Il metodo Catalanotti
by Andrea Camilleri
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Questa volta Mimì Augello se la vede brutta: nella casa dell’amata di turno rientra inaspettatamente il marito; così Mimì è costretto a calarsi dalla finestra per salvare pelle e reputazione. Da un pericolo all’altro: nell’appartamento del piano di sotto dove ha cercato riparo, nel buio intravede un corpo steso sul letto, completamente vestito e irrigidito dal gelo della morte. Di un morto ammazzato ritrovato sul letto viene informata la polizia, solo che non si tratta di quel morto, perché è in tutt’altra casa, anche lui con l’abito buono. Come può essere accaduto? E che ne è stato dell’altro cadavere? Perché tutta la scena del crimine ha qualcosa di strano che sa di teatro? Parte da questo groviglio la nuova indagine di Salvo Montalbano, ed è proprio il teatro il protagonista del romanzo; la vittima, Carmelo Catalanotti, aveva una vera passione per le scene e dedicava tutto il proprio tempo alla regia di drammi borghesi. Si era anche inventato un metodo personalissimo per mettere gli attori in condizione di recitare: affrancarli dai loro complessi, aiutarli a liberare le emozioni, una vera e propria operazione di scavo nelle coscienze. Catalanotti conservava scrupolosamente annotazioni e commenti su tutti i potenziali attori con cui veniva in contatto, oltre che appunti di regia e strani quaderni pieni di cifre e di date e di nomi… Il commissario Montalbano spulcia tutti i dossier di Catalanotti, i testi teatrali ai quali lavorava, le note sui personaggi e soprattutto il dramma che stava per mettere in scena, Svolta pericolosa. Poco a poco si lascia coinvolgere dall’indagine e dalla nuova responsabile della scientifica, Antonia, che sul commissario ha l’effetto di una calamita. Sarà proprio il teatro a fargli trovare la soluzione del doppio cadavere.

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ThalitaThalita wrote a review
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PamelaPamela wrote a review
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Che disagio
La trama gialla stavolta prometteva davvero bene: un regista di teatro dai metodi non convenzionali (nonché usuraio nel tempo libero) viene trovato ucciso da un colpo di tagliacarte. Si indaga tra i suoi attori, senza escludere la pista dei debitori. Anche lo sviluppo è buono, ma poi tutto si perde nel finale, sia a causa di una risoluzione abbastanza discutibile che per via della deriva amorosa di Montalbano, che ad un certo punto arriva ad occupare gran parte della storia, togliendo spazio alla risoluzione delitto.


***ATTENZIONE SPOILER***
Vorrei spendere due parole sulla disagiata sotto-trama erotico/sentimentale.
Negli anni ci eravamo già abituati alla relazione abbastanza aperta con Livia (che poi...aperta per lui...ma per lei?), ma a sto giro Montalbano, causa demenza senile, perde completamente la testa per una trentenne (che quindi potrebbe essere sua figlia) tanto da voler mollare tutto (lavoro, casa, paese, fidanzata) per seguire sta tizia.
Per di più in nome di un "amore" che si confà nel dettaglio di: mezzo pranzo insieme, diversi episodi di falsa ritrosia da parte di lei e 2 sc***te.
Ma che problemi hanno gli scrittori uomini quando creano questi personaggi femminili? Ma davvero il massimo dell'eros per loro è una donna bellissima ma insopportabile, che per il 99% del tempo scassa i maroni e per il restante 1% diventa una ninfomane?
Quale donna nella vita reale si presterebbe a rapporti sessuali con un uomo di 40 anni più vecchio e per di più nella casa di un morto? Per poi usare (ciliegina sulla torta) gli asciugamani del morto stesso per asciugarsi dopo la doccia? Io sono allibita.
È ovvio che questo personaggio doveva essere archiviato molto prima di questa deriva. Ormai la credibilità è perduta.
