Il Libro del Cortegiano
by Baldassarre Castiglione
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Manuale del Perfetto Opinionista.
Per Busi/Covito ‘Il cortigiano’ del Castiglione è il corrispettivo del moderno Perfetto Portaborse, ma il portaborse e i politici specialmente italiani (già seguo poco gli italiani, di quelli stranieri conosco a stento i Capi di Stato) sono diventati anticaglia anche loro, e se prima uno voleva passare dalla televisione per arrivare al potere politico, ora lo stanno capendo anche loro che la politica è solo il trampolino per arrivare al potere televisivo, l’ipnotico potere del nulla a cui non puoi chiedere niente in cambio se non un retweet a bontà sua, ora che di Internet si vuole fare una moltiplicazione e non una alternativa della logica televisiva.

Un politico ancora può essere seccato dalla richiesta dei ‘fatti’, della controprova alle parole. L’opinionista, che è televisivo – altri salotti, al di fuori della televisione, non so se ne esistono, non credo se ne accorga qualcuno oltre chi li frequenta –, è chiamato a esprimere parole e a replicare con altre parole alle parole espresse, insomma una pacchia remunerata abbastanza e tante volte anche meglio, e la pacchia era pure quanto ricercavano i cortigiani cinquecenteschi e i politici e i portaborse novecenteschi, quindi secondo me Opinionista (che parola ambigua anche da scrivere, tra le i e le o e le n c’è sempre un refuso in agguato) ci sta meglio di Portaborse, ora, per riscrivere “Il cortigiano”.

Io l’ho consigliato a uno dei giovani opinionisti di AnnoUno con il quale ho avuto qualche scambio di commenti su un sito online. Il risultato è che ha cancellato i suoi commenti, si era pronunciato troppo, doveva aver temuto che gli sponsor gli regalassero pannollini e non più outfit dopo che aveva provato la carta della umile neogenitorialità per darsi una ragione purché sia. Se avesse letto “Il cortigiano” avrebbe saputo simulare e dissimulare meglio, il consiglio gli sarà parso una bravata, una offesa, uno smascheramento, e questo è il brutto del mestiere dell’opionista, hai sempre paura che qualcuno dimostri la tua inutilità molesta, la tua ignoranza funzionale, ma ogni mestiere ha i suoi rischi, anche il cortigiano non è che potesse dormire sonni tranquilli, e l’opinionista moderno farà le notti bianche per avere sottocontrollo la sua reputazione ‘virtuale’, come tutte le reputazioni. Dunque “Il cortigiano” del Castiglione potrebbe pure riscriversi “Manuale della Perfetta Webstar.”

Il giocoso che c’è nell’opera riscritta da Busi/Covito sta nell’obbligarti a confrontarla con l’originale se vuoi toglierti questo dubbio: di chi è la farina, di chi scrive, di chi riscrive o di chi legge? Dati i cortigiani, chi è il mugnaio?

Do l’esempio; nella riscrittura Busi/Covito c’è il passaggio: “Come dagli alberi le foglie d’autunno”; leggendolo ho pensato si trattasse di un’altra ironia linguistica, una criptocitazione poco cripto, dal futuro nel passato durante il presente della traduzione, come quando la frase “(…)né sottopormi alla legge di coloro, che stimano che non sia licito usar quelle che non usano li Toscani d'oggidí, parmi meritare escusazione” è riscritta così: “(…) né piegarmi alla norma imposta da quelli che ritengono impropria ogni parola non risciacquata in Arno”, con un Castiglione che cita un Manzoni a venire, o come quando “E dirovvi il severo Socrate, già vecchissimo, aver imparato a sonare la citara” diventa “Vuole che le parli anche di Socrate che, già vecchissimo, si mise a studiare chitarra classica?”. Insomma, credevo fosse una presa in giro di Ungaretti. Cerco il passaggio sull’orginale cinquecentesco e trovo: “come allo autunno le foglie degli alberi.” Quindi la poesia di Ungaretti (Si sta come/ d’autunno/sugli alberi/le foglie) non è citata spirotosamente da Busi/Covito per riscrivere Castiglione: è Ungaretti che riscrive Costiglione, senza dirlo, per ricavarci una poesia e metterci come titolo “Soldati”, per depistare.

