Il Maestro e Margherita
by Michail Bulgakov
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"Un romanzo-poema o, se volete, uno show in cui intervengono numerosissimi personaggi, un libro in cui un realismo quasi crudele si fonde o si mescola col più alto dei possibili temi: quello della Passione, non poteva essere concepito e svolto che da un cervello poeticamente allucinato. È qui che […] Bulgakov si congiunge con la più profonda tradizione letteraria della sua terra..." Eugenio Montale.

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VavybooksVavybooks wrote a review
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Una triste rivincita
Le mie sensazioni alla fine della lettura di questo libro sono perfettamente espresse da un passo del critico Lakšin riportato nella nota introduttiva di questa edizione:
Forse è per questo che, della prima volta che ho letto questo romanzo, ai tempi della scuola, ricordavo solo che il libro mi era piaciuto ma non sapevo dire molto di più. E le immagini che mi erano rimaste impresse erano solo quelle di un gatto e della luna piena (e adesso capisco il perché).
È un caso in cui non si può parlare, secondo me, del racconto di una storia, perché le storie sono innumerevoli. Non credo che ci siano dei protagonisti, perché i protagonisti sono tutti i personaggi che si incontrano e che, per diversi motivi, entrano in contatto con il mago Woland e con il suo strambo seguito. Gli eventi che accadono a questi sfortunati sono inspiegabili, surreali, spesso grotteschi, ma hanno sempre di fondo un senso di giustizia che viene restituita a uomini presuntuosi, avidi, corrotti e a letterati senza scrupoli (emblema di coloro che non hanno certo reso facile la vita di Bulgakov, tanto che i suoi stessi romanzi furono pubblicati solo postumi, e lo stesso “Il maestro e Margherita” colpito da una pesante censura).
Le immagini, il flusso narrativo, le interconnessioni tra i personaggi, l’ironia e la satira che pervadono ogni pagina, rendono un quadro complesso, ricco di dettagli, in cui non ci si stanca di riconoscere caratteri di una società, validi a tutt’oggi. Con un’unica difficoltà per me: quella di orientarmi tra i nomi russi, così lunghi, complessi e sempre diversi!
Capisco il perché venga adesso, e a ragione, considerato un capolavoro del 900. E finalmente l’arte ha trovato il giusto riconoscimento, per un’autore schiavo di una società che niente gli ha concesso in vita e che forse adesso, come il Maestro, può godere del silenzio e del riposo, protetto dalla sua Margherita.
NovellaNovella wrote a review
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Il Romanzo della Luna
Non conoscevo Bulgakov. L'impressione che ho avuto è che scrivesse benissimo. Uno stile e alcuni concetti molto belli. Ma è un tantino verboso.
Il libro è... troppo. Troppe storie incastrate, troppi piani di lettura, troppe vicende... Insomma, non è facilmente classificabile. Ma l'autore riesce a unificarlo in modo efficace. Ne esce dunque un quadro molto sfaccettato ma coerente.
È un romanzo d'amore, di un amore grande anche se apparentemente non perfetto. È una feroce critica politica allo stato totalitario e a tutta la cultura di regime, coperta di ridicolo. È un trattato di psicoanalisi. Un romanzo onirico e visionario. Infine un saggio dal sapore vagamente spirituale, con la ripresa delle figure di Gesù e Pilato in chiave non ufficiale, quasi esoterica, dire quasi gnostici per chi conosce la Gnosi.
Apparentemente domina tutto Satana. Ma è uno strano Satana. Fa il male, certo. Ma è un male "signorile", con una propria coerenza interna, una filosofia che lo fa apparire quasi "ragionevole". È un male che a volte fa anche il bene ma a una condizione: che lo si riconosca come potere assoluto. (E mentre a un primo livello forse l'autore voleva fare il parallelo tra regime e disorganizzazione ridicola del sistema, io non riesco a non vedere un paragone anche tra Woland e il dittatore, che può essere morte o salvezza, ma che lo è solo se ti metti consapevolmente nelle sue mani e rinunci a te stesso e alla tua libertà).
Ma qua e là anche Satana appare conscio che c'è qualcosa di superiore anche a lui. Qualcosa di sconosciuto e mai apertamente nominato ma che esiste. Qualcosa che dovrebbe essere Bene ma come Satana è uno strano Bene, che pare mostrarsi severamente e condannare oltre che salvare.
Su tutto, la Luna. Questo è il romanzo della Luna. Fin dall'inizio la sua luce irrompe sulla scena con un chiarore che illumina ma pare non dare speranza. Un occhio che scruta la vita umana e che appare potente ma indifferente. Una luce gelida, così come il Bene è giusto e gelido.
Un libro da leggere, meritevole senza dubbio, anche se in alcuni capitoli eccessivamente prolisso e per i miei gusti leggermente troppo visionario. Ma assolutamente uno dei migliori romanzi del Novecento, periodo in cui raramente trovo dei testi che mi catturino.
federicacalfedericacal wrote a review
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LadylooneyLadylooney wrote a review
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Poveri gatti neri
Una lettura impegnativa e sicuramente originale.
Non sapevo a cosa andassi incontro quando l'ho iniziato, magari quello tra il Maestro e la Margherita del titolo è una storia tra studente e professore? Una dedica alla fame di cultura? Oppure una storia d'amore?
Immaginate il mio sconcerto quando il racconto si apre su una discussione tra due poeti e un misterioso straniero che dibattono a proposito delle prove che dimostrino reale la vita di Gesù; già col secondo capitolo facciamo un inaspettato tuffo nel passato che ci mostra proprio la storia della condanna e della crocifissione, che noi tutti conosciamo, ma dal punto di vista di Ponzio Pilato. Proseguiamo la lettura che prende una piega più che surreale grazie alle azioni di un gruppo di prestigiatori che con le loro magie portano lo scompiglio nella città russa. Un viaggio onirico, illogico, spaseante all'estremo, ma anche ironico e dissacrante.
In tutto questo la storia d'amore tra i due protagonisti, perchè di questo alla fine si tratta, è lasciata quasi da parte, schiacciata dalle avventure che essi vivono mentre cercano di portare a compimento la loro tormentata storia. Tra gatti parlanti, uomini senza testa, abiti che rispondono al telefono, donne che si aggirano seminude per la strada ed altre che montano completamente nude su delle scope volanti, vediamo una Russia succube di un regime austero e totalitario che si barcamena tra le follie cercando di riportre ordine.
Decisamente non una lettura da spiaggia, ma una scoperta interessante in un mondo, quello della letteratura russa, a me completamente sconosciuto.
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
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Alcune volte avviene che, mentre si abbandona il mondo di Morfeo e non si è ancora del tutto lucidi e svegli, ci si sente spaesati in una sorta di limbo onirico-oggettivo, in cui le assurdità sognate e la realtà fattuale sembrano convivere in una fatua ma apparentemente sensata armonia. Solo in un secondo momento si comprende come questi due elementi siano assolutamente incompatibili e affiora l'insensatezza della passata percezione. Ecco, questa è la stessa sensazione che ho avvertito leggendo uno dei capolavori della letteratura russa, un romanzo corrosivo e dissacrante tanto amato da Montale, che lo definì "un miracolo che ognuno deve salutare con commozione": "Il Maestro e Margherita" (pubblicato postumo nel 1966-1967) di Michail Bulgakov.

