Il cielo diviso
by Christa Wolf
(*)(*)(*)(*)( )(471)
Sono passati più di 30 anni da quando "Il cielo diviso" è stato pubblicato per la prima volta in Germania. In questo arco di tempo il Muro di Berlino è stato abbattuto. Eppure la storia d'amore di Rita e Manfred, storia cresciuta e naufragata all'ombra di quel Muro e dei grandi eventi storici e esso collegato, non ha perso neanche un briciolo della sua forza emotiva e metaforica. I due giovani sono ancora lì, sotto gli occhi del lettore, nel momento in cui si uniscono in un innocente progetto di vita comune e poi, nemmeno due anni dopo, quando questo stesso amore si spezza sotto l'arida pressione della Storia. Allora le differenze ideali e di temperamento dei due prevalgono e le loro strade si separano.

All Reviews

69 + 2 in other languages
eddy64eddy64 wrote a review
141
(*)(*)(*)( )( )
“il cielo è il primo ad essere diviso”
Sono passati quasi cinquant’anni dalla pubblicazione di questo libro che nel 1963 fu una sorta di caso letterario nella stessa Germania dell’est, dove, nonostante le critiche al sistema, venne comunque elogiato.
Storia di un amore nato, cresciuto (e finito) all’ombra del muro di Berlino, anche se all’epoca della vicenda, tra il 1959 e l’estate del 1961, non era ancora stato costruito.
Rita, insegnante e operaia, dopo un incidente sul lavoro viene ricoverata per alcuni mesi in sanatorio, dove ha modo di ripercorrere gli ultimi due anni della sua vita, da quell’incontro con Manfred che all’improvviso aveva cambiato la sua esistenza. Si erano conosciuti nel paese di campagna di lei sedicenne, dove lui, chimico trentenne si trovava in vacanza. L’inverno li vede trasferiti in città, in una mansarda a casa dei genitori di Manfred. Rita frequenta la scuola per insegnanti e per alcuni periodi lavora in una fabbrica di vagoni ferroviari; priva di esperienza viene aggregata a una brigata di falegnami e conosce la realtà del mondo produttivo, tra burocrazia di apparato e dedizione dei singoli agli obiettivi collettivi: ingenua ma determinata fa suoi gli ideali del socialismo. Manfred invece è più scettico e insofferente, lamenta alcuni soprusi che frenano le sue ambizioni, così, come tanti in quel periodo, si trasferisce o meglio fugge nella Germania occidentale (per quanto vietato non era così difficile) senza dire nulla a Rita. Lei lo raggiunge per un giorno a Berlino Ovest, ma decide di tornare nell’est: “il cielo è il primo ad essere diviso”, le barriere nascono nelle menti degli uomini e si proiettano all’esterno. La coppia unita non esiste più, le visioni sono opposte, l’ovest è pieno di attrattive per l’individualista Manfred, è cupo, freddo e distante per l’idealista Rita.
Un romanzo cupo, dall’atmosfera pesante, che lascia poco spazio alla gioia dei sentimenti. Tante discussioni in una contrapposizione di intenti ed ideali a volte quasi manichea, per delineare un quadro storico, quello della DDR che non esiste più da oltre vent’anni. Se Rita è la giovane idealista che si scontra con la realtà dolorosa e Manfred è l’individualista indifferente, anche altri personaggi sembrano interpretare dei “modelli”: il vecchio operaio, che dà tutto se stesso per la brigata e la produzione, il direttore della fabbrica, scaltro esponente dell’apparato, l’insegnante di scuola allineato ma critico nei limiti consentiti sono alcuni esempi.
In definitiva un romanzo che non mi ha entusiasmato più di tanto: una scrittura lucida ma troppo fredda, in certe parti faticosa e complicata; non è stata una delusione ma non è un libro che riprenderei in mano tra qualche anno. Tre stelle.  
Daisy (in perpetuo volo)Daisy (in perpetuo volo) wrote a review
1124
(*)(*)(*)(*)( )
– Il cielo almeno non possono dividerlo – disse Manfred beffardo.

In occasione del ventesimo anniversario dell'abbattimento del muro di Berlino, in un documentario televisivo sentii dire da una signora che, nonostante il muro non ci fosse più fisicamente da tanti anni, nella sua testa era rimasto intatto. Per lei esistevano ancora la Berlino est e la Berlino ovest. Lei, cresciuta nella Berlino orientale, si era trasferita agli inizi degli anni novanta nella parte occidentale della città, ma poi era tornata indietro perché «di là» si sentiva un'estranea. Per sua figlia invece, nata nella seconda metà degli anni ottanta, questa divisione non aveva alcun senso. Solo le poche tracce lasciate di proposito in ricordo di quell'obbrobrio le rammentavano la storia della sua città. Chissà se oggi ci sono ancora persone che si portano il muro dentro…

Comunque Rita, la protagonista di questo romanzo, avrebbe potuto essere trent'anni dopo quella signora. Quando inizia la sua storia d'amore con Manfred il muro però non è stato ancora costruito. Berlino è già divisa, ma si riesce abbastanza facilmente a passare nel settore occidentale. E lei infatti riesce a passare per raggiungere il suo fidanzato che è già fuggito «di là» alla chetichella, se n'è andato come un conoscente occasionale, una persona qualsiasi, senza neppure metterla al corrente delle sue intenzioni.
 Lo raggiunge dopo mesi perché lui glielo chiede per lettera («Ti farò sapere quando dovrai venire. Vivo soltanto per il giorno quando sarai di nuovo da me...»), ma subito dopo torna indietro.
Torna indietro pochi giorni prima del 13 agosto 1961.

