Il gabbiano Jonathan Livingston
by Richard Bach
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"E' buffo. Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno"

Dall'anticipazione:
Jonathan Liv

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Lì wrote a review
12
Questo libro è una piccola novella in cui si parla di molteplici vite che una stessa anima può vivere in luoghi e tempi diversi. Si parla di reincarnazione praticamente! Di questo ne sono rimasta piacevolmente stupita perché ormai da anni ne viene consigliata la lettura nelle scuole senza censure e bigottismi e menomale. Ed è giusto che se ne faccia una bella diffusione poiché tra le righe, al di là di ogni credo religioso, viene spiegato il senso della vita, che non può essere certamente solo quello di guadagnarsi il pane ma di elevarsi ad ambizioni di perfezione e crescita. E di riuscire a comprendere che se lo vogliamo possiamo essere liberi, guardare la vita con uno sguardo che non deve essere necessariamente quello indotto da una società in cui ci troviamo a vivere ma nostro (è questo che dá la spinta in avanti! Non a noi ma all'umanità intera), che segua profondamente i nostri desideri dell'anima. Ecco, scegliere il nostro sguardo ci rende liberi. Eppure chi è venuto a dircelo - ci pensate? - è stato sempre, in ogni tempo e in ogni dove, fatto fuori. Da Socrate a Gesù ad esempio... Purtroppo chi porta un messaggio nuovo di libertà mette sempre paura. E perché mette paura? Perché il cambiamento spaventa. L'ignoto mette paura. Sempre. Non è controllabile. Eppure la vita è un fiume in cammino che muta inevitabilmente che noi lo vogliamo o no, se si capisse questo forse si inizierebbe a fare affidamento sul cambiamento, a contare su di esso. Ma torniamo al nostro Jonhatan che vuole volare diversamente sperimentare, andare verso nuovi orizxonti... il suo sguardo è già nuovo è già oltre. La vita è gioia se si pensa che la nostra anima è eterna e libera, se riusciamo ad avere in noi un'idea di ciò che vogliamo essere, e manifestare, in questo momento, se cerchiamo in noi quell'ideale di perfezione evolutiva a cui vogliamo avvicinarci...
Namaste' 🙏
FilcoupèFilcoupè wrote a review
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BluetteBluette wrote a review
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“L’unica vera legge è quella che conduce alla libertà.”
Chi definisce "troppo spirituale" questo libro - una rara e delicata fiaba per adulti - credo non riesca a coglierne la profonda essenza.
Non so quale fosse l'idea dell'autore - se scrivere una favola cattolica, o un breve saggio di filosofia religiosa - e non ho approfondito, volutamente, la questione, poiché credo fortemente che un'opera artistica appartenga tanto a chi l'ha prodotta quanto a chi ne fruisce, e pertanto il messaggio originale dell'autore sia solo una parte del tutto. L'arte è un bene comune in quanto ci rende pensatori, e ci accompagna nella nostra personale evoluzione. Un libro è uno specchio in cui poter scoprire nuovi dettagli di noi stessi, di cui mai prima ci eravamo resi conto.
Non sono credente, non lo sono mai stata - lo specifico per tutte quelle persone che potrebbero pensare che per apprezzare questo libro sia necessario esserlo; no, non è così, non siate prevenuti -, e reputo che questa potrebbe essere una lettura ESSENZIALE per tutti a qualsiasi età, ma specialmente per chi si stia confrontando con un momento delicato nella propria esistenza.
Focalizzarsi sulla rabbia e sul dolore, derivanti dall'esclusione in quanto esseri diversi per un qualsivoglia motivo, è una fase essenziale nel cammino verso la guarigione, ma il pericolo è di rimanervi incagliati in quella rete, restando prigionieri del rancore, impedendo a se stessi di evolvere, di passare oltre e diventare una versione di noi stessi migliorata.
Ciò che posso augurare di cuore a tutte quelle persone che stanno attraversando tempi bui, è di seguire Jonathan verso nuovi mondi, imparando dal proprio dolore e dai propri (passati) limiti, che possono diventare le risorse del futuro.
VentieventitreVentieventitre wrote a review
48
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Memoria personale.... un po' controvento
Visto che questo libricino è stato letto e amato da molti giovani lettori di più generazioni, mi permetto anch'io di ridestare la mia memoria di diciassettenne, quando lessi queste pagine dietro forte sollecitazione del mio compagno di banco. Sapevo già che si trattava dell'apologia di un modello di vita ispirato ai più alti ideali e alla ricerca della piena realizzazione spirituale, in controtendenza rispetto al conformismo imperante e all'appiattimento della vita sul quotidiano. Ne ebbi grande suggestione, soprattutto immaginando la figura di questo protagonista (animale? Umano?) che progressivamente coltivava un ardimentoso slancio mistico e artistico e al contempo assottigliava la propria corporeità, fino quasi ad annullarla. Rimasi colpito, qualche tempo dopo, quando sentii che questo aspetto poteva essere letto anche come esemplificazione letteraria dell'anoressia.
In ogni caso, oltre alla suggestione (e soggezione) che provai mentre ne leggevo le pagine, ricordo distintamente la sensazione di generale perplessità che ne ricavai al termine della lettura. Mi rivedo complessivamente infastidito da questa polarizzazione, che a me parve eccessiva, pur nel suo ricercato valore simbolico, tra il singolo personaggio che si distacca dalla massa e persegue un processo di ascesi a costo di dimenticarsi dei comuni impegni quotidiani, inclusa la necessità di ricercare del cibo e alimentarsi, e la moltitudine dei gabbiani comuni, intenta a operare 'in basso', nella quotidiana ricerca di ciò che è necessario per sopravvivere. Tutto questo, nel suo elementare schematismo, mi parve eccessivo ed irritante (oltre che elitario), perché nei miei ideali giovanili l'eroismo risiedeva proprio nella capacità di tenere insieme le due dimensioni: cercare cibo per sé e per i propri simili e volare alto, nella stessa vita. Oggi certamente leggerei in modo diverso quell'allegoria e le mie sensazioni di allora mi sembrano così ingenue, ma ricordo nettamente quanto mi sentii 'controvento' a 17 anni, quando tutti ammiravano Jonathan, modello forse troppo alto e per questo irraggiungibile, mentre io lo guardavo con sospetto e cercavo nella storia, più che nella letteratura, modelli di persone che si erano sporcate le mani per cambiare anche solo di un millimetro il mondo concretissimo in cui vivevamo.