali strampalate, che insistono ossessivamente sulla necessità di purificarsi attraverso meditazione e alimentazione ridotta al minimo, dalle tossine del mondo moderno e della civiltà occidentale che ha perso ogni spiritualità. La situazione peggiora ancora di più dopo la nascita del bambino, con la donna che pretende di imporre al figlio neonato un regime alimentare assurdo, basato sull'assunzione di oli e semi vari, senza i principi nutritivi fondamentali. Ben pòresto tra Carlo e la moglie scoppia la crisi, ma l'uomo si trova a lottare contro un intero sistema (assistenti sociali, avvocati furbi e senza scrupoli, medici disonensti), che per proprio tornaconto, o per deviazione ideologica, dà sempre ragione alla madre. Unica alleata di Carlo resta sua madre, la nonna del piccolo, la quale, per amore del bambino, arriverà a compiere un gesto estremo.
Un libro duro, con momenti e situazioni molto tristi, che si vorrebbe non capitassero mai (penso soprattutto ai momenti in cui il bambino continua a chiedere al padre "dov'è la mamma?", quando questa è già morta), che fanno indignare per un duplice motivo: sia per il modo in cui certe ideologie alla moda, che prendono ahimè sempre più piede, possono incistarsi nella vita di una famiglia fino a diventare un bubbone che, scoppiando, ne devasta l'armonia, sia per come tutto un sistema (assistenti sociali, medici, autorità) di fronte a situazioni del genere rimangano nel migliore dei casi inerti, (in qualche caso si comportano da veri e propri complici), non badando a quella tutela del bambino che proclamano sempre di mettere al primo posto.
Non arrivo a dare al libro un voto più alto, perché trovo che avrebbe dovuto raccontare meglio il perché la donna sia caduta così facilmente preda di queste idee assurde sull'alimentazione e la spiritualità, quale percorso interiore l'abbia condotta a lasciare così facilmente la ragionevolezza in favore dell'irrazionalità.
zombie49zombie49 wrote a review
712
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Dieta alternativa e fanatismo
Un giorno, Carlo trova la polizia davanti a casa. Sua moglie è morta, uccisa da un colpo di pistola: il corpo è a terra, coperto di sangue. Il figlioletto è in custodia ai servizi sociali, la nonna è a letto, sotto shock. Carlo, la voce narrante, e Isabel si sono incontrati a Treviso, dove lei, vegetariana, lavorava in un’erboristeria. Si trasferiscono a casa di Carlo, a Padova; sono una coppia felice in attesa di un figlio. In gravidanza Isabel ha deliranti ossessioni: secondo lei tutto è inquinato, l’aria, il cibo, l’acqua; diventa anoressica e mangia solo piccole porzioni di frutta e verdura cruda; è convinta che il figlio sarà un “bambino indaco”, dotato di un’aura speciale che lo renderà un predestinato, come Cristo; legge libri esoterici. Dopo la nascita, a causa dell’estremo deperimento Isabel non ha latte, il bambino piange per la fame ma lei nega con ostinazione. Carlo nutre il piccolo di nascosto ma la moglie si rivolge a un avvocato x il divorzio. Mentre la follia di Isabel peggiora, Carlo, dilaniato da sensi di colpa, lotta per trovare prove e ottenere l’affidamento, fingendo di assecondarla, nel timore di una conclusione tragica. La storia è di fantasia ma ispirata a fatti di cronaca reali ed è verosimile: molte persone, soprattutto giovani donne, soffrono di anoressia fino a morirne, ossessionate dalla perdita di peso o da una condotta di vita salutistica, che impongono anche ai propri figli in nome di un delirante ascetismo e di dottrine orientaleggianti propagandate su Internet da improbabili guru. I familiari non si avvedono del problema perché i sintomi sono tenuti nascosti oppure per assecondare il proprio caro e cercare di mantenere, come Carlo, un rapporto difficile. Alcuni lettori trovano inverosimile questo libro; io lo ritengo, invece, tragicamente attendibile: il dramma dell’anoressia e della depressione è reale, supportato da tristi fatti di cronaca. E’ una storia drammatica e ansiogena, anche per chi, come me, non ha figli.
CiccioenriCiccioenri wrote a review
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Cosa succede quando in un libro non si azzecca proprio del tutto il titolo? Chi legge viene malamente spiazzato.
Avevo il timore di imbattermi in un saggio verboso e ponderoso in merito al tema in oggetto. Invece trattasi di romanzo che ha un titolo impreciso. Mi aspettavo che all'interno ci fosse l'esempio pratico di come si riconoscano questi bambini oppure che l'autore inserisse qualche cenno di spiegazione che andasse oltre ciò che si può reperire su una pagina di wikipedia.
Niente di tutto questo.
Si parte da un fatto tragico inquietante, tratteggiato per sommi capi in modo da destare curiosità e suspense, a cui si concatenano vari flash-back. Tra questi una maternità che dovrebbe propiziare la nascita di un figlio indaco, ma poi una volta nato, lo spunto si perde in una narrazione che è comunque importante ma che non illustra il concetto.
Non racconto la storia, ma posso dire che la trama prende una piega interessante mettendo a confronto due madri che sembrano gareggiare tra loro per dimostrare all'altra chi è più brava nel proteggere il proprio figlio.
L'istinto materno è una forza irrazionale ed imprevedibile anche per le stesse donne che lo manifestano, per cui, a costo di difendere la propria creatura, si raggiungono estremi impensabili.
Elemento positivo, nelle pagine di questo libro, è che dettagli relativi al presente vengono sempre centellinati, allo scopo di invogliare il lettore a formulare ipotesi o a completare il discorso con la propria sensibilità.
Ma si aspetta sempre l'entrata di questo bambino e del suo essere indaco. In realtà il bambino indaco non è certo un personaggio secondario nella vicenda anche se non è lui ad agire ma altri che agiscono su di lui. Per cui, questa attesa non soddisfatta porta a disorientare le aspettative del lettore: seppure lo scontro titanico tra le due madri risulta drammatico nei toni, alla fine, sul concetto di 'bambino indaco', ne sai lo stesso di quanto sapevi prima di iniziare la lettura.
PatriziaPatrizia wrote a review
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