Il dopo
by Ilaria Capua
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In un momento imprecisato del 2019 si è verificato un evento biologico di eccezionale rarità: un virus animale ha fatto un salto di specie arrivando nell'uomo. Dalla metropoli cinese di Wuhan, il SARS-CoV-2 si è diffuso rapidamente in oltre duecento paesi. È ciò che gli esperti chiamano «pandemia». ... More

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elettraelettra wrote a review
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MayakellaMayakella wrote a review
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E’ un libro piccolino scritto con semplicità cercando di essere il più chiara possibile. La conoscenza, se comunicata in maniera corretta, non fa paura, tranquillizza. È questa la sensazione che mi lascia questo libro. Un piccolo pensiero ed un augurio, chiaro e cristallino, all’unità tra gli scienziati. Unendo le proprie competenze saranno in grado di vedere l’insieme che l’eccessiva , ma necessaria, specializzazione rischia di far perdere agli scienziati.

“Siamo così avvezzi a una medicina con i superpoteri, in grado di curare un numero incredibile di patologie, in tempi rapidi e con il minor numero possibile di effetti collaterali, che l’impossibilità di avere già pronta la soluzione per un evento al cento per cento naturale e imprevedibile ci ha lasciati sgomenti.”

Ebbene sì, la medicina non è una scienza esatta, è fatta di esseri umani che sbagliano, ma la ricerca è proprio questo, un elenco di strade sbagliate che ci portano a quella giusta da seguire.
Questo virus ci ha messo di fronte all’evidenza dei fatti, mentre eravamo accecati dalla nostra superbia ci ha fatto tornare coi piedi per terra nella maniera più brusca: non siamo immortali né onnipotenti, siamo fragili, proprio come l’equilibrio del nostro pianeta. La pandemia inoltre deve donarci la consapevolezza che non possiamo più ignorare i messaggi chela natura ci invia, non possiamo più sfruttare le risorse indiscriminatamente, o muoverci senza considerare l’impatto che questo avrà su tutta l’umanità.

Da qualche parte, in un momento imprecisato dell’anno scorso, due animali che non dovevano incontrarsi si sono ritrovati a stretto contatto tra loro, ciò ha permesso un salto di specie, e da un pipistrello attraverso, forse un pangolino, un virus con un doppio carpiato è passato all’uomo e ha iniziato a diffondersi. Dopodiché l’interconnessione umana ha fatto il resto.
Se fosse avvenuto in un villaggio sperduto ai confini di una foresta, in un mondo senza aerei e relazioni commerciali internazionali, probabilmente sarebbe rimasto là, o magari avrebbe impiegato qualche anno a palesarsi e avremmo avuto il tempo di trovare una soluzione...

Siamo umani, non possiamo rinunciare alle nostre conquiste ma dobbiamo cercare di rispettare l’equilibrio su cui si basa la nostra esistenza, quello della natura. Andiamo troppo veloce, anche se non possiamo più rallentare possiamo almeno evitare di disturbare quei luoghi che non ci competono, rispettare gli spazi della natura, la sua biodiversità e non interferire né far entrare in contatto sistemi diversi . Sarebbe un atto di estrema irresponsabilità, un giocare alla roulette russa con la natura. Non si potrà più essere cosi sconsiderati!
Per carità, le zoonosi esistono da che l’uomo ha iniziato ad allevare animali, ma adesso abbiamo la conoscenza dalla nostra, possiamo cercare di evitare quanto più possibile di favorire una situazione simile che di per sé è abbastanza rara, per fortuna.

La pandemia, quando arriva sconvolge il sistema sociale, economico e culturale della popolazione. Da sempre. E lascia il segno.
Anche la spagnola lasciò come eredità la consapevolezza del bisogno di un sistema sanitario nazionale, per la prima volta si capì che era molto meglio prevenire e curare anche i poveri per proteggere l’intera società dal tracollo, anche economico. E’ da lì che è iniziato tutto quel processo che ha portato gli stati ha sviluppare un sistema sanitario nazionale con dei protocolli precisi da attuare in caso di malattie altamente contagiose. Alcuni sono meglio di altri, e noi italiani per esempio, al netto di tutto, siamo molto fortunati.

Qualcosa di simile si spera accada anche adesso.

