Il cinema secondo Hitchcock
by François Truffaut
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Un edizione di grande formato e completamente illustrata del testo diTruffaut, un lunghissimo dialogo fra due registi che costituisceun'appassionante interrogazione sul cinema, sulla sua grammatica, la suastrategia, le leggi che presiedono al montaggio, al taglio delle inquadrature,alla tecnica narrativa. Un dialogo affidato alla consapevolezza artigianaledel "fare", ma ricco anche di aneddoti e di humor.

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Imperverso Imperverso wrote a review
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Gio RyanGio Ryan wrote a review
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Passione e suspance..
Trovai "il cinema secondo Hitchock" in una bancarella durante il festival del Libro a Pordenone nel 2016 e per qualche anno l'ho riposto in libreria a "decantare" come fosse un ottimo vino, ma non ancora pronto per essere bevuto.
Appassionato di cinema (in special modo quello di Hitch) e In crisi di "lettura" da diverso tempo ho deciso quest'anno di intraprendere questa lettura rimanendo piacevolmente stupito e ... sconvolto.
Non sapevo di certi accadimenti della vita e della carriera di sir Alfred, i suoi inizi difficili con pochi spiccioli in tasca dove anche una bobina in più o in meno o un viaggio in treno potevano a contribuire a sforare il budget di un film. O il finale di carriera così difficile, imprigionato in un clichè di "autore di film pulizieschi o di suspance" che le major gli avevano etichettato, che di fatto, gli hanno impedito di fare film nell'ultimo quinquennio di vita.
Ma nel mezzo ci sta tutta la carriera di Hitchcok: assieme ad un acuto intervistatore / osservatore come Truffaut ripercorriamo tutta la carriera di questo cineasta unico e ancora amatissimo, con i suoi capolavori (da "Notorius" a "finestra sul cortile" da "L'uomo che sapeva troppo" a "intrigo internazionale" senza dimenticare "Vertigo" e i suoi trucchi scenici.
Purtroppo alcuni film che ho amato molto come "Io ti salverò" a "Il caso paradine" trovano poco spazio nelle pagine dell'intervista forse perché ne a Hitch ne a Truffaut piacevano molto e questo mi ha deluso un po'. Ne si trova molto sui suoi rapporti con i suoi attori feticcio come Cary Grant e James Stewart, mentre il rapporto morboso con alcune attrici come Grace Kelly o Tippi Hedren è lasciato (forse giustamente) un po' in superficie.... Trova molto spazio invece la tecnica di ripresa e di montaggio (in fondo si stanno confrontando due giganti della settima arte) e soprattutto i film degli esordi (tra gli anni 20 e gli anni 30) che conoscevo molto meno.
Ovviamente trovano grande spazio due capolavori che oggi identificheremo come "horror" come "Psyco" e "Gli uccelli" che ancora oggi fanno scuola, mentre stranamente (ma a pensarci non più di tanto) l'intervistatore si sofferma e sollecita "l'intervistato" sui suoi film "maledetti" ("Marnie") o quelli sbagliati ("il peccato di lady Considine") forse perché i figli sgraziati è in fondo sono quelli che si amano di più.
Di certo quel che mi porto a casa dopo questa lettura è una gran voglia di vedere e rivedere i suoi film....
Hitchock è per sempre ....
librisenzagloria - bloglibrisenzagloria - blog wrote a review
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Tutto quello che avete sempre voluto sapere sulla suspense
Sebbene non si tratti di un vero e proprio manuale di scrittura, l’intervista-fiume che Francois Truffaut, il critico e regista della Nouvelle Vague, fece al maestro del brivido Alfred Hitchcock, ha tutti gli elementi per esserlo.
Hitch è colui che ha cercato di costruire film in cui ogni momento fosse un momento privilegiato, senza buchi né macchie. Due scene di suspense non saranno da lui mai collegate tramite una scena comune, perché Hitchcock ha orrore del comune!
Segue una sintesi (e note sparse) dei contenuti più interessanti enucleati da Hitchcock mentre, insieme a Truffaut, ripercorre tutta la sua carriera. Ci concentreremo maggiormente sugli aspetti legati alla narrazione tout court e meno alla cinematografia…
I film muti sono la forma più pura del cinema. La sola coca che mancava loro era evidentemente il suono che esce dalla bocca delle persone e i rumori. Ma questa imperfezione non giustifica i grandi cambiamenti che il suono ha portato con sé. Negli ultimi anni del muto, i grandi cineasti, e anche l’insieme della produzione, erano arrivati a una certa perfezione e si può pensare che l’invenzione del sonoro abbia compromesso questa perfezione.
