Il calamaro gigante
by Fabio Genovesi
(*)(*)(*)(*)( )(103)
Del mare non sappiamo nulla, però ci illudiamo del contrario: passiamo una giornata in spiaggia e pensiamo di guardare il mare, invece vediamo solo “la sua buccia, la sua pelle salata e luccicante”.
Forse perché appena sotto c’è una vita così diversa e strabiliante da sembrarci impossibile. Lo impara a proprie spese un ragazzino, quando a scuola deve disegnare il suo animale preferito, ma si prende addosso le risate, le penne e le matite della classe intera, perché tra tanti animali belli al mondo lui ha scelto il calamaro gigante, “che non esiste”. Invece il calamaro gigante esiste eccome, però è troppo grande e strano per il nostro modo stanco di guardare la realtà, infatti fino a ieri l’abbiamo considerato solo una storia. Ma come si fa a mettere “solo” davanti alle storie? Le storie sono tutto, sono quello che ci ha messi al mondo e dà un senso al nostro viaggio. E allora partiamo, per questa magnifica traversata alla deriva, per terra e soprattutto per mare, inseguendo i sogni, le passioni, l’impossibile. Insieme a coloro che al richiamo del calamaro gigante e della meraviglia hanno sempre risposto, contro tutto e tutti: pescatori delle Antille e preti dell’Emilia Romagna, esploratrici inglesi e spazzini di Pontedera, nonne che a cena parlano col marito morto, ragazze che per non calpestare le formiche smettono di camminare, bambini che si calano in un buco dove un tesoro li aspetta da quindicimila anni. Inseguendo il loro sogno enorme e impetuoso, hanno disegnato storie altrettanto incredibili ed emozionanti, che sono le loro vite, sono le nostre.
Avventure minime e clamorose, quotidiane e uniche: insieme formano un mare luccicante che – come il mare vero – è grande e pieno di prodigi. A bordo di queste pagine navighiamo alla sorprendente, divertente, commovente scoperta delle meraviglie della Natura e quindi di noi stessi, perché la storia più incredibile è proprio la realtà.

Quanta incredibile, assurda meraviglia esiste là sott’acqua, ma anche sopra, e tutto intorno. Saperlo ci spaventa e ci spaesa, ma dovremmo essere felici: una parte di quella meraviglia smisurata siamo noi.

All Reviews

13
CiccioenriCiccioenri wrote a review
01

Può sembrare banale dirlo, ma se “Il calamaro gigante” fosse stato scritto da qualcun altro non avrebbe avuto lo stesso effetto.

Prima di spiegare perché dico questo, occorre affermare che non è possibile dare una particolare etichetta, perché nel libro c'è un po' di tutto. C'è il romanzo, c'è il saggio, c'è fantasia, ci sono momenti dedicati a vari flash-back. C'è spazio per la scienza, così come per una riflessione sull'ambiente e sui cambiamenti climatici.

Non voglio inimicarmi la folta schiera di autori e autrici che popolano gli scaffali delle librerie, perché ognuno ha la sua peculiarità, ma quello che trovo in questo libro è proprio il gusto e la voglia di raccontare come non si trova in altri. Non voglio togliere nulla alla bravura di tutte le nostre penne, ma qui di sicuro si coglie il sapore di una narrazione di una volta. Si potrebbe persino definirla come 'genuina'. “Il calamaro gigante”, nel novero delle tematiche che tocca, invita allo stupore, al farsi sorprendere da cose che possono non essere razionali. Eppure, nelle sue argomentazioni, Genovesi invita anche a tenere bene i piedi nella realtà, proprio per non rovinarla.

L'aneddotica, se fa parte del privato di Genovesi, contiene una componente molto intima con la quale chi legge ha subito modo di trovarsi in una situazione empatica. Se invece lo scrittore si occupa di studiosi o personaggi che, anche per pochi istanti, hanno avuto l'onore dei riflettori, il registro diventa di tipo familiare. E anche in questo caso può scattare una sorta di immedesimazione perché il modo in cui vengono descritti li rende 'quotidiani' e a portata di mano.

Nel corso della lettura, non mancano sorrisi e a volte anche qualche piccola risata.

Scrivendo questo articolo non voglio fare classifiche dove Genovesi risulti più bravo di altri, perché sui libri si va a gusti. Però, trovo che questo autore, con il suo stile di prosa, sia stato capace di ricavarsi un'importante nicchia nella nostra narrativa.

Ramón RojoRamón Rojo wrote a review
00
Il mostro.

Il “calamaro gigante” del titolo nasce già in Cadrò, sognando di volare (Mondadori, 2020) in uno dei sogni che il protagonista fa in compagnia di Jim Morrison: «[…] e dalla birra della piscina esce il tentacolo smisurato di un calamaro gigante».