E allora il lettore si chiede, io mi sono chiesta: ma perché? perché lo fa? perché torna indietro? noooo!

Occorre però tener presente che il libro è stato pubblicato nel 1963 e tanta acqua doveva ancora scorrere sotto i ponti della Sprea. Ma anche se questo non è a parer mio il capolavoro della Wolf, quel muro che incombe mentalmente e fisicamente sui due giovani protagonisti trasmette una inquietudine che noi, col senno di poi, sappiamo diventerà presto strazio. 
Allora Rita perché torna indietro? lo fa per tante ragioni: senso di responsabilità, attaccamento alle proprie radici, rispetto per se stessa, presa di coscienza delle propria individualità, e un pizzico di idealismo.

Ma lo fa soprattutto perché appunto i muri mentali sono quelli più difficili da abbattere, una volta che sono stati eretti, e a volte è sufficiente che ne sia stata posata solo la prima pietra.

"Era la prima volta che lei lo vedeva? No certo. Eppure, chi non sa quanto sia difficile vedere veramente colui che si ama? In quei pochi secondi, Manfred per lei fu sospinto dalla indefinita vicinanza a una distanza che consente di scrutare, di misurare, di giudicare. Si dice che tale istante inevitabile sia la fine dell'amore. Ma non è che la fine dell'incantesimo".

La fine dell'incantesimo e l'inizio della costruzione del proprio personale, spesso incrollabile e indistruttibile, muro.

