Il mercante di libri maledetti
by Marcello Simoni
(*)(*)(*)(*)( )(2,378)
Stefano Pesce legge Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni, thriller con ambientazione storica, ricco di suspance e colpi di scena fin dal capitolo primo.

All Reviews

476 + 49 in other languages
NiklausNiklaus wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Spoiler Alert
Primo libro di una trilogia slegata come accadimenti se non per il filo conduttore di Ignazio da Toledo, mercante di reliquie di professione ma che nella serie svolge più il ruolo di "risolutore" di enigmi e di complotti.
Per giudicare libri del genere in modo equanime bisognerebbe non avere mai letto "Il nome della rosa", essere smemorati o anche solo non essere troppo puntigliosi; il rischio è non apprezzare appieno la competenza nel campo e il lavoro certosino di Simoni.
Eppure, nonostante questa consapevolezza e un giudizio sostanzialmente positivo sul libro non è un romanzo che rimarrà nella mia memoria e non mi lascia pienamente soddisfatto.
La trama in breve: Ignazio da Toledo accetta l'incarico di recuperare un libro misterioso dopo avere saputo che la richiesta viene da un suo antico compagno di "traffici" dato per scomparso da 10 anni dopo avere pestato i piedi a chi non dovevano. Seguiamo così il nostro spagnolo, dalla laguna veneta alla Francia fino a Compostela e ritorno nel giro di alcuni mesi.
Il punto dolente è nella poca credibilità del personaggio (poco credibile nella sua iper-erudizione al cui confronto Guglielmo da Baskerville, "vissuto" circa 1 secolo dopo, sembra un novizio), nella trama in cui figura una organizzazione in stile Spectre (con tanto di leader, alias Dominus, e agenti operativi incappucciati sparsi in tutta Europa) e un libro che permette di "evocare" gli angeli.
Al netto del giudizio sulla trama, non ci sono problemi nel flusso narrativo, nella descrizione dei personaggi, nel contesto storico.
La trama è invero troppo tirata per il lungo, con una caccia al tesoro che il vecchio sodale di Ignazio avrebbe potuto accorciare visto che sapeva da sempre dove abitava.
Altro dettaglio insignificante ma stonato, quando dopo avere risolto l'ultimo enigma e avere ricevuto il messaggio con cui si da appuntamento a Venezia dopo qualche mese, ecco che i nostri prendono la prima nave all'alba che dalle coste atlantiche li porterà sulle coste del mediterraneo spagnolo, e da li verso l'Italia. Un servizio di trasporto quasi degno di una metropolitana giapponese data la frequenza apparentemente quotidiana di connessioni tra città distanti...
Ho seri dubbi sulla scelta fatta alla fine del capitolo 8 con la decisione di lasciare baule e documenti in un monastero; scelta assolutamente inconcepibile da un punto di vista logico in linea generale ma soprattutto dopo che Ignazio aveva corso il rischio di essere derubato all'inizio ed essere stato messo in guardia da un altro frate anziano sulla integrità dell'attuale abate.
Vero che questo escamotage è stato preparato da Simoni in vista del colpo di scelta finale, che in buona parte chiude un filo narrativo che penzolava in modo grossolano. Anche se la decisione non ha ripercussioni sulla storia (tutto era già stato pianificato dal Dominus) manca la logica perché Ignazio decida di abbandonare missive compromettenti in un luogo di cui ha imparato non doversi fidare.
Discorso simile quando Willalme dopo avere neutralizzato con una polverina stordente il temibile Slawnik lo lascia vivo. Una possibilità meno che remota dato il profilo del guerriero francese e i trascorsi tra i due. Anche questa non è una scelta narrativa casuale visto che Simoni aveva bisogno di Slawnik fino alla fine.
Insomma, ci sono troppe anomalie narrativi spiegabili solo con la necessità di creare le condizioni per alcuni colpi di scena successivi. E la cosa, quando si nota, è un limite dello scrittore ancora non del tutto sgamato, per quanto preparato
BabsBabs wrote a review
01
(*)(*)( )( )( )