Il mio nome è Rosso
by Orhan Pamuk
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Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti del Sultano si nasconde un assassino. Per smascherarlo, Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Seküre, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni. Un romanzo corale, che conferma l'ecc... More

elspa1973's Review

elspa1973elspa1973 wrote a review
01
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L'ARTE COME INCONTRO
Romanzo storico postmoderno e corale. Lo stile ricorda Joyce: raccontare con diverse voci e menti narranti. Ambientato nel 1500 a Istanbul. Impero ottomano, sultano mecenate degli artisti della miniatura e della calligrafia. L'arte declinata in libri e in disegni che la decorano, rappresentazioni simboliche del mondo come lo vede Allah, fa da contraltare all'arte figurativa del ritratto, occidentale, con la quale si tende a riprodurre su tela il reale e si mira a rendere idolo colui che viene ritratto. Lo scontro/incontro tra due modi di sentire, quello occidentale e quello orientale. La nostalgia per le tradizioni che ormai si dileguano e il timore, suadente, del nuovo. L'arte, come la vita, intesa come espressione della religione. Un assassinio, seguito da un'altro omicidio tra un gruppo di miniaturisti protetti dalla benevolenza del sultano alle prese con un libro, segreto perchè con esso si tenta di fondere l'arte cinese ottomana con quella europea. L'autore utilizza la trama del giallo per descrivere con malinconia una Istanbul fervente di arte e religione, combattuta tra tradizione e innovazione e così crea un portale che riporta il lettore in quei contesti storici in cui è germogliato il germe della divisività su un terreno volenteroso di unione e fusione di cultura più che di religione. Lo stile narrativo è asciutto, ma non ermetico. Periodi brevi, ma non spezzati. bel libro che riecheggia il nome della Rosa come trama, più che come struttura narrativa.
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L'ARTE COME INCONTRO
Romanzo storico postmoderno e corale. Lo stile ricorda Joyce: raccontare con diverse voci e menti narranti. Ambientato nel 1500 a Istanbul. Impero ottomano, sultano mecenate degli artisti della miniatura e della calligrafia. L'arte declinata in libri e in disegni che la decorano, rappresentazioni simboliche del mondo come lo vede Allah, fa da contraltare all'arte figurativa del ritratto, occidentale, con la quale si tende a riprodurre su tela il reale e si mira a rendere idolo colui che viene ritratto. Lo scontro/incontro tra due modi di sentire, quello occidentale e quello orientale. La nostalgia per le tradizioni che ormai si dileguano e il timore, suadente, del nuovo. L'arte, come la vita, intesa come espressione della religione. Un assassinio, seguito da un'altro omicidio tra un gruppo di miniaturisti protetti dalla benevolenza del sultano alle prese con un libro, segreto perchè con esso si tenta di fondere l'arte cinese ottomana con quella europea. L'autore utilizza la trama del giallo per descrivere con malinconia una Istanbul fervente di arte e religione, combattuta tra tradizione e innovazione e così crea un portale che riporta il lettore in quei contesti storici in cui è germogliato il germe della divisività su un terreno volenteroso di unione e fusione di cultura più che di religione. Lo stile narrativo è asciutto, ma non ermetico. Periodi brevi, ma non spezzati. bel libro che riecheggia il nome della Rosa come trama, più che come struttura narrativa.