Il cielo? Tutta questa cupola di speranza e di anelito, di amore e di tristezza? – Sì, invece, – disse lei piano. – Il cielo è sempre il primo a essere diviso.
youtube.com/watch?v=13kPsa1j8I8&feature=related
Nicanora ♪Nicanora ♪ wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
E' un libro che forse, letto nel 2016, non ha più un suo perché ma ha il suo fascino, il suo essere uno trai quei libri scritti da una donna filo-socialista durante la DDR, nei suoi anni di massima competizione con la RDT, lo rende unico. La storia apparentemente può sembrare una banale storia d'amore tra una ragazza di provincia, nata poco dopo la guerra, e un ragazzo più grande di lei che ha passato l'infanzia tra le macerie della Berlino bellica. Le differenze trai due sono evidenti e lampanti soprattutto grazie alla tecnica di scrittura che rende coincidenti l'autrice storica con il personaggio. I narratori coincidenti rendono autobiografica l'esperienza letteraria, rendendo quindi la narrazione molto vicina alla realtà, nonostante grandi avvenimenti storici (p.e. il muro di Berlino) vengono lasciati al margine della diegesi narrativa e si configurano più che altro come elementi di struttura, più che avvenimenti storici. Lo stesso confine tra DDR e RDT si manifesta nel suo sistema solo nella già separata coppia, e non prima. Il muro non divide ciò che è già diviso. Questa condizione rileva un'altro elemento molto importante: l'eroe comunista. Il protagonista, Rita, si configura come l'eroe comunista per via di pochi elementi salienti. Il primo, sicuramente, è l'abbandono da parte sua del fidanzato Manfred, quando questi abbandona Germania est per passare ad ovest. Il secondo elemento è la fratellanza che si evolve durante il racconto tra la protagonista e gli operai della fabbrica, una fratellanza dettata esclusivamente dai ritmi di produzione e dal bisogno - quasi incessante - di rivendicazione con il passato. Rita infatti è l'unica a sembrare di non essere mossa da grandi desideri di onore e riscatto come Meterangel, bensì lei pare mossa da un ingenuo desidero di diventare maestra, che tra l'altro diventa quasi un desiderio un po' sordo da parte della stessa protagonista. Un'altro elemento importante è sicuramente il passato, oscuro, di molti personaggi. Alcuni, legati ai nazisti (p.e. il padre di Manfred, il signor Herrfurth, appartenente alle S.A. oppure Herbert Kuhl, sottotenente nazista), cercano ancora di far parte dei buoni o comunque di non avere sensi di colpa con sé stessi (p.e. Herr Herrfurth) oppure di non sembrare meno quanto altri (p.e. Kuhl). Ma ci sono anche personaggi che con il loro passato hanno un rapporto molto particolare, tra questi sicuramente vanno messi Manfred e il professore Schwarzenbach. Manfred fa parte di quella generazione nata durante la guerra, messa da parte dagli eventi bellici e sopravvissuta alla distruzione solo grazie a un grande odio verso gli adulti, gli unici responsabili di questa catastrofe. Schwarzenbach invece fa parte tra quei delusi della liberazione, tra quelli che quando finì la guerra, aveva solo due scelte: i "Lupi mannari" o suicidarsi. Si era aspettato odio e disprezzo, invece ottene indulgenza. Non vi fu solo Schwarzenbach tra questi, anche Wendland racconta la sua esperienza, illogica, che lo vide tre anni recluso in una miniera siberiana e poi mandato alla scuola di antifascismo. Lui è uno che ha studiato ed è stato appena nominato direttore perché quello di prima era scappato all’ovest. Si trova ad affrontare problemi di produzione non indifferenti e nonostante ciò, vive con una certa malinconia e disagio quella posizione.
Il romanzo è un Bildungsroman, Rita cresce, si evolve, diventa una donna secondo concetti socialisti ma nonostante ciò, l'episodio di Sigrid, dimostra in lei un certo spirito critico di situazioni tanto delicate come l'emigrazione clandestina da est a ovest ma man mano che la lettura scorre, il tempo sembra distaccarsi dai personaggi e questo è dovuto chiaramente dalla narrazione a ritroso che non smette di emerge tra un frammento e l'altro. Nonostante il personaggio ideal-tipico comunista che rappresenta Rita negli ultimi capitoli, c'è un'altro contrasto molto evidente è questo è quello che rappresenta Meterangel, un operaio che stride nell'ideal-tipo comunica che vedeva gli operai contenti di lavorare. Egli è un sofferente e in continua lotta per migliorare l'azienda più che la sua stessa vita. Si conclude il romanzo con la sua tragica e malinconica esistenza.
endlosenachtendlosenacht wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Questo è un titolo che ha trovato posto nella mia lista dei libri da leggere ormai anni fa, quando lo affrontai al liceo. Quando poche settimane fa l'ho poi finalmente trovato in libreria (e incredibilmente il mio portafoglio poteva sostenere la spesa), l'ho comprato convinta che ci avrei trovato la storia che vagamente ricordavo. E invece ho letto tutt'altro.
In mia difesa, i miei ricordi erano confusi: c'è una storia d'amore, dicevano, i due sono separati dal muro di Berlino. Nella mia testa il muro era l'elemento determinante, così ovvio e scontato che mi aspettavo sarebbe stato presentato nella prima facciata. Mi è bastato poco per capire che, invece, se non fossi già stata a conoscenza di questa circostanza storica, probabilmente non avrei capito che sullo sfondo erano raffigurate le due Germanie fino a quasi libro finito.
Pensandoci a posteriori, questo velo che lascia intuire quanto basta è proprio una delle caratteristiche che più mi ha fatto apprezzare questo libro. E' plausibile che questo fatto sia stato da me così percepito perché sono un po' tocca e ho mancato di cogliere al meglio le descrizioni, ma ciononostante sono riuscita ad apprezzare la storia di Rita e di Manfred sentendomi nel regno dell'universalità. Infatti, tralasciando le implicazioni sul socialismo nella DDR (che ho chiaramente mancato di cogliere) ho trovato che la storia di questi due giovani potesse essere considerata come un archetipo e, anzi, ancora qualcosa di più: di grandi storie d'amore ne sono state scritte tante, ma ne ho trovate poche che non avessero qualcosa di particolare. Mi spiego meglio: ho sempre avuto un problema con quelli che normalmente vengono considerati "romanzi rosa". Certo, adoro Orgoglio e Pregiudizio e i suoi cugini vittoriani, ma ai miei occhi si distanziano. Non sono mai solo storie d'amore, e se anche lo fossero il tempo li ha ormai rivestiti di un fascino tutto nuovo. Sono le storie "contemporanee" a crearmi problemi - le trovo spesso banali, o forzate, o raccontate come se si dovesse per forza riconoscervi il nuovo prototipo di grande storia d'amore. E' un problema che ho riscontrato in molti media da me divorati con passione. L'aspetto più grosso, però, resta sempre il voler essere maestoso e passionale per forza. Come se in una storia d'amore contasse veramente solo il cuore. Ecco, proprio con questo non sono d'accordo. Sono una romantica, ma credo fermamente che in una relazione deve funzionare anche la testa. La passione del cuore non basta, bisogna ragionare con l'altro e arrivare a comprendersi. Proprio questo fanno Rita e Manfred: parlano. Si scontrano. Discutono, cercano di venirsi incontro. Hanno vite diverse, impegni diversi, idee diverse, ma alla fine della giornata cercano sempre di parlarne. E' questo che ho amato di loro: il loro dialogo. Mi hanno insegnato che stare con una persona è un processo faticoso, e non solo per le delusioni e la gelosia di cui si sente cantare tanto spesso. Ma che, se il sentimento di fondo è sincero, ne vale sempre, sempre la pena. Nonostante tutto.
Stefano NassettiStefano Nassetti wrote a review
00
(*)(*)( )( )( )