Il Crocifisso del samurai
by Rino Cammilleri
(*)(*)(*)(*)( )(51)
È l'alba quando la giovane Yumiko viene prelevata dalle guardie dello Shogun e torturata pubblicamente. La sua unica colpa è essere figlia di Kayata, samurai cattolico che non ha potuto pagare le tasse alle autorità, i cui uomini ormai da anni umiliano i cristiani di Shimabara con una violenza cieca e annientatrice. Ma nonostante la miseria e il sangue fatto scorrere per fiaccare la loro volontà, gli abitanti del villaggio si raccolgono attorno al simbolo di cui nessuno può privarli: il crocifisso di Cristo. Lo stesso al quale i primi cristiani giapponesi venivano inchiodati dalle guardie dello Shogun. La violenza su Yumiko è la scintilla che spinge uomini e donne alla ribellione estrema: rifugiati nel castello di Hara si oppongono al giogo persecutorio e a un destino ineluttabile. L'assedio da parte degli uomini dello Shogun dura cinque interminabili mesi, senza cibo e possibilità di scampo, ma quel "branco di contadini", guidati dall'Inviato del Cielo, da Kayata e dal suo discepolo Kato, resistono, aggrappandosi alla speranza incrollabile nella resurrezione. Perché solo la fede può superare ogni sopraffazione e dare linfa vitale a un popolo in lotta.

All Reviews

13
KatiuKatiu wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
Spoiler Alert
La mia recensione completa la trovate qua
katiusciarigogliosi.blogspot.it/2015/12/il-crocifisso-del-samurai.html

Kayata, samurai cattolico in forte crisi economica, non riesce a pagare le tasse alle autorità. Di conseguenza, la povera Yumiko, l'unica amata figlia, viene torturata pubblicamente come monito. Questa violenza sarà la scintilla che spingerà tutti gli abitanti del villaggio - uomini, donne, bambini, contadini, ronin, anziani, giovani - alla rivolta. Guidati dall'Inviato del Cielo, si rifugeranno all'interno del castello di Hara e cercheranno con ogni mezzo di non soccombere all'assedio da parte degli uomini dello Shogun.
Mesi senza cibo, con poche armi, allo stremo delle forze, Kayata, Yumiko e Kata, il suo amato, resisteranno aggrappandosi all'incrollabile fede nella Resurrezione.

E' un libro da pugno nello stomaco. Non di quelli potenti però, di quelli che ti fanno male subito, che ti fanno piegare in due dal male. Al contrario, è un pugno di quelli leggeri, che sembrano non provocare danno alcuno ed invece, col passare del tempo, noti un livido. Piccolo, superficiale. Ma dentro esplode, in tutto il suo dolore.

E' quello che si prova leggendo questo romanzo.
La forza dei giapponesi, ligi alle regole, le loro regole, che impongono sudditanza estrema ad un capo, che impongono un lignaggio preciso, dove le parole dell'imperatore e del suo stuolo di uomini di fiducia è legge. E la legge non si infrange. Mai.
La forza dei giapponesi, che non abbandonano mai le loro caste, dove i samurai disprezzano i contadini anche quando perdono il loro Signore e sono costretti a diventare dei ronin, dove le donne non si possono accasare per amore ma solo per interesse, dove chi lavora a contatto con sangue e morte è considerato un infimo, un perdente, una nullità.
La forza dei giapponesi, ovvero le spade. La spada. Quella piccola, veloce, che si nasconde perfettamente sotto il kimono. Quella grande, potente, affilata, da portare in spalla come un prolungamento di se stessi. Quelle invisibili, nascoste nelle pipe dei signori, nelle penne dei mercanti e nei ventagli delle geishe.
La forza dei giapponesi, la loro capacità di credere in qualcosa andando al di là della paura, della morte, della vita stessa. Credere in un Dio, non loro ma arrivato da lontano, credere nelle parole di un Messaggero, nelle profezie, nel cielo, nel sole, nel caldo e nel freddo, nell'odio. Nell'amore.

Leggetelo.
Ma preparatevi al colpo.
CogitoetvoloCogitoetvolo wrote a review
00
Il crocifisso del samurai - di Cogitoetvolo
Dopo “Immortale odium”, lo scrittore e giornalista agrigentino Rino Cammilleri, appassionato indagatore della storia della cristianità, torna in libreria con un nuovo e avvincente romanzo storico: “Il crocifisso del samurai”, edito da Rizzoli.

