Il cimitero di Praga
by Umberto Eco
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Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, scomparso in mare nei pressi dello Stromboli, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca... More

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Gio RyanGio Ryan wrote a review
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Non è nemmeno una recensione ...parte 2....un lungo viaggio
Leggere un libro di Umberto Eco , qualunque esso sia, è come intraprendere un viaggio che sai quando inizia ma non sai mai esattamente quando finisce.
Nel mio caso, "il Cimitero di Praga" è stato un viaggio lunghissimo iniziato ancora un anno fa, interrotto e ripreso più e più volte, spesso tornando indietro sui miei passi riprendendo nuovamente la strada che avevo già fatto, con la tentazione spesso di abbandonare e arrendermi alla evidenza che durante questo viaggio mi ero perso.
Invece no, qualcosa mi ha sempre spinto a rialzarmi dalla caduta e di proseguire anche se quello che stavo percorrendo era avvolto dalla nebbia a volte diradata a volte proprio fitta fitta.
Fuor di metafora è stata una lettura che mi ha accompagnato per mesi e mesi, spesso caustica e divertente, a volte appassionante, ma molto spesso a me incomprensibile piena di aneddoti e di personaggi storici a me ignoti , quindi con il rimpianto ogni volta di non avere quella preparazione e competenza storica adeguata alla lettura di questa storia. Che poi storia non è, piuttosto una serie di accadimenti, riportati in forma epistolare non lineari nel tempo (come dice Eco nell'epilogo "come dicono gli americani Flashback") il che rende il tutto ancora più complicato.
Il nostro personaggio, beffardo e bastardo come pochi, percorre la storia europea del 1800 (quella con la "S" maiuscola) come un novello Forrest Gump tra Freud, Garibaldi, Ippolito Nievo e Dreyfus, ma a differenza del film di Zemeckis (Forrest rimane impermeabile agli accadimenti che gli avvengono intorno) qui Simoncini senza saperlo la modifica ,la deforma fino a cambiarla (in peggio) definitivamente : è lui di fatto che ( ignaro della nefandezza che sta combinando...ma non troppo) da vita,qualche decennio dopo, al più nefasto degli orrori della storia dell'umanità!! (e questo si che si capisce bene, molto prima della fine del libro)
Ecco, tra mille racconti e sottoracconti che divergono , distraggono, deviano e mille personaggi che scompaiono e riappaiono durante la narrazione (a detta di Eco tutti veri e reali a parte il protagonista) e proprio questo che mi ha spinto a continuare: verificare che, un falso dopo l'altro, effettivamente era li che Eco voleva portare il lettore: ovvero alla fine dell'umanità !!!
Cane FantasmaCane Fantasma wrote a review
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In tempi di fake news ho apprezzato questo libro di Eco, che descrive con dovizia di particolari l'ambiente e le circostanze che hanno prodotto il capostipite di tutti i falsi dell'epoca moderna, i protocolli dei Savi di Sion (tirati ancora in ballo giusto in questi giorni da un senatore della nostra Repubblica...).
Nella Parigi antisemita di fine '800 le false norizie si creavano in modo simile a quanto avviene oggi, riciclando e stratificando materiali pre-esistenti di varia origine: scene tratte da libri di narrativa, stereotipi razzisti, libelli diffamatori che colpivano altri obiettivi e che vengono riciclati senza troppi scrupoli (a questo proposito Wu Ming ha fatto recentemente notare come alcune delle più aberranti e infondate accuse rivolte agli ebrei, come l'omicidio rituale dei bambini, siano oggi riprese dalla destra complottista americana in chiave anti-democratica). L'obiettivo dei falsari non è la verosimiglianza, ma la conferma dei peggiori pregiudizi del pubblico, che si sentirà così rassicurato e giustificato nei propri atteggiamenti violenti e razzisti.
Rimane aperta la questione su come contrastare questo fenomeno, dato che purtroppo oggi come allora non è sufficiente dimostrare la falsità della notizia: i protocolli sono stati smascherati già negli anni venti, ma questo non ha impedito che diventassero il principale strumento di propaganda antisemita per tutto il '900. 
Il fascista Evola, nella prefazione all'edizione italiana del 1937, ammetteva che i Protocolli fossero un falso storico ma sosteneva anche che descrivessero in modo veritiero le modalità con cui gli ebrei si stavano impadronendo del mondo.
Allo stesso modo nelle note di chiusura del libro di Eco si racconta che, durante le violente polemiche sul caso Dreyfuss, anche la scoperta della falsità del documento imputato all'ufficiale di origine ebrea non fu sufficiente a scagionarlo dalle accuse e l'opinione pubblica antisemita iniziò a parlare di 'falsi patriottici'.
Eviterò adesso di mettermi a parlare di vaccini, debunkibg e quant'altro, ma è chiaro che si tratta di un problema ancora attuale e urgente.