Con ogni probabilità, niente di così paranoico: la frase sulle foglie d’autunno non può mica essere attribuita al Castiglione, e comunque Ungaretti, dandole un’altra forma, la sua, l’ha comunque resa inedita, è questo il senso della forma, e Busi/Covito mica sono così sofistici, quando vogliono la dicono grossa, come quando riscrivono: “Non abbiamo bisogno di aspettare che nasca Proust per dedurne che a uno la finestra, l’anello o la lettera richiamano il ricordo piacevole cui sono entrati a far parte nella sua memoria” o come quando, per attualizzare le parole d’uso, scartano quelle elencate dal Castiglione e utilizzano quelle inglesi: ormai o si scrive “Fare l’identikit di un killer” o si deve utilizzare una parafrasi che darebbe all’assassino pagato per esserlo e che solo questo fa tutto il tempo di andare dal chirurgo per rifarsi tutti i connotati dalla punta del mento a quella dei capelli e rendere inutile la faticaccia di fargli un ritratto per sentito vedere.

Altre volte la trasformazione di Busi/Covito è più ingegnosa, la frase del Castiglione “che non tenea sentimento piú per gustar diletto o contentezza che se gli offerisse” diventa più materica e metaforica: “Non aveva più papille sentimentali per gustare il sapore della felicità, o di una qualche gioia che gli si offrisse”. Poi non so perché riscrivano la parola “roegarze” con la parola “rouergasse”, poiché per capire che si tratta di una danza francese comunque di una ricerca nemmeno tanto immediata tra i dizionari online si deve fare.

La lettura della riscrittura del “Cortigiano” di Castiglione vale intanto di per sé, per aver dato una testimonianza pratica della vita della lingua italiana, e poi i primi tre libri del “Cortigiano” per quanto spesso prolissi sono comunque un divertimento, molto meno l’ultimo, quando si tira l’alba parlando di amore spirituale, ma quando l’argomento è noioso la lingua può fino a un certo punto, e infatti se l’Inferno di Dante qualche occhiata riesce a strapparla a chiunque, il suo “Paradiso” è il vero inferno per i lettori.

Come si devono comportare il perfetto cortigiano e la perfetta dama di corte (ma la massima è una, viene citata all’interna de “Il cortigiano” e da sola sostituirebbe qualsiasi manuale: deve aspirare a diventare buono; come Pinocchio insomma), le caratteristiche sono le solite, e se certi principi hanno davvero fatto il loro tempo (la monarchia e l’amore platonico), altri restano atemporali: l’esercito imbattibile è quello composto dai soldati che si sentono osservati dagli spalti dalle loro donne amate, vedi Troia, e alle Termopili hanno fatto addirittura di più; e in altri casi le trovate ne “Il cortigiano” hanno anticipato i tempi: il narratore nel quarto libro fa riferimento a un Castiglione che al momento dei fatti si trova in Inghilterra, insomma il Castiglione introduce il Castiglione nella sua opera, con grande chic formale, e non se lo sono inventati Busi e Covito per fargli un omaggio: se l’è fatto da solo l’omaggio, quindi nel Cinquecento il Castiglione aveva già sorpassato con grande stile la smenata noiosissima della autofiction che, pare agli opininisti che mai paghi alle volte si mettono per iscritto e chiamano romanzi i loro ronzii, è una invenzione contemporanea, un po’ come loro, che – erroneamente - credono basti essere nati oggi per non diventare l’eco di cose dette e ridette negli ieri degli ieri: dove il cambiamento della forma non comporta un cambiamento della sostanza significa che ancora non ci si sa comportare come il fatto, quest’è.
incunaboloincunabolo wrote a review
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