Il ministero dei casi speciali
by Nathan Englander
(*)(*)(*)(*)( )(394)

dinahrose's Review

dinahrosedinahrose wrote a review
510
(*)(*)(*)(*)( )
Il Pato di Schrodinger
Scrivere( per l’autore) e leggere( per noi) un ennesimo libro sulla dittatura in Argentina, sui desaparecidos, la famigerata Junta e quel vergognoso periodo della storia dell’umanità, ancora ha senso?
Si sono cimentati in tanti con risultati diversi, penso a Rolo Diez tra quelli che sono riusciti raccontare l’orrore inenarrabile( ossimoro apparente) e al contempo a scrivere una storia, una vicenda di uomini che non fosse solo un mero reportage giornalistico di denuncia.
Englander si è buttato a capofitto in un cimento ambizioso, ai limiti dell’impegnativo: narrare di ebrei argentini, dagli oscuri passati, presenti impensabili, futuri neppure tracciabili, che attraversassero la dittatura degli anni Settanta e il suo carico di terrore, silenzi, cancellazioni, e nel raccontare concedersi una scrittura godibile( sì, godibile, avete letto bene).
Insomma già solo a dirlo si pensa subito a un esperimento discutibile e con scarsi risultati stilistici e narrativi, ad una accozzaglia di ingredienti buttati in pentola e che potevano finire miseramente in un pastone bruciacchiato. E invece no, a dispetto delle premesse poco favorevoli, non è il fallimento che paventavo, anzi.
L’autore traccia le vicende dei protagonisti alternando il pathos e la livida cronaca inesorabile con dialoghi irresistibili, ci si sorprende a sorridere, la lettura è pervasa allo stesso tempo da gelido e raggelante orrore e da una sottile ironia, un attimo prima si è stesi su di un tavolo autoptico a dissanguarsi l’anima per le atrocità che si respirano( pur non affrontandole mai in modo diretto, difatti Englander sfiora l’argomento delle torture senza mai soffermarsi, sapendo che non è necessario, che siamo già informati, che possiamo trattenere il respiro dall’angoscia e dalla rabbia anche solo dietro a una porta chiusa o a una vasca piena di libri bruciati in tutta fretta per proteggere il proprio figlio “sovversivo”-libri bruciati che, scontatamente, fanno subito pensare ad altri libri, a altre dittature) e l’attimo dopo disegna vignette, strisce di impensabile ilarità: l’impiegato col cappello con le piume che fa la pausa pranzo e taglia il panino col righello, la cena imprevista dal generale e sua moglie, capolavoro di sapore buñeliano, Il dialogo surreale tra Kaddish e il “pescatore”, che richiama immagini di Stephen King, e soprattutto le vicissitudini dei due protagonisti col chirurgo plastico, un personaggio decisamente surreale, giocatore d’azzardo, bugiardo, ladro e approfittatore, ma col quale Kaddish intesse un rapporto fitto di dialoghi, incontri e vicende tra il disastroso e il comico, l’impensato e il dissacrante, tra i Monty Python e Dr House, solo per citarne alcune.
La trama centrale gira attorno al cupo e trepidante ostinarsi della coppia, Kaddish e Lillian, alla ricerca del proprio figlio, il loro modo di reagire alla tragedia è antitetico, sono caratterialmente diversissimi, forse mal assortiti, disegnati con tratti ai limiti del caricaturale, ma senza mai finire nel macchiettistico, uniti solo dall’amore per il poco più che adolescente Pato, colpevole di tutto e di niente,(principalmente di essere uno studente nel periodo storico sbagliato e nella nazione sbagliata), inghiottito, come migliaia di suoi coetanei, dalle orride fauci del potere militare; dopo l’ arresto e la conseguente “ sparizione”, si realizza il paradosso supremo , il non sapere mai veramente se Pato è vivo o è morto, è vivo e morto al medesimo tempo, ma la sua scatola non è quella di un esperimento meccanica quantistica, bensì l’Edificio mostruoso, reale e metaforico, di un Ministero dai meandri labirintici gogoliani o ancor più borgesiani, di mille stazioni di polizia, di decine di individui che hanno già smarrito la dimensione umana per diventare zombies, alimentati dalle paure, dai ricatti, dalle porte chiuse dei condomini silenti, che negheranno progressivamente l’habeas corpus, il suo diritto- la sua esistenza in vita- la sua esistenza- la sua vita- il suo essere “mai nato”.
