Il cimitero di Praga
by Umberto Eco
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Trent'anni dopo "Il nome della rosa" Umberto Eco torna in libreria con un nuovo romanzo di ambientazione storica. Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come "I protocolli dei Savi Anziani di Sion", che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.

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Gauss74Gauss74 wrote a review
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Allora, allora.

Calma e gesso. Questo è uno di quei libri che mentre vai faticosamente avanti ti viene da considerarlo banale, ma al momento di scrivere le impressioni di lettura ti spaventano, tanto è vero che ho fatto passare qualche giorno prima di mettermi davanti al PC e buttar giù due righe. Per certi versi è giusto che sia così, perchè un libro è un po' come un calice di vino, se dopo la degustazione non lascia niente da dire allora ha fallito la sua missione.

"Il cimitero di Praga" si incanala sul tema del "Pendolo di Foucault", ricorrente in Eco, ovvero come nascono le dicerie e più in generale il rapporto tra realtà e narrazione. Trattandosi del fondatore della semiotica è lecito aspettarselo peraltro.
Pagina dopo pagina inseguiamo le gesta lungo tutto il diciannovesimo secolo del capitano Simonini, falsario, spia ed assassino, e quindi mistificatore di professione, in un interessantissimo mescolamento tra storia reale e storia romanzata: la prima considerazione da fare è che il geniale autore riesce ad ottenere un offuscamento della realtà anche a livello di metaromanzo.

L'Ottocento: un secolo diviso in due, la prima metà brutalmente carnale tra i massacri e le schioppettate dell' Europa napoleonica e la seconda quella della finta pace della bell'epoque, in cui lo scontro tra le nazioni si configura come guerra di spie, di menzogne, di assassinii e di destabilizzazioni. E' in questi decenni, in cui un personaggio come Simonini viene incastonato alla perfezione, che viene concepito il mostro che verrà alla luce nel secolo successivo con le guerre mondiali e l'olocausto. Sotto la cenere del positivismo e dell'ottimismo tecnologico covano l'odio ideologico ed il delirio razzista, alimentati da una politica troppo spregiudicata che sacrifica ogni forma di dignità morale alla convenienza immediata. Caso tipico, raccontato anche qui, "l'affare Dreyfus". Il punto di partenza del are di tutti gli odii inventati, l'antisemitismo.

Il romanzo gira bene la pagina e resta di alto livello finchè racconta la prima parte, quella sostenuta dalla storia con la S maiuscola: le guerre napoleoniche, il risorgimento. Quando si oltrepassa la comune di Parigi e si scende nell'epoca degli intrighi sotterranei, tutto diventa confuso, pesante, ripetitivo. Visto l'argomento il rischio era reale, ma Umberto Eco non è stato in grado di evitare la trappola.

