Il cigno nero
by Nassim Nicholas Taleb
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Cosa pensarono gli europei quando, giunti in Australia, videro dei cigni neri dopo aver creduto per secoli, supportati dall'evidenza, che tutti i cigni fossero bianchi? Un singolo evento è sufficiente a invalidare un convincimento frutto di un'esperienza millenaria. Ci ripetono che il futuro è prevedibile e i rischi controllabili, ma la storia non striscia, salta. I cigni neri sono eventi rari, di grandissimo impatto e prevedibili solo a posteriori, come l'invenzione della ruota, l'11 settembre, il crollo di Wall Street e il successo di Google. Sono all'origine di quasi ogni cosa, e spesso sono causati ed esasperati proprio dal loro essere imprevisti. Se il rischio di un attentato con voli di linea fosse stato concepibile il 10 settembre, le torri gemelle sarebbero ancora al loro posto. Se i modelli matematici fossero applicabili agli investimenti, non assisteremmo alle crisi degli hedge funds. Questo libro è dedicato ai cigni neri: cosa sono, come affrontarli, in che modo trame beneficio.

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Ma che ne sai che domani non ti cadrà un meteorite in testa?
Ma che ne sai che domani non ti cadrà un meteorite in testa?

Il fatto che non sia accaduto fino ad oggi non vuol dire che non accadrà domani, così come il fatto di non aver mai visto cigni neri non implica che non ce ne sia uno che in questo momento scorrazzi nel giardino di Mary Pickford nell’Illinois.

È il vecchio problema filosofico dell’induzione, tanto caro ad Hume e agli empiristi inglesi, ricicciato da Nassim Taleb, sub specie millemila pagine.

L’Induzione, il figlio bastardo dell’esperienza ingravidata dall’immaginazione, diceva quel simpaticone di Hume.

Per dimostrare quanto sia pericoloso basare il proprio benessere mentale sull’induzione, Taleb cita l’inflazionata metafora del tacchino di Russell: il gallinaceo che scopre amaramente la fallacia dell’induzione il giorno prima del Thanksgiving day, quando invece del solito mais da sgranocchiare, l’essere umano porta una mannaia.

Nassim Taleb è bravo a narrativizzare un tomo che altrimenti sarebbe stato di una noia insostenibile, almeno per me, ma io sono vecchio e non conto.

Come spesso mi accade, la vocina di Immanuel Kant, mi si è arrampicata fino alle orecchie mentre leggevo.

⁃ Kant (con accento fastidiosamente prussiano): “Attenzione però… l’affermazione che la luna non cadrà sulla terra non è semplicemente induttiva, ma si fonda sulle leggi che usiamo per trovare ricorrenze in natura e non dover quindi ogni giorno scottarci per capire che il fuoco brucia. Non esistono solo giudizi sintetici a posteriori, ma anche sintetici a priori. Non c’è solo la generalizzazione di un pezzo di passato gettata sul futuro, ma anche conoscenza di regole.”

L’errore è applicare leggi di previsione di natura ad ambiti che invece sono solo statistici e la statistica è quella cosa per cui l’italiano medio ha mezzo pene ed un seno, quindi non proprio realistica al massimo.

⁃ Io: “Ma perché caro Taleb non possiamo fare a meno dell’induzione?”
⁃ Taleb: “Perché ci piacciono le storie, ci piace riassumere e ci piace semplificare, ossia ridurre le dimensioni delle questioni.”

Vi lascio una citazione de “Il cigno nero” che ha toccato le mie corde: “Forse è questa la vera fiducia in se stessi: la capacità di osservare il mondo senza necessariamente trovare qualcosa che lusinghi il proprio io”.
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Rumble_FishRumble_Fish wrote a review
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