Il bosco degli urogalli
by Mario Rigoni Stern
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<ìStorie di cacciatori, di animali selvatici, di cani, di montagne in cui si respira l'anima degli spazi aperti e di paesaggi impervi solo sfiorati dalla presenza umana. Rigoni sa rendere la limpida immediatezza di ciò che ci circonda e insieme un accento di fiducia nella vita, sprigionando un sentimento altamente poetico e un genuino amore per il suo mondo alpino. Il bosco degli urogalli narra di villaggi chiusi nell'inverno con il grato fuoco delle cucine, della solitudine delle albe per i sentieri delle montagne, dei silenzi che riempiono i boschi, attraverso un linguaggio lirico e allo stesso tempo semplice che restituisce al lettore i paesaggi fraterni e familiari del «sergente Rigoni Stern».

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Marco FantoniMarco Fantoni wrote a review
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Non mi rassegno facilmente alle delusioni, per cui dopo quella del "Sergente nella neve" (riassunto: la guerra è una cosa brutta), visitando un centro parco ho salutato con gioia l'occasione di provare quest'altro libro di Rigoni Stern. Si tratta di una raccolta di racconti, in preponderanza di caccia (riassunto: la caccia è una cosa bella). Ho cercato una risposta alla mia delusione, un aiuto mi è arrivato dal ricordo di questo passo che J. Cortàzar, in Lezioni di letteratura, Einaudi, pp. 88-89, dedica al racconto realista:
"Ma quando un racconto realista può essere considerato un grande racconto realista? Quando diventa un racconto di Cechov, di Horacio Quiroga o di Maupassant? Quand'è che quella descrizione di un frammento della realtà ha certi elementi, a volte imponderabili, che lo rendono indimenticabile, così come anche parlando del racconto fantastico dicevamo che certi elementi lo rendono indimenticabile? Cosa succede in un grande racconto realista, un racconto di Maupassant, di Cechov o di Quiroga, per citarli tutti e tre?
Personalmente, dato che ho cercato anch'io di scrivere racconti perfettamente realisti senza alcun salto nell'insolito, sono convinto che il racconto realista che resterà nella nostra memoria sia quello in cui il frammento di realtà che ci mostra va in qualche modo molto al di là del puro fatto aneddotico e della storia stessa che racconta. Andare al di là può significare molte cose: può significare una discesa in profondità nella psicologia dei personaggi. Si può mostrare realisticamente la condotta e la vita di una coppia o di una famiglia, ma il racconto diventerà indimenticabile quando, oltre a ciò che ci è stato narrato, quel che succede nel racconto ci permette di entrare nello spirito, nella psicologia, nella personalità profonda dei personaggi del racconto, anche se non sono spiegati esplicitamente nel racconto stesso."
Esattamente quello che in questo libro non accade..
zombie49zombie49 wrote a review
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Racconti minimi di montanari
Il volumetto raccoglie dodici racconti minimi di montanari, scritti fra il 1958 e il 1962, quando ancora per Mario Rigoni Stern erano freschi i ricordi della guerra e della sua giovinezza sull’altopiano di Asiago. Alcuni di essi sono autobiografici, come la storia del ritorno dal campo di prigionia tedesco in cui era detenuto, attraversando a piedi le Alpi, o dell’incontro in Polonia, nell’inverno del 1942, con un anziano contadino che aveva combattuto sulle montagne di Asiago durante la Prima Guerra Mondiale. E ancora c’è la sensazione d’inadeguatezza di un uomo semplice durante un concorso a Roma nei palazzi della burocrazia x una promozione in un impiego statale, con l’ansia così simile a quella degli esami scolastici. Ci sono ricordi di caccia: la notte agitata della vigilia, in compagnia del cane; la posta di un amico a un vecchio e imprendibile gallo cedrone; la storia di tre fratelli e della loro coppia di abilissimi segugi. C’è un cavatore di pietra contadino che torna dall’America x invecchiare al paese; la posta a una volpe ladra e furbissima; un emigrato che torna dall’Australia x andare a caccia sulle sue montagne; escursioni nella neve e nel bosco. E’ interessante il rapporto simbiotico del cacciatore con il cane, così diverso dall’affetto sdolcinato dei cittadini x il proprio animale da compagnia. La caccia è, per la gente di montagna, un rito in comunione con la natura, una competizione rispettosa col selvatico, che pure uccide. Forse i racconti di vita paesana sono monotematici, ripetitivi e si confondono, ma certo Mario Rigoni Stern trasmette la tranquillità del contatto semplice con la natura. Hanno avuto esperienze simili e sono cresciuti negli stessi luoghi, Corona e il grande vecchio di Asiago, ma il loro rapporto con la vita è molto diverso: Mauro è tormentato e cupo, ossessionato dall’incubo del Vajont; Rigoni è sereno pure nelle avversità.