Il mistero del pozzo di Afrodite
by Mauro Ferri
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Un romanzo fra storia e fantascienza. Partendo da quello che può sembrare un banale incidente prende il via un'indagine poliziesca che approda al reparto C.O.D.E. della clinica ginevrina Les Etoiles dove si svolgono esperimenti top secret. In questo reparto, grazie a una macchina del tempo, le perso... More

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Giovanni Dall'OrtoGiovanni Dall'Orto wrote a review
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Spoiler Alert
Una conferma dell'eccellenza della fantascienza italiana di viaggi nel tempo.
Nel desolato panorama di scrittori italiani di fantascienza caratterizzato dal problema del "vorrei ma non posso" (ambizioni smisurate e zero capacità narrativa) di tanto in tanto emerge inatteso uno scrittore che si legge per il piacere della narrazione e per l'interesse della vicenda.
Stranamente, in questo mazzetto di scrittori italiani degni di tener testa alla produzione straniera, una percentuale non trascurabile (da Evangelisti a Mongini) s'affolla in un sottogenere preciso: quello dei viaggi nel tempo, dei passati alternativi, dei mondi paralleli, insomma delle ucronie. Evidentemente siamo un popolo che anche quando deve parlare del futuro riesce solo a ripensare il passato...

"Il mistero del pozzo di Afrodite" di Mauro Ferri (già edito nel 2006 col titolo: "Scambi d'identità") appartiene a entrambe le categorie: sia a questo mazzetto di scrittori degni d'attenzione, sia al sottogenere dei viaggi nel tempo, del quale sa sfruttare in modo convincente tutte le regole, senza mai cadere nel banale e nel già letto. Anzi, fra tutti i racconti di viaggi nel tempo che ho letto finora, solo quelli di Poul Anderson (come per esempio "La pattuglia del tempo") mi sono parsi altrettanto convincenti, grazie alla minuziosa ricostruzione del passato operata dall'autore, che ha curato tutti i dettagli fino al livello del "romanzo storico"... ma con personaggi di oggi.

La vicenda nasce da un felice innesto fra romanzo giallo (una multinazionale svizzera conduce misteriosi esperimenti durante i quali ci scappa il morto: è un importante studioso dell'antica Atene che, impazzito, si getta sotto una macchina fuggendo dai laboratori di ricerca, per motivi che la multinazionale rifiuta di rivelare agli inquirenti) e un romanzo di fantascienza (non ci vorrà molto per apprendere che i misteriosi esperimenti riguardano il viaggio nel tempo). La vicenda decolla dal momento in cui si comprende cosa stesse bollendo in pentola e quindi la parte di thriller diminuisce, facendo aumentare quella, di ottima qualità narrativa, dedicata alla vita nel passato.

Ferri immagina che sia possibile viaggiare nel tempo (ha anche inventato una spiegazione scientifica del procedimento) grazie a una sostituzione di personalità, che implica il vero e proprio furto del corpo d'un individuo del passato, la cui personalità viene imprigionata nel corpo presente del viaggiatore, il quale rimane sedato in attesa del ritorno del suo vero possessore. L'ipotesi è stata costruita con cura, e pur essendo la riproposizione di "Scambio mentale" di Robert Sheckley (1966) è sviluppata con esiti assai differenti. I protagonisti scambiano infatti a casaccio i corpi con persone dell'Atene del periodo classico, senza poter scegliere in nessun modo l'identità dell'ospite (e quindi, neppure il suo sesso, che nella metà dei casi risulta in effetti "sbagliato"!).

L'assenza di contraddizioni, la congruenza dei concatenamenti narrativi, la sostanziale credibilità dei comportamenti e delle situazioni (che non richiedono al lettore "sospensioni d'incredulità" larghe come oceani), mostrano che dietro al testo c'è un lungo lavoro di levigatura e riflessione, che ha reso la lettura scorrevole, piacevole e soprattutto credibile. Troppe volte abbiamo visto romanzi in cui uomini e donne del XXI secolo, catapultati in un passato di cui non sapevano nulla, in un batter d'occhio si facevano nominare capitribù dagli indigeni ignoranti, nella migliore tradizione razzista di Tarzan secondo cui l'uomo bianco moderno trionfa sempre sui "primitivi" grazie alla sua intrinseca superiorità.