La vicenda storica
A far da sfondo alla vicenda, ricca di azione e colpi di scena, è il Giappone dell’anno 1637, con l’epica ribellione dei samurai cristiani di Shimabara. Furono circa quarantamila i cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, che si ribellarono alla persecuzione, arroccati nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. Infine l’armata dello Shogun riuscì a stroncare la ribellione e i cristiani vennero massacrati fino all’ultimo, ma al costo di settantamila uomini ben armati e addestrati che morirono combattendo contro contadini e anziani affamati e indeboliti dal freddo, ma saldi nella fede in Gesù Cristo. Ciò che i cristiani chiedevano era solo la libertà di professare la propria religione, tanto da rifiutare le proposte del generale giapponese Matsudaira Nobutsuna, fino al martirio.

Quando i missionari europei poterono tornare nel Sol Levante, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione. Solo alla fine del XIX secolo cessarono le persecuzioni dei cristiani in Giappone, ma i pochi rimasti erano quasi tutti concentrati a Nagasaki e furono centrati da una delle due bombe atomiche.

La trama
È l’alba quando la giovane Yumiko, figlia di un samurai cattolico che non ha potuto pagare le tasse alle autorità, viene prelevata dalle guardie dello Shogun e torturata pubblicamente. La violenza su di lei è la scintilla che spinge i cristiani, uomini e donne, alla ribellione estrema: nonostante la miseria e il sangue fatto scorrere per fiaccare la loro volontà, gli abitanti del villaggio si raccolgono attorno al simbolo di cui nessuno può privarli, il crocifisso di Cristo, e, rifugiatisi nel castello di Hara, si oppongono alla persecuzione. Per cinque interminabili mesi, senza cibo e possibilità di scampo, quel “branco di contadini” resiste, guidato dall’Inviato del Cielo, da Kayata e dal suo discepolo Kato e aggrappato alla speranza incrollabile nella Resurrezione. Perché solo la fede può superare ogni sopraffazione e dare linfa vitale a un popolo in lotta.

L’autore del libro, Rino Cammilleri, ha dichiarato in un’intervista concessa a Zenit lo scorso 3 giugno: “In tutti questi anni mi sono imbattuto in storie meravigliose che nessuno ha mai raccontato, almeno non col risalto che meritano. Sono storie così avvincenti da superare la fantasia e sono ideali per un romanzo storico, genere al quale i cattolici non si dedicano più da troppo tempo. Ho deciso, allora, di farlo io.”
00
(*)(*)(*)(*)( )
Storia rosso-sangue...
Temevo fosse un po' sempliciotto, come l'altro romanzo scritto da Cammilleri, che era un thriller carino ma un po' semplice. Invece mi ha decisamente soddisfatto... la tensione narrativa rimane alta, ed è interessante il fatto che si basa su aspetti veri della difficile storia cattolica giapponese: i riferimenti storico-religiosi sono molto interessanti, non banalizzati né stereotipati. Un buon romanzo di storia e cruda avventura, da guerrieri (un po' di teste mozzate ecc. ma senza mai dare spazio allo splatter).

Dal sito dell'autore:

Si tratta di un romanzo storico attorno a un episodio poco noto della storia: la grande rivolta dei samurai cristiani nel 1637. Circa quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara.

Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. Vennero massacrati fino all’ultimo e fu la loro rivolta a provocare la chiusura ermetica del Giappone al mondo esterno per due secoli. Quando i missionari europei poterono tornare, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione. Solo alla fine del XIX secolo cessarono le persecuzioni dei cristiani nel Sol Levante. I pochi rimasti erano quasi tutti concentrati a Nagasaki. E furono centrati, com’è noto, da una delle due bombe atomiche.
Elisabetta ModenaElisabetta Modena wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Chris libraiaChris libraia wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)(*)
Martyz89Martyz89 wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)( )
1637: un gruppo di contadini e di ronin mettono (guidati da un 16enne, Amakusa Shiro,l'Inviato del Cielo) in ginocchio le truppe imperiali provocando una grande rivolta in nome di una fede,quella cristiana,perseguitata ed umiliata nei modi più crudeli ed efferati.
Un fatto che in Giappone è da tutti ben conosciuto,in Occidente,come è prevedibile,invece è ignorato dai più. Eppure all'autore-e non solo-sembra degno di memoria. Memoria per chi ha combattutto fino alla morte per difendere quello che è uno dei diritti fondamentali dell'uomo,e cioè quello della libertà religiosa.
L'assedio del castello di Hara durato ben 5 mesi,è descritto con particolari realistici e fin troppo raccapriccianti; più volte mi sono messa a rabbrividire nel leggere le torture sadiche,le mutilazioni,le privazioni a cui i poveri "kirishitan"(=cristiani) sono costantemente sottoposti. Eppure,il sentimento che domina tutto il romanzo è quello della speranza. Questo racconto di guerra è in parte addolcito dal tenero e delicato amore tra Kato e Yumiko; riusciranno almeno loro a sfuggire al massacro?

Il libro mi è piaciuto,e in più punti,mi sono commossa. Per chi non è abituato ad avere a che fare con nomi giapponesi,è a volte facile far confusione trai i molteplici personaggi,ma alla fine tutto scorre senza particolari intoppi.
Bisogna solo evitare di storpiare il messaggio che l'autore ci dà. Sarà pure nobile morire per proteggere la propria fede,ma non bisogna nemmeno fare della Croce di Cristo uno strumento per combattere crociate contro chissà chi solo per scopi politici. Chi ha orecchi per intendere,intenda! Parole sante...
RmatteucRmatteuc wrote a review
10
Spoiler Alert
1637 il Giappone trema per le violente epurazioni contro i cristiani da parte dello Shogun.
Le motivazioni sono politiche: la paura di eventuali invasioni di spagnoli e portoghesi, e motivazione meramente religiose.

Tutto questo dara vita ad una crociata al contrario, una crociata contro cattolici.
Il romanzo narra della rivolta di Shimabara dove i tantissimi samurai e ronin cattolici si unirono contro lo shogun per ottenere una libertà religiosa in quel momento impossibile.
L’elemento emozionante del racconto è data dalla sua struttura, tutta la rivolta è un flash back.
Un lunghissimo flash back dove i tanti personaggi si legano uno con l’altro.
Molti sicuramente inventati ma altri storici, come Miyamoto Musashi, celebre samurai autore dei Cinque anelli.
Si parte al contrario perchè in Giapponese nonostante le tante repressioni, incredibilmente, il cristianesimo sopravisse nella forte tradizione famigliare.
Abbiamo un lunghissimo racconto da un discendente di coloro che combatterono quella battaglia.
E’ il grande miracolo giapponese e cinese. La sopravivenza di un cattolicesimo per secoli anche senza sacerdoti e contatti con Roma.

I tanti personaggi del romanzo sono essenziali per poter fare una narrazione corale, e dare la possibilità di una visione cinematografica delle battaglie e della vita del castello.
Una cinepresa a volo d’uccello inquadra le battaglie e l’assedio.
Dentro invece abbiamo uomini e donne che credono in questa lotta e nella loro fede.
E’ un romanzo sull’amore e un romando sulla fede.
La fede è l’elemento di unione di tutta la storia.
Una religiosità primitiva, senza dogmi, senza preti, una fede in cui è l’amore, sia per gli altri sia per Dio, è l’unica regola.

E’ frutto sicuramente dell’inculturazione dei primi gesuiti arrivati in Giappone.
I cattolici giapponesi riescono ad unire la loro cultura tradizionale con quella cattolica senza sincretismo ma riconoscendo un valore ad entrambe.
Una vera rivoluzione per il tempo per quel tempo in Giappone.

Oltre l’amore per Dio e la fede, la storia ci narra pure l’amore fra Kato e Kayata, un orfano contadino e la figlia di un samurai cattolico.
Saranno loro a portare l’amore in giro nel Giappone dopo la rivolta.
Sono loro i personaggi forti, quelli che ci danno il filo conduttore, quelli per cui agogniamo per una propria salvezza.

Partiti con un matrimonio che non si deve fare, finisce con un forte amore reciproco, per la loro famiglia ed i loro antenati come è nella tradizione giapponese.
L’amore è diverso. Un amore dato a perdere, non si aspetta un ritorno se non nel paradiso.