Il giardino delle mosche
by Andrea Tarabbia
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Tra il 1978 e il 1990, mentre in Unione Sovietica il potere si scopriva fragile e una certa visione del mondo si avviava al tramonto, Andrej Cikatilo, marito e padre di famiglia, comunista convinto e lavoratore, mutilava e uccideva nei modi più orrendi almeno cinquantasei persone. Le sue vittime bam... More

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zombie49zombie49 wrote a review
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Quando lo splatter intriga
Andrej Čikatilo, il più famoso serial killer sovietico, nacque in un villaggio ucraino nel 1936. Tra il 1978 e il 1990 uccise oltre cinquanta persone, bambini o adolescenti, donne e uomini, emarginati, alcolizzati, vagabondi, prostitute, ragazzi fuggiti di casa. Čikatilo li adescava e poi li uccideva con un coltello, li mutilava, talvolta quando erano ancora vivi, e abbandonava i cadaveri in un bosco. Il libro ripercorre in modo romanzato la confessione che egli rese agli inquirenti e allo psichiatra che lo convinse a parlare, prospettandogli la possibilità di invocare al processo l’infermità mentale. La prima vittima fu una bambina di nove anni, a Šachty, presso Rostov, avvicinata su un autobus, e ritrovata in un fiume. Erano crimini a sfondo sessuale: Čikatilo soffriva d’impotenza ma riusciva a eccitarsi uccidendo e spesso asportava macabri trofei. Era sposato con due figli, e la sua famiglia ignorava la sua attività segreta; fervente comunista e membro del partito, giustificava i suoi crimini sostenendo che le vittime erano persone emarginate e inutili. Tarabbia aggiunge ai fatti noti le presunte riflessioni del killer, facendolo parlare in prima persona. Sono pensieri deliranti di pura paranoia, attribuiti in maniera forse arbitraria. Non amo i romanzi di fantasia ispirati a eventi reali perché non è possibile distinguere il confine tra supposizioni e realtà. Li ritengo eticamente scorretti, perché inducono a pensare che i fatti narrati siano la verità. Tarabbia dipinge Čikatilo come uno schizofrenico frustrato, preda di visioni allucinate: impossibile sapere se questa fosse l’opinione degli psichiatri forensi o una nota di colore nel romanzo. La storia però, sullo sfondo cupo e desolato dell’impero sovietico in disfacimento, è intrigante perché le imprese di un serial killer risvegliano il cavernicolo nascosto in fondo a ciascuno di noi, avido di conoscere i particolari più macabri della morte violenta. Purché non ci riguardi, naturalmente.
MaristellaMaristella wrote a review
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IL GIARDINO DELLE MOSCHE
“ Io sono l’indice e il pollice
Che schiacciano la mosca”