Lilli LuiniLilli Luini wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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E nessun rimpianto - 26 gen 20
Un libro che, anche se non mi è piaciuto al massimo come spesso succedeva con il maestro siciliano, rimarrà “storico”, e purtroppo, rimembrante di ricordi poco fausti. È il primo libro di Camilleri che ho comprato dopo la morte di mia madre, cui tanto piacevano, ed è il primo libro di Camilleri che ho letto dopo la sua morte. Comincio allora con mamma, che al primo libro di Montalbano impiegò un tempo lunghissimo a leggerne, perché voleva capire tutte le parole, cercandone significati possibili nelle sue mitiche “Garzantine”. Poi la convinsi di leggerne facendosi cullare dal suono, e ne rimase rapita. Tanto che era la prima a leggerne appena usciva un nuovo volume. Camilleri invece ci ha lasciato, con tanti rimpianti di quello che avrebbe potuto scrivere e non ha scritto. E di questo, che avrebbe potuto non scrivere ed ha scritto. Perché è un libro a due facce. C’è il grande, immenso amore dello scrittore per il teatro, un amore che viene da lontano, non solo per le cose fatte da Camilleri, ma anche, piccola chicca storica, che il suo primo libro, scritto nel lontano 1959 si intitolava “I teatri stabili in Italia (1898-1918)”. E c’è una trama che convince fino ad un certo punto. Soprattutto perché sembra voler mettere un punto finale all’infinita storia tra Salvo e Livia. Cosa che non mi aspettavo, e che non so come procederà. C’è ancora un libro di Salvo scritto con Camilleri in vita, e poi c’è il famoso “ultimo libro”, da Camilleri scritto e poi lasciato in cassaforte perché uscisse postumo. Intanto veniamo a questo di cui stiamo parlando. In realtà, la trama è esile come un filo di fumo, come un sipario trasparente tra le quinte teatrali. C’è un morto, e ci sono Salvo ed i suoi che cercano di capire chi sia, quale sia la sua storia, perché (non come che lo sappiamo) è morto. Tutto un filone di indagini si concentra nel capire chi sia stato Carmelo Catalanotti. Uomo solitario e schivo, ma anche pieno di risorse e di misteri. Almeno doppia è la vita del nostro. Da un lato, la parte oscura, quella di un usuraio di buon cuore, con una discreta disponibilità finanziaria, che presta soldi, a tassi contenuti, e su questi mantiene il suo tenore di vita. Dall’altra il grande appassionato, virale, del teatro e delle sue forme. Tanto da elaborare un suo metodo (quello del titolo) che parte dal classico “Metodo Stanislavskij” basato sull’approfondimento psicologico dell’attore nei confronti del personaggio da interpretare (l’opposto dell’altro metodo classico, elaborato da Bertolt Brecht, basato invece sullo straniamento) per portarlo all’estreme conseguenze, quasi a far ripercorrere nella vita stessa le vicende che il futuro attore deve portare sulla scena. Ed è su questo versante che si esercita la bravura teatrale di Camilleri, andando a riprendere un quasi oscuro testo degli anni ’30, “Svolta pericolosa” del drammaturgo inglese John Boynton Priestley. Che Catalanotti vuole mettere in scena con una compagnia di attori dilettanti, cercando di far entrare i vari possibili personaggi nelle varie parti del dramma. Un dramma in un certo senso profetico, basato sulla ricerca della verità relativamente ad una non chiara faida familiare. La bellezza del testo (che ho trovato e letto on line) sta in quel titolo, dove la presenza di una scatola di sigarette prima aperta e poi chiusa, prefigura tutta una serie di futuri sviluppi della vita e della verità. Anticipando due film basati su idee simili, anche se con sviluppi diversi: “Sliding doors” di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow e “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese. La ricerca della verità sulla morte di Carmelo si rivela foriere di piccoli siparietti con vari personaggi vigatesi, uomini e donne sia legati ai fili di faide familiari sia, e con più profondità, legati all’ambito teatrale. Salvo trova i personaggi che Catalanotti cercava per interpretare la sua pièce, ed approfondendo il dualismo tra realtà e teatro troverà il bandolo della matassa e delle indagini. L’altro ed intenso filone è quello riconducibile alla storia lunga e forse giunta alla fine di Salvo e Livia. Con la comparsa della bella signorina di cui ho detto sopra. Salvo, cinquantino piacente, è preso da questa possibile storia. Sarà portatrice di nuove linfe? Sarà una parentesi come ce ne sono state (ricordo quella della bella svedese, ad esempio)? Forse se ne vedrà qualcosa nel romanzo successivo, l’ultimo pubblicato in vita da Camilleri. Sono curioso di intraprenderne presto la lettura ed aspetto con ansia che Sellerio decida di pubblicare l’ultimo, misterioso capitolo della saga di Montalbano.
“Non c’è modo migliore per rendere duraturo un rapporto… stare assieme ma non stare insieme.” (250)