"Il Maestro e Margherita" è un romanzo molto particolare, onirico, a tratti psichedelico, che assorbe l'attenzione del lettore in un intrico di assurdità, follie, nessi insensati che paiono tuttavia trovare una loro coerenza nell'effluvio fiabesco e grottesco delle vicende di Woland e dei suoi accoliti. La trama si configura come un viaggio straniante, allegorico e destabilizzante che, benché provochi un caos strutturale e contenutistico e faccia perdere al lettore ogni coordinata spazio-temporale di riferimento, riesce ad imporsi come un insieme saldo e credibile, pur mantenendo lati piuttosto oscuri e criptici che da un certo punto di vista aumentano il fascino esoterico dell'opera. È difficile parlare di un romanzo così denso, così complesso da incorporare a sé diversi generi letterari, quali la fiaba nera, la satira sociale corrosiva, il romanzo ispirato a influenze decadenti, teatrali, in un costante equilibrio tra comico e tragico, tra farsa burlesca e il crudo realismo. Sarebbe come circoscrivere in una definizione netta ciò che per sua natura non può essere commensurabile e spiegabile. Bulgakov è infatti riuscito a creare un intreccio paradossale che si nutre della perplessità che genera, che si sorregge sulla sua profonda instabilità.

In linea generale, la trama si snoda su due diversi piani temporali, che si intrecciano inestricabilmente tra di loro in molti punti: il primo di questi vede come scenario la Mosca degli anni '30, in cui uno strano individuo, l'esperto delle arti occulte Woland, che altri non è che Satana, si intromette in un dibattito tra due letterati in merito all'effettiva esistenza di Gesù, e da cui si dipartirà una serie assurda di eventi, tra spettacoli di magia nera ed eventi inspiegabili, i quali metteranno in subbuglio l'intera città; il secondo, invece, ambientato nella Gerusalemme del 33 a.C., narra gli eventi che portarono Ponzio Pilato, procuratore romano, a crocifiggere il profeta Jeshua Hanozri, ossia Gesù. In questo intricato schema, si aggiunge successivamente la storia del Maestro, uno scrittore disperato colpito dalla censura comunista, che ritrova lo slancio vitale grazie all'amore adulterino con la giovane Margherita, la quale lo incoraggia nella sua arte.

