Il caso Bramard
by Davide Longo
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Lo ha inseguito per una vita, ma Autunnale è sempre stato un passo davanti a lui. Fino a adesso. Fino all'inizio di questa indagine epica e disperata dove più che mai Bramard avrà bisogno di Vincenzo Arcadipane, l'allievo, l'amico di sempre. Corso Bramard è un uomo silenzioso, riservato. Ha la stessa eleganza contenuta delle montagne di Torino. È stato il commissario più giovane d'Italia, un investigatore di talento. Poi la moglie e la figlia di pochi mesi sono state rapite e uccise dal serial killer cui stava dando la caccia. Da allora, abbandonata la polizia, trascina un'esistenza fatta di giornate solitarie e notti trascorse a scalare senza protezioni, nella speranza di sbagliare un movimento e cadere. A impedirgli di lasciarsi il passato alle spalle ci sono le lettere che Autunnale – così si firma l'assassino – gli scrive da vent'anni. Tra loro è in atto una partita mentale che ha raggiunto una situazione di stallo. Finché Autunnale commette un errore, piccolo: quanto serve a Bramard per ritrovare una parte dell'uomo che era. Arcadipane, che ha ereditato il suo posto, e la spigolosa agente Isa Mancini lo aiuteranno a riaprire il caso. Ma all'appuntamento con la giustizia li attende una verità più sfaccettata e costosa del previsto.

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lunatica "minoritaria"lunatica "minoritaria" wrote a review
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La montagna come terapia
Il primo e, forse, il meno verosimile degli episodi della trilogia, tanto entusiasticamente, e con buona dose di partigianeria, recensita da Baricco. Per molti versi, una lettura gradevole, soprattutto per merito della figura schiva ma carismatica di Corso Bramard, uomo di ruvida corteccia, dal passato feroce e torturante, e del suo rapporto particolarissimo con la montagna più aspra e impervia. E’ solo merito suo se si perdonano alcune pecche di inverosimiglianza della trama.

”...qualche ultima, resistente, appannata illusione.” ”Come per tutti c’è stato un temo in cui la bellezza era entrata in lui senza fare anticamera, ma tutto questo era stato nell’altra vita, quella in cui si è innocenti e si può credere a tutto, prima di scoprire che la bellezza nasconde sempre qualcosa di irrimediabile.” ”Le due sole attività per cui aveva rivelato una vocazione sin da bambino erano stata osservare la vita, tenendosene in disparte, e leggere, che in fondo è un po’ la stessa cosa. Due pratiche che, portate avanti con l’abnegazione che appartiene ai primi vent’anni, lo avevano messo ancora giovane a parte di una verità figlia di solito del disincanto della vecchiaia. Una verità amara, ma assai utile per un inquirente: la commedia umana, per quanto variegata possa apparire a un primo sguardo, se osservata con distacco non si rivela altro che il frutto di una tavola periodica di elementi, assai simile a quella in cui Mendeleev aveva tentato di riassumere il mondo. Vale a dire che da sempre un numero limitato di pulsioni, quali gelosia, avidità, abbandono, orgoglio, lussuria, odio, umiliazione, coraggio, invidia, amore, desiderio, ambizione, vendetta, senso di impotenza e così via, si combinano generando la totalità delle azioni umane, siano esse nobili o basse, eclatanti o di poco conto, quotidiane o straordinarie. ”Capì allora che anche l’ultima cosa viva in lui, quel grumo caldo di odio e orgoglio che gli permetteva di respirare, si stava spegnendo e che una volta raffreddato anche quel nucleo, di lui non sarebbe rimasto altro che un calco inerte, somigliante eppure lontanissimo dalla vita che l’aveva prodotto. Credette allora per la prima volta alla pazzia come luogo possibile. Soltanto un passo più in là.” ”Corso annuì, fissando il tappo di pulviscolo sopra la città. Era una buona città, a volerla dire tutta: volenterosa, civile e per nulla indifferente, ma anche sporca e feroce alla sua maniera. Ci voleva una certa dose di disincanto e di pazienza per capirlo, il che continuava a trarre in inganno un sacco di gente. Soprattutto gli ingenui, i pigri e gli impazienti. Ossia quasi tutti. Nessuno in quella stanza, tuttavia, apparteneva a una di quelle categorie: Luda perché era troppo vecchio, lui perché capire Torino era stato il suo mestiere e la ragazza perché abitavano in lei gli stessi elementi che facevano quella città – pentimento, follia, dovere, genio, geometria e qualcosa di vergognoso di cui non si ha colpa, ma che si fa di tutto per nascondere.”
LauraTLauraT wrote a review
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