Il disegno del piviere
by Yasunari Kawabata
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L'opera di Yasunari Kawabata (1899-1972) tende a conferire alla bellezza un valore assoluto che trascenda il tempo e lo spazio. Nel caso specifico di Mille gru e della sua continuazione, Il disegno del piviere, esse sono rappresentate da due giovani donne, Fumiko e Yukiko, le cui esistenze ruotano intorno al protagonista maschile, Kikuji, che sembra riflettere il punto di vista dello scrittore. Il giovane aspira alla purezza sopra ogni altra cosa, sentendosi irrimediabilmente prigioniero delle ossessioni di un passato ritenuto peccaminoso, dunque rifiutato. Il suo "bisogno di verginità" è reso ancora più evidente ne Il disegno del piviere quando, dopo le nozze con Yukiko, decide più o meno coscientemente di astenersi dai rapporti sessuali con lei, inaccessibile nella sua purezza e nella sua bellezza. Kawabata utilizza dunque le figure femminili per dar corpo al proprio concetto di un amore ideale, puro e senza macchia, intangibile. È la donna a ispirare un tale sentimento nell'uomo: e questo è il caso, come abbiamo visto, di Yukiko. È solo la donna che sa viverlo compiutamente, con tutta se stessa: e questo è il caso dell'altro personaggio femminile, Fumiko, che dopo essersi data, in Mille gru, al giovane, decide di sparire dalla sua vita, sacrificandosi per lui e continuando ad amarlo, lontano e irraggiungibile, come appare dalle sue splendide lettere, che costituiscono il nucleo centrale de Il disegno del piviere.

Enrico Sapienza's Review

Enrico SapienzaEnrico Sapienza wrote a review
15
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Mi è piaciuto decisamente meno rispetto al suo antefatto “Mille gru”, la cui lettura è imprescindibile rispetto a questa. 

La prima parte, che illustra il viaggio di nozze fra Kikuji e Yukiko, è stata per me la più coinvolgente. Il rapporto tra i due personaggi è ambiguo, crea tensione nel lettore, lo preoccupa e lo intenerisce.

La parte centrale, invece, quella delle lettere di Fumiko, è per me la più noiosa: l’amore per la natura somiglia più a una pedante lezione di geografia delle scuole elementari; non mi interessa sapere quanti chilometri sia largo il tale altipiano né aiutano la mia comprensione quegli elenchi di nomi di montagne, valli, versanti, cime, vette e collinette che, anzi, rallentano e appesantiscono il discorso. 

La terza parte, infine, con la vicenda della tazza Oribe, rimanda a quella della coppa Shino in “Mille gru”. In entrambi i casi il momento catartico si materializza in un oggetto, un recipiente di ceramica, che attrae come un magnete tutta la tensione per poi rilasciarla. Non c’è paragone, però, tra la fine eroica della coppa Shino e quella meschina della tazza Oribe.

I cocci della prima son così violenti da conficcarsi in questo secondo libro, adombrandolo. 


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Enrico, sulle considerazioni analitiche, riguardanti le tre parti in cui si può suddividere il libro, sono abbastanza d'accordo : la prima e la terza parte mi sono piaciute molto; la seconda parte decisamente meno ma è utile per allontanare ingiustificati sospetti sulla fine della ragazza che poi scrive le lettere.

Nel complesso però il mio bilancio è positivo : la scrittura dell'autore è sempre bellissima; poi questo breve testo 'conclude' la storia iniziata con "Mille gru" , libro questo che anch'io ho apprezzato ancor di più.

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Enrico, sulle considerazioni analitiche, riguardanti le tre parti in cui si può suddividere il libro, sono abbastanza d'accordo : la prima e la terza parte mi sono piaciute molto; la seconda parte decisamente meno ma è utile per allontanare ingiustificati sospetti sulla fine della ragazza che poi scrive le lettere.

Nel complesso però il mio bilancio è positivo : la scrittura dell'autore è sempre bellissima; poi questo breve testo 'conclude' la storia iniziata con "Mille gru" , libro questo che anch'io ho apprezzato ancor di più.