Il mestiere di scrivere
by Raymond Carver
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Il libro raccoglie brevi saggi, lezioni, note e articoli. E' una difesa appassionata dell'artigiano letterario, ma contiene anche un'idea morale dell'atto narrativo, che secondo Carver non ha nulla a che vedere con la moralità delle idee degli scrittori, ma è una questione di scelte stilistiche. Carver

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babilmente la peggiore e meno promettente studentessa che avesse avuto nell'arco di vent'anni. "Cosa sarebbe successo se l'avessi scoraggiata?" mi chiese.
La sua formula critica più negativa era la seguente: "Mi sa che hai fatto bene a lasciarti alle spalle questo racconto".
[...]
Una volta è rimasto pazientemente ad ascoltare la lettura di un racconto lungo e strano nel corso di un laboratorio dei suoi studenti più giovani; [...] Il giorno dell'inaugurazione una banda di terroristi armati di mitragliette fa irruzione nel locale e ammazza tutti i presenti. Fine del racconto. Dopo che praticamente tutti quelli che erano nell'aula piena di fumo avevano espresso la propria insoddisfazione per la trama del racconto, ci siamo rivolti a Ray. Era chiaro che non sapeva bene cosa dire. Alla fine, ha mormoraro: "Be', a volte un racconto ha bisogno di una buona mitragliata". Questa risposta sembrò soddisfare tanto l'autore quanto quelli che pensavano che al racconto in qustione fosse stato assestato un elegante colpo di grazia.
[...]
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babilmente la peggiore e meno promettente studentessa che avesse avuto nell'arco di vent'anni. "Cosa sarebbe successo se l'avessi scoraggiata?" mi chiese.
La sua formula critica più negativa era la seguente: "Mi sa che hai fatto bene a lasciarti alle spalle questo racconto".
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Una volta è
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tano dei buoni libri... poi ognuno si forma la propria teoria. E solo allora sorrise.
Anche quando insegnava scrittura creativa, il tocco di Carver era leggero. Non prendeva neanche in considerazione l'idea che il suo compito fosse quello di scoraggiare la gente. Diceva sempre che c'erano già tante cose scoraggianti nel mondo, perc hi voleva diventare uno scrittore contro ogni pronostivo, ed era chiaro che parlava per esperienza diretta.
[...]
Un giorno, quando io lo rimproveravo per essere stato troppo buono con uno studente che secondo me stava producendo un lavoro scadente, mi raccontò una storia: di recente era stato membro della giuria di un prestigioso premio letterario. Quella che vinse con giudizio unanime e il cui lavoro ha in seguito raccolto molti consensi, si era rivelata essere una sua ex allieva, pro-
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tano dei buoni libri... poi ognuno si forma la propria teoria. E solo allora sorrise.
Anche quando insegnava scrittura creativa, il tocco di Carver era leggero. Non prendeva neanche in considerazione l'idea che il suo compito fosse quello di scoraggiare la gente. Diceva sempre che c'erano
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programma di specializzazione in letteratura inglese. Il suo metodo d'insegnamento consisteva nell'assegnare ogni settimana la lettura di una raccolta di racconti che a lui piaceva particolarmente, di autori contemporanei o del diciannovesimo secolo, e anche traduzioni di racconti stranieri. Leggevamo i libri e li discutevamo per un paio d'ore.
[...]
Un semestre, un dottorando riuscì ad insinuarsi nel corso che era frequentato soprattutto da aspiranti scrittori.
[...]
Dopo qualche settimana di questo approccio ruspante e impressionistico alla letteratura da parte di Carver, il giovane teorista presentò una forte protesta: "Questo corso si chiama Teoria e forma del racconto, ma non facciamo altro che sedere qui e parlare dei libri che leggiamo. Che fne hanno fatto la forma e la teoria?"
Ray fece una faccia serissima. Annuì e diede una tirata disperata alla sigaretta. "Be', ottima domanda", disse. Poi, dopo una lunga pausa, aggiunse: "Direi che la cosa più importante è che qui si leggano e si discu-"
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programma di specializzazione in letteratura inglese. Il suo metodo d'insegnamento consisteva nell'assegnare ogni settimana la lettura di una raccolta di racconti che a lui piaceva particolarmente, di autori contemporanei o del diciannovesimo secolo, e anche traduzioni di racconti stranieri. Leggevamo More
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Come a molti altri scrittori in servizio nelle università, a Ray si chiedeva di tenere anche corsi di letteratura inglese, oltre i corsi di scrittura creativa veri e propri. Uno di questi corsi si chiamava "Teoria e forma del racconto", un titolo che Ray aveva ereditato dal
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Come a molti altri scrittori in servizio nelle università, a Ray si chiedeva di tenere anche corsi di letteratura inglese, oltre i corsi di scrittura creativa veri e propri. Uno di questi corsi si chiamava "Teoria e forma del racconto", un titolo che Ray aveva ereditato dal
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re ambulante di Bibbie, ma non avevo la più pallida idea di cosa avrei fatto di lui. Non sapevo che avrebbe rubato quella gamba di legno se non dieci o dodici righe prima che lo facesse, ma quando ho scoperto che sarebbe successo proprio questo, ho capito che era inevitabile.