In realtà chi ha studiato la storia sa che le società passate erano altrettanto complesse della nostra (anzi, spesso erano molto più complicate), e se è vero che un ateniese del V secolo a.C. oggi non saprebbe neppure immaginare in che modo accendere un fornello piezoelettrico per scaldare il latte, è altrettanto vero che non saremmo affatto meno imbarazzati noi di fronte alla necessità d'accendere un fuoco con l'esca e l'acciarino: non sapremmo neppure indovinare quale aspetto fisico abbia un acciarino e quale aspetto abbia l'esca! Figuriamoci quindi maneggiare le armi, o manovrare la politica, per prendere il potere in due o tre mosse!
Qui invece la nostra piccola compagnia ha semmai il problema opposto: quello di non dare troppo nell'occhio per non essere scoperta e giudicata come una banda di posseduti da spiriti maligni, anche se l'autore facilita molto le cose immaginando che il cervello del possessore originale del corpo abbia conservato e quindi trasmesso la conoscenza della lingua greca.
Una volta montato il palcoscenico, Ferri si diverte a mettere in scena la ricerca del professore perduto (che forse non è morto, ma solo imprigionato in un corpo antico da cui non può più far ritorno) attraverso una serie d'episodi in cui fa uso d'una sottile ironia, divertendosi alle spalle dei suoi personaggi (delizioso il modo in cui alla fine i cattivi pagano il fio della loro malvagità).

Per chi abbia fatto studi classici è magistrale la ricostruzione dell'Atene classica, nella quale i nostri personaggi ci accompagnano, letteralmente, a passeggio (e per chi non abbia fatto studi classici, niente paura, è solo un'ambientazione fra tante, non più esotica di quella d'una qualsiasi città d'un romanzo di fantascienza). Notevole anche il modo in cui l'Atene classica è ricostruita non solo attraverso i ricchi possessori di schiavi che ci hanno lasciato la splendida letteratura che ancora oggi studiamo, ma anche dei "senza voce", cioè degli schiavi stessi (uno dei personaggi "atterra" nel corpo d'uno schiavo, un altro in quello d'una prostituta, un altro ancora in quello d'una moglie vessata da un marito violento...). Qui non succede come negli altri romanzi, in cui il protagonista si reincarna immancabilmente nel corpo del Principe Supremo o della Principessa Suprema, o fa comunque parte dell'elite socioeconomica: è già tanto se almeno uno dei "bersagli" della nostra pattuglia si rivela essere la figlia di un ricco mercante, cosa che aiuta parecchio il gruppo (anche se poi forse Ferri esagera decisamente nell'immaginare la libertà di movimento e soprattutto sessuale concessa ad una ragazza nubile nell'Atene classica).
E pazienza se, come fanno tutti gli autori di fantascienza italiani, anche a Ferri sembra necessario inserire una fantasia sessuale del tutto fuori scala, con una sacerdotessa che per guarire l'ospite d'un componente della nostra pattuglia, non senza ragioni ritenuto posseduto da uno spirito, ci fa sesso (cosa totalmente al di fuori della mentalità antica). Evidentemente il mito dell'antichità classica come immaginaria "patria della libertà sessuale" è duro a morire...
Così come rientra nella nostra ricostruzione fantasiosa della sessualità antica l'atterraggio d'uno dei protagonisti dentro il corpo d'un attore impegnato in una relazione omosessuale con un ricco cittadino. La costruzione della situazione pone tutte le premesse per una trattazione macchiettistica e omofobica, eppure, misteriosamente, si ferma un millimetro prima della catastrofe, forse grazie a qualche saggio consiglio in fase di stesura. I personaggi hanno infatti tutte le caratteristiche necessarie a conformarsi alle più stereotipate "macchiette" omosessuali dei decenni passati, ivi inclusa la gelosia nevrotica dell'amante spossessato (peraltro giustificata, visto che l'amato ha smesso di frequentare la loro casa e dormire con lui) ma non si comportano in modo eccessivamente "sopra le righe". Ecco finalmente una coppia di "checche sfrante" sì, ma dotate di "self-control".

Per finire, il "mistero" del titolo, utile a spiegare perché un posato studioso fosse disposto a rischiare la vita in un esperimento mai tentato prima, viene liquidato senza infamia e senza lode in poche pagine di "caccia al tesoro" e sono lieto che sia andata così, perché esso nulla aggiunge e nulla toglie alla narrazione.

Giudizio complessivo: un romanzo davvero godibile, privo delle goffaggini tipiche degli autori italiani di fantascienza, anzi in molte occasioni "con una marcia in più" rispetto alla media della produzione fantascientifica che ci viene dall'estero. Questo libro l'ho scoperto per caso e per un pelo non l'ho lasciato perdere non trovandone la minima menzione in Rete * , temendo fosse un clone di un clone di un clone de "Il Codice da Vinci". Per fortuna ho rischiato, e non me ne sono pentito.

Mi sento perciò di consigliarne la lettura: vale la pena.

* Nota: Il titolo del romanzo è: "Il mistero del pozzo di Afrodite", che in copertina figura nella posizione di uno "strillo", e non: "C.O.D.E." (che in copertina figura nella posizione in cui di solito è collocato il titolo), che invece sarebbe il titolo della trilogia in corso di pubblicazione. Chi ha impaginato quella copertina è un gegno... oppure uno che in tutta la vita non aveva mai preso in mano un libro stampato...