Il gioco della mantide
by Mauro Saracino
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Daniele Sennis, ex tossicodipendente ed ex modello, è convinto di aver risolto tutti i suoi problemi quando intraprende una relazione con Elisabetta Rumeo: una ricca donna della nobiltà romana.

Il loro matrimonio è alle porte, quando lei gli propone un accordo per guadagnarsi la sua fiducia prima

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La Stamberga dei LettoriLa Stamberga dei Lettori wrote a review
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Viviamo in un'epoca in cui è normale essere spiati da occhi elettronici indiscreti: per le strade, davanti ai bancomat, all'interno dei negozi c'è sempre qualcuno che guarda, come disse Andy Garcia in Ocean's Eleven. C'è anche chi si sottopone volontariamente a una vigilanza mediatica, sperando di vincere un bel gruzzolo. In questo Gioco della mantide però la situazione è ancora più esasperata: Daniele Sennis viene costretto da un ricatto a indossare una telecamera, un microfono e un micro-altoparlante per consentire alla futura sposa di osservarlo da vicino senza essere vista. Elisabetta ne avrebbe tutte le ragioni: donna di mezza età, non poi tanto attraente, ma soprattutto ricca sfondata, sta per sposare un giovane bello e maledetto, con un passato di droga e losche amicizie. Vuol essere sicura di non venire ingannata e sfruttata, vuole verificare che i suoi sospetti di essere stata tradita siano fondati.
Il racconto comincia a pochi passi dall'epilogo, quando Daniele, ferito e accecato da uno spray urticante, racconta la sua storia a un misterioso compagno, pure lui ferito molto gravemente nello stesso scontro a fuoco. Sennis ripercorre le tappe della sua disavventura, dal momento in cui prende la decisione che gli cambierà la vita, passando per ogni attimo lunghissimo di una giornata da dimenticare. È sempre accompagnato dalla voce della fidanzata, che gli sussurra all'orecchio senza che gli altri possano sentire, ora fredda e distaccata, ora arrabbiata, ora determinata. Questa presenza è fastidiosa sia per Daniele che per il lettore, che non dubito venga colto da un'insana voglia di prenderla a sberle: ottima caratterizzazione di una figura che non si vede quasi mai, ma si sente eccome. Altrettanto ben riusciti sono i personaggi che ruotano attorno alla vicenda, nonostante molti di essi abbiano un ruolo per lo più da comparsa. Sennis non ha nulla da invidiare a costoro, non solo perché è il protagonista: combattuto, insicuro, spaventato, eppure con una grande voglia di riscatto.

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lastambergadeilettori.com/2012/02/il-gioco-della-mantide-mauro-saracino.html
Dieguito_85Dieguito_85 wrote a review
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Per spiegare "Il gioco della mantide" di Mauro Saracino occorre una premessa. Due caratteristiche che potrebbero sembrare negative, ma non lo sono.
Primo: è un thriller anomalo.
Secondo: è un thriller lento.

E'anomalo perché è diverso, originale, atipico. La storia comincia con una sorta di grande fratello privato, alla quale una grassa signora della nobiltà italiana costringe il suo futuro sposo - apparentemente per motivi di gelosia- e si conclude in un caos incredibile, un susseguirsi di sparatorie, intrighi e false piste. Un giallo che si mescole a una vera e propria spy story, e che verso la fine ricorda le atmosfere surreali del Kubrick di "Eyes Wide Shut".

E' lento, perché è scritto così. Ogni passaggio viene sottolineato dalla penna dell'autore, che rallenta volutamente il ritmo, quasi alla Stephen King dei bei tempi ("It" per intenderci), allo scopo di spiegare ed esporre bene al lettore la psiche dei personaggi, i gesti, le smorfie facciali, i pensieri. Allo scopo di fargli vivere, fargli vivere DENTRO, ogni cosa, ogni sfumatura, ogni pensiero. Il vantaggio è che i personaggi, soprattutto il protagonista - Daniele sennis, ex tossicodipendente, futuro sposo della grassa psicopatica di cui sopra - è approfondito all'inverosimile, è credibile, in ultima analisi un personaggio a 360°, in carne e ossa. Lo svantaggio è che la lettura, ancorché veloce, si sofferma spesso su particolari che arricchiscono la storia, anche se il lettore - in taluni casi - avrebbe voglia di saltarli e andare avanti.

A questo punto, la domanda di un ipotetico lettore sarebbe legittima: il libro è lento, quindi noioso? Affatto. Il libro è scritto "con lentezza", ma è avvincente. Molto avvincente.
Si vuole proseguire, andare avanti, scoprire l'intrigo o il machiavellico disegno che si nasconde dietro una storia apparentemente assurda.

E il modo di scrivere dell'autore, Mauro Saracino, è semplice e diretto, benché approfondito: l'ideale per un ritmo veloce, che traina il lettore verso il finale. E' come se questo libro fosse stato scritto da due mani diverse, una che ammonisce alla calma e alla riflessione, l'altra alla velocità e alla suspance. Il risultato è una storia che, fino a poche pagine dal finale, potrebbe sembrare assurda e inverosimile, benché simpatica e avvincente.
Poi, ecco il colpo di coda dell'autore: una spiegazione, una logica, un senso razionale che spiega ogni cosa. E quel protagonista buffo che fino a quel momento era stato l'unico elemento simpatico di tutta la storia, nelle pagine finali s'inserisce in un disegno grande e oscuro; che ricorda, scusate se mi ripeto, qualche atmosfera onirica alla Kubrick.

E infine la classe, quella dell'autore che - si vede - ha letto molto, e forse anche molti thriller, benché questo sia il primo romanzo del genere che pubblica: evita con maestria cadute di stile, o happy end che potrebbero rovinare una storia sui generis, originale e nuova.
Insomma, un libro da leggere: nuovo, originale, diverso dal solito. Non ci sono ispettori, non ci sono indagini della Scientifica, non c'è RIS né Montalbano; c'è una storia di gelosia e telecamere nascoste, amici tossicodipendenti e killer spietati, prostitute col fucile e aghi nel braccio, monologhi di rabbia e sette di nobili feticisti. Insomma, buon divertimento!