Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza
by Julian Jaynes
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L'opera scientifica che più di ogni altra ci ha avvicinato, in questi ultimi anni, a quel "teatro segreto fatto di monologhi senza parole e di consigli prevenienti, dimora invisibile di tutti gli umori, le meditazioni e i misteri" che si chiama "coscienza".

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Umberto StradellaUmberto Stradella wrote a review
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EttoreEttore wrote a review
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Andrea Trofino G.Andrea Trofino G. wrote a review
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Giancarlotaldi Giancarlotaldi wrote a review
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Andrea Trofino G.Andrea Trofino G. wrote a review
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Mondo di visioni non vedute e di silenzi uditi è questa regione inconsistente della mente! E ineffabili essenze questi ricordi impalpabili, queste fantasticherie che nessuno può mostrare! E quanto privati, quanto intimi! Un teatro segreto fatto di monologhi senza parole e di consigli prevenienti, dimora invisibile di tutti gli umori, le meditazioni e i misteri, luogo infinito di delusioni e di scoperte. Un intero regno sui cui ciascuno di noi regna solitario e recluso, contestando ciò che vuole, comandando ciò che può. Eremo occulto di ciò che abbiamo fatto e ancora possiamo fare. Un introcosmo che è più me di ciò che io posso trovare in uno specchio. Questa coscienza, che è il mio me stesso più segreto, che è ogni cosa eppure non è nulla di nulla, che cos’è?

E da dove venne?

E perché?

E’ con questo inno quasi shakesperiano al mistero della coscienza che inizia Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza, di Julian Jaynes, un libro ambiziosissimo (e ricchissimo) la cui lettura rappresenta un’esperienza intellettuale così profonda, e così stimolante, da lasciare senza fiato.

Julian Jaynes è stato professore di psicologia a Princeton, ma la sua cultura spaziava in ogni campo del sapere: archeologia, letteratura antica, linguistica, neurologia, arte, architettura. Questa vastità di conoscenze gli ha permesso di formulare una teoria sull’origine della coscienza capace di spiegare la struttura delle piramidi, uguale in ogni parte del mondo, la lingua usata da Hammurabi per dettare le sue leggi, l’evoluzione dell’uomo nella Bibbia, l’assenza di qualsiasi “io pensante” nella testa degli eroi dell’Iliade e l’assenza di qualsiasi “io pensante” persino nella testa di chi ha scritto il poema, le teocrazie del passato, il passaggio dalla caccia all’agricoltura e la nascita delle città, l’elegia greca dell’ottavo secolo avanti Cristo, la schizofrenia, la religione, la nascita e la decadenza della poesia, l’ipnosi, il potere della musica, i profeti e la possessione. Come qualsiasi teoria non dimostrabile (sarebbe necessario tornare nel passato per verificare le sue ipotesi) può essere accettata o rifiutata: in ogni caso, ci troviamo di fronte a una concezione così ampia, e così profonda, che saremo costretti a rivedere molte delle nostre convinzioni, in campi fondamentali della vita.

La traduzione di Libero Sosio è stupenda, viene continuamente voglia di leggerlo ad alta voce per rendere attraverso il suono delle parole l'ispirazione originale. In questo senso è ben più di un libro di scienza o filosofia o di psicolinguistica. In un altro senso lo è meno. Il lettore rischia di lasciarsi convincere da argomentazioni chiaramente non scientifiche. Di tutte le cose che la mente fa, quelle che possiamo o non possiamo ritenere processi coscienti dipendono dalla definizione di coscienza che adottiamo. Se del processo di individuazione del triangolo a pagina 61 abbiamo una memoria, siamo in grado di riferire qualcosa a noi stessi e ad altre persone, possiamo dire che in qualche misura ne dovevamo essere "coscienti" anche durante la risoluzione. La consapevolezza magari interviene successivamente tramite processi successivi, "ricordati", consistenti con la descrizione degli stati coscienti sperimentati, che possono includere una certa revisione "orwelliana" (come le chiama Dennett), ma non per questo possono essere negati (come fa Dennett). Anche con questa estensione, o maggior emersione del dominio della coscienza dall'iceberg della mente includente i processi che "precedono la presa di coscienza", non eliminiamo comunque i numerosi e preponderanti processi mentali spontanei che resteranno sempre esclusi da ogni tipo di coscienza o consapevolezza, inaccessibili a qualunque tipo di introspezione, come evidenziato anche da Jaynes. Questa è la posizione (di molti anni successiva) di Damasio (Il Sé Viene Alla Mente, Adelphi 50).
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