Il colombre e altri cinquanta racconti
by Dino Buzzati
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SamueleSamuele wrote a review
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Buzzati ha sessant'anni quando esce Il Colombre. E' uno scrittore affermato da quasi trent'anni. Quasi dieci anni prima ha vinto anche il Premio Strega. E sono due, fondamentalmente, le domande che pare porsi costantemente e che filtrano in diversi racconti:
1 Per quanto durerà? Quando si accorgeranno che non sono altro che un truffa, uno sberleffo?
2 Ne è valsa veramente la pena? Tutti i successi letterari e artistici, va bene, ma in fondo, della mia vita, che rimane?
Ovviamente non sono domande a cui Buzzati può rispondere, chi potrebbe? Ma sono domande a cui Buzzati affida le sue più grandi paure e le sue più grandi speranze: essere ricordato almeno da qualcuno, poter tornare di nuovo giovane, da una parte, essere solo un vecchio, inutile e dimenticato, una vita sprecata dietro a cose di poco conto, quando l'importante era ben altro, dall'altra.
Il Colombre, racconto che apre la raccolta, è proprio in questo segno: l'incapacità di distinguere ciò che ci spaventa da ciò che vorremmo, la fuga della vita e dalla vita. Eppure c'è speranza, il protagonista, in fondo, nonostante il Colombre (quello che lui crede che sia), non rinuncia al mare. Insieme alla disperazione e all'incapacità di comprendere la vita, vi è l'estrema forza e bellezza di vivere una vita proprio come vorremmo. "Che non sia solamente punizione, che non sia castigo, ma semplicemente il nostro misterioso destino".
La realtà di Buzzati continua a essere surreale, labile, porosa. Un uomo che si comporta come un cagnolino con la sua donna, diviene un cagnolino. Una donna per compiacere il marito si trasforma in automobile. Precipitare da un palazzo prende un'intera vita. La cosa sorprendente di Buzzati è il narrare tutto questo in prima persona, spesso. E' lui stesso che racconta, magari di un amico, o magari di se stesso proprio che va a fare un reportage all'Inferno. Quello che voglio dire è che Buzzati, oltre a riempire di autobiografia i propri racconti, con le sue angosce e le sue speranze (cosa d'altronde pacifica), abbatte la barriera fra io narrante e io autoriale: è Buzzati stesso che vive quelle storie. E' la sua realtà. E quindi, dato che Buzzati, Dio volendo, vive nel nostro di mondo: è la nostra realtà a essere porosa, labile, assurda. Anche i racconti più smaccatamente allegorici, dove la vita è un viaggio in automobile o una discesa in ascensore, riescono ad acquistare un proprio corpo, una propria matericità grazie a questo innesto. E' un po' come se la nostra realtà fosse riflessa in un prisma: magari una volta la vediamo così, magari un'altra come in un racconto di Buzzati.
Poi, vabbè, a parte 'ste cose, ci stanno alcune racconti che sono delle gemme: l'accusa al giustizialismo popolare in Quiz all'ergastolo, la violenza sociale di Cacciatori di vecchi, il grottesco esistenziale in La diciottesima buca, la disperazione e la solitudine di Il cane vuoto, la malinconia di Le gobbe nel giardino. E I due autisti, che è una di quelle robe che lette una volta non se ne vanno più via. E per fortuna.
nicolebooknicolebook wrote a review
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Sbachechi Sbachechi wrote a review
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Il fantastico mondo di Buzzati
Il Colombre, il mostro marino che dà il titolo alla raccolta, fin troppo esemplificativa metafora di tutte le ansie metafisiche di Buzzati, le stesse che troviamo nella sua opera più conosciuta, “Il deserto dei tartari”, insieme a tutti gli altri racconti ci accompagna come una presenza oscura lungo tutte le più varie sfaccettature formali e stilistiche dei vari racconti di questo maestro del narrare breve. A dispetto di un una scrittura colloquiale, apparentemente non colta, con una lingua secca e non artificiosa figlia del suo impiego come cronista al Corriere della Sera (dalla quale molti racconti traggono spunto o ne costituiscono l’olio motore) il fantastico irrompe nel quotidiano, nella consuetudine, nei luoghi conosciuti accendendo una luce che trasfigura la stessa realtà o la sua percezione.
L’ amaro rimpianto per l’amore mancato del dittatore assoluto che ha il dominio della terra del racconto “E se” è in fondo lo stesso del protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta dove il mostro che il protagonista aveva sempre fuggito, al momento estremo, beffardamente si mostra come la promessa di una felicità arrivata oramai fuori tempo massimo, ormai svanita. Per passare ad ambientazioni Lyncheane del tipo il giardino all’inizio e alla fine del film “Velluto blu” dove sotto un apparente tranquillità, (dentro di noi forse?) pullula la vita, la lotta e la distruzione insita nella natura, questa lotta che agisce invisibile e nascosta sotto un placido velo di pace e serenità, proprio quella che un grande narratore come Buzzati riesce a farci vedere squarciando il velo delle nostre certezze consolidate ed aprendo al fantastico che in molti casi ha aspetti orrorifici o mi viene in mente da un “Torbido amore “ con l’irrompere prepotente dell’enigma nella stessa modalità per chi lo ha visto del film di Glazer “Under the skin” con l’irrompere di un alieno sulla terra a sconvolgere la vita dei malcapitati che gli capitano sotto tiro.
Paradossi giocati sul filo di speculazioni sull’arte e sulla letteratura stessa ne “Il mago”, isterismi vari, esiti raccapriccianti di dolci ossessioni come in “Schiavo” o “L’ascensore” o ancor di più in “la piccola Circe”, o meno dolci come in “Teddy Boys”, angosciose solitudini ne “Il cane vuoto”, fino alle più intimiste e commosse confessioni in altrettanto bellissimi racconti come “Le gobbe del giardino e “I due autisti”. O semplicemente gli esiti surreali ma sempre giocati e originati da situazioni reali, anzi iper-reali in una visione della realtà che ci circonda paranoica ed ossessiva come nel racconto “il Logorio”. Questo che è un po’ un vero e proprio credo estetico si mostra palesemente infine nel romanzo breve che chiude il volume “Viaggio all‘inferno” tramite l’affascinante espediente della scoperta di una porta dell’inferno durante l’ispezione ai lavori alla metropolitana di Milano. Da qui si apre un mondo sconosciuto dove l’autore si sbizzarrisce per raccontarci un mondo Dantesco e per molti versi così simile al mondo convulso e folle delle nostre città (nella fattispecie Milano) e approfitta per parlarci, forse anche troppo, di sé, delle sue stesse visioni ed ossessioni, speculando continuamente su temi che evidentemente gli stanno a cuore tanto da farci perdere in alcuni casi nel continuo macerare delle sue speculazioni.
Ogni singolo racconto costruisce un mondo anche dove non ce lo aspetteremmo, lo costruisce perché demolisce quello certo del realismo per aprirci l’altra faccia della realtà. Quella del fantastico con il quale comunque dovremo fare i conti, con la quale ogni opera letteraria che si voglia definire tale, almeno secondo me, deve fare i conti.