Il conte di Montecristo
by Alexandre Dumas
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Nel febbraio del 1815, a Marsiglia, il marinaio Edmond Dantès viene falsamente accusato di bonapartismo e arrestato nel giorno delle nozze, alle soglie di una brillante carriera navale. Durante la prigionia nel castello d'If, uno scoglio in mezzo al mare, affina un odio feroce per gli autori della s... More

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Attilio FacchiniAttilio Facchini wrote a review
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Inizio col dire che più volte, nel corso della lettura, mi è venuto da pensare che "Il conte di Montecristo" sia un romanzo straordinario. Pur nella consapevolezza di tutte le difficoltà che si possono incontrare nel leggere un libro di oltre 1200 pagine.

Straordinario, soprattutto perché crea dei personaggi memorabili e ne intreccia gli accadimenti con machiavellica abilità.

Il Machiavelli di turno è, naturalmente, il Conte di Montecristo, al secolo Edmond Dantès, vice-comandante di una nave mercantile che, nel giro di pochi giorni, si trova a toccare la felicità con il dito, per poi precipitare nella disperazione più assoluta a causa del complotto ordito nei suoi confronti da alcuni amici-nemici invidiosi.

Imprigionato nelle segrete impenetrabili del Castello d'If, Edmond conosce l'Abate Farias che, nei lunghi anni di prigionia, gli insegna tutto ciò che appartiene alla vita e alla conoscenza, e, come se non bastasse, gli consegna le chiavi per uscire dal carcere e per ottenere la propria vendetta.

Inizia qui il vero e proprio romanzo, con il protagonista che dedica tutta la vita all'ottenimento del suo obiettivo.

Un romanzo straordinario, dicevo. A tratti divertentissimo, a tratti tremendo e spietato.

Certo, è un romanzo di stampo ottocentesco, il che significa che è oltremodo lungo. Talvolta ridondante, perché spesso ci si ritrova a leggere situazioni già affrontate per il semplice fatto che un personaggio si prende la briga di narrarle di nuovo a chi le ignora (in questa lunghezza esasperante conta, eccome, il fatto che Dumas fosse pagato un tanto a riga). I dialoghi sono molto teatrali, anch'essi lunghi, poco verosimili. I personaggi estremamente appassionati, quasi melodrammatici. Probabilmente, si potrebbe tagliare tranquillamente un terzo del libro e la storia non ne risentirebbe affatto. Anzi, ne gioverebbe, visto che stiamo parlando di circa 400 pagine (ma forse non riuscirebbe più a raggiungere l'attuale grandezza...).

Il finale, poi, mi è parso paradossalmente un po' frettoloso e impacciato nel suo voler tendere a tutti i costi a un lieto fine (altra caratteristica di questo tipo di romanzo, ribattezzato "feuilleton").

Tuttavia, nonostante tutti questi "difetti" (ma è probabile, al netto delle esigenze economiche di Dumas, che si tratti di "difetti" solo dal punto di vista di un lettore contemporaneo, abituato ad altro tipo di libri), al termine della lettura non ho mutato il mio pensiero sul "Conte di Montecristo": un romanzo straordinario, in cui l'autore mostra una sorprendente capacità di analisi degli animi e dei caratteri umani, oltre che un'abilità soprannaturale (come quasi diventa il Conte che più volte si arroga le prerogative della Provvidenza) nell'intrecciare i destini di tutti.

Postilla finale: all'inizio della seconda parte del romanzo, viene citata Sora, la mia città. Me lo avevano detto, ma è stata comunque una sorpresa. Peraltro, Dumas mostra di conoscere alla perfezione molte località italiane, oltre che gli usi, i costumi e i caratteri degli Italiani dell'epoca, che non si discostano poi molto da quelli d'oggi.

Concludo citando Eco che, dopo aver criticato anche pesantemente il romanzo di Dumas, lo definisce "uno dei romanzi più appassionante di tutti i tempi" e aggiunge: "Ad averne di romanzi così".