“Il giardino delle mosche”, finalista al Premio Strega 2015 e al Premio Campiello 2016, dell’autore saronnese Andrea Tarabbia, ci riporta l’autobiografia romanzata di Andrej Romanovic Cikatilo, meglio conosciuto come il “Mostro di Rostov”, che uccise più di 53 persone tra donne, bambini e adolescenti di entrambi i sessi, negli anni tra il 1978 e il 1990.
Tarabbia, facendo parlare il protagonista in prima persona, ci introduce nel suo mondo di follia e dolore, di violenze subite e inflitte, di ideologie totalitarie che riescono a compenetrare ogni fibra cerebrale di quest’uomo che sotto panni imperscrutabili, anche ai suoi stessi familiari, nasconde la perfetta incarnazione di un demone oscuro, di un “signore della carne” che consente o strappa la vita alla stregua di un dio malvagio e crudele. Reduce da un’infanzia traumatica, piena di umiliazioni ed episodi orribili ( pare che un fratellino sia stato rapito e divorato dai vicini affamati, come realmente è stato appurato in alcuni casi all’epoca del Periodo Stalinista, in Russia e in Ucraina), Cikatilo riesce anche a completare gli studi, ottenendo addirittura tre lauree e, da sempre regolarmente iscritto al Partito Comunista dell’Unione Sovietica, è uno strenuo sostenitore della sua ideologia. Nell’arco di tanti anni la Polizia Sovietica brancola nel buio, finendo per mandare a morte anche un innocente accusato di uno dei delitti in realtà commessi da Cikatilo.
Ma su quest’uomo che non smette mai di definirsi buono e gentile, ottimo padre e marito, malgrado i sospetti di abusi sessuali sui propri studenti, non viene mai trovata una prova attendibile e schiacciante, nonostante sia stato anche arrestato come individuo sospetto.
Con una disfunzione sessuale erettile conclamata, che lui chiama “la mia mutilazione”, egli riesce ad avere due figli anche se con metodi poco ortodossi e scopre che l’eccitazione e lo sfogo per le sue pulsioni sessuali possono ottenere soddisfazione solo attraverso il grande potere di dare la vita e la morte, per essere così un uomo completo e avere in mano ciò che lui stesso definisce “il più grande dei poteri”. Dopo anni di efferati omicidi, mutilazioni ed episodi di cannibalismo, ecco arrivare la risoluzione del caso dopo l’assegnazione all’ispettore di Polizia Issa Magomedovic Kostoyev che, con l’aiuto del noto psichiatra Buchanovskij e usando un insolito stratagemma, riesce finalmente a farlo confessare, rendendolo nel contempo speranzoso di poter invocare, durante il processo, lo stato di infermità mentale. Ciò non gli viene concesso e la condanna a morte, eseguita tramite un colpo di pistola alla nuca, nel Febbraio del 1994, inevitabile.
Il libro è inquietante e appassionante, lucido e reale, con un costrutto narrativo solido che permette salti temporali agevoli ed è, nonostante l’attenta analisi di questa anima ammorbata dal male, spalancato sullo scenario storico vissuto dal protagonista e da tutto un popolo. Tarabbia ha la maestria di illustrare la società, di raccontarla con poche evidenti ma non invadenti pennellate, denunciando tutta la furiosa brutalità della guerra, della fame, dell’ingiustizia e del terrore di regime e tutte le devastazioni, le umiliazioni, i fallimenti di quest’uomo dal fragile equilibrio psichico, percependone sottilmente la natura e addirittura comprendendone le offese subite, senza mai giustificarne l’efferatezza, la demoniaca struttura, la tendenza allo sfregio, alla deturpazione e alla discolpa invocata del suo volere epurare il mondo da chi viveva ai margini della società senza sapersi adattare alle sue regole, da chi era un simbolo del fallimento dell’ideologia comunista, da chi rappresentava un sintomo dell’imminente crollo del Socialismo reale.
Il mostro di Rostov, il maligno e perverso demonio del male, dentro una gabbia d’acciaio al centro del tribunale, gabbia costruita appositamente per difenderlo dalla furia dei parenti delle vittime, con lo sguardo spento o improvvisamente attraversato da un ghigno sorridente o arrossato dalla forza delle sue urla animalesche quando si vedeva perduto, è l’ultima immagine che ci resta negli occhi, l’immagine di un’ossessione che ha lasciato dietro di sé solo una lunga scia di sangue e di dolore.



Aquila RealeAquila Reale wrote a review
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"Io sono l’indice e il pollice che schiacciano la mosca."
Leggendo questo libro crudele mi sono spesso domandata come sia stato possibile che Cikatilo uccidesse decine di bambini e ragazzi senza lasciare alcuna traccia. L’allontanamento dalla scuola dove insegnava, le accuse di pedofilia, la stanzetta nel vicolo, le assenze ingiustificate al lavoro, le notti fuori sono tutti elementi importanti eppure su Cikatilo non si è mai posata l’ombra del sospetto. Anche sua moglie, in trent’anni di matrimonio, non si è mai accorta di nulla o non ha voluto vedere volgendo la testa dall’altra parte. Sono tante le domande che scaturiscono da questa lettura, Tarabbia non fornisce risposte ma la lucida e fredda narrazione della vita di un maniaco omicida. Tra le pagine del libro spira un’aria di morte, un’angoscia che attanaglia il cuore. Io di thriller ne ho letti molto nella ferma convinzione che ciò che leggevo era pura fantasia. Davanti alla realtà sono inorridita immaginando gli omicidi delle piccole vittime. Lo scrittore descrive le torture, la perforazione degli occhi e le dita staccate a morsi. Racconta l’eccitazione sessuale del mostro che prova piacere dal profanare i corpi delle sue vittime e sente nelle sue mani il potere della morte.

Non è stata sicuramente una lettura facile, nella mie mente ritornavano le parole “è reale, è tutto reale.”

Qualcuno potrebbe obiettare che le descrizioni crude e crudeli si possono evitare, ma il male fa inorridire e procura disgusto e pietà per le vittime. Anche Cikatilo, mi direte, è stata una vittima delle sue “mutilazioni”, non è una giustificazione ma una constatazione che mi porta a ricordarvi che il male è tra noi. Non esistono uomini totalmente buoni, non esistono uomini totalmente cattivi. “Il giardino delle mosche” è un viaggio alla radice del male.

Recensione completa sul blog Penna D'oro
pennadoro.blogspot.it/2016/12/Il-giardino-delle-mosche-tarabbia.html