Il manifesto del libero lettore
by Alessandro Piperno
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"I libri sono strumenti di piacere, come la droga, l'alcol, il sesso, non il fine ultimo della vita." Questo l'assunto da cui muove "Il manifesto del libero lettore". Un grido di gioia, un'invocazione al capriccio, alla voluttà, ma anche all'indolenza e all'insubordinazione: perché leggere è un vizi... More

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Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
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N-arzullo

Piperno è un lettore che sa scrivere o uno scrittore che sa leggere?
Mi è piaciuto questo omaggio alla letteratura, una recensione di 150 pagine scritta ed argomentata in modo invidiabile; mi ha divertito, credo che ciò gli farà piacere
Anche per questo mi sono divertito a scrivere le biografie dei personaggi che ho citato in questo prologo. Le troverete in appendice al volume. Spero solo che leggerle vi procuri lo stesso piacere che mi ha dato scriverle.

Volete sapere chi sono i personaggi?
Abbondio, (don) (dai Promessi sposi di Alessandro Manzoni); Bartleby (da Bartleby lo scrivano di Herman Melville); Bezuchov, Pierre (da Guerra e pace di Lev Tolstoj)..

Sono solo i primi tre, gli altri dovete scoprirli da soli. Piperno, posso aggiungerne almeno uno?

Bober Morris (da il commesso di Bernard Malamud) Un uomo che aveva fiducia negli altri uomini, anche a costo di apparire stupido, un uomo che offrì lavoro a colui che l’aveva rapinato. Se vuoi che ti sia riconoscente per tutta la vita, non farmi dei regali, non darmi dei soldi, dammi lavoro. Morris Bober, fu un uomo di una lealtà commovente. Si dice che Bernard Malamud lo avesse modellato sulla sagoma di suo padre.

Dopotutto, i libri sono strumenti di piacere, come la droga, l’alcol, il sesso, non il fine ultimo della vita. Che poi dico libri, ma di fatto è di romanzi che voglio parlare, ed è di romanzi che parlerò. Di quel patto, un po’ folle a pensarci bene, che lega chi li scrive a chi li legge. Di quanto sia difficile scriverli e quanto leggerli sia eccitante.
I romanzi li scrivono gli scrittori e quella che segue è la formazione titolare di Piperno:

Fra i pali, con la fascia di capitano, Tolstoj, il progenitore di Yashin, il ragno nero. Insomma, occorre fidarsi del buonsenso dei secoli: esso ci suggerisce che, per quanto concerne la narrativa, non c’è niente di meglio di Tolstoj (Cervantes maglia N°12 come Canizares)

A destra Dickens, il re degli orfanelli

A sinistra Stendhal, piedi come ferri da stiro [scrive così male (in senso flaubertiano) che persino Balzac (il cui stile è tutto fuorché inattaccabile) arriva a biasimare la sciatteria della Certosa di Parma]

Mediano di sostanza Jane Austen, la cui ossessione patrimoniale non sembra meno patologica e meschina di quella balzacchiana

Stopper (ma solo per il numero 5 sulla maglia) Flaubert uno che si sentiva parte di un club esclusivo i cui componenti erano deceduti ormai da secoli, se non addirittura da millenni. La retta per un circolo così ristretto e prestigioso lo ridusse sul lastrico, e non solo da un punto di vista emotivo.

Battitore libero Marcel Proust: Il genio, per esprimersi al meglio, ha bisogno di ambizione e coraggio, e di una certa abnegazione.

Ala destra Svevo, in un certo senso lui ha creato dal nulla un genere letterario che avrebbe spopolato soprattutto nel secondo dopoguerra (George Best)

Mezzala destra Woolf Virginia colei che chiamava “lettore comune” qualsiasi cristiano come noi per distinguerlo dal critico e dallo studioso. Piperno deciderà di chiamarci “Liberi lettori”

Centravanti quel toro di Honorè de Balzac, uno che aveva una visione del mondo assimilabile a quella di Donald Trump

El diez Nabokov, il regista che vuol fare di noi dei buoni lettori che leggono libri non con lo scopo infantile d’identificarsi con i personaggi, non con lo scopo adolescenziale di imparare a vivere, e non con lo scopo accademico di indulgere alle generalizzazioni.

Ala sinistra Cheever (come Tony Woodcock), uno scrittore straordinario, e in un certo senso sottovalutato, forse perché ha dato il meglio di sé nei racconti e nei diari, come se la musica da camera gli fosse più congeniale della sinfonia.

(la citazioni riportate appartengono a Piperno o agli autori elencati, i numeri di maglia e i paralleli con i calciatori sono miei)

Piperno è un lettore più attento di quanto non lo sia io e come ogni lettore ha i suoi gusti. È in grado di argomentarli con capacità da scrittore, ma restano gusti quelli che gli fanno preferire autori per i quali ho avuto un entusiasmo assai tiepido rapportato al suo. Due dei francesi a cui ha dato la maglia da titolare, se fossi io l’allenatore, il campo lo vedrebbero solo dalla panca. Virginia non giocherebbe neanche se ne mancasse uno per arrivare a undici, y el Diez non sarebbe sicuramente sulle spalle del russo che scriveva in inglese.

Il libero lettore è un dilettante, e come tale aspira al diletto. È il tipo che immergendosi in un’opera di narrativa non sta lì a interrogarsi sullo spazio che essa occupa nella storia letteraria; né si chiede se sia realista, vittoriana, modernista, tradizionale, sperimentale, di genere. Il libero lettore tralascia i proclami estetici dell’autore, le dotte postfazioni e i peana del risvolto di copertina. Cerca atmosfere, personaggi, buone storie, mica qualcuno che gli spieghi perché cercarle è un obbligo morale. La sola classificazione che lo interessa è quella che separa i romanzi che producono endorfina da quelli che da quelli che fanno venire l’emicrania, i pochi che cambiano la vita dai troppi che non cambiano niente, se non talvolta l’umore.

