Il bar sotto il mare
by Stefano Benni
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Contiene i racconti "Sompazzo, il paese più bugiardo del mondo", "Gaspard Ouralphe, il più grande cuoco della Francia", "Il verme mangiaparole e l'increbile storia del capitano Charlemont", "La disfida di Salsiccia", "Il dittatore pentito ...

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La sera dopo Pronto e Beauty uscirono di nuovo insieme.
Dopo trenta secondi Pronto chiese se poteva baciarla. Beauty ingoiò il gelato.
Iniziarono a baciarsi alle nove e un quarto e stando ad alcuni testimoni il primo a respirare fu Pronto alle due di notte.
- Baci bene, dove hai impara... - voleva dire, ma Beauty gli si era incollata di nuovo e finirono alle sei di mattina.
Quando tornò casa e la mamma le chiese "Cos'hai fatto con quel ragazzo del motorino?" Beauty disse: "Niente mamma, solo due baci." Non mentiva, la ragazza.
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La sera dopo Pronto e Beauty uscirono di nuovo insieme.
Dopo trenta secondi Pronto chiese se poteva baciarla. Beauty ingoiò il gelato.
Iniziarono a baciarsi alle nove e un quarto e stando ad alcuni testimoni il primo a respirare fu Pronto alle due di notte.
- Baci bene, dove hai impara... - voleva
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Uno: in estate Beauty portava delle minigonne che la mamma le faceva con le vecchie cravatte del babbo. Con una cravatta gliene faceva tre.
Due: quando Beauty si sedeva, accavallava le gambe come neanche la più topa delle top model, le accavallava che una faceva le carezze all'altra, e aveva delle bellissime gambe con la caviglia snella e scarpini rossi con un tacco che ti si infilzava dritto nel cuore.
Tre: quando Beauty leccava un gelato, tutto il quartiere si fermava. Avete presente il film quando Biancaneve canta nella foresta, e si ritrova intorno tutti i coniglietti e i daini e le tortore e i pappataci che cantano con lei? Bene, la scena era uguale, con Beauty al centro che leccava il suo misto da mille e tutto intorno ragazzini, ragazzacci e vecchioni che muovevano la lingua a tempo, perché venivano tutti i pensieri del mondo, dai quasi casti ai quasi reato.
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Uno: in estate Beauty portava delle minigonne che la mamma le faceva con le vecchie cravatte del babbo. Con una cravatta gliene faceva tre.
Due: quando Beauty si sedeva, accavallava le gambe come neanche la più topa delle top model, le accavallava che una faceva le carezze all'altra, e aveva delle b
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Era una sera di prima estate, quando dopo un lungo letargo gli alluci vedono finalmente la luce fuori dai sandali.
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Era una sera di prima estate, quando dopo un lungo letargo gli alluci vedono finalmente la luce fuori dai sandali.
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Vede, io ho un proponimento per il Giudizio Universale. Quando verrà l'angelone con sciabola e berretto di ordinanza tuonando: Ouralphe, il Signore ha qualcosa da dirti, io risponderò: no, ho io qualcosa da dirgli! Io Gaspar Benedict Ouralphe chiedo al tuo Datore di lavoro dove era in tutti questi anni di peste e terremoti e guerre insensate, mentre noi nel bene e nel male c'eravamo e tiravamo avanti. E' vero, il conto lo paga chi mangia, ma un cattivo chef va licenziato. Invece lui giudica da lassù, dove da milleottocento anni si vendica di noi per non essere morto su un sofà.
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Vede, io ho un proponimento per il Giudizio Universale. Quando verrà l'angelone con sciabola e berretto di ordinanza tuonando: Ouralphe, il Signore ha qualcosa da dirti, io risponderò: no, ho io qualcosa da dirgli! Io Gaspar Benedict Ouralphe chiedo al tuo Datore di lavoro dove era in tutti questi a... More
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Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l'altra metà a credere in ciò che altri deridono.
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Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l'altra metà a credere in ciò che altri deridono.
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Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l'altra metà a credere in ciò che altri deridono
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Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l'altra metà a credere in ciò che altri deridono
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La programmazione iniziale del cinema Splender fu varia, dovendo accontentare un po' tutti. Il primo cartellone era scritto interamente a mano e, se ben ricordo, era il seguente:
Domenica - Film "Breve incontro" con Trevor Ovard e Celia Gionson. Sentimentale americano per tutti.
Lunedì - Missione disperata - Con Gary Cooper - Guerra azione e bombardamenti per chi non ne ha avuto abbastanza.
