Il mio nome è Nessuno vol. 2
by Valerio Massimo Manfredi
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Ci sono voluti dieci anni ininterrotti di guerra e di sangue, di amori feroci e di odio inestinguibile, per sconfiggere i Troiani. Ora Odysseo deve rimettersi in viaggio con i suoi uomini per fare ritorno a Itaca, dove lo attendono la moglie fedele e il figlio lasciato bambino. Ma il ritorno è una n... More

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Max CiraMax Cira wrote a review
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PietroPietro wrote a review
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Un uomo speciale, un intelletto vivo che esplora realtà sconosciute, ma non per questo meno sincere
Ho da poco terminato di leggere il libro, dopo averne letto il titolo precedente. La storia di Odisseo non può che affascinare ed emozionare: un mito il cui protagonista è un semplice uomo che in apparenza risente passivamente di quelle forze che governano la realtà umana(dei, Fato...). Tuttavia, egli possiede un dono speciale, il suo ingegno vivace e dinamico, una curiosità "improspera" per certi versi, simbolo di vita per altri. Nella lunga e prolifica tradizione mitologica greco-romana Odisseo rappresenta l'unicità dell'uomo in quanto tale, il pensiero ribelle e desideroso di conoscenza, sola forza che differenzia l'uomo dall'animale e che lo rende più simile ad una divinità. È forse la natura sovversiva dell'ingegno umano il motivo per il quale Odisseo è vessatto da un Fato funesto e da un dio furioso che costantemente rinnovano il dolore e la solitudine. La ragione ed il pensiero elevano l'individuo, lo isolano da quella condizione di precarietà e limitatezza stabilita dagli dei medesimi. In tal senso,l'intelletto umano è un pericolo, motivo di liberazione, rottura di un ordine prestabilito. Tuttavia,non c'è divinità che possa reprimere tale energia. Se ciò avvenisse, verrebbe meno quella speciale e caotica contingenza che è L'ESSERE UMANO. Non è un caso che tale mito e molti altri nascano in un epoca in cui la creatività dell'uomo raggiunge il suo apice, in un mondo in cui l'assenza di conoscenze complesse induce ad una costante e vivace ricerca.
Apprezzo Manfredi in quanto rappresenta una piccola goccia di originalità in un oceano di insensatezza quale è la letteratura contemporanea. Stile lineare e semplice, capace di restituire una dimensione sentimentale sincera e concreta. È proprio la coerente immagine dei sentimenti ricostruita dall'autore nei diversi personaggi a costituire il suo punto di forza, assieme ad una attenta ricostruzione mitologica e, più in generale, storiografica.
PasqualePasquale wrote a review
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AngeloAngelo wrote a review
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“Io che sono tutti e chiunque. Io che sono Nessuno.”
Seconda puntata, come promesso, della trilogia manfrediana dedicata al mitico Odysseo.
Questa volta si narra del ritorno di Ulisse a Itaca, sua isola originaria nonché suo regno, dai lidi di Ilio, dopo la distruzione della città, narrazione fortemente ancorata al poema omerico che racconta queste vicende.
Ed è infatti questo uno dei punti di forza del secondo episodio della trilogia, l’autore si attiene con scrupolo alle gesta narrate nel poema epico, prendendosi poche licenze letterarie, peraltro giustificate, senza nulla togliere, anzi aggiungendo pathos ed espressività con la sua prosa, a vicende narrate già infinite volte:

“Finchè Achille rispose: non lodarmi la morte, Odysseo, mio splendido amico, perché preferirei essere il servitore a giornata di un uomo da nulla, povero, senza possedimenti, ma nel mondo luminoso, piuttosto che regnare sui morti. La vita è l’unico dono, l’unico tesoro, la sola, meravigliosa avventura. L’ho persa per un attimo di luce abbagliante, e passerò l’eternità a rimpiangerla.”

Dopo una partenza sorniona, la narrazione diventa presto avvincente; durante le varie peripezie di Odysseo Manfredi non si preoccupa di ritrarre per l’ennesima volta l’eroe epico e invincibile o lo stratega cinico e astuto, ma viene svelato un uomo divorato dai dubbi, dai rimorsi e dalle mille domande che lo accompagnano, nonché da una profonda nostalgia che lascia spazio a dialoghi molto intensi, tipo quello con la ninfa Calipso:

quando è lui che parla

“A che servono questi ricordi? A nulla. Per questo mi sono necessari, per questo sono così cari al mio cuore. Per te la vita non ha valore. Ne hai senza limiti. Nulla ti può segnare, niente può cambiarti, io so che la mia finirà, presto o tardi, per questo ne amo ogni istante, per questo ogni soffio di vento, il trillo di un uccello, il profumo di una rosa selvatica mi è prezioso. Per questo ogni alba e ogni tramonto sono diversi, visione di meraviglia e di stupore.”

Quando è lei che parla

“Non puoi capire quello che provo perché tu sei una dea immortale e non hai bisogno di nessuno… ma io voglio tornare, devo rivedere la mia famiglia e la mia casa: a questo mi spinge il cuore.”
“Lo capisco invece. Finché sei rimasto con me, io ho vissuto il tuo tempo e non il mio che non esiste, ho amato i tuoi occhi che cambiano di colore quando sorridi, le tue menzogne perfino, e le tue storie meravigliose, le parole che suonavano come la pioggia di primavera sui fiori e sulle acque del mare… Io vorrei seguirti, se fosse possibile, su questa zattera sulla cresta delle onde, ovunque ci portasse il vento.”

Oppure lo scambio di battute prima dell’addio con Nausicaa che, oltre l’intimistica visione di quello che sarebbe potuto essere il loro rapporto, rivela ancora una volta i tormenti e le insicurezze di un uomo che sembra la brutta copia del distruttore di Troia.

“Davvero pensai che tu fossi una dea perché non eri fuggita come tutte le altre.”
“Forse avrei dovuto. Ora te ne vai e non ti vedrò mai più.”
“Questa è la sola verità, non voglio dirti parole di miele, sarebbero soltanto un male per te.”
“Tu sai cosa sarebbe un male per me? E sai anche cosa sarebbe un bene?”
“Chinai il capo confuso. Dov’era la mia mente capace, dov’era Odysseo dai pensieri complessi? Non riuscivo a rispondere a una fanciulla che avrebbe potuto essermi figlia.
[…] Si avvicinò e mi cinse il collo con le braccia. La baciai.
Vi sono momenti che possono valere come una vita intera disse.
Questo vale come tutto quello che ho fatto per te. Addio.”

Alla fine la storia di Odysseo narrata da Valerio Massimo Manfredi ci consegna un uomo che dimostra di non essere, o perlomeno non solo, l’eroe scaltro e sagace narrato dai poemi epici, ma una persona intrisa di sentimenti ed emozioni ben oltre l’immaginabile, somigliante, verrebbe da dire, alla maggioranza degli uomini di cui incarna forza e debolezze, illusioni e sentimenti ma soprattutto angoscia per una vita subdola e insidiosa che porta spesso a operare scelte non facili, in poche parole, un eroe molto meno epico e molto più umano, forse proprio quello che aveva in mente Omero…

Non posso fare a meno di rilevare come il romanzo storico venga considerato nella maggior parte dei casi, a prescindere dagli autori, come un genere di dubbio valore letterario: incredibile a dirsi! Non ho nessuna intenzione di confutare chicchessia su questo argomento, mi limiterò semplicemente a catalogarmi come lettore appassionato di un genere poco considerato…

Continua… (ma non subito)
KurtoloKurtolo wrote a review
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