Per noi, e parlo in quanto membro di una società occidentale basata sull’individualismo, forse è arrivato il momento di un’ altra epocale presa di coscienza: la nostro comportamento non riguarda solo noi, non siamo e non possiamo essere responsabili solo di noi stessi, ma nel momento in cui viviamo nell’ unico mondo disponibile , le nostre singole azioni ricadono sulla società tutta. Così come un macellaio in un mercato di Wuhan che non rispetta le norme igienico-sanitarie e mette a contatto animali selvatici di diversa origine nello stesso posto può diventare responsabile della morte di migliaia di persone dall’altra parte del pianeta.
Dopo di che, un'altra cosa molto importante per proteggere i cittadini comuni dal panico e dal successivo calo della percezione del rischio è la comunicazione. Essa va gestita da chi è esperto nel campo, uno scienziato non sempre è in grado di farlo, ci sono toni, modi e parole precise da usare. E’ sbagliato, come è stato fatto in questo caso, usare allarmismi esagerati, o minimizzare troppo, ed è assurdo essere bombardati dalle notizie di tutti gli studi in via di pubblicazione, senza riguardo o competenza. Addirittura senza considerare la rivista di provenienza, che la dice lunga sull’autorevolezza della pubblicazione stessa.

Lo scienziato deve ammettere, e questo è molto difficile a volte, di non sapere, ed è difficile anche perché le persone non sono abituate a questo tipo di risposte. In una situazione del genere si cercano certezze, io stessa mi sono ritrovata a leggere considerazioni ottimistiche con sollievo, salvo poi scontrarmi con l’onesta dichiarazione di altri scienziati. Questo dibattito, che è necessario, ed è l’anima della scienza, deve però tornare a rimanere privato, non segreto, deve essere lasciato fuori dal resoconto giornalistico quotidiano, soprattutto se l’intento è quello sensazionalistico e non derivato da un analisi esperta e competente. La scienza funziona così da sempre, ma se noi facciamo da spettatori al dibattito il rischio è che decidiamo dii seguire una teoria sulla base di una simpatia personale, o seguendo chi dice quello che vogliamo sentirci dire. Il risultato è solo confusione e tifo da stadio.

Questo ammiro in Ilaria Capua anche quando la sento parlare in tv. E’ composta, chiara, educata e non esprime mai certezze. Perché non ne può avere, dà solo la sua opinione di “ex” virologa. E senza mai nessuna polemica.

“Le pandemie sono eventi catastrofici, ma sono anche degli aggiustatori, dei rimodellatori sociali: obliterando il passato, offrono lo spazio e la flessibilità per far entrare il nuovo.”
La conclusione del libretto è una tenera, appassionata dichiarazione d’amore alla scienza e termina con un link che mi ha commosso e che, sperando di non fare torto a nessuno, allego anche io.

youtube.com/watch?v=CauWbGa0Dok&feature=share&fbclid=IwAR12lKKbMz_NdVKWeSEochrv-FopmG3LrhoSR0dnDiaS0bNiekeEoqOwd7E
ChiaraChiara wrote a review
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Ho letto altri libri sulla pandemia in corso e di fatto questo non si discosta dai predecessori: non lesina sulle informazioni ormai di dominio pubblico legate alle origini e alla natura del virus, le sue modalità di diffusione e le azioni intraprese per arginarne la propagazione. Niente di nuovo. Una semplice azione di marketing, ben scritta e argomentata che comunque cavalca l’onda della notizia al momento più gettonata.

Purtroppo è nei suggerimenti da adottare nel post-Covid che la Capua si rivela più ingenua di quanto sembri, auspicando una rivalutazione del ruolo della donna all’interno della società. Scrivendo in pieno lockdown, è arrivata a pensare che questa situazione di stallo, bloccati in casa, sarebbe stata utile per rivalutare le mille attività femminili, le azioni in cui si prodigano le madri di famiglia in merito alla gestione della casa, dei figli e dei genitori, magari anziani, arrivando a supporre che i coniugi e la società in generale avrebbero potuto supportarle e sollevarle da qualche incarico. Pura illusione!

L’idea di fare rete anche tra donne per sostenersi a vicenda, ribadita in chiusa d’opera, è apprezzabile ma francamente, dimostra il distacco dalla realtà dell’autrice che si conferma più competente nelle tematiche medico-scientifiche e meno nelle questioni politiche di genere, con una visione utopica della vita contemporanea: in questa pandemia, le donne, insieme ai bambini, sono risultate le ultime nell’ordine delle priorità statali e tuttora stanno pagandone le conseguenze. Senza se e senza ma. Prima ce ne renderemo conto e ne metteremo nero su bianco la denuncia, senza alimentare false speranze, e prima potremo sperare di ottenere il sostegno delle istituzioni... ma sarà sempre troppo tardi!