Ricordo che quando lessi questo saggio, anni or sono, fui colpito dal fatto che la O'Connor, o qualsiasi altro scrittore, scrivesse dei racconti in quella maniera: credevo che quello fosse un mio scomodo segreto che mi faceva sentire un po' a disagio. Pensavo che di sicuro questo modo di comporre un racconto rivelasse qualche mio difetto. Ricordo che leggere quanto lei avesse da dire a questo proposito mi rincuorò molto.
Una volta mi sono messo a scrivere quello che si è poi rivelato un bel racconto, anche se all'inizio i si era presentata solo la prima frase. Eranogià diversi giorni che andavo in giro con questeparole in testa: "Stava passando l'aspirapolvere quando squillò il telefono". Sentivo che dietro quella frase c'era una storia che voleva essere raccontata. Me lo sentivo nelle ossa che insieme a quell'inizio ci doveva andare una storia, bastava che trovassi il tempo di scriverla. Il tempo lo trovai, un giorno intero - dodici, quindici ore, addirittura - bastava che volessi metterlo a frutto. E così fu, una mattina mi sono seduto e ho scritto la prima frase e subito le altre frasi hanno cominciato ad attaccarsi a quella. Ho composto la storia come avrei cmposto una poesia; una riga dietro l'altra e poi un'altra e poi altre ancora. Dopo un po' ho cominciato a intravedere la storia e sapevo che quella era la mia storia, proprio quella che avevo voluto scrivere.
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re ambulante di Bibbie, ma non avevo la più pallida idea di cosa avrei fatto di lui. Non sapevo che avrebbe rubato quella gamba di legno se non dieci o dodici righe prima che lo facesse, ma quando ho scoperto che sarebbe successo proprio questo, ho capito che era inevitabile.

Ricordo che quando lessi
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[...]
In un saggio intitolato, molto semplicemente, Scrivere racconti, Flanney O'Connor parla della scrittura cme di una scoperta. O'Connor sostiene che quando si siede a scrivere un racconto, la maggior parte delle volte non ha idea di dove arriverà. Inoltre dice che secondo lei molti altri scrittori non sanno dove andranno a finire quando cominciano qualcosa. Come esempio del modo di mettere insieme un racconto di cui non avrebbe mai indovinato il finale se non quando vi fosse quasi arrivata, usa il suo Brava gente di campagna:

Quando ho cominciato a scrivere quel racconto non sapevo che a un certo punto ci sarebbe stata una laureata con una gamba di legno. Mi sono semplicemente ritrovata una mattina a descrivere due donne che conoscevo un po' e, prima che me ne rendessi conto, ecco che avevo attribuito a una di loro una figlia con una gamba di legno. Poi ci ho messo pure un vendito-
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In un saggio intitolato, molto semplicemente, Scrivere racconti, Flanney O'Connor parla della scrittura cme di una scoperta. O'Connor sostiene che quando si siede a scrivere un racconto, la maggior parte delle volte non ha idea di dove arriverà. Inoltre dice che secondo lei molti altri
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"Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto."
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In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggitura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore. Se le parole sono appesantite dall'emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo - se sono, insomma, in qualche maniera sfocate - fatalmente gli occhi del lettore scivoleranno sopra di esse e non si sarà ottenuto un bel niente.
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"Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto."
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In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggitura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore.
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