Tutti i personaggi del libro sono netti, precisi e chiari, anche quelli minori, piccole meteore mosse da immaginabile vigliaccheria(il vicino di casa Cacho, il datore di lavoro di Lilian, Gustavo), o pura cattiveria(la moglie del generale) , o turpitudine(gli impiegati, i poliziotti), o slanci affettuosi( la collega Frida) o ambigue iniziative( il prete, il rabbino, il chirurgo, la panettiera) ognuno “fa” la sua parte in una specie di puzzle dove si costruisce un disegno ripugnante, e dove alcune caselle resteranno sempre vuote, un abisso di vertigine come lo spaventoso volo di tanti “non vivi, non morti”, dalla “scatola" schrodingeriana dagli aerei della morte giù verso il cimitero liquido del Mar del Plata.
E così come inizia in un cimitero ebraico dove Kaddish per mestiere cancella dalle lapidi, a colpi di scalpello, nomi scomodi o di cui vergognarsi, ricreando un placido anonimato rispettabile, così la storia termina alla Recoleta, cimitero di Buenos Aires che ospita le spoglie di altisonanti personalità, dove si ferma (forse) la ricerca di Pato, lasciandoci con le stesse sensazioni di Kaddish e Lilian, tra il grottesco e lo straziante, sospesi e fermi alla finestra, sperando di vedere l’umanità ricomparire all’orizzonte.
dinahrosedinahrose wrote a review
510
(*)(*)(*)(*)( )
Il Pato di Schrodinger
Scrivere( per l’autore) e leggere( per noi) un ennesimo libro sulla dittatura in Argentina, sui desaparecidos, la famigerata Junta e quel vergognoso periodo della storia dell’umanità, ancora ha senso?
Si sono cimentati in tanti con risultati diversi, penso a Rolo Diez tra quelli che sono riusciti raccontare l’orrore inenarrabile( ossimoro apparente) e al contempo a scrivere una storia, una vicenda di uomini che non fosse solo un mero reportage giornalistico di denuncia.
Englander si è buttato a capofitto in un cimento ambizioso, ai limiti dell’impegnativo: narrare di ebrei argentini, dagli oscuri passati, presenti impensabili, futuri neppure tracciabili, che attraversassero la dittatura degli anni Settanta e il suo carico di terrore, silenzi, cancellazioni, e nel raccontare concedersi una scrittura godibile( sì, godibile, avete letto bene).
Insomma già solo a dirlo si pensa subito a un esperimento discutibile e con scarsi risultati stilistici e narrativi, ad una accozzaglia di ingredienti buttati in pentola e che potevano finire miseramente in un pastone bruciacchiato. E invece no, a dispetto delle premesse poco favorevoli, non è il fallimento che paventavo, anzi.
L’autore traccia le vicende dei protagonisti alternando il pathos e la livida cronaca inesorabile con dialoghi irresistibili, ci si sorprende a sorridere, la lettura è pervasa allo stesso tempo da gelido e raggelante orrore e da una sottile ironia, un attimo prima si è stesi su di un tavolo autoptico a dissanguarsi l’anima per le atrocità che si respirano( pur non affrontandole mai in modo diretto, difatti Englander sfiora l’argomento delle torture senza mai soffermarsi, sapendo che non è necessario, che siamo già informati, che possiamo trattenere il respiro dall’angoscia e dalla rabbia anche solo dietro a una porta chiusa o a una vasca piena di libri bruciati in tutta fretta per proteggere il proprio figlio “sovversivo”-libri bruciati che, scontatamente, fanno subito pensare ad altri libri, a altre dittature) e l’attimo dopo disegna vignette, strisce di impensabile ilarità: l’impiegato col cappello con le piume che fa la pausa pranzo e taglia il panino col righello, la cena imprevista dal generale e sua moglie, capolavoro di sapore buñeliano, Il dialogo surreale tra Kaddish e il “pescatore”, che richiama immagini di Stephen King, e soprattutto le vicissitudini dei due protagonisti col chirurgo plastico, un personaggio decisamente surreale, giocatore d’azzardo, bugiardo, ladro e approfittatore, ma col quale Kaddish intesse un rapporto fitto di dialoghi, incontri e vicende tra il disastroso e il comico, l’impensato e il dissacrante, tra i Monty Python e Dr House, solo per citarne alcune.
