Il commissario cade in trappola
by Hakan Nesser
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Una telefonata di lavoro interrompe la malinconia degli ultimi giorni di vacanza del commissario Van Veeteren. Nella cittadina di Kaalbringen, infatti, poco lontano dal posto dove il commissario sta trascorrendo le ferie, un assassino ha già colpito due volte. Due vittime a distanza di pochi giorni,... More

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Gialli per Capodanno - 27 dic 20
Ecco che dopo ben tre anni troniamo a leggere qualcosa di uno dei maestri del giallo svedese. Un libro sostanzialmente discreto che porta con sé, purtroppo, due grossi punti negativi (che tuttavia non dipendono né dall’autore né dalla scrittura). Evidenziati entrambi nella terza riga di cui al titolo. Un libro del 1994 che solo dopo venticinque anni circa viene tradotto in italiano. Un libro che ha al centro il personaggio principe di Nesser, il commissario Van Veeteren (familiarmente e per brevità, VV), e che sarebbe la seconda delle sue avventure. Ora noi abbiamo letto già l’ultimo e decimo romanzo della serie, quindi è solo per dovere filologico che ci si appresta a colmare questo buco cronologico.
Il secondo punto è, al solito, il titolo. Non si capisce perché il commissario debba cadere in trappola (e se leggerete il libro, vedrete come VV in trappola di certo non cade). Mentre il titolo fa riferimento ad un pensiero di un anziano superiore di VV, Borkmann appunto, il quale sosteneva l’interessante teoria che riporto in coda su come, quando e dove un’indagine raggiunge il suo punto di svolta (il punto di Borkmann, per l’appunto).
Quindi, mettendo nel cassetto tutto quanto sappiamo VV abbia fatto dopo (e soprattutto quando va in pensione ed apre una libreria: VV sei il mio mito!), vediamo allora di seguire la storia ed il modo di Nesser di raccontarla. La storia dura in verità un mese, dal 31 agosto al 1° ottobre. VV è chiamato ad aiutare il commissariato di Kaalbringen, dove sono avvenuti due omicidi con i morti con la testa quasi staccata dal corpo. Tanto che la polizia ed i media cominciano a parlare dell’assassino come de “il Tagliateste”.
La squadra locale è capeggiata dal commissario Bausen, che ad ottobre andrà in pensione, e composta da Beate Moerk, un’ispettrice dai capelli rossi, volitiva, ed intuitiva, e da Kropke che, se l’azione fosse una decina di anni dopo, sarebbe un fissato dei computer, mentre all’epoca può solo usare lucidi e piantine. In aiuto a VV poi, ad un certo punto arriva anche l’ispettore Munster, che abbiamo seguito a lungo nei capitoli successivi, tanto che, alla pensione di VV, sarà lui a prendere il comando della stazione di polizia di Maardam, la fittizia località sede delle avventure dei nostri da me lette.
Il mistero delle morti è ben fitto, che i due decapitati non sembrano, nonostante tutti gli sforzi dei poliziotti, avere nulla in comune. Né frequentazioni, né amicizie, né altro. La trama si infittisce quando viene trovato il terzo morto, che oltre ad essere decapitato, ha anche la mannaia infilzata nel costato. Come a significare che i morti sono finiti, e che il killer sparirà nell’ombra.
Mentre avanzano le indagini, Nesser sviluppa la sua capacità di presentarci il contorno, come si muovono i vari personaggi. Le lunghe chiacchierate tra Bausen e VV, condite da vino ed interminabili partite a scacchi. Il rapporto tra Munster e la moglie, prima in crisi, poi risollevato, anche perché il nostro non cede alla carne e si astiene da un rapporto che sarebbe stato preoccupante con Beate. La nostra ispettrice è la più interessante, capace di guizzi di ingegno e di collegamenti audaci. Lei che dedica il suo tempo lavorativo ed il suo tempo libero alle indagini.
Ci sono pezzi di puzzle che si incastrano pian piano. Il primo morto era uno spacciatore. Il secondo frequentava con assiduità donnine di facili costumi. Il terzo, ora medico apprezzato, era stato abbastanza scapestrato in gioventù, rimessosi in sesto dopo una lunga cura disintossicante. Nesser cerca anche di prenderci in giro, che ogni tanto compare il Tagliateste, che si rivolge ad una non precisata Britte. Nome che compare nella nipote psicolabile di un medico amico del terzo morto.
Ma è tutto fumo negli occhi. Solo Beate non si farà sorprendere, e da un rapporto arrivato da un commissariato del Nord, relativo ad una rissa di una decina di anni prima, ha la sua bizzarra intuizione. Che però porterà il Tagliateste a rapirla. Ucciderà anche lei? O il nostro VV, raggiunto il punto di Borkmann, con il ragionamento arriverà alla stessa conclusione che io avevo ipotizzato fin dalla metà del libro. Una situazione che mi ha riportato ad un film in bianco e nero che mi terrorizzò quando avevo dieci anni.
Quindi, dimentichiamoci un po’ il giallo, e godiamo il movimento delle rotelle di VV, purtroppo accompagnate, come dicevo anche altrove, da l’immancabile stuzzicadenti.
Comunque, Nesser riesce sempre a tenermi attaccato alla pagina, ed a farmi viaggiare verso la sua Svezia.
“In ogni indagine … esiste un limite oltre il quale non ci servono altre informazioni, e possiamo risolvere il caso solo con il ragionamento. Un buon investigatore dovrebbe sforzarsi di capire quando si trova a questo punto o quando lo ha già superato … Questa capacità … distingueva il buon detective da quello incapace.” (214)
KinKin wrote a review
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TabathuaTabathua wrote a review
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