Ci tengo così tanto alla libertà dilettevole che anche partecipare ad un gruppo di lettura mi sembrerebbe una costrizione
LauraTLauraT wrote a review
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Grande libro, come testimoniano il paio di citazione in calce. Ma... Errore imperdonabile: le sorelle Bennet sono 5, non 4!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (Ed ecco che entra in scena Mrs Bennett, mostro di logorrea e impertinenza: il suo dramma consiste in un coniuge non abbastanza abbiente e ben quattro figlie in età da marito [...] anche Mrs Bennet, qualora il marito venisse meno, si troverebbe in mezzo a una strada con quattro figlie sul groppone). Però l'autore mi ha risposto immediatamente dicendo che l'errore è stato corretto sul libro a stampa; devo avere un file vecchio quindi!

Arriva un momento nella sua vita in cui il libero lettore, volgendosi indietro, si chiede cosa sia sopravvissuto dei romanzi che ha letto. Finalmente è in grado di constatare, non senza desolazione, che – come gli amori di gioventù vissuti con il trasporto delle grandi imprese e svaporati con la rapidità del sogno – tanti romanzi appassionanti hanno lasciato una traccia flebile. È più o meno a questo punto che inizia l’era delle “riletture”
Stenta a credere che i libri siano gli stessi, forse perché gli è difficile accettare l’idea che sia lui a essere cambiato; e non capisce come un siffatto mutamento, che avrebbe dovuto produrre una distanza, abbia sancito un avvicinamento. Ecco che i romanzi di cui all’epoca faticò a capire persino le parole, ora prendono a parlargli una lingua talmente schietta che si chiede come sia possibile non averla intesa prima. Può capitare anche il contrario, naturalmente: ciò che lo commuoveva, oggi gli appare melenso e noioso.
Il che chiarisce perché di solito i romanzi più grandi scontino la sordità dei ventenni. […]Il dato sorprendente è che la maggior parte di noi ha letto romanzi nella giovinezza, mentre sarebbe stato assai più utile aspettare la maturità.
Niente come una rilettura è capace di mostrarci cosa resti di un romanzo negli anni, e cosa svanisca quasi immediatamente.
La prima cosa a svanire è l’intreccio. Il contributo della trama per la fruizione di un romanzo, come di un film o di una pièce teatrale, è evidente. […] L’opera d’arte è tale se non smette mai di interessarci. Essa è fatta apposta per essere rivisitata. I grandi film sono quelli che abbiamo voglia di rivedere. […]Lo stesso discorso vale per un romanzo. La trama è un’ottima ragione per leggere un’opera di narrativa, ma non per rileggerla. Chi rilegge Conan Doyle non cerca il brivido di un intreccio avvincente, ma l’incanto di una certa inconfondibile atmosfera: la melanconia di Sherlock Holmes, gli scambi di battute con il fedele Watson, i brumosi pomeriggi londinesi.

La storia (non solo quella recente) mostra come la cultura non abbia mai migliorato nessuno. Il consumo di musica colta e lo smercio di quadri di pregio nella Germania del Terzo Reich raggiunse un apice ineguagliato. E allora diffidiamo dei demagoghi che divulgano la frottola secondo cui i libri possono cambiare il mondo. Il solo libro che ha modificato il corso degli eventi nell’ultimo secolo è anche il più spregevole che sia mai stato scritto: il Mein Kampf. Non mi pare che il travolgente successo ottenuto da Se questo è un uomo abbia impedito alla gente di continuare a professarsi antisemita.
DiecigattiDiecigatti wrote a review
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SvalbardSvalbard wrote a review
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Di Alessandro Piperno non sapevo molto, oltre al fatto che porta il cognome di un famoso terrorista. Lo ho conosciuto meglio grazie al ricco e multiforme saggio di critica letteraria “Il vizio di leggere” di Vittorio Sermonti, che ne parla benissimo, dispiacendosi solo che abbia scritto così poco; per cui ho letto con grande interesse questo suo volume - anch’esso, peraltro, di critica letteraria.

Si tratta sostanzialmente di una serie di appunti che riguardano grandi classici e grandi autori della letteratura, dei quali vengono fornite interessanti chiavi di lettura e stimolanti riflessioni. In particolare, comunque, ho condiviso l’idea che la lettura dev’essere soprattutto piacere; siamo molto lontani dalle idee della scrittice inglese Janette Winterson, espresse nel suo saggio “L’arte dissente”, per la quale la scrittura (e l’arte in genere) ha tanto più valore quanto più è faticosa e richiede al lettore uno sforzo attivo ed essudatorio di comprensione e di decodifica (cosa messa in pratica straordinariamente bene dalla stessa Winterson, che è passata da una scrittura fluente, coinvolgente e umoristica come quella di “Scritto sul corpo” a libri via via più criptici ed ermetici. Contenta lei…)

Tracciando un percorso che abbraccia libri, autori e personaggi si passa da Tolstoi a Flaubert, da Nabokov a Svevo, da Stendhal ad Austen, da Dickens a Proust. E devo dire che Piperno ha colto nel segno, visto che mi ha fatto venir voglia di affrontare mattonazzi da cui fino ad oggi mi sono sempre tenuto ad accurata distanza di sicurezza.
M.G.M.G. wrote a review
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