La trama centrale gira attorno al cupo e trepidante ostinarsi della coppia, Kaddish e Lillian, alla ricerca del proprio figlio, il loro modo di reagire alla tragedia è antitetico, sono caratterialmente diversissimi, forse mal assortiti, disegnati con tratti ai limiti del caricaturale, ma senza mai finire nel macchiettistico, uniti solo dall’amore per il poco più che adolescente Pato, colpevole di tutto e di niente,(principalmente di essere uno studente nel periodo storico sbagliato e nella nazione sbagliata), inghiottito, come migliaia di suoi coetanei, dalle orride fauci del potere militare; dopo l’ arresto e la conseguente “ sparizione”, si realizza il paradosso supremo , il non sapere mai veramente se Pato è vivo o è morto, è vivo e morto al medesimo tempo, ma la sua scatola non è quella di un esperimento meccanica quantistica, bensì l’Edificio mostruoso, reale e metaforico, di un Ministero dai meandri labirintici gogoliani o ancor più borgesiani, di mille stazioni di polizia, di decine di individui che hanno già smarrito la dimensione umana per diventare zombies, alimentati dalle paure, dai ricatti, dalle porte chiuse dei condomini silenti, che negheranno progressivamente l’habeas corpus, il suo diritto- la sua esistenza in vita- la sua esistenza- la sua vita- il suo essere “mai nato”.
Tutti i personaggi del libro sono netti, precisi e chiari, anche quelli minori, piccole meteore mosse da immaginabile vigliaccheria(il vicino di casa Cacho, il datore di lavoro di Lilian, Gustavo), o pura cattiveria(la moglie del generale) , o turpitudine(gli impiegati, i poliziotti), o slanci affettuosi( la collega Frida) o ambigue iniziative( il prete, il rabbino, il chirurgo, la panettiera) ognuno “fa” la sua parte in una specie di puzzle dove si costruisce un disegno ripugnante, e dove alcune caselle resteranno sempre vuote, un abisso di vertigine come lo spaventoso volo di tanti “non vivi, non morti”, dalla “scatola" schrodingeriana dagli aerei della morte giù verso il cimitero liquido del Mar del Plata.
E così come inizia in un cimitero ebraico dove Kaddish per mestiere cancella dalle lapidi, a colpi di scalpello, nomi scomodi o di cui vergognarsi, ricreando un placido anonimato rispettabile, così la storia termina alla Recoleta, cimitero di Buenos Aires che ospita le spoglie di altisonanti personalità, dove si ferma (forse) la ricerca di Pato, lasciandoci con le stesse sensazioni di Kaddish e Lilian, tra il grottesco e lo straziante, sospesi e fermi alla finestra, sperando di vedere l’umanità ricomparire all’orizzonte.

Comments

0
E una segnalazione di : Attenzione! Spoiler. No eh? 😉
0
E una segnalazione di : Attenzione! Spoiler. No eh? 😉
1
sì, ha senso. e non sarà mai abbastanza. E il tuo bel commento lo conferma. Grazie. Semplicemente
1
sì, ha senso. e non sarà mai abbastanza. E il tuo bel commento lo conferma. Grazie. Semplicemente
0
Jaco scusa :) Mi ero tenuta sul vagomanontroppo, sopratutto perché è lo svolgimento di vicende reali o realistiche tutte(purtroppo) simili tra loro
0
Jaco scusa :) Mi ero tenuta sul vagomanontroppo, sopratutto perché è lo svolgimento di vicende reali o realistiche tutte(purtroppo) simili tra loro
0
A mio parere quattro stelle è andar di manica larga per questo libro con molte buone premesse che un po' si sperdono per strada.
0
A mio parere quattro stelle è andar di manica larga per questo libro con molte buone premesse che un po' si sperdono per strada.
0
La narrazione ha delle pecche, ma i dialoghi sono molto ben confezionati e più di un personaggio è da applauso. Mi piace l'impostazione anche se non direi mai che Englander è un grande scrittore. Però lo promuovo con tanto di stellette abbondanti
0
La narrazione ha delle pecche, ma i dialoghi sono molto ben confezionati e più di un personaggio è da applauso. Mi piace l'impostazione anche se non direi mai che Englander è un grande scrittore. Però lo promuovo con tanto di stellette abbondanti