Il giudice meschino
by Mimmo Gangemi
(*)(*)(*)(*)( )(145)
Un giudice muore per mano di balordi. E i balordi muoiono per mano della 'ndrangheta, che non tollera si disturbi il prosperare dei suoi affari. Almeno, cosí sembra. Alberto Lenzi, magistrato scioperato e donnaiolo, colpito dalla morte del collega e amico, si tuffa a capofitto nelle indagini. Lo instradano

All Reviews

41
PenelopePenelope wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
e mezzo
RachbeeRachbee wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
A-ManA-Man wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
CeccaCecca wrote a review
01
(*)(*)(*)( )( )
GlapasiGlapasi wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
iBrunoiBruno wrote a review
12
(*)(*)( )( )( )
Avviso preliminare: nel libro non c’è alcun Giudice; ci sono Pubblici Ministeri, Poliziotti, Carabinieri, mafiosi e capimafia, soci di un ottocentesco circolo di società, ma nessun Giudice. Probabilmente l’Autore e l’Editore avranno voluto assecondare l’immaginario collettivo secondo il quale chiunque indossi una toga e non è Avvocato, è un Giudice. La scelta mi lascia perplesso, se non altro perché dubito seriamente sulla permanenza di detto immaginario.
Come altri hanno scritto in questa sezione, l’anima di Camilleri aleggia sul romanzo: se non altro per l’ottimo uso dell’idioma tipicamente reggino (non calabrese, reggino) che Gangemi ogni tanto inserisce nella sua scrittura fluida e ben strutturata. C’è più italiano che in Camilleri, ma la forma narrativa adottata indubbiamente riporta allo scrittore siciliano.
A volte sembra che la sequenza dei personaggi e delle scene sia eccessiva, che troppe siano le linee intersecantesi, tanto da stancare.
Condivido l’opinione dei più: il libro è del genere “giallo”; sono stato sfortunato, è un genere che non gradisco; per di più se intelaiato su una struttura simil “la Piovra”, nella quale si muovono personaggi da serial tv: il protagonista professionalmente borderline con mezzo toscano in bocca e due uova marce in frigo, poliziotti aitanti ritagliati dalla copertina di un rotocalco, il Procuratore capo più interessato ai risvolti delle indagini sulla sua carriera che non a risolvere i casi, donne Carabiniere o Pubblico Ministero brave professionalmente ma rigorosamente appetitose e coscialunga, tutte passate nel letto del PM borderline, con descrizioni doviziose sulle scene preliminari, ma non su quelle successive (come nel serial di prima serata, appunto); se sono mogli, invece, tutte rigorosamente rompiscatole e petulanti. Su tutto aleggia l’enigmatica sapienza dell’epico animale che risponde al nome di “capomafiallantica” , nonché la parte deviata dello Stato rappresentata da due agenti dei Servizi Segreti.
La conclusione della storia, pregna d’azione che coinvolge tutti i protagonisti ai limiti dell’assurdo, conferma quello che a me è parso lo spirito dell’opera: creare un palcoscenico che ha per sfondo una “tipica” vicenda da ‘ndrangheta degli anni 2000 sulla quale far muovere maschere ben costruite non per raccontare un fenomeno, ma per dare contenuto narrativo alla scena, indipendentemente dalla verosimiglianza degli episodi di volta involta raccontati.
A margine vorrei evidenziare che l’Autore non indica la città nella quale i fatti si sono svolti: però indica con nome tutti gli altri siti e fa capire che la storia si svolge in un luogo vicino Reggio Calabria, tra Scilla e Pizzo Calabro: mi viene difficile capirne il motivo, anche perché, conosciuti quei dati, entro in Google Maps e il mistero è facilmente svelato.

PS: leggo oggi, 6 agosto 2013, che a Reggio Calabria sono in corso le riprese dello sceneggiato tratto dal libro in questione; chi sarà l'attore protagonista ? Zingaretti, ovvio, qualcuno aveva dubbi ?