Il conte di Montecristo
by Alexandre Dumas
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Nel febbraio del 1815, a Marsiglia, il marinaio Edmond Dantès viene falsamente accusato di bonapartismo e arrestato nel giorno delle nozze, alle soglie di una brillante carriera navale. Durante la prigionia nel castello d'If, uno scoglio in mezzo al mare, affina un odio feroce per gli autori della sua

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mi sono sempre rifiutato di scriverne una recensione, sia perché sarebbe stato il caso di farlo a caldo e or son passati sei anni, sia perché so già che non posso esprimere cosa mi ha dato, il che è frustrante. ma mi ci sono rassegnato e del resto stimo che col passare del tempo il ricordo non può che indebolirsi ulteriormente, e pure che sarebbe ben peggio che non dicessi, per come posso, quello che sento. il mio libro d'elezione, quello che porterei sull'isola deserta, stante anche la sua ricchezza onnicomprensiva: giallo, rosa, nero, verde (speranza) e l'avventura che non so che colore abbia. [l'avventura; montecristo mi ricordava e dava le sensazioni del crusoe; la parentela più stretta è quella di faria, che schopp giustamente definisce come un robinson delle prigioni]. erudizione. dialoghi ore rotundo. più lo leggevo, più mi rattristavo che meno mi restava da leggere. in quel mentre ero consapevole ch'era di già diventato il mio preferito, tanto da star certo appetto a poe e fors'anche sopra. quando l'ho finito, avrei voluto non averlo mai letto per avere ancora quel piacere che si può avere solo alla lettura pristina[, la sola che blandisce con l'aspettativa e la sorpresa]. e dire che l'avevo cominciato solo per saggiarlo, senza pretesa di finirlo, e invece[, nonostante la mole,] l'ho divorato [ho fatto fuori in meno di un mese, patendo, fra le fatiche, solo quella, in vero non lieve, del tenerlo in mano]. e che venivo (periodo fortunatissimo! momenti aurei!) dalla lettura consecutiva di quelli che pure annovero tra i pochissimi libri preferiti: crusoe e morel. si apprezza di più in un momento di difficoltà, sia perché ci s'immedesima nel protagonista, sia perché il libro (un vero microcosmo fatto e fitto di luoghi, personaggi, situazioni: dumas genie de vie) è una realtà virtuale e parallela in cui rifugiarsi ed estraniarsi. [romanzo "d'evasione" nel doppio senso, per dantès e per il lettore]. il che non potrebbe aversi senza la pletora e la frastagliatura: il paradosso di montecristo. mi piacciono certi suoi grossolani difetti: la violenza delle emozioni che suscita. è la bomba atomica della letteratura mondiale. [un libro che vale il tesoro di faria]. dopo ci ho messo anni a disintossicarmi e riprendere gusto ad assaporare cose a confronto inevitabilmente più delicate. (ne ha fatte le spese il gattopardo, preso sol perché m'era venuta una crisi di astinenza, la smania di leggere subito qualcos'altro, rimanendo inevitabilmente deluso). c'è chi ama il caviale, chi la pizza. quindi direi che a me piace più la pizza, ma montecristo mi pare una mai vista pizza al caviale.
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mi sono sempre rifiutato di scriverne una recensione, sia perché sarebbe stato il caso di farlo a caldo e or son passati sei anni, sia perché so già che non posso esprimere cosa mi ha dato, il che è frustrante. ma mi ci sono rassegnato e del resto stimo che col passare del tempo il ricordo non può che