Intende che nella maggior parte dei film c’è poco cinema e molto di “fotografia di gente che parla”: quando si racconta una storia al cinema, non si dovrebbe ricorrere al dialogo se non quando è impossibile fare altrimenti.
Con l’avvento del sonoro, il cinema si è bruscamente irrigidito in una forma teatrale. Il risultato è la perdita dello stile cinematografico e anche la perdita completa della fantasia.Col film a colori nasce un altro problema, quello del gusto puramente artistico dell’operatore...
Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria:
librisenzagloria.com/scriveresenzagloria3-il-cinema-secondo-hitchcock-di-francois-truffaut
VittorioCVittorioC wrote a review
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Le cinéma selon Alfred Hitchcock (1966)
Sono cresciuto con i film di Hitchcock. Vertigo, Rear Window, Psycho, Notorius, North by Northwest, The Birds, Frenzy e Family Plot sono tutti film che conosco a memoria e che guardo ancora oggi non appena me ne viene la voglia. Ho visto tutti i suoi film, anche i primi muti, ma è l'Hitchcock americano che preferisco, come è facile intuire dalla lista. Poco più che ventenne scoprii il cinema di Truffaut in una rassegna che davano a tarda notte su Rai3. Presentarono anche la versione integrale di Les deux Anglaises (1971) che ancora oggi è, in assoluto, il mio film preferito.
Questa lunga intervista tra i due grandi registi (che recentemente è diventata un bel documentario, Hitchcock/Truffaut diretto da Kent Jones) è un classico, come Che cos'è il cinema? di André Bazin.
Truffaut ha avuto due grandi maestri riconosciuti: Jean Renoir e Alfred Hitchcock, espressioni del massimo del cinema di personaggi il primo e del massimo del cinema di situazioni il secondo. Nel suo cinema, Truffaut ha cercato una sintesi tra i due.
Per me l'idea centrale di questo libro è un'amore totalizzante per il cinema. L'ossessione per la settima arte. Un'idea fissa. Truffaut amava le idee fisse. Il suo cinema è una continua tensione tra il bisogno di assoluto degli esseri umani e la provvisorietà e la precarietà della vita e dei sentimenti. "Nei film non ci sono intasamenti" , dirà in La Nuit américaine (1973), uno dei suoi film più famosi, "né vuoti, né tempi morti, I film avanzano come treni nella notte." Una filosofia che Hitch avrebbe senz'altro sottoscritto. Truffaut dice anche, da qualche altra parte, che l'ultima parola spetta comunque alla vita. Ma questa non so se il grande regista inglese l'avrebbe approvata. I suoi film lo hanno reso immortale. Forse la ragione è ancora dalla sua.
franpizzofranpizzo wrote a review
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LuisaLuisa wrote a review
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Bello, un libro di puro divertimento per me, che conoscendo tutti i film di Hitchcock, ho potuto scoprire e quindi apprezzare i “trucchi” studiati dal regista per ottenere scene indimenticabili. Durante la lunga intervista piano piano si capisce quale sia la filosofia che Hitchcock porta avanti nella sua lunga carriera. Non parte principalmente dal romanzo, agli attori si pensa dopo e non sempre sono quelli che vorrebbe, i dialoghi devono essere interessanti e abbastanza concisi. L’importante sono le scene che al pubblico devono far capire, anche senza parole, lo svolgimento della storia ed esserne conquistato.
“Francois Truffaut … credo, signor Hitchcock, che il suo procedimento sia antiletterario, strettamente ed esclusivamente cinematografico e…. che subisca l’attrazione del vuoto! La sala cinematografica è vuota, lei la vuole riempire, lo schermo è vuoto, lei vuole riempirlo. Non parte dal contenuto, ma dal contenitore. Per lei, un film è un recipiente che bisogna riempire di idee cinematografiche o, come dice lei spesso, “caricare di emozione”.
Alfred Hitchcock…. Un film circola nel mondo intero. Esso perde il quindici per cento della sua forza quando è sottotitolato, il dieci per cento soltanto se è ben doppiato, mentre l’immagine rimane intatta anche se è proiettata male. E’ il suo lavoro che viene mostrato, lei è al sicuro e si fa capire nello stesso modo in tutto il mondo.”
Per quanto mi riguarda ci è riuscito nella maggior parte dei casi. Bravo.
Questo libro ci presenta solo il regista. Il “maestro” del brivido. Sono tante pagine di puro cinema. Bello.
Non ci interessa l’uomo con i suoi pregi e difetti, per quello ci sono biografie e gossip.

A questo punto non mi resta che attingere alla mia videoteca e gustarmi in maniera “tecnicamente” più consapevole la sua produzione. Sarò senz’altro “caricata di emozione”!!!!