Il romanzo presenta dunque una struttura molto complessa, labirintina ed esoterica, che cela, dietro le apparenti follie narrate in un contesto del tutto realistico e urbano, grandi allusioni simboliche e una profonda, amara dissacrazione della società russa e, più in generale, dell'umanità stessa. Ogni oscura allusione infatti si carica di un forte potere evocativo, ogni insensatezza assume la consistenza del suo opposto. Bulgakov dà in tal modo una visione di un mondo sorretto dalla coesistenza inscindibile di Bene e Male, binomio su cui si fonda l'essenza stessa dell'opera.
Nell'escalation di eventi bizzarri scaturiti dalle azioni della banda di Woland, composta dalle varie manifestazioni metaforiche del male (il gatto Behemoth è la viltà, l'inganno; Azazello incarna la forza bruta, la violenza; Korov'ev/Fagotto rappresenta il raggiro, la doppiezza), si può difatti scorgere in controluce una persistente dicotomia, un invito dell'autore ad un'analisi più oggettiva del reale, una propensione al dubbio che deve investire tanto l'uomo, quanto l'intera società russa, costretta dal regime comunista a dare un'immagine di sé fittizia e distante dalla realtà. Da qui parte l'autore per una destrutturazione dissacrante dei cardini di questo mondo, mettendone in luce le ipocrisie, l'illusoria perfezione dietro cui si stagliano solo desolazione, avidità e adulazione servile.

All'interno del regime autoritario sovietico, in cui ogni aspetto della vita delle persone è sottoposto ad un rigido controllo di conformazione ai dettami imposti dalla dottrina stalinista, il Male, sebbene esista, viene negato in quanto sovversivo. E ciò che è negativo può essere distorto fino a farlo sembrare il suo esatto contrario. In tale atmosfera di ipocrisia, la Russia diviene emblema di perfezione statale, funge da terreno ideale per la nascita di grandi menti, fini intellettuali e letterati di grande statura. Bulgakov, partendo dalla sua esperienza personale di contrasto col regime, svela quindi la labilità di queste finzioni.
"Il Maestro e Margherita" mette in evidenza come l'uomo e la società siano connotati dalla coesistenza in essi di bene e male e, proprio in virtù di ciò, l'autore sceglie scientemente il Maligno quale protagonista e disvelatore della verità dietro l'illusoria grandezza declamata dalla propaganda russa: Woland difatti, attraverso le sue peripezie surreali e favolose che hanno la funzione di immettere punti di anomalia in un contesto di uniformazione generalizzato e di stagnazione, afferma la sua esistenza in una realtà sovietizzata in cui il male è cancellato per fini di regime, in cui si cerca di dare un'apparenza di prosperità nella degradazione, nella corruzione dilaganti. Satana, per assurdo, con le sue azioni, porta allo scoperto le brutture di una società cinica, egoista, saccente e funge da giustiziere, punendo i disonesti e premiando gli integerrimi. In questa maniera si pone l'accento sull'unione degli opposti che è alla base della realtà e che non implica affatto il conflitto tra le varie parti. Bene e male sono parte di uno stesso insieme, tessere di un mosaico che si completano l'una con l'altra per dare una visione completa di ogni cosa.

"Il Maestro e Margherita" si presenta dunque come una satira che investe e degrada la società russa, smantellandone la sua pretesa di grandezza e superiorità. Si imposta come un affresco crudo di una società impregnata di materialismo e ateismo e Woland, con la sua stessa presenza, vale a smantellare l'enorme cumulo di false convinzioni spacciate per verità incontrovertibili. È una critica feroce attuata mediante il mezzo del favoloso, dell'assurdo, del grottesco e dell'onirismo, meccanismo più subdolo di un'invettiva diretta in quanto erode implicitamente e maliziosamente tutte le convinzioni e le consuetudini, che riguarda soprattutto l'ambito letterario: l'enorme galleria di personaggi coinvolti nelle sciagure perpetrate da Woland e i suoi sudditi sono infatti rappresentanti di un mondo culturale stantio, servile e incapace di apportare cambiamenti sostanziali, in quanto aderente alle direttive liberticide del regime. Tutto è uniformato in una piattezza intellettuale statica, decadente.
L'analisi di Bulgakov, tuttavia, non si sofferma ottimisticamente solo sui vertici della società, al mondo della cultura, ma si concentra anche sulle persone comuni che, lungi dall'utopica bontà zoliana del popolo minuto, mostrano gli stessi vizi, le stesse ipocrisie che arenano il clima russo nella sua perpetua stagnazione.
Dai colti Ivan, poeta di pessimi versi impregnati da un accanito quanto superficiale ateismo, e Berlioz, editore pieno di sé, all'avido amministratore di condominio Nikanor Ivanovič: tutte queste figure testimoniano la decadenza, la falsità di una realtà che si mostra per quello che non è.

