Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares
by Fernando Pessoa
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"Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell'autobiografia. In... More

LucBon71(c'è gente che ha avuto mille cose)'s Review

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Un sospiro da Lisbona...
Bernardo Soares è un uomo che osserva dalla piccola finestra del suo ufficio; in silenzio e quasi isolato egli se ne sta in disparte a rimirare, o a spiare, la vita del mondo fuori ed allo stesso tempo la vita del mondo dentro, il vivere del suo mondo interiore. Due paesaggi che per forza di cose si intrecciano, fino a confondersi e a confondere Soares con Fernando Pessoa, il suo creatore.
E in questa autobiografia inventata di un personaggio inesistente, il poeta ci lascia sulle sue pagine un lavoro durato vent'anni. Anni da leggere con sistema: la fretta non sarebbe buona soluzione
e quindi, procedendo a piccoli passi, si cerca di entrare nella completezza di questi scritti, di un pensiero complesso e articolato da risultare pur sempre sfuggente e impegnativo, tanto che alla fine ugualmente ci si perde, nella filosofia e nell'uomo Poeta...quindi, una volta al largo, non si resta immuni dalla suggestione di frasi come imperativi esistenziali, dal ritmo ipnotico, dalle sue precise osservazioni sulla vita e i suoi meccanismi fatti di raziocinio e di un emozione altamente infiammabile, una volta intravista...d'altronde Soares, come i suoi pensieri, oltre al mimetismo possiede un alone rarefatto, pronto a dissolversi, non tanto per nascondersi ma per concedere al lettore una comprensione dei sensi, sempre che il lettore ne sia predisposto. Oltre alla ragione e all'intelletto, alla psiche o alle capacità, c'è quindi una zona che nemmeno gli occhi hanno funzione ma solamente la sensibilità di ognuno può varcare la soglia, per arrivare nella zona dell'anima, magari così simile alla nostra, magari no ma comunque è lì, chiave di volta per accedere alla coscienza e all'inconscio, all'io e all'essere; zona parallela di quella vita vissuta e concreta di Bernardo Soares, impiegato di concetto, o Fernando Pessoa, impiegato anch'esso ma con un rapporto quasi insospettabile(ma pieno e quasi corporeo)con il mondo: "Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita. "Perdersi quindi tra i pensieri-aforismi di un'"anomalia letteraria" del'900, dove ogni convenzione viene eliminata inesorabilmente: romanticismo e decadentismo cadono come cade tutto un codice di abitudini dei "baroni letterari". Soares, anonimo impiegato predilige anonime stanze in affitto o grigi uffici dell'anagrafe per riflettere sui temi prediletti della letteratura alto-borghese europea, quella fedele ai lussuosi sanatori di Davos, o ai fastosi salotti della Vienna culturale. Con loro cade anche il sogno e i sui teorici: che farsene di Freud o di Jung se "il libro dell'inquietudine" è un'insonnia perenne, metafora della vita come di un periodo di passaggio dove impossibile è riposare, dormire e quindi sognare? Pessoa invece, sembra rimanere nel suo territorio, in bilico con Soares, nel suo lungo dialogo, incerto e lucidamente disperato. Un raccontarsi senza perdersi di vista vuol dire non lasciarsi andare, trattenere per se sentimenti e pensieri, essere spietati e freddi dove la maggioranza si accalora, gioisce e soffre, mantenere una linea, anche con l'amore: "NON AMIAMO MAI NESSUNO. AMIAMO SOLAMENTE L'IDEA CHE CI FACCIAMO DI QUALCUNO. E' un nostro concetto(insomma noi stessi) che amiamo.(...)DUE PERSONE DICONO RECIPROCAMENTE "TI AMO", O LO PENSANO, E CIASCUNO VUOLE DIRE UNA COSA DIVERSA, UNA VITA DIVERSA, PERFINO FORSE UN COLORE DIVERSO O UN AROMA DIVERSO, NELLA SOMMA ASTRATTA DI IMPRESSIONI CHE COSTITUISCE L'ATTIVITA' DELL'ANIMA". Nella sua estrema razionale attenzione per i sentimenti, colpisce ancora l'amarezza, l'ineluttabilità dei pensieri, ma anche i desideri mimetizzati, ciò che poteva essere e non fu e non sarà mai, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo, temi che affronteranno per anni i filosofi del'900.
Assieme a Soares, fa la sua comparsa in letteratura la città di Lisbona, vero centro energetico della tragicità e dell'ironia dei personaggi-pensieri di Pessoa. E' qui, forse, in questa città sospirosa, che il poeta cerca il sentimento, la ragione dell'essere; è qui che qualcuno gli ha nascosto tanta preziosità, tra Rua dos Douradores e i suoi artigiani, dove oltre all'ufficio di una ditta tessile dove fa di conto questo "impiegato metafisico" c'è anche un piccolo negozio di barbiere, confine tra il mondo interiore di Soares e il desiderio di incontro del mondo reale. Un confine segnato da una porta, che quando l'insegna è su "aperto", si può anche percepire un sospiro di rimpianto, oltre al ticchettio delle forbici, che recidono ricordi e speranze, per un taglio di capelli lungo tutta una vita, lungo tutto un romanzo; quello infinito dell'inquietudine.
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Un sospiro da Lisbona...
Bernardo Soares è un uomo che osserva dalla piccola finestra del suo ufficio; in silenzio e quasi isolato egli se ne sta in disparte a rimirare, o a spiare, la vita del mondo fuori ed allo stesso tempo la vita del mondo dentro, il vivere del suo mondo interiore. Due paesaggi che per forza di cose si intrecciano, fino a confondersi e a confondere Soares con Fernando Pessoa, il suo creatore.