Un bel ritratto di un'epoca, unito ad un bel ritratto di un tipo di umanità tenebroso e terribile, al quale dobbiamo tanti dei mali che sono venuti dopo. Però la fatica è talmente tanta che quasi non ne vale la pena.
Buona la lettura di Tommaso Ragno nella versione audio.
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Gio RyanGio Ryan wrote a review
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Non è nemmeno una recensione ...parte 2....un lungo viaggio
Leggere un libro di Umberto Eco , qualunque esso sia, è come intraprendere un viaggio che sai quando inizia ma non sai mai esattamente quando finisce.
Nel mio caso, "il Cimitero di Praga" è stato un viaggio lunghissimo iniziato ancora un anno fa, interrotto e ripreso più e più volte, spesso tornando indietro sui miei passi riprendendo nuovamente la strada che avevo già fatto, con la tentazione spesso di abbandonare e arrendermi alla evidenza che durante questo viaggio mi ero perso.
Invece no, qualcosa mi ha sempre spinto a rialzarmi dalla caduta e di proseguire anche se quello che stavo percorrendo era avvolto dalla nebbia a volte diradata a volte proprio fitta fitta.
Fuor di metafora è stata una lettura che mi ha accompagnato per mesi e mesi, spesso caustica e divertente, a volte appassionante, ma molto spesso a me incomprensibile piena di aneddoti e di personaggi storici a me ignoti , quindi con il rimpianto ogni volta di non avere quella preparazione e competenza storica adeguata alla lettura di questa storia. Che poi storia non è, piuttosto una serie di accadimenti, riportati in forma epistolare non lineari nel tempo (come dice Eco nell'epilogo "come dicono gli americani Flashback") il che rende il tutto ancora più complicato.
Il nostro personaggio, beffardo e bastardo come pochi, percorre la storia europea del 1800 (quella con la "S" maiuscola) come un novello Forrest Gump tra Freud, Garibaldi, Ippolito Nievo e Dreyfus, ma a differenza del film di Zemeckis (Forrest rimane impermeabile agli accadimenti che gli avvengono intorno) qui Simoncini senza saperlo la modifica ,la deforma fino a cambiarla (in peggio) definitivamente : è lui di fatto che ( ignaro della nefandezza che sta combinando...ma non troppo) da vita,qualche decennio dopo, al più nefasto degli orrori della storia dell'umanità!! (e questo si che si capisce bene, molto prima della fine del libro)
Ecco, tra mille racconti e sottoracconti che divergono , distraggono, deviano e mille personaggi che scompaiono e riappaiono durante la narrazione (a detta di Eco tutti veri e reali a parte il protagonista) e proprio questo che mi ha spinto a continuare: verificare che, un falso dopo l'altro, effettivamente era li che Eco voleva portare il lettore: ovvero alla fine dell'umanità !!!
Cane FantasmaCane Fantasma wrote a review
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In tempi di fake news ho apprezzato questo libro di Eco, che descrive con dovizia di particolari l'ambiente e le circostanze che hanno prodotto il capostipite di tutti i falsi dell'epoca moderna, i protocolli dei Savi di Sion (tirati ancora in ballo giusto in questi giorni da un senatore della nostra Repubblica...).
Nella Parigi antisemita di fine '800 le false norizie si creavano in modo simile a quanto avviene oggi, riciclando e stratificando materiali pre-esistenti di varia origine: scene tratte da libri di narrativa, stereotipi razzisti, libelli diffamatori che colpivano altri obiettivi e che vengono riciclati senza troppi scrupoli (a questo proposito Wu Ming ha fatto recentemente notare come alcune delle più aberranti e infondate accuse rivolte agli ebrei, come l'omicidio rituale dei bambini, siano oggi riprese dalla destra complottista americana in chiave anti-democratica). L'obiettivo dei falsari non è la verosimiglianza, ma la conferma dei peggiori pregiudizi del pubblico, che si sentirà così rassicurato e giustificato nei propri atteggiamenti violenti e razzisti.
Rimane aperta la questione su come contrastare questo fenomeno, dato che purtroppo oggi come allora non è sufficiente dimostrare la falsità della notizia: i protocolli sono stati smascherati già negli anni venti, ma questo non ha impedito che diventassero il principale strumento di propaganda antisemita per tutto il '900. 
Il fascista Evola, nella prefazione all'edizione italiana del 1937, ammetteva che i Protocolli fossero un falso storico ma sosteneva anche che descrivessero in modo veritiero le modalità con cui gli ebrei si stavano impadronendo del mondo.
Allo stesso modo nelle note di chiusura del libro di Eco si racconta che, durante le violente polemiche sul caso Dreyfuss, anche la scoperta della falsità del documento imputato all'ufficiale di origine ebrea non fu sufficiente a scagionarlo dalle accuse e l'opinione pubblica antisemita iniziò a parlare di 'falsi patriottici'.
Eviterò adesso di mettermi a parlare di vaccini, debunkibg e quant'altro, ma è chiaro che si tratta di un problema ancora attuale e urgente.