Il bordo vertiginoso delle cose
by Gianrico Carofiglio
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Mentre sorseggia il cappuccino come ogni mattina, seduto in un bar nel centro di Firenze, Enrico Vallesi legge una notizia sul giornale: in un conflitto a fuoco con i carabinieri, è rimasto ucciso un rapinatore, da poco uscito di galera. Il nome della vittima riporta Enrico alla fine degli anni Sett... More

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Aldo RitaAldo Rita wrote a review
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Si tratta di un romanzo molto bello scritto nel 2013 da Gianrico Carofiglio uno scrittore abbastanza noto nato a Bari nel 1961 che è stato tra l’altro un ex magistrato ed ex parlamentare del PD. Il protagonista del libro è Enrico Vallesi, uno scrittore di 48 anni originario di Bari ma che dall’età di 19 anni si era trasferito a Firenze. In realtà aveva scritto solo un romanzo una decina di anni prima che aveva avuto un discreto successo, poi non era riuscito a scriverne altri, ma aveva riscritto una decina di libri firmati da altre persone per conto di una casa editrice ed era diventato consulente editoriale. Un giorno legge su un giornale della morte in una rapina di Salvatore Scarrone, un suo compagno di classe in prima liceo che era stato coinvolto nella lotta armata, era andato in prigione, era uscito, ma poi aveva ripreso a darsi alle rapine come criminale comune. Decide senza sapere bene il perché di prendere un treno e di tornare a Bari. Nel romanzo si intrecciano episodi di vita attuale e ricordi del passato, in particolare di quando andava a scuola negli anni ‘70, soprattutto rievoca il terzo anno delle scuole superiori. Tre sono i personaggi principali del passato che vengono rievocati. Innanzitutto, Stefania una sua compagna di classe che era anche la sua migliore amica, Salvatore Scarrone più grande di due anni in quanto era stato bocciato e che era legato ad ambienti di estrema sinistra vicini alla lotta armata, infine Celeste, un’insegnane di Filosofia molto giovane e molto brava, una supplente al suo primo incarico, di cui il protagonista si innamora. Enrico è una persona alla ricerca di sé stesso e del proprio passato. Tra le persone che incontra nella vita presente c’è il fratello, medico di professione, al quale racconta tra l’altro le sue vicende sentimentali che sono state fallimentari, una barbona di origine rumena, un insegnante in pensione con cui parla della sua crisi come scrittore e del lavoro attuale, Stefania che ha rischiato di morire per un tumore ma che ora è guarita, un vicequestore che per ricambiare i favori fattigli dal fratello medico gli fornisce rapporti di polizia su Salvatore, un aspirante scrittore. Le parti del libro in cui il protagonista rievoca le lezioni di filosofia di Celeste sono molto interessanti e stimolanti. Viene rievocato il clima degli anni ’70, le proteste e gli scioperi degli studenti, gli scontri tra i “fascisti” e gli “estremisti di sinistra” di cui anche Enrico rimane vittima, le occupazioni delle scuole e le autogestioni. Viene in particolare rievocato il rapporto con Salvatore che lo salva da un’aggressione fascista, dopo la quale egli inizia a frequentare l’associazione Italia-Cuba e una palestra in cui vengono addestrati alla lotta e al combattimento gli estremisti di sinistra, in cui apprende diverse tecniche. Alla fine, il titolare della cattedra di Filosofia e Storia ritorna e Celeste se ne va. Salvatore dice ad Enrico che ha avuto una “mezza storia” con Celeste cioè una relazione che era finita. Da quel momento Enrico per la gelosia lo evita e non va più agli allenamenti. Salvatore se ne accorge e lo sospetta di aver fatto la spia alla polizia. Tra i due c’è uno scontro in cui Enrico adottando una delle tecniche apprese proprio da lui gli dà una testata e gli rompe il naso. Il fatto che Salvatore sia arrestato dalla polizia per una rapina lo salva da una sua possibile vendetta. Alla fine, il protagonista decide di mettersi in contatto con Celeste che ora è una docente universitaria che insegna Filosofia del linguaggio. Scopre grazie ad Internet il giorno e l’ora in cui ha gli esami e si presenta lì. Lei lo riconosce, gli dice che dopo la morte di Salvatore si aspettava di vederlo, che aveva letto il suo libro e del resto gli aveva predetto che sarebbe diventato uno scrittore. Gli dà appuntamento dopo la fine degli esami fuori dell’Università per andare a mangiare qualcosa insieme. Così finisce il romanzo e cosa accade dopo non è dato saperlo. È un libro molto interessante. Il protagonista va alla ricerca del “tempo perduto” e così facendo rievoca gli anni della sua formazione. Da adolescente secondo me era molto meglio dell’adulto che poi è diventato, un po’ antipatico, tra l’altro per le menzogne che dice. La narrazione mi ricorda quello che ho fatto anch’io in alcuni periodi della mia vita quando ho rievocato il mio passato per iscritto per capire l’origine dei miei problemi di allora, per mettere un po’ di ordine nelle mie idee e nel mio passato. Del resto, anch’io ho frequentato le scuole superiori, come il protagonista del romanzo, nella seconda metà degli anni ’70.