E in questa autobiografia inventata di un personaggio inesistente, il poeta ci lascia sulle sue pagine un lavoro durato vent'anni. Anni da leggere con sistema: la fretta non sarebbe buona soluzione
e quindi, procedendo a piccoli passi, si cerca di entrare nella completezza di questi scritti, di un pensiero complesso e articolato da risultare pur sempre sfuggente e impegnativo, tanto che alla fine ugualmente ci si perde, nella filosofia e nell'uomo Poeta...quindi, una volta al largo, non si resta immuni dalla suggestione di frasi come imperativi esistenziali, dal ritmo ipnotico, dalle sue precise osservazioni sulla vita e i suoi meccanismi fatti di raziocinio e di un emozione altamente infiammabile, una volta intravista...d'altronde Soares, come i suoi pensieri, oltre al mimetismo possiede un alone rarefatto, pronto a dissolversi, non tanto per nascondersi ma per concedere al lettore una comprensione dei sensi, sempre che il lettore ne sia predisposto. Oltre alla ragione e all'intelletto, alla psiche o alle capacità, c'è quindi una zona che nemmeno gli occhi hanno funzione ma solamente la sensibilità di ognuno può varcare la soglia, per arrivare nella zona dell'anima, magari così simile alla nostra, magari no ma comunque è lì, chiave di volta per accedere alla coscienza e all'inconscio, all'io e all'essere; zona parallela di quella vita vissuta e concreta di Bernardo Soares, impiegato di concetto, o Fernando Pessoa, impiegato anch'esso ma con un rapporto quasi insospettabile(ma pieno e quasi corporeo)con il mondo: "Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita. "Perdersi quindi tra i pensieri-aforismi di un'"anomalia letteraria" del'900, dove ogni convenzione viene eliminata inesorabilmente: romanticismo e decadentismo cadono come cade tutto un codice di abitudini dei "baroni letterari". Soares, anonimo impiegato predilige anonime stanze in affitto o grigi uffici dell'anagrafe per riflettere sui temi prediletti della letteratura alto-borghese europea, quella fedele ai lussuosi sanatori di Davos, o ai fastosi salotti della Vienna culturale. Con loro cade anche il sogno e i sui teorici: che farsene di Freud o di Jung se "il libro dell'inquietudine" è un'insonnia perenne, metafora della vita come di un periodo di passaggio dove impossibile è riposare, dormire e quindi sognare? Pessoa invece, sembra rimanere nel suo territorio, in bilico con Soares, nel suo lungo dialogo, incerto e lucidamente disperato. Un raccontarsi senza perdersi di vista vuol dire non lasciarsi andare, trattenere per se sentimenti e pensieri, essere spietati e freddi dove la maggioranza si accalora, gioisce e soffre, mantenere una linea, anche con l'amore: "NON AMIAMO MAI NESSUNO. AMIAMO SOLAMENTE L'IDEA CHE CI FACCIAMO DI QUALCUNO. E' un nostro concetto(insomma noi stessi) che amiamo.(...)DUE PERSONE DICONO RECIPROCAMENTE "TI AMO", O LO PENSANO, E CIASCUNO VUOLE DIRE UNA COSA DIVERSA, UNA VITA DIVERSA, PERFINO FORSE UN COLORE DIVERSO O UN AROMA DIVERSO, NELLA SOMMA ASTRATTA DI IMPRESSIONI CHE COSTITUISCE L'ATTIVITA' DELL'ANIMA". Nella sua estrema razionale attenzione per i sentimenti, colpisce ancora l'amarezza, l'ineluttabilità dei pensieri, ma anche i desideri mimetizzati, ciò che poteva essere e non fu e non sarà mai, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo, temi che affronteranno per anni i filosofi del'900.
Assieme a Soares, fa la sua comparsa in letteratura la città di Lisbona, vero centro energetico della tragicità e dell'ironia dei personaggi-pensieri di Pessoa. E' qui, forse, in questa città sospirosa, che il poeta cerca il sentimento, la ragione dell'essere; è qui che qualcuno gli ha nascosto tanta preziosità, tra Rua dos Douradores e i suoi artigiani, dove oltre all'ufficio di una ditta tessile dove fa di conto questo "impiegato metafisico" c'è anche un piccolo negozio di barbiere, confine tra il mondo interiore di Soares e il desiderio di incontro del mondo reale. Un confine segnato da una porta, che quando l'insegna è su "aperto", si può anche percepire un sospiro di rimpianto, oltre al ticchettio delle forbici, che recidono ricordi e speranze, per un taglio di capelli lungo tutta una vita, lungo tutto un romanzo; quello infinito dell'inquietudine.

Comments

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Sai, credo di non aver mai letto niente di Pessoa, busserò alla porta di Bernardo Soares e gli chiederò se posso sedermi accanto a lui a guardare il sui mondo:):) come virtualmente mi siedo accanto a te quando leggo i tuoi commenti:):)
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Sai, credo di non aver mai letto niente di Pessoa, busserò alla porta di Bernardo Soares e gli chiederò se posso sedermi accanto a lui a guardare il sui mondo:):) come virtualmente mi siedo accanto a te quando leggo i tuoi commenti:):)
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Hai ragione, Luca : un libro bello da leggere però a piccole dosi.
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Hai ragione, Luca : un libro bello da leggere però a piccole dosi.
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con pessoa il mio incontro non ha aperto entusiasmo e illusione; più un malinconico disincanto. ma certo torno a leggerlo.
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con pessoa il mio incontro non ha aperto entusiasmo e illusione; più un malinconico disincanto. ma certo torno a leggerlo.