Il gabbiano Jonathan Livingston
by Richard Bach
(*)(*)(*)(*)( )(15,892)

Ventieventitre's Review

VentieventitreVentieventitre wrote a review
48
(*)(*)(*)( )( )
Memoria personale.... un po' controvento
Visto che questo libricino è stato letto e amato da molti giovani lettori di più generazioni, mi permetto anch'io di ridestare la mia memoria di diciassettenne, quando lessi queste pagine dietro forte sollecitazione del mio compagno di banco. Sapevo già che si trattava dell'apologia di un modello di vita ispirato ai più alti ideali e alla ricerca della piena realizzazione spirituale, in controtendenza rispetto al conformismo imperante e all'appiattimento della vita sul quotidiano. Ne ebbi grande suggestione, soprattutto immaginando la figura di questo protagonista (animale? Umano?) che progressivamente coltivava un ardimentoso slancio mistico e artistico e al contempo assottigliava la propria corporeità, fino quasi ad annullarla. Rimasi colpito, qualche tempo dopo, quando sentii che questo aspetto poteva essere letto anche come esemplificazione letteraria dell'anoressia.
In ogni caso, oltre alla suggestione (e soggezione) che provai mentre ne leggevo le pagine, ricordo distintamente la sensazione di generale perplessità che ne ricavai al termine della lettura. Mi rivedo complessivamente infastidito da questa polarizzazione, che a me parve eccessiva, pur nel suo ricercato valore simbolico, tra il singolo personaggio che si distacca dalla massa e persegue un processo di ascesi a costo di dimenticarsi dei comuni impegni quotidiani, inclusa la necessità di ricercare del cibo e alimentarsi, e la moltitudine dei gabbiani comuni, intenta a operare 'in basso', nella quotidiana ricerca di ciò che è necessario per sopravvivere. Tutto questo, nel suo elementare schematismo, mi parve eccessivo ed irritante (oltre che elitario), perché nei miei ideali giovanili l'eroismo risiedeva proprio nella capacità di tenere insieme le due dimensioni: cercare cibo per sé e per i propri simili e volare alto, nella stessa vita. Oggi certamente leggerei in modo diverso quell'allegoria e le mie sensazioni di allora mi sembrano così ingenue, ma ricordo nettamente quanto mi sentii 'controvento' a 17 anni, quando tutti ammiravano Jonathan, modello forse troppo alto e per questo irraggiungibile, mentre io lo guardavo con sospetto e cercavo nella storia, più che nella letteratura, modelli di persone che si erano sporcate le mani per cambiare anche solo di un millimetro il mondo concretissimo in cui vivevamo.
VentieventitreVentieventitre wrote a review
48
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Memoria personale.... un po' controvento
Visto che questo libricino è stato letto e amato da molti giovani lettori di più generazioni, mi permetto anch'io di ridestare la mia memoria di diciassettenne, quando lessi queste pagine dietro forte sollecitazione del mio compagno di banco. Sapevo già che si trattava dell'apologia di un modello di vita ispirato ai più alti ideali e alla ricerca della piena realizzazione spirituale, in controtendenza rispetto al conformismo imperante e all'appiattimento della vita sul quotidiano. Ne ebbi grande suggestione, soprattutto immaginando la figura di questo protagonista (animale? Umano?) che progressivamente coltivava un ardimentoso slancio mistico e artistico e al contempo assottigliava la propria corporeità, fino quasi ad annullarla. Rimasi colpito, qualche tempo dopo, quando sentii che questo aspetto poteva essere letto anche come esemplificazione letteraria dell'anoressia.
In ogni caso, oltre alla suggestione (e soggezione) che provai mentre ne leggevo le pagine, ricordo distintamente la sensazione di generale perplessità che ne ricavai al termine della lettura. Mi rivedo complessivamente infastidito da questa polarizzazione, che a me parve eccessiva, pur nel suo ricercato valore simbolico, tra il singolo personaggio che si distacca dalla massa e persegue un processo di ascesi a costo di dimenticarsi dei comuni impegni quotidiani, inclusa la necessità di ricercare del cibo e alimentarsi, e la moltitudine dei gabbiani comuni, intenta a operare 'in basso', nella quotidiana ricerca di ciò che è necessario per sopravvivere. Tutto questo, nel suo elementare schematismo, mi parve eccessivo ed irritante (oltre che elitario), perché nei miei ideali giovanili l'eroismo risiedeva proprio nella capacità di tenere insieme le due dimensioni: cercare cibo per sé e per i propri simili e volare alto, nella stessa vita. Oggi certamente leggerei in modo diverso quell'allegoria e le mie sensazioni di allora mi sembrano così ingenue, ma ricordo nettamente quanto mi sentii 'controvento' a 17 anni, quando tutti ammiravano Jonathan, modello forse troppo alto e per questo irraggiungibile, mentre io lo guardavo con sospetto e cercavo nella storia, più che nella letteratura, modelli di persone che si erano sporcate le mani per cambiare anche solo di un millimetro il mondo concretissimo in cui vivevamo.

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Anche per me fu una lettura irritante...
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Anche per me fu una lettura irritante...
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A me piacque da adolescente. L'ho riletto un po' di tempo fa e l'ho trovato piuttosto insipido.
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A me piacque da adolescente. L'ho riletto un po' di tempo fa e l'ho trovato piuttosto insipido.
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Beh, amici miei, se dai diciassette anni ad oggi non fossimo cambiati nemmeno un pochino, saremmo da considerare degli immaturi.
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Beh, amici miei, se dai diciassette anni ad oggi non fossimo cambiati nemmeno un pochino, saremmo da considerare degli immaturi.
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Hai ragione. Se non fossimo cambiati, oggi saremmo al massimo in un Ministero.
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Hai ragione. Se non fossimo cambiati, oggi saremmo al massimo in un Ministero.