Il generale e il giudice
by Luis Sepulveda
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Il 16 ottobre 1998, su mandato del giudice spagnolo Garzón, il dittatore cileno Pinochet viene arrestato a Londra con l'accusa di genocidio, terrorismo e tortura. Negli articoli raccolti in questo volume, scritti tra il 1998 e il2003, Luis Sepúlveda ci racconta le fasi successive della vicenda e le ... More

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(...) il destino , un concetto che può essere sinonimo di futuro, è strettamente connesso alla comprensione e al superamento del passato.
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(...) il destino , un concetto che può essere sinonimo di futuro, è strettamente connesso alla comprensione e al superamento del passato.
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Quelli di cui sentiamo la mancanza erano militanti.
E se noi ne sentiamo la mancanza, non è un caso o un imbroglio del fato, né si deve ai disegni di qualche dio offeso. Ne sentiamo la mancanza perché osavano proporre un'esistenza migliore di quella del gregge. Ne sentiamo la mancanza perché dicevano che il pane era di tutti oppure di nessuno. Ne sentiamo la mancanza perché accendevano luci nell'oscurità, forti o deboli, non importa, il loro bagliore continua a illuminarci. Ne sentiamo la mancanza perché nella penombra della camera si avvicinarono al letto dei figli, li accarezzarono, lasciarono sulle loro fronti la stella di un bel sogno e, quando uscirono per compiere un'azione, lo fecero sapendo quante cose avevano da perdere, eppure agirono con la risolutezza di chi ha la ragione dalla sua parte.
Quando li portarono via, quando iniziammo a sentirne la mancanza, i testimoni che non avevano visto nulla mormorarono: “Qualcosa avranno fatto, non per niente li portano via”, e avevano ragione, perché avevano fatto molto più di qualcosa: avevano sognato che si poteva vivere in piedi. Avevano sognato che il destino dell'uomo non poteva essere sempre un castigo. Avevano sognato che la felicità di tutti era possibile. Avevano sognato di creare una legge giusta, davanti alla quale saremmo stati tutti uguali. E avevano osato far diventare realtà i sogni, perché quelli di cui sentiamo la mancanza, senza tante storie né pavoneggiamenti, avevano raggiunto la dimensione superiore dell'essere umano, per questo ne sentiamo la mancanza: perché erano rivoluzionari.
Erano cresciuti nel secolo peggiore e avevano tentato di renderlo migliore. Avevano scoperto che la storia è una truffa e si erano fatti saggi per scriverla con la calligrafia della dignità. Erano chiamati a trionfare e avevano preferito essere solidali. Si erano spogliati della pelle della patria per abitare la grande famiglia umana. […]
Abbiamo imparato a vivere con quelli di cui sentiamo la mancanza, perché sono parte di noi, perché sappiamo come mai ci mancano, e perché la loro assenza la colmiamo di orgoglio.
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Quelli di cui sentiamo la mancanza erano militanti.
E se noi ne sentiamo la mancanza, non è un caso o un imbroglio del fato, né si deve ai disegni di qualche dio offeso. Ne sentiamo la mancanza perché osavano proporre un'esistenza migliore di quella del gregge. Ne sentiamo la mancanza perché diceva
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Dice Insulza: “Credo che, quando uno si erige a difensore dei diritti umani, la prima cosa che deve fare è rispettare le regole del gioco”. E ha ragione, ma dimentica che la prima regola del gioco è riconoscere che la difesa dei diritti umani non ammette compromessi.
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Dice Insulza: “Credo che, quando uno si erige a difensore dei diritti umani, la prima cosa che deve fare è rispettare le regole del gioco”. E ha ragione, ma dimentica che la prima regola del gioco è riconoscere che la difesa dei diritti umani non ammette compromessi.
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Scrivo per amore delle parole che amo e per l'ossessione di dare un nome alle cose a partire da una prospettiva etica ereditata da un'intensa pratica sociale. Scrivo perché ho memoria e la coltivo scrivendo della mia gente, degli abitanti emarginati dei miei mondi emarginati, delle mie utopie derise, dei miei gloriosi compagni e compagne che, sconfitti in mille battaglie, continuano a preparare i prossimi combattimenti senza paura delle sconfitte.
Scrivo perché amo la mia lingua e in lei riconosco l'unica patria possibile, perché il suo territorio non conosce limiti e il suo palpito è un continuo atto di resistenza.
Scrivo dalla solitaria barricata del creatore di mondi e, con le parole di Osvaldo Soriano, «dalla responsabile soddisfazione di chi sa di essere stato invitato ad abitare nel cuore della gente migliore ».
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Scrivo per amore delle parole che amo e per l'ossessione di dare un nome alle cose a partire da una prospettiva etica ereditata da un'intensa pratica sociale. Scrivo perché ho memoria e la coltivo scrivendo della mia gente, degli abitanti emarginati dei miei mondi emarginati, delle mie utopie derise... More
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Non piangere per me, Argentina. Piangi piuttosto per i tuoi lavoratori con i salari ridotti, per i tuoi pensionati che non riscuoteranno nulla a dicembre, per i morti di fame delle periferie e per i poveracci immigrati dalle campagne a cui ora si uniscono, nei saccheggi dei supermercati, biondine di Santa Fé e della Recoleta, per la tua classe media che, finita ormai la rabbia e l'erba mate di ieri da seccare al sole, implora uno spicciolo in ogni banca per mettere qualcosa sotto i denti. No. Non piangere per me, Argentina. È arrivata l'ora di soffiarsi il naso e di cacciar via a pedate i responsabili del pianto.
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Non piangere per me, Argentina. Piangi piuttosto per i tuoi lavoratori con i salari ridotti, per i tuoi pensionati che non riscuoteranno nulla a dicembre, per i morti di fame delle periferie e per i poveracci immigrati dalle campagne a cui ora si uniscono, nei saccheggi dei supermercati, biondine di... More
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Appena venticinque anni fa, in Argentina funzionava tutto e da un giorno all'altro tutto ha smesso di essere competitivo. Appena venticinque anni fa l'Argentina, che non conosceva la povertà, accoglieva migliaia di emigranti italiani e spagnoli che invece la conoscevano bene. Oggi l'Argentina vive qualcosa di peggio della fatalità del tango, la miseria obbliga a saccheggiare supermercati, e una disgrazia peggiore della fame incombe sui suoi abitanti: le « misure eccezionali» che, con l'eufemistica scusa di salvaguardare l'ordine pubblico e la pace cittadina, finiranno per dichiarare i diritti umani non più redditizi o competitivi.
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Appena venticinque anni fa, in Argentina funzionava tutto e da un giorno all'altro tutto ha smesso di essere competitivo. Appena venticinque anni fa l'Argentina, che non conosceva la povertà, accoglieva migliaia di emigranti italiani e spagnoli che invece la conoscevano bene. Oggi l'Argentina vive q... More