Il gattopardo
by Giuseppe Tomasi di Lampedusa
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ikkokuikkoku wrote a review
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Poi tutto trovò pace in un mucchietto di polvere livida
Splendido! A volte, e questa è una di quelle occasioni, ci si ritrova tra le mani un capolavoro, una gemma di inestimabile valore capace di valicare i confini del “libro” ed abbagliare con la sua stupefacente perfezione.

Il Gattopardo è questo… e molto di più. Sarebbe delittuoso imbrigliarlo nella definizione di “romanzo storico”, limitante considerarlo un’epopea familiare od un viaggio lungo cinquant’anni attraverso le vicende di una nascitura Italia e di una fratturata Sicilia.

Lo scritto di Tomasi da Lampedusa è irresistibile, capace di conquistare fin dalle prime righe e trascinare in un vortice dove costume, storia, critica, nobiltà, scalata sociale, amore, scontro, disillusione si intrecciano continuamente, fino a diventare una massa compatta ed inscindibile. Mi ha riportato alla mente la famiglia Buddenbrook e la loro inesorabile avanzata verso la decadenza ma, in questo caso, oppressi da un caldo torrido che spegne sul nascere ogni velleità di rivalsa o di spinta verso un qualsivoglia rinnovamento.

Lo scontro ideologico e sociale è, al contempo, schermaglia umana. Una terra, delle esistenze ed una mentalità stanche e divise, in bilico tra passato e futuro, affacciate su un cambiamento che appare tanto necessario ed inevitabile quanto inutile.

Impossibile descrivere tutto ciò che “il Gattopardo” contiene e riesce a risvegliare nel lettore. Una lettura densa, necessaria, dalle infinite sfaccettature. Un percorso di cinquant’anni in un’epoca ed un pensiero che potrebbero apparire lontani ma che, per certi versi, conservano sempre una profonda attualità. Un libro che va letto ma, ancora di più, assaporato in ogni sua più piccola sfumatura, lasciandosi lentamente trasportare attraverso le splendide pagine di questa grandiosa opera. Magari, terminata la lettera, gustato nuovamente attraverso l’altrettanto splendida trasposizione cinematografica firmata Luchino Visconti.
LeoLeo wrote a review
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Spoiler Alert
"Da ogni zolla emanava la sensazione di un desiderio di bellezza presto fiaccato dalla pigrizia"
Il Gattopardo. Mi aspettavo un libro politico, in cui si parlasse del fallimento del Risorgimento, dell'opportunismo dei nuovi italiani, della questione meridionale. Ma questo romanzo non è solo questo. Esso non parla tanto di politica, quanto dell'esistenza, e nella mia mente a questa lettura sarà sempre associato lo strano connubio tra la strabiliante luce siciliana e le tenebre della morte imperante in queste pagine.
Ho letto che Giuseppe Tomasi scrisse questa sua opera dopo aver saputo di essere malato. Presentendo che gli restava poco da vivere, e probabilmente scontento del poco che aveva realizzato in vita e del nulla che avrebbe lasciato (non figli a cui tramandare i propri titoli nobiliari né un patrimonio praticamente estinto), mise mano a queste pagine, facendo nascere dal nulla, in poco tempo, un'eredità inimmaginabile, insperabile per tanti di noi, e che invece lui fece nascere quasi con naturalezza, con semplicità. Circostanze che hanno il sapore della favola, anche se con un finale agro-dolce, perché l'autore non saprà mai che il suo libro è stato pubblicato, concludendo anzitempo, ma non in maniera inaspettata, la propria esistenza terrena. Di questa sua precarietà, dicevo, lui era a conoscenza, ed è questo che ha trasfuso nel libro, di questo, parla sostanzialmente il libro.
Dall'esordio, con la descrizione del giardino del Gattopardo, languido e dolciastro, "un desiderio di bellezza presto fiaccato dalla pigrizia", alle montagne illuminate di notte dai fuochi delle squadre ribelli, che presto avrebbero fatto morire il vecchio ordine delle cose e il vecchio mondo, dal senso di morte esalante dalla cupezza dei conventi "despoti del panorama", alla "pozione magica", venefica, mortifera, anestetizzante, che ogni giorno l'accecante luce del sole inietta nelle vene dei siciliani, tutto rimanda alla morte. La morte fisica dell'autore di queste pagine, la morte del regno borbonico, la morte dell'antico prestigio. E poi il soldato morto nel giardino, lo spreco della sua gioventù, i grandi occhi neri del coniglio che guardano senza rimprovero il suo carnefice ma "carichi di un dolore attonito rivolto contro tutto l'ordinamento delle cose", l'aridità disperante del brullo paesaggio, concepito "in una fase delirante della creazione". E ancora il viatico prima del ballo, e quello stesso ballo dei Ponteleone, la danza di Tancredi e Angelica felici vista non nel momento in sé, ma proiettato in un futuro non lontano, che prepara per quei visi raggianti di gioventù e felicità "la cripta e il veleno, già previsti nel copione" di quell'assurda recita che è la vita.
E cosa resta, di tutto, tirando le somme, facendo la contabilità del DARE e dell'AVERE? Poche pagliuzze d'oro dei momenti felici, invero troppo poche, e gli occhi invetriti del cane Bendicò.
Che cos'è, se non un romanzo di morte? Dov'è la politica che, ignorante, mi attendevo? Lo stesso, magnifico, discorso del Principe Fabrizio al funzionario governativo Chevalley, cos'è, se non la descrizione impietosa di uno stato di sonnolenza simile alla morte, nel quale la Sicilia e i siciliani versano da secoli, e da cui il Salina dispera che potranno mai redimersi?
Liberty RoseLiberty Rose wrote a review
02
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Spoiler Alert
Un immobile cambiamento
Oggi mi è tornato alla mente un romanzo letto diversi anni fa, durante la mia adolescenza, seguendo la fascinazione per il film del 1963 di Ludovico Visconti, IL GATTOPARDO, che dalle mie parti rappresenta un personaggio che ha segnato profondamente la storia del nostro territorio. Il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu pubblicato postumo, a un anno dalla sua morte, dopo essere stato rifiutato da molte case editrici e considerato oggi uno dei più grandi romanzi della letteratura italiana e mondiale.
La storia è quella nota, racconta le vicende del principe Fabrizio Salina, il gattopardo, che vive insieme alla moglie stella e ai suoi sette figli. Fabrizio assiste con occhi disincantati allo sbarco in Sicilia di Garibaldi e all'ascesa di un nuovo ceto, quello borghese, che questo cambiamento ha portato alla ribalta. Diversamente da lui, suo nipote Tancredi abbraccia i cambiamenti, alla ricerca del potere economico, combattendo anche tra le file dei garibaldini. Innamorato di lui, è la cucina Concetta, ma lui preferirà Angelica, la figlia del nuovo sindaco di Donnafugata, bellissima e soprattutto erede del ricco patrimonio del padre.
Attraverso le vicende dei personaggi, Tommasi di Lampedusa ci offre uno sguardo disincantato sui cambiamenti, sulla Sicilia e sullo spirito dei siciliani, abituati agli invasori e ai presunti cambiamenti, pur riuscendo a mantenere integro il loro spirito, che si presenta con un misto di cinico realismo e di rassegnazione.
«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».