Oltre al presente, il romanzo indaga anche il passato, intersecando al piano narrativo principale uno secondario, quello ambientato nel 33 a.C. a Gerusalemme. Questo intrico di dimensioni temporali rende particolarmente onirico e fantasmagorico il romanzo, per via di legami spesso molto labili che intercorrono tra di esse, ma allo stesso tempo è funzionale a quella satira che è parte fondante del libro: la storia di Pilato e Jeshua è connessa alle vicende nella Russia degli anni '30 dal "fil rouge" costituito dall'ipocrisia dell'umanità, mostrando come nel corso dei secoli l'uomo non sia affatto cambiato. La corrosività delle pagine si espande dunque a comprendere l'intera umanità, di ogni epoca e rango sociale, in una sorta di rappresentazione degradante universale con cui Bulgakov cerca di ripristinare la giusta prospettiva di osservazione nella realtà. Qui lo smascheramento, dopo il profondo attacco alla politica nazionale, interessa la religione, altro caposaldo della storia umana, della quale viene messa in luce una versione non ortodossa, più realistica. Della fede regolare viene sconfessata l'essenza puramente rituale e faziosa, come mostra l'accusa di Jeshua contro Levi Matteo, autore, a detta sua, di scritti assolutamente non veritieri. La storia di Pilato è una storia di bene travisato per ragioni di interesse, una storia che mostra una vicenda più realistica, meno pomposa.

In questo groviglio di azioni, di riflessioni e di allegorie, s'immette successivamente la storia d'amore del Maestro e Margherita, la quale apporta un sentore autobiografico allo scritto (nell'esperienza dello scrittore censurato non si può non notare l'affinità con la vita dell'autore) e provvede a presentare in questo multiforme e caleidoscopico universo un'altra delle grandi forze che animano la vita umana: quella dell'Amore disinteressato e puro, che si alimenta delle sue contraddizioni. In una città popolata da pedanti e falsi puristi, da venditori di verità assolute, da vili vassalli di un potere ingiusto contro cui non osano ribellarsi, il Maestro e Margherita rappresentano l'unica istanza liberale, l'unico filo slacciato di una trama interconnessa da fini egoistici e materiali. Le due anime innamorate sono esenti dagli intrighi che muovono la società materialista e  costruiscono una dimensione amorale, autonoma, al di sopra del bene e del male.
La loro travagliata unione occuperà vasto spazio nella seconda parte dell'opera, in cui sarà Woland, arbitro del romanzo, a sugellare il loro rapporto. L'unico appunto che oserei fare di questa sezione è che, a mio avviso, essa presenta un netto calo della fluidità narrativa che aveva caratterizzato la prima parte grazie alla numerosa mobilità delle scene e alla varietà dei personaggi. Il senso allegorico della storia diviene difatti più criptico e allusivo, lasciando molte zone d'ombra che finiscono per appesantire leggermente il ritmo generale dell'intreccio.

Dunque, il romanzo assomma in sé diversi generi letterari, dalla satira, al romanzo psicologico, dalla tragedia alla commedia, per passare poi alla critica letteraria e al romanzo romantico. La molteplicità delle sue caratteristiche, la pluralità delle realtà esplorate e la dinamicità con cui queste si susseguono contribuiscono alla realizzazione di un'opera che si propone l'obiettivo di dare una visione limpida, neutrale del reale, della caotica e molteplice unità che è la vita. "Il Maestro e Margherita" è dunque un Satyricon moderno, teso a sbalestrare, a sconvolgere, a rompere gli schemi letterari pur rientrando in essi per imbastire una critica degli stessi. Tutto ciò è attuato con uno stile unico, accattivante, ipnotico ma misterioso, accattivante ma esoterico, in cui ciò che è reale appare insensato e illogico, mentre l'irrazionale e l'assurdo assumono una connotazione realistica e convincente.

"Il Maestro e Margherita" è dunque un lungo viaggio onirico, non adatto a tutti i palati, pieno di svolte e vicoli ciechi, che, alla fine, lascia quel retrogusto amaro, quella sensazione di vertigine e spaesamento, che possono provocare solo opere fuori dal comune e profondamente corrosive.