Il conte di Montecristo
by Alexandre Dumas, Riccardo Reim
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L'appassionante vicenda di Edmond Dantès che, ingiustamente condannato e imprigionato, riesce a vendicarsi dei suoi nemici grazie al tesoro dell'abate Faria, conserva ancora oggi inalterato tutto il suo fascino, continuando a ispirare riduzioni cinematografiche e televisive. Pubblicato per la prima volta en feuilleton sul "journal des Débats" nel 1844, dopo il clamoroso successo dei "Misteri di Parigi" di Eugène Sue, "II conte di Montecristo" seppe conquistare, fin dalle prime puntate, migliaia e migliaia di lettori, facendo diventare di colpo Edmond Dantes uno dei "supereroi" più amati dalla fantasia popolare e Alexandre Dumas uno degli scrittori più letti, non solo in Francia. Straordinario manipolatore di intrecci, Dumas costruisce con estrema abilità una vicenda ricca di imprevisti e di colpi di scena; spaziando dalle cupe segrete del Castello d'If alle catacombe romane, dalla Parigi del grand monde all'Oriente, dipinge un fedele ritratto della società della restaurazione dominati dal potere del denaro, con un'efficacia degna di Balzac.

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AK-47AK-47 wrote a review
1235
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Spoiler Alert
Imprescindibile
Nel 1815, di ritorno da un viaggio d'affari in Italia, un giovane marinaio marsigliese, poche ore prima di sposare la sua fidanzata, viene improvvisamente tratto in arresto dal procuratore del re, con l'accusa (falsa) di essere un cospiratore bonapartista. Comincia così per Edmond Dantes, questo il nome del giovane, una lunga, sofferta discesa negli abissi della disperazione, nella forma di una durissima prigionia nell'isola-carcere, il castello di If. Quando è a un passo dal prendere una decisione estrema, Dantes riesce a entrare in contatto con un altro prigioniero, il misterioso abate Faria, che gli saprà trasmettere la sua enorme sapienza e un importante segreto che cambierà la vita a Dantes. Riuscito fortunosamente a evadere dalla prigione facendosi credere morto, Dantes fugge in Italia, da dove incomincia, pazientemente, a tessere la trama che lo porterá, infine, prendersi, anni dopo, una terribile rivincita e una vendetta memorabile sui suoi calunniatori.
Romanzo immenso sotto tutti i punti di vista, che è giustamente considerato una pietra miliare della letteratura europea, tanto che ogni commento rischia di suonare trito e banale. Mi limito perciò, modestamente, a riportare alcune mie impressioni a caldo, senz'altra pretesa che quella di tenerne traccia. L'aspetto che mi ha più colpito del romanzo è la straordinaria complessità della trama e la consumata abilità di Dumas nel gestire e coordinare i mille rami narrativi secondari che si dipartono dalla storia principale. Per quanto concerne i personaggi, mi attirerò il biasimo di molti, ma mi sono sorpreso a simpatizzare, più di una volta, con la volgare e cinica furbizia del banchiere Danglars, con la sua visione disadornamente affaristica della vita, forse per reazione contro il manierismo sentimentale di certi legami (Mercedes e Dantes, Maximilien e Valentine). Dantes è un personaggio complesso e scomponibile in tante diverse figure archetipiche (l'uomo giusto che viene calunniato, il terribile e inesorabile strumento della vendetta divina): l'ho trovato poco convincente solo nella sua ultima incarnazione, quella di un vendicatore che, pago della rovina dei suoi persecutori, indulge al perdono, perché a mio parere è una svolta troppo immediata, oltre che in stridente contrasto con tutta la sua storia e gli atteggiamenti precedenti. Inoltre, altra impressione personale: ho trovato francamente fastidioso l'atteggiarsi, da parte di Dantes/Montecristo a strumento della vendetta divina. La sua vendetta era, dal mio punto di vista, sacrosanta, ma riguardava solo e soltanto lui; pretendere di agire incarnando la volontà di Dio, è quantomeno peccare di presunzione, a mio parere.
In ogni caso, è una lettura imprescindibile. Quattro stelle e mezzo.
Mauro Torquati57Mauro Torquati57 wrote a review
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"Entrando nel passato, dimentico il presente; avanzando libero e indipendente nella storia, non ricordo più che sono prigioniero."
"La giustizia umana è insufficiente come consolatrice: può solo versare sangue in cambio di sangue, niente di più; ma non le si può chiedere più di quanto possa dare."


(RILETTURA)
David ApreaDavid Aprea wrote a review
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