Il nuovo “romanziere” di Fabio Genovesi è un piccolo gioiello, un piccolo capolavoro letterario in cui, lasciata la figura mitica di Marco Pantani, l’autore si addentra nelle profondità della scrittura e del racconto in sé prendendo come metafora l’abisso marino e soprattutto una sua creatura mostruosa, appunto il calamaro gigante del titolo.

A livello strettamente narrativo, il calamaro gigante fa la sua comparsa fin dalle prime pagine, esattamente da un disegno del piccolo protagonista – e non a caso è un bambino a perorare quello che a tutti gli effetti è un pamphlet a favore della fantasia, della stranezza, della diversità e della loro rappresentabilità nell’arte, qui ovviamente arte letteraria. In un primo capitolo che è già antologia, il cui titolo “Benvenuti al circo” è allusivo e metadiscorsivo allo stesso tempo, il piccolo protagonista mostra alla classe il disegno del proprio animale preferito, e invece di cani o gatti o criceti, esibisce un mostruoso calamaro gigante. Successivamente, il calamaro gigante di cui nessuno scienziato vuole ammettere l’esistenza, innerverà la narrazione organizzata su più linee temporali.

Dall’incipit grottesco, comunque, si capisce innanzitutto che Fabio Genovesi, a modo suo e con il suo peculiare materiale narrativo, è un autore di genere fantastico. Finalmente, dopo aver seminato anche nell’opera precedente indizi di alterità – il calamaro gigante del sogno, la bambina-gallina Gina, etc. – l’autore si concede al racconto fantastico, dove però in luogo dell’intrusione del soprannaturale nella realtà, è la realtà stessa a farsi fantastica. O meglio, più che farsi fantastica dà credibilità all’inverosimile.

Numerosi sono i passaggi che potrebbero essere citati per dare un’identità e una caratura letterarie a Il calamaro gigante, grazie all’abilità dello stesso autore a saper raccontare piccoli aneddoti, tra il biografico e l’autofiction, con il piglio ironico, se non proprio comico, che punteggia anche i suoi contributi folcloristici nelle telecronache del Giro d’Italia e del Tour de France – peccato che la Rai non abbia i diritti per la Vuelta, altrimenti Genovesi si sarebbe fatto una scorpacciata di storie spagnole che gli avrebbero riempito l’anima e gli occhi. Pur numerosi i brani da antologizzare, credo piuttosto che vada evidenziato l’aspetto “mostruoso” dell’opera.

La parola “mostro”, dal latino monstrum, significa “portento” o “prodigio”, quindi non ha necessariamente connotazioni negative. Ma è la parentela con il verbo “mostrare” che ci aiuta a capire l’operazione profonda di Genovesi, ovvero “avvertire”, “far sapere”, “ricordare” il prodigio, il non comune, il contro natura, il portento. Ancora una volta Genovesi prende il concetto di scrittura o, nel suo caso, di racconto orale, e lo mette in abisso alla storia narrata, così il “calamaro gigante”, il “mostro” o le storie che ne raccontano le secolari ricerche, sono metafora della scrittura. La scrittura come un “mostro” che emerge dalle profondità oscure e sconosciute del mare che non è altro che la nostra anima, il nostro inconscio, il territorio delle nostre immagini sedimentate nel tempo e di quelle evocate dalla fantasia che è  in noi connaturata: «Allora noi, smettendo di trattenerci e misurare, potremmo mollare la presa e tuffarci in questa smisurata meraviglia, di cui non sappiamo e non sapremo mai nulla, ma una cosa sola e stupenda: che quella meraviglia siamo anche noi».

Quella meraviglia imprevedibile, impensabile e incredibile che esiste nelle profondità del mare l’autore ci svela essere il mondo, o meglio l’esistenza intera, intesa come storia dell’uomo, coinvolgendo tutto e tutti in un bel pandemonio dove tutti siamo tutto e se le storie sono in noi, le storie siamo noi.

Un elogio alla diversità, alla stranezza, alla “mostruosità” costituito da capitoli che spaziano dall’autofiction al resoconto storico, dal racconto fantastico al bizzarro, dall’aneddoto al documento dando vita a personaggi indimenticabili per la loro naïveté, per la loro identità popolare, bizzarra e tenera allo stesso tempo. E anche in questo crogiolo di forme tutte radunate e tradotte dall’oralità messa per iscritto dell’autore, rintracciamo quella che è la letteratura per Genovesi: «[…] la manifestazione visibile della forza mistica e superiore che da sempre sentiamo esistere sopra di noi, gloriosa, misteriosa, sconvolgente».

Giorgio TrevorGiorgio Trevor wrote a review
01
(*)(*)(*)( )( )
EttoreEttore wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)