Martedì - I sette samurai. Per persone di una certa cual cultura.
Mercoledì - Riposo.
Giovedì - Bambi - di Walt Disney - Una delicata fiaba per grandi e piccini.
Venerdì - Maciste contro il Minotauro - Con Maciste. Per tutti.
Sabato - Giochi proibiti di ragazze per bene - di Adults Only - Vietato ai minori di 16 anni.
L'apparizione del cartellone suscitò molti e svariati commenti. I bigotti del paese dissero che eravamo ormai una succursale di Sodoma, che la maggior parte di noi riteneva in provincia di Parma. La proprietaria del bar, Rita detta Ritona, opinion-leader delle donne, obbiettò che "o si è per bene o si fanno i giochi proibiti", lei non era moralista ma "ci piaceva la precisione".
Molti chiesero chi era Adults Only e il padrone del cinema rispose che era un regista americano specializzato in film porno e c'era il suo nome su moltissime pellicole.
Dante il rappresentante litigò col geometra sui nomi in inglese, soprattutto sul fatto se Gary Cooper si pronuncia Cóper o Cùper.
- Ignorante - diceva il geometra - non lo sai che la doppia o si pronuncia "u"?
- Ah sì? - rispose Dante - e tu come dici, cooperativa o cùperativa?
E la ebbe vinta.
Il debutto col film sentimentale americano ebbe un grande successo, ma poiché erano intervenute tutte le vecchiette mezzo sorde del paese, ogni tanto qualcuna si alzava in piedi e diceva: - Non ho capito cosa hanno detto, torni indietro per favore. - E l'operatore doveva ripetere la scena. Così "Breve incontro" durò esattamente cinque ore e mezza.
Anche per "Missione disperata" ci fu qualche problema. Dovete sapere che a quei tempi non era possibile che sullo schermo apparisse un aereo senza che tutti cercassero di abbatterlo con la bocca. I più famosi rumoristi da cinema, allora, erano i tre fratelli Miti, i quali erano in grado di emettere qualsiasi suono dalla mietitrebbia al grillotalpa. Perciò appena sullo schermo apparve la squadriglia giapponese, dalla sala partì una controffensiva che fece tremare il soffitto e schiantare quattro globi.
Cominciarono a volare bottiglie e scarpe, e quando apparve l'ammiraglio Yamamoto dall'ultima fila si alzò tale Bigattone, ex-partigiano, e tirò una gran fucilata sullo schermo. All'uscita, a chi chiedeva com'era finito il film, il pubblico unito rispose "Non lo so ma abbiamo vinto noi."
Al film del martedì c'era un pubblico misto. Gli intellettuali della zona, e anche molti salumieri e commercianti, perché era girata la voce che il film si chiamava "i sette salumai", vita amore e morte nel sordido mondo dei prosciutti.
Quando Bigattone vide di nuovo i giapponesi, si lamentò perché non lo avevano avvertito di riportare lo schioppo. Inizialmente la spaccatura in sala fu netta. Dalla fila dei salumieri volavano pernacchie come sciabolate e da quella degli intellettuali dei "Zitti! " astiosi. Poi, poco alla volta, il film conquistò tutti. Finì con il pubblico in piedi a roteare sedie e a incitare Toshiro Mifune. Seguirono due mesi di giapponesizzazione della zona. Tutte le volte che si andava a comprare un etto di mortadella i salumieri si esibivano in numeri di spada con l'urlo e ce n'era uno, Maramotti, che cambiò il nome in Maramoto e obbligò la moglie a mangiare la polenta con i bacchettini.
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La programmazione iniziale del cinema Splender fu varia, dovendo accontentare un po' tutti. Il primo cartellone era scritto interamente a mano e, se ben ricordo, era il seguente:
Domenica - Film "Breve incontro" con Trevor Ovard e Celia Gionson. Sentimentale americano per tutti.
Lunedì - Missione di
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C'era un dittatore che aveva incarcerato, torturato e ammazzato uomini e donne del suo Paese. Un giorno gli venne annunciata la visita del Capo degli Uomini Buoni.
Poiché questo Capo era molto potente, viaggiava per il mondo e ovunque andasse la gente accorreva a vederlo, il dittatore dovette prepararsi a riceverlo nel modo migliore.
Ammazzò tutti i torturati perché non si dicesse che c'era la tortura, tutte le mamme dei desaparecidos perché non dicessero che i figli erano desaparecidos, tutti i prigionieri perché non si dicesse che le prigioni erano piene, e riempì la città di striscioni di benvenuto.
