Il boia
by Eduard Limonov
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New York, primi anni Ottanta. Tra le creature solitarie che popolano l’indifferente megalopoli vive Oscar Chudziński, un immigrato polacco sulla trentina che ha ormai rinunciato alle proprie aspirazioni letterarie. L’incontro con una facoltosa vedova dell’alta società, con cui intraprende una relazione sadomaso, sconvolge la sua esistenza da fallito. È l’inizio di una vertiginosa ascesa sociale ed economica, alimentata da donne dell’upper class desiderose di essere sottomesse. Storia coinvolgente, noir e grottesca, segnata da due omicidi, in cui Oscar, “il boia”, trova nel sesso e nella dominazione sugli altri quel riscatto negatogli dalle ambizioni infrante. Limonov non giudica. Come se impugnasse una cinepresa, descrive in modo crudo e dettagliato le estreme pratiche sessuali e gli istinti ferini dei protagonisti di quel carnevale che è la vita mondana di New York.

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American Gigolò vs American Psycho o del mi sarebbe tanto piaciuto essere Henry Miller
Oscar è un immigrato polacco squattrinato nella New York degli anni ottanta, quella, appunto, di Amercan Psycho e della sua faccia socialmente più accettabile American Gigolò;
per caso assiste a un omicidio consumatosi nel mondo dei ragazzi in vendita e gli viene un'idea per guadagnare senza dover lavorare, cosa quest'ultima che, come ogni immigrato decadente sa, è affare assai noioso
si dedica alle signore di mezza età, come Richard Gere nel film che ne ha fatto un'icona ai tempi, ma con un pizzico di brivido in più: lui è un Boia che qua vuol dire essere un dominatore che soddisfa il masochismo delle signore dell'alta società
a questo punto bisogna fare un distinguo: ai tempi potrebbe anche darsi che nessuno trovasse da ridire sui termini usati e sul concetto globale che suggerisce che la donna sia fondamentalmente un oggetto da dominare, salvo poi riconoscerne il potere sostanzialmente economico di comprarsi quello che vuole, ma dopo decenni di rivoluzioni e dopo Me Too questa roba è al massimo passibile di misoginia, o almeno di mancato aggiornamento culturale
il tomo in questione è stato scritto ai tempi in cui questo era di là da venire, ma rieditarlo e darlo alle stampe adesso è del tutto privo di senso
certo Limonov vorrebbbe davvero essere l'Henry Miller di Opus Pistorum ma, in primo luogo gli manca del tutto l'estro e poi non avendone la classe si perde nei manierismi finto decadenti filtrati dalla sua cultura di origine; in pratica le donne russe sono certamente diverse da quelle statunitensi
in ogni caso personalmente distinguo due Limonov: quello prima e dopo Carrère
il primo ha scritto cose degnissime tra cui spicca per poesia Il Libro dell'acqua, un collage di foto di donne che ha amato (lui dice gli "sono appartenute", e questo è davvero una specie di gap culturale da colmare, perchè lui di fatto le ama, ma non sa dirlo diversamente)

il secondo, quello di Zona Industriale e dell'editing immotivato di questo reperto, è un personaggio che Limonov ha creato in risposta ai deliri di Carrère sul suo conto, un personaggio sgradevole, fintissimo e assai manierato, insomma gli ha gonfiato l'ego, riempito il portafogli ma impoverito del tutto la vena poetica
LeviathanLeviathan wrote a review
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LeviathanLeviathan wrote a review
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