Ma la notte prima della visita non dormì: sapeva che il Capo degli Uomini Buoni conosceva il bene e il male ed era venuto per rimproverarlo: gli avrebbe detto delle cose terribili davanti a tutti smascherando i suoi delitti.
Così la mattina all'aeroporto era molto nervoso. Invece della solita divisa con draghi e pugnali, si era messo un completo grigio con la cravatta, e al posto dei gorilla generali aveva una scorta di suorine. Ogni suorina teneva in braccio un bambino, di cui il Capo degli Uomini Buoni era ghiotto.
Il Visitatore scese tutto vestito di bianco da un aereo bianco, baciò la terra e i bambini, salutò il dittatore e insieme percorsero i viali della città tra gli applausi della gente, anche perché chi non applaudiva veniva bastonato.
Quando furono nell'appartamento del dittatore il Capo degli Uomini Buoni chiuse a chiave la porta e disse:
- Adesso io e lei facciamo due chiacchiere.
Il dittatore tremò. Era venuto per lui il momento della verità. Stava per buttarsi in ginocchio e chiedere perdono, quando il Bianco Visitatore disse:
- Mi piace questo paese, è tranquillo.
- Sì, non c'è male - disse il dittatore.
- Si vede che la gente ci sta bene...
- Abbastanza... magari qualcuno si lamenta, ma...
- Anche nel mio paese - disse il Capo degli Uomini Buoni - c'è sempre qualcuno che si lamenta.
- E poi, per la verità, qualche volta... ho dovuto...
- Dovuto cosa?
- Ho dovuto... intervenire.
- La capisco.
A quelle parole il dittatore si buttò in ginocchio. Com'era buono il capo degli Uomini Buoni! Che grande lezione gli dava! Non con anatemi e ingiurie, ma con la forza dell'indulgenza e del perdono. Indicandogli la via...
Oh sì! Anche lui sarebbe stato buono e comprensivo come il Capo degli Uomini Buoni! Gli baciò la mano, l'anello, la manica e disse:
- Non arresterò più nessuno, indirò libere elezioni, proibirò la tortura, licenzierò gli squadroni della morte... ho capito la Sua lezione.
Il Capo degli Uomini Buoni ritirò di colpo la mano.
- Lei è pazzo - disse - guai a lei se ci prova! Il dittatore trasecolò.
Quando il Bianco Visitatore partì, il dittatore ricominciò a imprigionare e torturare e ammazzare, ma non ci provava più lo stesso gusto.
- È vero - pensava - ci sono degli incontri che cambiano la vita.
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C'era un dittatore che aveva incarcerato, torturato e ammazzato uomini e donne del suo Paese. Un giorno gli venne annunciata la visita del Capo degli Uomini Buoni.
Poiché questo Capo era molto potente, viaggiava per il mondo e ovunque andasse la gente accorreva a vederlo, il dittatore dovette prepar
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Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiotto di parole quali "nonnulla" e "mammella".
Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del proto e del critico.
Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si ciba solo del verbo "elìcere". Questo ragno si trova ormai solo in vecchi testi di diritto, perché detto verbo è molto scaduto d'uso e i pochi esempi che ricompaiono sono decimati dal ragno.
Vorrei citare ancora due biblioanimali piuttosto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocòpio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo, con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano sgrammaticati sono invece stati devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L'apocòpio succhia la "e" finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). Nell'Ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è assai ridotta.
Ma come dicevamo all'inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un'altra, e mette quest'ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com'era prima dell'augurio del verme disicio.
Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo possiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti mai di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.
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Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiot... More
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Il giardino di Salomè
Una statua della fatale danzatrice regge una cornucopia ili meloni papayas guayabas araucabas poponi e percoche. Al collo diademi di visciole, alla vita aranci del Portogallo, in testa una corona di ananassi. Ai suoi piedi un tappeto di uva e noci di cocco. Intorno al piedistallo stanno quaranta teste di Battista decollato in crema pasticcera, ognuna sanguinante di una diversa gelatina di frutta.
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Il giardino di Salomè
Una statua della fatale danzatrice regge una cornucopia ili meloni papayas guayabas araucabas poponi e percoche. Al collo diademi di visciole, alla vita aranci del Portogallo, in testa una corona di ananassi. Ai suoi piedi un tappeto di uva e noci di cocco. Intorno al piedistal
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